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Tag: china

InnowWide: il bando europeo per l’accesso ai mercati internazionali

Fondi UE per Pmi e Startup.

Il Bando InnowWide, finanziato dal programma Horizon 2020, ha pubblicato il secondo bando dedicato a Pmi e Startup innovative con sede negli Stati membri dell’UE e nei paesi associati a Horizon 2020, provenienti da qualsiasi settore che mirano ad accedere ai mercati internazionali emergenti.

In particolare, il Bando finanzia i Viability Assessment Projects (VAPs), ovvero una serie di valutazioni preliminari tecniche, di mercato, legali ed economiche che convalidino la fattibilità delle soluzioni innovative sviluppate, identificando e valutando eventuali condizioni che possano favorirne o impedirne l’accesso nei mercati identificati.

I Viability Assessment Projects avranno una durata massima di 6 mesi e beneficeranno di un supporto economico pari a 60.000 euro.

Per partecipare al Bando InnowWide, la deadline è fissata entro il 31 marzo 2020, inoltrando la candidatura al presente sito web: https://innowwide.smartsimple.ie/s_Login.jsp

Il viaggio di Steve Blank in Cina: nuove frontiere dell’innovazione

Nei giorni scorsi Steve Blank ha pubblicato sul suo blog una serie di articoli che raccontano il suo recente viaggio in Cina per la promozione del suo ultimo libro “Startup Owners Manual“: un report in cui analizza la situazione passata e presente del Paese, il percorso verso l’innovazione e i possibili futuri sviluppi.

Nel 1949 nasce la Repubblica Popolare Cinese: da quel momento si assiste alla nazionalizzazione e cetralizzazione dell’intera economia del Paese, con la totale scomparsa del settore privato.
Oggi, l’economia cinese è un sistema sempre più fondato sullo sviluppo tecnologico innovativo che ha favorito la nascita di un ecosistema imprenditoriale avanzato, con grandi opportunità per startup e un moderno sistema di Venture Capital e Business Angel.
La domanda cui Blank cerca di rispondere nel suo primo post è come tutto ciò sia accaduto: egli ritiene che il percorso sia iniziato in maniera simile a quella vissuta dagli USA durante la Guerra Fredda, con un massiccio investimento in ricerca scientifica e tecnologica finalizzato alla modernizzazione dell’apparato militare nazionale. Tali investimenti hanno favorito lo sviluppo di nuove tecnologie ingegneristiche, digitali e di comunicazione, e hanno prodotto come “effetto collaterale” la nascita di un sistema caratterizzato da nuove startup e da una moderna mentalità imrenditoriale.
Infatti, a partire dal 1982 il Governo Cinese ha investito in una serie di interventi concentrati sui seguenti aspetti:

  • Ricerca di base
  • R&S nel settore high tech
  • Innovazione tecnologica e comunicazione
  • Infrastrutture di ricerca
  • Sviluppo delle risorse umane nei settori della scienza e della tecnologia.

Il più importante tra i programmi governativi di pianificazione centralizzata del governo cinese è senza dubbio il “Torch Program“, definito da Steve Blank come “la luce che può illuminare il mondo“. Il Programma si organizza in quattro ambiti di intervento che analizziamo più nel dettaglio:

  • INNOVATION CLUSTERS: la Cina è oggi, insieme a Israele e Singapore, il paese che meglio di tutti ha applicato il criterio di creazione di poli industriali allo scopo di garantire vantaggio competitivo alle imprese tecnologiche in esso ospitate. Tra questi, l’esempio più importante è a Pechino, dove Zhongguancun si afferma ogni giorno di più come la Silicon Valley cinese.
  • TECHNOLOGY BUSINESS INCUBATOR (TBI): secondo i dati, nel 2011 la Cina conta ben 1034 TBI che ospitano al loro interno oltre 60.000 startup. Di questi, circa il 20% sono a gestione privata. Da rilevare due aspetti fondamentali: la massiccia presenza di scienziati e ingegneri rientrati in Cina dopo esperienze formative all’estero e l’aumento costante delle strutture a gestione privata.
  • SEED FUNDING: il programma di finanziamento per startup più importante in Cina è l’Innofund, molto simile ai programmi di finanziamento statunitensi per lo sviluppo di startup innovative nel settore tecnologico. Dalla sua istituzione, l’Innofund ha ricevuto più di 35.000 candidature, finanziato circa 9.000 progetti e stanziato fondi per circa un milione di dollari: ciò nonostante, presenta l’inconveniente di una procedura di accesso lenta, macchinosa, ancora troppo legata al parere vincolante del governo sui progetti finanziabili.
  • VENTURE FUND GUIDING: istituito nel 2007, rappresenta il primo tentativo del governo cinese di introdurre VC privati nel sistema di finanziamento delle startup del Paese.

In conclusione del suo secondo post, Steve Blank afferma che la grande rilevanza del Torch Program sta anche e soprattutto nel fatto di aver introdotto nell’ecosistema imprenditoriale cinese concetti culturali tipici del mondo delle startup, come quelli di iterazione, pivot, learning & discovery.

Il terzo post è dedicato all’ascesa del Venture Capital in Cina e a come questo processo abbia favorito la crescita dell’ecosistema imprenditoriale del Paese. I primi investimenti in startup, come abbiamo visto, venivano da programmi statali e hanno favorito la nascita di spin-off e spin-out da parte di scienziati e ingegneri provenienti dal mondo dell’Università e della ricerca. Con il Torch Program è iniziata una seconda ondata di investimenti in VC con protagoniste le Banche. A metà degli anni ’90 le Banche e il governo cinese non erano più in grado di ricoprire l’intero fabbisogno di capitale di rischio delle startup del Paese: è così che sono entrati in gioco alcuni VC stranieri, concludendo il percorso di evoluzione del sistema di Venture Capital cinese da un’economia chiusa e centralizzata verso un sistema aperto e affacciato all’espansione globale, che rappresenta quello che Stebe Blank definisce il più grande sistema di Venture Capital al mondo dopo quello degli USA.

Tuttavia, negli ultimi due post sull’argomento, Blank racconta come nel suo viaggio abbia visto un forte divario tra le aree più moderne della Cina, come il già citato polo di Zhongguancun a Pechino, e le aree periferiche rurali dei villaggi.
La Cina si caratterizza infatti per una serie di contraddizioni e paradossi, provenienti dai retaggi di un sistema centralizzato che ancora oggi prevede il Great Firewall, che chiude le frontiere alla diffusione delle notizie dall’esterno oscurando i siti più diffusi e popolari nel resto del mondo, tra cui Facebook, Twitter e Youtube.
A ciò si aggiunge un sistema che, anzichè basarsi sull’innovazione, adotta un modello di sviluppo di nuove startup che si sostanzia nella clonazione di prodotti (soprattutto software) che funzionano all’estero, importandoli, adattandoli e fornendone una versione esclusivamente diretta al mercato interno cinese. Tutto ciò può accadere in virtù del fatto che il mercato cinese è sconfinato, dal punto di vista del numero di utenti e anche per il grado di diffusione e penetrazione delle tecnologie mobile nel Paese.
Altro grande paradosso, la cultura imprenditoriale che ancora oggi rifugge il rischio e ha paura del fallimento, ma allo stesso tempo investe per costruire Innovation Clusters, Parchi Scientifici e Tecnologici e Incubatori di impresa.
Si aggiunge infine la contraddizione tra la tendenza delle famiglie a fare grossi sacrifici per permettere ai propri figli di studiare all’estero (molto spesso proprio in Silicon Valley), salvo inculcargli, al ritorno in patria, l’idea di dover preferire la stabilità del posto fisso, preferibilmente in ambito statale.

Nonostante tutte queste stridenti contraddizioni, però, Steve Blank si dice convinto che la Cina sia una realtà moderna e sorprendente, che attualmente si trova sulla strada per costruire un grande e moderno ecosistema imprenditoriale basato sulla tecnologia e l’innovazione: il suo percorso è iniziato, veloce e inarrestabile, e non si può tornare indietro.

Napoli, 15/04/2013