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Tag: investitori

Startup italiane a New York allo Spring Symposium 2013

Il 2 maggio si è tenuto a New York lo Spring Sympsium organizzato dall’Italian Business & Investment Initiative, iniziativa nata nel 2010 per presentare le idee innovative di business nate in Italia (ma dall’aspirazione globale) alla comunità statunitense di investitori, fondi e venture capitalist.

Grazie all’iniziativa di IB&II circa 100 tra i migliori investitori americani sono entrati in contatto con un’Italia grintosa ed imprenditoriale animata dalla voglia di conquistare il mercato high-tech negli USA: l’evento del 2 maggio, giunto alla sua seconda edizione, si è caratterizzato anche per la presenza delle migliori startup provenienti non soltanto dal nostro Paese, ma da tutto il Sud Europa. In questi ultimi due anni, infatti, l’ecosistema nato in Italia è stato caratterizzato da una crescita che ha coinvolto startup provenienti dalla Spagna e dalla Grecia, oltre che dall’Israele.

Tra i partner dell’iniziativa, Mind the Bridge da San Francisco, Intesa San Paolo con la sua Start Up Initiative, la società napoletana di venture capital Vertis, Italia Camp, i protagonisti milanesi del venture capital di Innogest.

Un segnale del crescente interesse degli investitori americani per le startup italiane era già stato dato a settembre 2012, con la nascita del primo fondo di venture capital made in USA dedicato al Sud Europa, “Mind the Seed“: l’obiettivo del fondo è quello di far incontrare l'”intelligence” tipica italiana con gli strumenti commerciali e finanziari americani.
Mentre a febbraio 2013 si è tenuto (ancora a New York) il primo summit annuale “Italy Meets the United States of America“, nato anch’esso grazie a IB&II: un incontro tra rappresentanti del governo, imprenditori, banche organizzato allo scopo di creare una piattaforma di collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Anche in questo caso, lo scopo è quello di mostrare agli americani il lato innovativo ed imprenditoriale dell’Italia, presentandola come un’opportunità di investimento.

Grazie allo Spring Symposium e alle altre iniziative di IB&II sono già 60 le aziende italiane che fino ad oggi hanno avuto l’opportunità di volare oltreoceano: alcune hanno ottenuto finanziamenti, altre hanno anche aperto filiali commerciali negli USA.

Le startup presenti quest’anno allo Spring Symposium sono state:

Atooma, che consente di creare mini-app senza l’ausilio di competenze Code;
Bad Seed Entertainment, specializzata nello sviluppo di giochi e App per mobile;
Hyperfair, start-up che rivoluziona il modo di fare fiera grazie alle più recenti tecnologie web;
Italianbox, piattaforma web che offre prodotti made in Italy;
Map2App, piattaforma dedicata alla creazione di guide ed itinerari di viaggio per mobile;
Myze, app che consente agli utenti di ottenere sconti e offerte vantaggiose per i propri acquisti.

In conclusione, iniziative di questo tipo rappresentano un’ottima opportunità per le startup italiane di avere accesso al sistema di Venture Capital statunitense: l’immagine che ne risulta è infatti quella di un ecosistema italiano per startup giovane, in continua crescita, vitale e creativo.

Fonti:

Napoli, 07/05/2013

Approfondimenti: il Crowdfunding in Italia

 Il crowdfunding  è un sistema di finanziamento “dal basso” che prevede il ricorso alla collaborazione della “folla” (crowd) per la raccolta di fondi finalizzata a sostenere la realizzazione di progetti, idee ed iniziative di vario genere. La raccolta viene effettuata attraverso appositi portali on line, delle vere e proprie piattaforme destinate all’incontro tra coloro che richiedono finanziamenti e coloro che li erogano.

Quello del crowdfunding è un tema di grande attualità: proprio oggi si chiudono infatti le consultazioni aperte un mese fa dalla Consob, sulla base delle quali verrà emanato il Regolamento in materia di crowdfunding previsto dal Decreto Sviluppo bis (argomento al centro di questo articolo pubblicato qualche settimana fa nel nostro blog).
Il Regolamento della Consob sul Crowdfunding farà dell’Italia il primo Paese europeo a dotarsi di una normativa nel settore, nella quale si prevede di dare grande rilevanza all’Equity crowdfunding: si tratta di un’occasione molto importante per dare un quadro di riferimento ai finanziamenti di nuove idee imprenditoriali. L’Equity crowdfunding è infatti il sistema di finanziamento dedicato alla partecipazione di investitori nel capitale delle startup: l’auspicio è che la normativa preveda un sistema chiaro, accessibile a tutti e che vada a preservare gli investitori meno esperti, garantendo al tempo stesso un quadro di riferimento che possa aumentare l’accesso ai finanziamenti per le nuove startup del panorama imprenditoriale nazionale.

Per capire meglio di cosa si tratta, analizziamo innanzitutto i diversi modelli di crowdfunding:

Reward-based: si tratta di donazioni in cambio delle quali si ottengono premi o riconoscimenti di varia natura, che possono essere materiali (come ad esempio il pre-ordine di un prodotto non ancora sul mercato) oppure intangibili (come un “grazie” sul sito web). Si tratta della tipologia di piattaforme di crowdfunding più diffuse, di cui il più noto esempio è Kickstarter.

Equity-based: è il modello basato su azioni finanziarie, che prevede l’acquisto di azioni del capitale di una startup. In genere la piattaforma stabilisce un periodo di tempo e una somma target da raggiungere, che viene suddivisa in migliaia di parti uguali corrispondenti alle singole offerte.

Microfinanza: si tratta di microprestiti in cui i servizi finanziari sono offerti a clienti con bassi redditi che normalmente non riescono ad accedere ai canali di finanziamento bancari, spesso gestito da un intermediario locale.

Social lending: è il prestito sociale o peer-to-peer, che avviene tra persone (senza l’intercessione di un intermediario finanziario) e a tassi di interesse più bassi rispetto a quelli del sistema bancario.

Donazioni: si tratta di piattaforme di raccolta fondi per il no profit, grazie al quale è possibile finanziare enti e associazioni o iniziative di utilità sociale e culturale.

In Italia la situazione del crowdfunding è stata recentemente analizzata in occasione di Crowdfuture, conferenza sul futuro del crowdfunding in Italia, durante la quale sono stati diffusi i dati di un report sulle piattaforme italiane di crowdfunding.
Dal Report si ricava prima di tutto la composizione del mercato del crowdfunding in Italia: si contano, al 10 aprile 2013, 21 piattaforme attive e altre due ancora in fase di lancio. La maggior parte delle piattaforme appartengono al modello Reward-based (12 piattaforme, corrispondenti al 52,2% del totale), seguono le piattaforme dedicate alle Donazioni (7, corrispondenti al 30,4%), due piattaforme Equity-based e due Social Lending (ciascuna corrisponde al 8,7%).

Tra le piattaforme Reward-based italiane, ritroviamo la partenopea DeRev, tra le startup vincitrici della nostra competition VulcanicaMente: è una piattaforma che si rivolge a progetti e idee innovative e creative che riescono a risolvere un problema o fornire un nuovo prodotto in grado di migliorare la vita delle persone e della comunità. Si tratta quindi di idee e progetti con una forte propensione al sociale, nella maggior parte dei casi in campo artistico e culturale.
DeRev offre un servizio di crowdfunding a chi fa parte della community, che può essere di varie tipologie (All or nothing, Keep it all e Fundraising, a seconda della presenza o meno di target prefissati in termini di durata e di somma da raccogliere), tutte afferenti al modello Reward-based in quanto prevedono una “ricompensa”.

Le altre piattaforme italiane di crowdfunding elencate nel report e afferenti al modello Reward-based sono: Boomstarter, Com-Unity, Crowdfunding-Italia, Eppela, Kapipal, Produzioni dal Basso, Starteed, Finanziami il tuo futuro, Kendoo, Cineama, Musicraiser.

Tra le piattaforme che si occupano della raccolta di Donazioni, invece, nasce a Napoli nel 2010 Fund For Culture, piattaforma on line nata allo scopo di promuovere l’innovazione sociale nel settore culturale. Il progetto si rivolge, quindi, da un lato a coloro che sono in cerca di fondi per realizzare un’iniziativa culturale e, dall’altro, al mondo dei donatori in Italia che vogliano sostenere la cultura nel territorio. Il crowdfunding messo in pratica da Fund For Culture è quindi a fondo perduto per gli investitori. La piattaforma Fund For Capital ha all’attivo il Kublai Award 2011 ed è stata tra i finalisti di Working Capital 2011.

Le Donazioni rappresentano il modello di crowdfunding con il rapporto più alto tra progetti presentati e finanziati: ben 130 progetti finanziati su 176, per un totale di 245.000 euro raccolti ed erogati grazie al crowdfunding.
Le altre piattaforme di Crowdfunding italiane che applicano il modello delle Donazioni sono: BuonaCausa, Iodono, Pubblico Bene, Retedeldono, ShinyNote, Terzo Valore.

Il report prosegue con le due piattaforme italiane dedicate al Crowdfunding Equity-based: si tratta, come abbiamo detto, del modello di raccolta dei capitali più idoneo per le startup, che in Italia è ancora relativamente poco diffuso rispetto ai primi due modelli analizzati. Abbiamo già accennato all’attuale situazione del sistema di Equity crowdfunding italiano, che è in attesa di regolamentazione: nel frattempo, il report evidenzia come ad oggi le piattaforme Equity-based siano le meno diffuse in Italia, anche dal punto di vista del numero di progetti ricevuti e finanziati. Le piattaforme Reward-based, infatti, hanno ricevuto 1.522 progetti e ne hanno finanziati con successo 242, mentre il Crowdfunding Equity-based ha finanziato 8 progetti sui 110 ricevuti, per un valore totale pari a due milioni di euro.

Le due piattaforme Equity-based attualmente operanti sul mercato italiano indicate dal report sono SiamoSoci (marketplace per startup non quotate in cerca di investitori, che attualmente collabora con Working Capital di Telecom Italia) e We Are Starting (piattaforma di recente creazione, nata nel marzo 2013).

Ultimo modello di crowdfunding attualmente presente nelle piattaforme italiane è quello di Social Lending, detto anche P2P (Peer-to-Peer). Il cosidetto prestito sociale ha finanziato circa il 35% dei progetti ricevuti, con 1.855 finanziati su 5.313 per un totale di oltre 10 milioni di euro.
Le due piattaforme italiane di Social Lending sono Prestiamoci e Smartika: la prima nasce nel 2010, ed è un marketplace in cui si incontrano Richiedenti e Prestatori.
Un aspetto molto importante è la diversificazione del portafoglio di progetti in cui ciascun prestatore investe, un meccanismo che consente di controllare al meglio il rischio.
Anche Smartika è strutturata come una piattaforma di incontro tra Prestatori e Richiedenti, e prevede un meccanismo di diversificazione del portafoglio di investimento simile a quello di Prestiamoci. Nata in origine come Zopa, la sua attività è stata interrotta nel 2009 dopo alcuni mesi di lavoro per problemi inerenti alla mancanza di Autorizzazioni. Da circa un anno, ottenute le Autorizzazioni in questione, il team di Zopa ha ripreso la propria attività con la piattaforma Smartika.

Il Report include anche l’analisi delle criticità del sistema di crowdfunding italiano: prima di tutto, evidenzia l’attuale situazione di scarsa chiarezza del quadro normativo, ma come sappiamo tale aspetto è attualmente in via di definizione. Si riscontra inoltre una mancanza di cultura del crowdfunding e difficoltà nella promozione e comunicazione delle piattaforme. Infine, l’attuale sistema di pagamento presenta delle difficoltà tecniche.

Ciò nonostante, si riconosce una grande vivacità nel mercato di crowdfunding italiano: si tratta di un sistema che sta maturando facendosi via via più complesso e articolato, ma mantenendosi comunque in una situazione di crescita controllata.
Si evidenzia inoltre una maggiore attenzione alla necessità di diffusione della conoscenza di questo importante strumento a fasce sempre più ampie della popolazione: lo dimostra l’aumento degli eventi sul crowdfunding in tutto il territorio nazionale.
Tutti questi aspetti fanno ben sperare per l’evoluzione e la diffusione del crowdfunding in Italia, visto da più parti come uno strumento fondamentale per la nascita di progetti basati sull’innovazione e sulla sostenibilità che possano guidare i nuovi imprenditori verso il futuro e il cambiamento: restiamo in attesa del Regolamento della Consob per capire quali saranno le evoluzioni.

Per saperne di più, il Report è disponibile al seguente link: http://www.slideshare.net/crowdfuture

Napoli, 30/04/2013

“Non costruiamo barche, costruiamo portaerei”: l’approccio di Rocket Internet alle startup

Dopo i consigli di Richard Branson su come convincere gli investitori a finanziare la propria startup, prendiamo spunto dall’intervista pubblicata ieri da VentureBeat per capire come lavorano a Rocket Internet, il Venture Builder on line con sede a Berlino fondato dai fratelli Samwer che lavora oggi in oltre 40 paesi del mondo.

Jon Soberg, partner di Blumberg Capital (società di Venture Capital specializzata in investimenti nel settore ITC e dei servizi) ha intervistato il co-fondatore di Rocket Internet Oliver Samwer in occasione di un incontro di due diligence tra i due.
Samwer racconta come è nata Rocket Internet partendo dagli anni Novanta, quando durante i suoi studi in America ha conosciuto la realtà startup della Silicon Valley: resta profondamente colpito di come le persone avessero tantissime idee imprenditoriali innovative, e intuisce la potenzialità del web come strumento di condivisione delle idee: “Internet sembrava un immenso parco giochi dove poter esprimere le proprie business ideas“.

Tornato in Germania, decide di fondare insieme ai fratelli la propria società, iniziando a concentrarsi prima di tutto sul proprio Paese e lavorando duramente giorno dopo giorno. L’espansione della società a livello globale è il risultato di un lavoro quotidiano, che Samwer definisce come quello di un “Gigante silenzioso“: oggi lavorano con 55 startup, attive in tutti i continenti e con 20.000 dipendenti nel mondo.

Il modello di Internet Rocket è spesso definito con la parola “clone“: il loro lavoro è infatti quello di prendere modelli di business che funzionano in determinate situazioni e riproporli su scala globale. Samwer spiega il successo del modello di Rocket Internet partendo da un concetto di base: non basta avere una buona idea innovativa per ottenere il successo imprenditoriale. Il lavoro di Rocket Internet è infatti incentrato sull’execution: l’esecuzione dell’idea innovativa è la chiave del successo, è il modo in cui essa viene messa in pratica che fa la differenza.

Da qui passa a spiegare un altro aspetto che caratterizza l’approccio dei fratelli Samwer alle startup in cui decidono di investire: c’è un forte coinvolgimento, con incontri settimanali e partecipazione attiva al lavoro dei team. Questo approccio partecipativo, assieme ad una grande attenzione ai dettagli e alla convinzione che la chiave di ogni buon progetto sia accrescere la conoscenza, fa di Rocket Internet uno dei migliori Venture Builder d’Europa. Samwer spiega infatti che nella propria concezione di business non ha senso che il Venture Capitalist assuma l’atteggiamento di “un uccello che osserva dall’alto“, occorre lavorare fianco a fianco con le startup per ottenere buoni risultati.

L’intervista prosegue con il tema dei dipendenti: Samwer spiega che per ottenere i migliori risultati il loro approccio è quello di dare immediatamente delle responsabilità a chi entra in azienda. E’ questo secondo la Rocket Internet il modo migliore per far crescere i giovani professionalmente.

In chiusura, Samwer accenna al nuovo fondo di 150 milioni di euro che la società ha messo a disposizione di nuovi progetti di business ad alto potenziale nel settore del web: l’obiettivo del Global Founders Capital è quello di espandere l’attività della Rocket Internet in nuovi campi, tra cui  Big Data, viaggi e mobile apps, sulla scia delle illimitate possibilità che internet offre allo sviluppo sconomico globale.

Per informazioni su Global Founders Capital: http://www.globalfounders.vc/#intro

Napoli, 26 Aprile 2013

Berlino, Londra, Dublino: Le migliori startup d’Europa per Tech All Stars

Tech All Stars è una delle iniziative dedicate alle Startup a livello comunitario nell’ambito della Digital Agenda. Si tratta di un progetto della Commissione Europea consistente in una serie di eventi che si terranno quest’estate a Berlino, Londra e Dublino per offrire alle migliori startup europee la possibilità di incontrare i migliori imprenditori, mentor, venture capitalist e business angels.

Per poter partecipare, le startup devono possedere tre requisiti: essere registrate in uno degli Stati Membri, essere in attività da meno di tre anni e aver raccolto meno di 1 milione di euro di capitali esterni.
La deadline per candidare il proprio progetto è fissata per il 15 maggio 2013, è possibile iscriversi a questo link: http://www.f6s.com/techallstarsapply#programs/ajax-application

Le tappe previste per Tech All Stars sono:

  • 7 e 8 giugno a Berlino: in collaborazione con Angels Bootcamp, vi parteciperanno le 12 migliori startup selezionate tra tutte quelle che avranno presentato la propria candidatura. I partecipanti visiteranno la città e avranno l’oppostunità di incontrare i migliori mentor, imprenditori ed investitori. Con i loro consigli, impareranno a implementare e migliorare il proprio pitch e riceveranno preziosi feedback dagli esperti del settore. A Berlino la giuria sceglierà le migliori tre startup che proseguiranno l’avventura di Tech All Stars.
  • 13 giugno a Londra: Tech All Stars partecipa con le tre startup finaliste al Founders Forum, durante il quale potranno presentare il proprio pitch ad una platea composta dai migliori imprenditori ed investitori della scena internazionale, tra cui spiccano i nomi di Mark Zuckerberg (Facebook) e Richard Branson (Virgin). Si tratta di un evento molto esclusivo cui difficilmente le startup hanno accesso, è pertanto un’occasione unica per i tre progetti finalisti.
  • 19 e 20 giugno a Dublino: il vincitore potrà visitare la città e soprattutto presentare il proprio progetto agli esperti della Commissione Europea della Digital Agenda, da cui riceverà un riconoscimento e un premio speciale.

Per saperne di più: http://techallstars.eu/

Napoli, 24/04/2013

Come convincere gli investitori a finanziare la tua startup? I consigli di Richard Branson

Uno dei momenti più importanti per la crescita di una startup innovativa è sicuramente l’incontro con gli investitori: diventa fondamentale cercare di capire cosa venture capitalist e business angels cercano in un’azienda e su quali aspetti basano le proprie scelte di investimento.
Prendendo spunto dal suo ultimo post nel blog della rivista Entrepreuner, vediamo quali sono i consigli di Richard Branson per convincere gli investitori a finanziare una startup del settore tech, cercando gli spunti di riflessione per le startup in cerca di finanziamenti.

Richard Branson è il fondatore del Gruppo Virgin e di aziende tra cui Virgin Atlantic, Virgin America, Virgin Mobile e Virgin Active. E’ anche l’autore del libro “Business Stripped Bare: Adventures of a Global Entrepreneur“, in cui racconta aneddoti ed esperienze della sua intensa vita da imprenditore con un’alta propensione al rischio.
Nel suo post spiega che negli ultimi anni il Gruppo Virgin, grazie al lavoro di due team di investimento con base a Londra e New York, ha investito in alcune startup del settore web basandosi su alcune caratteristiche che riassume in cinque punti: si tratta sostanzialmente di cinque domande, cui secondo Branson i founder di una startup in cerca di investitori devono essere in grado di rispondere “Sì!”. Per ogni aspetto individuato, Branson cita inoltre esempi di startup in cui il Gruppo Virgin ha investito negli ultimi anni.

1. La vostra azienda offre una soluzione semplice ed intelligente in grado di migliorare la vita dei clienti?

Secondo Branson, questa è la chiave per capire se un prodotto o servizio avrà potenzialmente dei clienti interessati ad acquistarlo. L’esempio che riporta è quello di Square, che ha risolto il problema dei pagamenti con carta di credito rendendoli possibili attraverso lo smartphone. L’azienda oggi dichiara di effettuare transazioni per 12 miliardi di dollari all’anno.
Vediamo che ancora una volta l’attenzione alle esigenze del cliente rappresenta il focus fondamentale per qualsiasi startup, proprio come nel Customer Development Model di Steve Blank di cui abbiamo parlato in un recente articolo del blog.

2. La tecnologia offerta dalla vostra azienda è “disruptive“?

Disruptivesignifica letteralmente “dirompente“. Con questo termine si identifica un’innovazione tecnologica in grado di surclassare la tecnologia presente sul mercato, e di creare un nuovo mercato e una nuova catena del valore. Un esempio storico e rivoluzionario di innovazione “disruptive” è l’invenzione dell’automobile.
Una startup che offre prodotto basato su una tecnologia “disruptive”, secondo Branson, ha la capacità di offrire una soluzione che faccia veramente la differenza nella vita quotidiana dei propri clienti, così che questi ultimi siano propensi ad acquistare il prodotto una seconda volta.
L’esempio citato è Hailo, la taxi app che consente ai passeggeri di trovare gratuitamente il taxi più vicino e allo stesso tempo offre un servizio ai tassisti, che trascorrono il 40% del loro tempo in strada a cercare clienti.

3. La vostra azienda è in grado di offrire ai clienti scelte più ampie e migliori possibilità di accesso?

Qui l’attenzione è incentrata sul concetto di accessibilità, anch’esso fondamentale quando si parla di startup e non solo: si tratta di un aspetto che a parere di Branson è importantissimo per tutte le aziende, in qualsiasi momento della propria vita imprenditoriale. La startup che porta ad esempio è Codecademy, che consente a chiunque abbia una connessione internet la possibilità di accedere gratuitamente alle competenze di programmazione di base servendosi di un’interfaccia semplice che ha sbaragliato i possibili concorrenti.

4. Il vostro prodotto/servizio incoraggia i clienti a condividere il proprio lavoro e le proprie esperienze?

A questo punto Branson introduce un altro argomento molto importante per la tecnologia e l’innovazione: la condivisione è un aspetto cruciale nel mondo delle tecnologie web e digitali. Ne è esempio lampante Pinterest, famosissima piattaforma di condivisione per le fotografie, che ha fatto della condivisione divertente la propria marcia in più.

5. La vostra azienda si prende cura delle persone e del pianeta, lavorando in maniera sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile è un ulteriore punto cruciale per lo sviluppo economico globale ai giorni nostri. Nella visione del Gruppo Virgin, ogni azienda può fare la differenza: le imprese più giovani possono affrontare i problemi locali, le aziende in crescita possono affrontare i problemi nazionali, le grandi imprese possono affrontare problemi globali. Basti pensare a esempi come Twitter e Tumblr, che hanno aperto nuove frontiere per la comunicazione e la condivisione a livello globale.

Ricapitolando, anche nella visione del Gruppo Virgin ritroviamo concetti come l’attenzione al cliente, l’innovazione tecnologica, l’accessibilità, la condivisione e la sostenibilità: la conclusione di Branson è che le startup in grado di fornire prodotti e servizi con tali caratteristiche avranno più probabilità di costruire imprese di lunga durata e saranno influenti sui mercati in futuro.

La domanda che Branson pone ai lettori è: la vostra impresa è tra queste?

Napoli, 23 aprile 2013

Bloom: Startup e investitori internazionali a Milano con U-start

Bloom è l’evento internazionale dedicato al mondo delle start up e dell’investimento che si terrà a Milano dall’11 al 13 maggio 2013. Si tratta di una conferenza di tre giorni, durante i quali si incontreranno imprenditori e investitori italiani, europei, brasiliani, russi e sudafricani appartenenti al network U-start, il portale di matching tra imprenditori innovativi e investitori professionali che rappresenta un punto di incontro anche con il mondo dell’università e della ricerca.

La tre giorni si apre sabato 11 maggio con la Startup Factor, durante la quale le 20 start up italiane selezionate attraverso il portale u-start presenteranno il proprio progetto ad una giuria di professionisti ed esperti italiani ed internazionali del settore, i quali decreteranno le 10 migliori idee imprenditoriali che parteciperanno all’Italian Seed Arena che si terrà il 13 maggio.

La giornata di domenica 12 maggio sarà dedicata al Value Day, dedicato a seminari, networking, incontri con imprenditori ed investitori di successo. In questa giornata, sono previste inoltre due iniziative dedicate alle 20 startup partecipanti a Bloom: il primo gruppo consistente nelle 10 startup selezionate il giorno precedente potrà girare un video pitch, che sarà presentato alla giuria il giorno successivo per l’Italian Seed Arena, mentre alle 10 startup non selezionate viene offerta un’importante opportunità di confronto con uno degli investitori presenti all’evento, per ottenere consigli e feedback da cui ripartire alla ricerca di investimenti e finanziamenti per la propria idea. Nel pomeriggio sarà dato spazio alle startup internazionali presenti all’evento, con networking e incontri dedicati.
Spazio anche al divertimento, con il Bloom Party organizzato in serata per tutti i partecipanti.

Il 13 maggio sarà il giorno conclusivo, con una conferenza aperta al pubblico organizzata in tre momenti:
Italian Seed Arena, dove le 10 migliori startup italiane saranno valutate dalla giuria internazionale attraverso il video pitch e la soluzione di una task assegnata, che permetterà la valutazione delle abilità di analisi e problem solving dei team. Premio per la migliore startup, una giornata al fianco di un importante investitore del network U-start e una campagna media sui canali RCS.
International Seed Stage, con la presentazione delle migliori startup internazionali provenienti dal network, scelte tra Russia, Brasile e Sudamerica.
International Growth Stage, il momento dell’evento in cui scendono in campo gli incubatori del network: si assisterà alla presentazione delle migliori startup europee, russe, brasiliane e sudamericane scelte proprio dagli incubatori.

Per partecipare all’evento, le startup dovranno registrarsi al portale U-start e presentare la propria candidatura entro il 22 aprile 2013.

Per ulteriori informazioni sul portale: https://www.u-start.biz
Per tutte le informazioni sull’evento: https://u-start.biz/bloom/

Napoli, 10/04/2013

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