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Tag: business model canvas

Fishery Hackathon: la call a sostegno della salvaguardia degli ecosistemi marini del Litorale Flegreo con un montepremi di 6700 euro

La Call alla ricerca di idee, proposte e suggestioni per valutare lo stato d’innovazione nell’ambito della pesca.

Nell’ambito della programmazione 2014-2020 il FEAMP – Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e della Pesca, ha previsto gli strumenti del FLAG Pesca Flegrea volto a favorire la crescita economica e l’inclusione sociale nella comunità flegrea, legate alle attività della pesca e degli affari marittimi nell’ambito dei comuni del litorale flegreo di Bacoli, Monte di Procida e Pozzuoli.

A tal fine il FLAG Pesca Flegrea intende lanciare la Call Fishery Hackathon per individuare soluzioni innovative nel settore della pesca e rappresenta l’unica esperienza in Europa per la promozione e la creazione di StartUp per il pescato.
Il format scelto è quello dell’hackathon ovvero una competizione che, a partire da una tema principale, propone delle sfide ai suoi partecipanti, i quali, organizzati in gruppi eterogenei, hanno il compito di affrontarle, ricercando e progettando nuove soluzioni, modelli, processi o servizi innovativi.

Per tutte i partecipanti sarà un’esperienza di grande valore perché avranno l‘opportunità di apprendere strumenti e metodologie innovative di co-progettazione, di condividere la loro visione di società e di futuro e di esporre le proprie idee e soluzioni dinanzi a esperti ed  esponenti del settore.

Fishery Hackathon è aperto a coloro che siano interessati a partecipare allo sviluppo dell’innovazione e della tecnologia nel tessuto economico/sociale del settore della pesca e nel particolare, la Call è rivolta a coloro che abbiano esperienze nell’ambito proposto come:

  • hacker, sviluppatori e fabbricatori digitali;
  • creativi, grafici, designer e web designer;
  • esperti di marketing e comunicazione;
  • specialisti di strategie d’impresa e studenti dei relativi settori.

Le Aree disciplinari consigliate dall’organizzazione sono: sviluppo informatico, marketing, comunicazione e strategie d’impresa relative ai seguenti ambiti di intervento:

  • Processi di Tracciabilità e rintracciabilità;
  • Innovazione per la Sostenibilità della pesca;
  • Soluzioni per Distribuzione e commercializzazione;
  • Innovazioni in acquacoltura.

I team aderenti alla Call dovranno inviare la propria proposta progettuale secondo lo schema del Business Model Canvas e le proposte progettuali dovranno dimostrare la capacità di impatto sulla economia del territorio di competenza del Flag pesca Flegrea.
Al termine della maratona i gruppi provvederanno a presentare in un pitch il loro lavoro ad una giuria che sceglierà i migliori progetti.

Una Commissione di esperti proclamerà i vincitori ed alle squadre vincitrici dell’hackathon sarà data la possibilità, attraverso la partecipazione ad altre esperienze formative e laboratoriali, di acquisire nuove conoscenze e competenze partecipando ad altre iniziative di livello nazionale.

La premiazione prevede l’assegnazione da parte della Giuria di riconoscimenti in premi ai team vincitori per un importo complessivo di 6.700 euro secondo il seguente ordine:

  • 1° team classificato premio di valore pari a circa 3.500 euro;
  • 2° team classificato premio di valore pari a circa 2.100 euro;
  • 3° team classificato premio di valore pari a circa 1.100 euro;

Per partecipare alla Call Fishery Hackathon, la deadline è fissata entro le ore 24:00 del 20 novembre 2019, attraverso la compilazione del form al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfH0QE48XTJ90R-5CTqNZ1d1JpUqqYdBP340tJJCjLPGJfpEg/viewform

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Regolamento al seguente link: https://www.flagpescaflegrea.it/wp-content/uploads/2019/11/hackathon-AVVISO.pdf

La tua startup in Spagna con Bolt Accelerator: fino a 20K e 12 settimane di mentorship

Il Bolt Accelerator Program è il programma di mentorship per startup early stage rivolto a progetti di impresa innovativi e tecnologici che aspirano al mercato globale, che si svolge nella città spagnola di Malaga.
Attualmente è aperta la call per l’accesso alla sua quarta edizione, riservata a startup europee che siano in possesso di un prototipo (o mock up).

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Il programma di accelerazione per le startup ammesse ha una durata di 12 settimane e la mentorship si focalizza su alcune tematiche chiave di valore fondamentale per la crescita di una startup: lean startup, customer development, business model canvas, etc.
Scopo finale del percorso, è quello di aiutare la startup a trovare il proprio product-market fit.

Oltre alla partecipazione al programma di accelerazione, il Bolt Accelerator offre alle startup spazi di lavoro in modalità co-working, servizi di assistenza e consulenza, opportunità di networking e la partecipazione agli eventi Demo Day e Investor Day.

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Per ciascuna delle startup selezionate, inoltre, è previsto un investimento fino a 20.000€ (a fronte della cessione del 6% in Equity). Per le migliori startup, al termine del percorso, è prevista la possibilità di accedere a finanziamenti a condizioni agevolate fino a 100.000€.

Le application possono essere effettuate entro il 31 luglio 2015 a questo link: https://www.f6s.com/boltaccelerator4thprogram/apply

Per maggiori informazioni: http://bolt.eu.com/en/

Napoli, 24/07/2015

Innovazione e metodologia Lean: dalle startup alle aziende consolidate, secondo Steve Blank

Negli ultimi 5 anni la metodologia Lean Startup ha permesso agli imprenditori di costruire startup di successo adoperandosi nella ricerca del product/market fit, piuttosto che nel lanciarsi “alla cieca” nelle attività di execution. Le aziende corporate che perseguono l’innovazione cercano un modo efficace per poter applicare i principi di Open Innovation, ma trovare una teoria unificata dell’innovazione, che sia adattabile alle esigenze di aziende corporate e, contemporaneamente, alle esigenze di sviluppo rapido di una startup non è decisamente un’impresa semplice. Ci ha provato Steve Blank, che racconta la sua esperienza e i risultati delle sue attività in un post pubblicato poche settimane fa nel suo blog.

Di recente, alcuni innovatori particolarmente coraggiosi hanno tentato di sovrapporre gli strumenti Lean e le tecniche che funzionano nelle startup ad aziende corporate ed enti governativi, ma i risultati sono stati deludenti, caotici e frustranti: in definitiva, fallimentari. Queste brevi esperienze si sono trasformate in una sorta di “Teatro dell’Innovazione”, fatto di grandi proclami e comunicati stampa, ma senza cambiamenti reali e sostanziali.

Lavorando in collaborazione con Greg Hannon, responsabile dell’Innovazione a W.L.Gore, Steve Blank ha rilevato due strumenti di corporate strategy sviluppati da persone smart che possono aiutare ad intersecare i principi di Lean Startup a quelli di Corporate Innovation:

Il primo è la nozione di “ambidextrous organization” (di O’Reilly e Tushman), secondo cui le aziende che vogliono fare innovazione devono lavorare su due binari paralleli: da un lato, continuare ad eseguire il core business aziendale, dall’altro, lavorare per l’innovazione.

La seconda grande idea per la corporate innovation è rappresentata dai “Three Horizons of Innovation”, identificati da Baghai, Coley e White. Secondo questa teoria, le aziende devono allocare le proprie innovazioni in una delle tre categorie coincidenti con altrettanti “Orizzonti”:

Horizon 1: business maturi
Horizon 2: business in rapida crescita
Horizon 3: business emergenti

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A ciascun orizzonte corrispondono focus, management, strumenti e obiettivi differenti.
I tre orizzonti forniscono una tassonomia incredibilmente utile, ma nella pratica sono utilizzati dalle aziende come una semplice schematizzazione incrementale dell’execution di un business model. In realtà, questo strumento consente di spiegare in un modo del tutto nuovo come funziona l’innovazione all’interno di un’azienda corporate.

Ecco, infatti, che Blank spiega come ottenere un’innovazione più rapida applicando gli strumenti tipici delle startup (Business Model Canvas, Customer Development, Agile Engineering) assieme alla metodologia Lean e, infine, come adattare il tutto alle necessità e peculiarità delle aziende corporate.

Punto di partenza di Blank saranno quindi i “Three Horizons of Innovation”, cui viene applicata la metodologia Lean. A questi sarà affiancato il concetto di “ambidextrous organization”, e il risultato sarà un metodo di sviluppo rapido per idee innovative all’interno di aziende già consolidate.

Applicando la metodologia Lean Startup ai “Three Horizons of Innovation”, il risultato sarà la riformulazione dei tre orizzonti nel modo seguente:

Horizon 1: attività a supporto di business model già esistenti
Horizon 2: focus sullo sviluppo di business esistenti attraverso business model parzialmente noti
Horizon 3: focus su business model sconosciuti

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Il primo orizzonte (Horizon 1) rappresenta il core business dell’azienda: qui, quest’ultima si concentra nell’execution di un business model noto (sono conosciuti i clienti, le caratteristiche di prodotto, il pricing, i canali distributivi, la supply chain, etc). Nell’Horizon 1, l’azienda utilizza capacità e competenze esistenti in attività a basso rischio. Questo tipo di gestione funziona quando esistono processi ripetibili e scalabili, dove e possibile identificare procedure, metriche, KPI per l’execution e misurare i risultati del business.

Nel secondo orizzonte (Horizon 2), l’azienda estende il suo core business cercando nuove opportunità per il suo modello di business (ad esempio, canali di distribuzione differenti, nuovi clienti che utilizzano lo stesso prodotto, nuovi prodotti da vendere ai clienti esistenti, etc). In questo caso, si utilizzano per la maggior parte delle attività capacità e competenze già esistenti in azienda e le attività presentano ancora un livello di rischio moderato. La gestione in caso di Horizon 2 rappresenta quindi una sperimentazione all’interno del business model esitente.

Il terzo orizzonte (Horizon 3) è quello in cui le aziende mettono a lavorare gli “imprenditori folli”, quelli che in una startup sono solitamente rappresentati dal CEO. Si tratta di innovatori che vogliono sperimentare nuovi e rischiosi modelli di business: in questo caso, l’azienda corporate è in una situazione molto simile a quella in cui si trova una startup in fase di incubazione. In questo orizzonte, gli “imprenditori folli” operano con grande rapidità allo scopo di trovare un business model ripetibile e scalabile. I team che lavorano a questi progetti devono essere fisicamente separati dalle divisioni operative dell’azienda (ad esempio in un incubatore d’impresa) e hanno bisogno di piani, procedure, politiche, KPI differenti rispetto a quelli utilizzati nell’Horizon 1. Inoltre, per questo tipo di progetti, bisogna prevedere team di piccole dimensioni (meno di 5 componenti) che devono confrontarsi con almeno 100 persone in 10 settimane, iterando e modificando il prodotto in base ai feedback ricevuti. Date le piccole dimensioni dei team e le scarse spese di gestione, un’azienda corporate può mettere in atto più progetti in parallelo a livello di Horizon 3.

In ogni caso, le attività svolte sugli Horizon 2 e 3 non devono mai essere totalmente distaccate dalla struttura aziendale: ecco perchè è indispensabile che i manager delle attività implementate a livello di Horizon 1 siano in costante contatto e di supporto a chi lavora alle attività a livello degli altri due Horizon.

Ma cosa accade alle innovazioni sviluppate a livello degli Horizon 2 e 3? Blank spiega che lo scopo finale è che queste vengano adottate a livello di Horizon 1, a meno che non raggiungano una dimensione talmente rilevante da poter diventare un’organizzazione autonoma, o da poter essere venduta all’esterno.

Nel caso in cui un’azienda corporate si trovi a gestire numerosi progetti a livello di Horizon 2 e 3, entra in gioco inesorabilmente il concetto di “ambidextrous organization”: i progetti innovativi devono essere sviluppati in parallelo con il business model centrale, che serve i clienti già esistenti. Per ottenere questo tipo di scenario, è fondamentale che i manager condividano un intento strategico, una vision e dei valori comuni: inoltre, la parallela esecuzione delle attività dei tre orizzonti richiedere una grande capacità di gestione e risoluzione dei conflitti.

Per leggere il post originale: http://steveblank.com/2015/06/26/lean-innovation-management-making-corporate-innovation-work/

Napoli, 15/07/2015

#VulcanicaMente3 allo step successivo: per i 20 team selezionati l’appuntamento con la TechWeek a partire dal 25 maggio

Dal 25 al 29 maggio 2015 il CSI – Centro Servizi Incubatore Napoli Est ospiterà la TechWeek di “VulcanicaMente: dal talento all’impresa ® 3”: sono stati infatti selezionate (con disposizione n. 48 del 18/05/2015 del Dirigente del Servizio Mercato del Lavoro, Ricerca e Sviluppo Economico del Comune di Napoli) le 20 migliori idee di startup tra tutte le domande di partecipazione pervenute entro la deadline fissata dall’Avviso Pubblico di #VulcanicaMente3 per il 17 aprile 2015.

I 20 team della TechWeek avranno quindi accesso a cinque giornate di mentorship e coaching imprenditoriale, durante le quali si alterneranno lezioni frontali, speech, keynote e momenti dedicati al team working allo scopo di migliorare e focalizzare i progetti di impresa e costruire con il supporto e la guida di mentor, guest e coach il miglior pitch da presentare a potenziali investitori.
Per le migliori 10 idee della TechWeek è previsto il passaggio al DemoDay del 16 giugno 2015, evento pubblico realizzato secondo il format del TechGarage, al termine del quale sarà possibile conoscere la graduatoria finale dei 10 team vincitori di #VulcanicaMente3.

Ricordiamo che i 20 team per la TechWeek sono stati selezionati tra le 50 domande di partecipazione pervenute per il Bando “VulcanicaMente: dal talento all’impresa 3”: in totale, la TechWeek ospiterà 78 aspiranti imprenditori innovativi.
Seppure con una netta maggioranza di startupper uomini, la TechWeek di #VulcanicaMente3 si prepara ad accogliere una discreta quantità di team composti interamente “in rosa”.

Piuttosto eterogenei anche i settori e le aree di interesse in cui rientrano i 20 progetti: moltissime le idee afferenti al Digital, ma non mancano esempi di startup che si avvalgono di tecnologie relative alla stampa 3D, quelle che prevedono nuovi dispositivi hardware e software, quelle che presentano soluzioni innovative relative all’e-commerce, all’editoria, alla mobilità urbana smart e sostenibile, al settore della ristorazione, etc.

Per i 20 team proponenti delle idee ammesse alla TechWeek di #VulcanicaMente3, l’appuntamento è fissato per lunedì 25 maggio al CSI: a partire dalle 9:00 e per l’intera settimana si svolgeranno infatti le giornate dedicate alla formazione, alla mentorship e al coaching. Il Programma completo (ancora in fase di definizione) è già disponibile nel nostro sito, ma vediamo quali saranno alcuni dei momenti salienti:

LUNEDI’ 25 MAGGIO

Il primo giorno della TechWeek sarà in gran parte dedicato al Demolition Time a cura di Gianluca Dettori (dPixel): dopo aver ascoltato tutti i singoli progetti durante la pitching session di apertura, Dettori darà i suoi preziosi feedback e suggerimenti per impostare il lavoro dei team durante l’intera settimana. La seconda parte della giornata sarà invece dedicata al Team Work dei gruppi che, con l’aiuto dei mentor e dei coach, inizieranno a lavorare per focalizzare, migliorare e modificare le singole sezioni del loro pitch.

MARTEDI’ 26 MAGGIO

Al centro della seconda giornata della TechWeek sono previsti due importanti momenti di formazione per i team di nuovi aspiranti imprenditori di #VulcanicaMente3: al mattino sarà Franco Gonella (dPixel) a presentare una lezione dedicata al tema del Go To Market, il piano di azione strategico attraverso il quale la startup può esplicitare le modalità per raggiungere il mercato ed i clienti, qual è il vantaggio competitivo, come si caratterizzano aspetti quali il pricing e la distribuzione.
Dopo la pausa pranzo sarà Loris Lanzellotti (dPixel) a presentare ai partecipanti uno strumento fondamentale per la gestione di una startup. Si tratta del Business Model Canvas, template creato da Alexander Osterwalder e caposaldo del modello Lean Startup, attraverso il quale i team possono illustrare graficamente la propria value proposition, le infrastrutture, i clienti, gli aspetti finanziari del progetto, etc.

MERCOLEDI’ 27 MAGGIO

Nella terza giornata della TechWeek grande spazio sarà dedicato alla Pianificazione Economico-Finanziaria, con la lezione affidata ad Antonio Concolino (dPixel). Il focus sui parametri economico-finanziari e sulle informazioni chiave da inserire nel Business Plan è infatti il cuore centrale della mentorship per i 20 team della TechWeek, allo scopo di fornire tutte le indicazioni ed i consigli indispensabili per poter costruire, al termine delle 5 giornate, un pitch di successo da poter presentare sia a potenziali finanziatori che a clienti.

GIOVEDI’ 28 MAGGIO

Con la quarta e penultima giornata, la TechWeek di #VulcanicaMente3 si avvia alla conclusione: per questo motivo, la maggior parte delle ore di giovedì saranno dedicate al Team Work con i mentor e i coach. I team dovranno infatti impegnarsi al massimo nell’elaborazione del pitch da presentare alla Pitching Session conclusiva prevista il giorno successivo, che sarà utilizzato per la successiva fase di valutazione e, di conseguenza, avrà rilevanza fondamentale per selezionare i 10 team vincitori della competition che accedono al DemoDay.
Il Programma prevede anche un Keynote affidato ad un ospite (ancora da definire).

VENERDI’ 29 MAGGIO

Con la quinta giornata di mentorship, la TechWeek giunge al termine. La mattinata di venerdì sarà dedicata a due momenti fondamentali: il lavoro di preparazione alla Pitching Session finale e il keynote affidato a Giovanni De Caro su una tematica decisamente importante per le startup, “Accesso al Capitale di Rischio”.
La TechWeek termina con la Pitching Session finale prevista nel pomeriggio, durante la quale i 20 team presenteranno il pitch risultante dalle modifiche e dal lavoro svolto nell’intera settimana.

Il Programma della TechWeek è disponibile qui: http://www.incubatorenapoliest.it/vulcanicamente/la-techweek/

L’elenco delle 20 idee ammesse è invece disponibile qui; quello delle idee non ammesse alla TechWeek qui; l’elenco delle domande escluse qui.

Napoli, 20/05/2015

Un premio da 20.000€ per la miglior startup al femminile: le opportunità di Perlana for Women

Henkel Italia s.r.l., in collaborazione con la Fondazione Risorsa Donna, lancia l’iniziativa “Perlana for Women”: il bando nasce allo scopo di sostenere e finanziarie le donne che vogliano avviare un progetto di startup in territorio italiano, basandosi sui valori della solidarietà femminile, del microcredito e della finanza etica.

Fino al 31 ottobre 2015 sarà infatti possibile inviare la propria candidatura per Perlana for Women, attraverso la sezione “Iscrivi il tuo progetto” del portale dedicato all’iniziativa. Il link per l’invio delle candidature è: http://perlanaforwomen.perlana.it/progetto

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L’iniziativa “Perlana for Women” per le startup al femminile

 

La partecipazione a Perlana for Women è aperta a persone fisiche e giuridiche, sia individualmente che in team.

I requisiti richiesti sono i seguenti:

PERSONE FISICHE: maggiorenni di sesso femminile (in caso di team, deve essere composto interamente da donne), residenti in Italia e cittadine dell’Unione Europea (o di altri paesi, in possesso di regolare permesso di soggiorno), che non abbiano riportato condanne con sentenza definitiva per reati di associazione di tipo mafioso, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o altra utilità di provenienza illecita di cui agli articoli 416bis, 648 bis e 648 ter del codice penale;

PERSONE GIURIDICHE: ditte individuali, cooperative, società di persone e di capitali (il cui capitale sia integralmente posseduto da donne) costituite non prima del 01/12/2014.

Oltre ai dati anagrafici, ai contatti e al nome del progetto, a ciascuna candidatura andranno allegati le schede di registrazione di ciascun membro del team, il business model canvas e il business plan del progetto. Al seguente indirizzo è possibile scaricare i modelli e le linee guida per la compilazione: http://perlanaforwomen.perlana.it/index/intro#come-partecipare

Tra tutte le candidature pervenute, un’apposita Commissione Tecnica di Fondazione Risorsa Donna selezionerà i migliori cinque progetti entro il 30/11/2015.

I criteri di valutazione applicati in questa fase saranno:

Rispetto dei termini e condizioni,
Innovazione di processo e di prodotto,
Innovazione sociale,
Sostenibilità economico-finanziaria,
Impatto sull’ambiente,
Family friendly,
Caratteristiche e capacità del team proponente.

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Un premio da 20.000€ alla migliore startup di “Perlana for Women”

 

Tra i cinque progetti finalisti, una Giuria nominata da Henkel, Agenzia LEAD e Fondazione Risorsa Donna sceglierà il progetto vincitore di Perlana for Women, che avrà diritto ad un contributo a fondo perduto di 20.000€.

Il vincitore di Perlana for Women sarà premiato nel corso di un evento di premiazione che si terrà il 31/12/2015.

Napoli, 19/03/2015

Let’s Start Up: il contest internazionale per idee innovative di giovani con un’esperienza in un programma di mobilità internazionale

AGM Milano e le 6 sedi milanesi di ESN – Erasmus Student Network sono gli organizzatori di Let’s Start Up, la competition internazionale per business ideas nata per premiare le migliori idee innovative di talenti provenienti da tutto il mondo: il filo conduttore che collega tutti i partecipanti è la partecipazione (attuale o passata) ad un programma di mobilità internazionale come Erasmus.

Possono presentare la propria idea progettuale, infatti, team composti da giovani di età compresa tra 18 e 30 anni all’interno dei quali almeno uno dei componenti sia in possesso di uno dei seguenti requisiti:

– sia attualmente o sia stato in passato studente in un progetto di international mobility;

– sia attualmente o sia stato in passato studente in una università di uno Stato differente da quello di residenza, anche non europeo;

– sia attualmente o sia stato in passato associato al network di ESN.

In tutti e tre i casi, i requisiti devono essere certificabili grazie ad apposita documentazione.

Il contest Let’s Start Up non prevede settori preferenziali per lo sviluppo delle idee imprenditoriali: ciò che conta è la componente innovativa, la creatività e l’originalità, il focus sulla soluzione innovativa in aree di particolare rilevanza per lo sviluppo economico e sociale a livello nazionale ed internazionale.

Il punto di partenza degli organizzatori è la convinzione che chi ha vissuto un’esperienza in un programma di mobilità internazionale acquisisce sicurezza, apertura mentale e maggiore intraprendenza: si tratta di persone che, grazie all’ambiente multiculturale in cui vivono, diventano più dinamiche, intraprendenti e flessibili. Per questo, sono preparate ad assumersi i rischi e ad accogliere le sfide che l’imprenditoria innovativa presenta.

Per partecipare a Let’s Start Up occorre compilare il form disponibile al link http://letstartup.agm-milano2014.eu/upload-your-idea-2/ entro il 19 giugno 2014: la domanda è in lingua inglese e richiede di allegare alcuni documenti, tra cui i CV dei componenti del team proponente.

Entro il 30 giugno saranno comunicati gli esiti delle selezioni: la Giuria sceglierà i progetti finalisti e i proponenti (massimo 4 persone per ciascun team) saranno invitati a partecipare all’evento Italian Week.
Durante l’Italian Week, che si terrà a Milano dal 21 al 27 luglio 2014, i partecipanti avranno l’opportunità di vivere un’esperienza formativa e di networking con workshop, meeting e training.
Il programma prevede la partecipazione di startupper di successo, incubatori, acceleratori, potenziali investitori ed esperti del settore (tra gli appuntamenti in programma, una giornata di training al Microsoft Innovation Campus, 3 giorni dedicati al Business Model Canvas, mezza giornata di laboratorio sul tema delle più moderne tecnologie innovative tra cui la stampa 3D).

L’Italian Week si concluderà con la presentazione delle idee dei finalisti alla giuria, che sceglierà i due progetti vincitori.
Il premio per i due vincitori consiste in un periodo di formazione a Brisbane (Australia), con la possibilità di scegliere uno dei seguenti corsi:

1. Certificate IV in Frontline Management
2. Diploma in Human Resources Management
3. Diploma of Management
4. Diploma of Marketing
5. Advance Diploma of Management (Human Resources)
6. Advanced Diploma of Management
7. Advanced Diploma of Marketing

Il premio Australian Scolarship nasce dalla collaborazione di Let’s Startup Up con MyAustralianDream e Queensland International Institute, e comprende sia i costi per la partecipazione ai corsi che il supporto per l’accomodation in Australia.

Per maggiori informazioni: http://letstartup.agm-milano2014.eu/

Per candidature: http://letstartup.agm-milano2014.eu/upload-your-idea-2/

Per il Regolamento: http://letstartup.agm-milano2014.eu/wp-content/uploads/2014/04/LSUP_announcement.pdf

Napoli, 27/05/2014

Startup, Pivot e approccio Lean: nuovi spunti dal blog di Steve Blank

L’ultimo post pubblicato da Steve Blank sul suo blog offre l’opportunità di precisare alcuni aspetti importanti di un concetto-chiave dell’Approccio Lean Startup: il Pivot.
Lo spunto per questa riflessione nasce da un’analisi pubblicata a fine 2013 da Cowboy Ventures, noto fondo di Venture Capital specializzato in investimenti seed per startup digitali innovative con sede a Palo Alto.

La ricerca in questione si basa sull’analisi delle startup tecnologiche statunitensi degli ultimi dieci anni che hanno raggiunto un valore di 1 miliardo di dollari: si tratta di un gruppo di 39 aziende che compongono il cosiddetto “Unicorn Club” e del quale fanno parte business di successo planetario come Facebook e LinkedIn.

L’articolo pubblicato da Cowboy Ventures riassume i 10 principali insegnamenti che è possibile ricavare dalle storie dello Unicorn Club e, con grande sorpresa di Blank, uno di questi insegnamenti è che il 90% delle aziende in questione continua a lavorare sulla versione originale del prodotto: la conclusione cui giunge Cowboy Ventures è quindi che il Pivot non è poi così necessario ed utile per una startup di successo.

In realtà, Blank spiega come gli autori siano giunti a questa conclusione erronea semplicemente per aver frainteso il significato del concetto di Pivot: il Pivot rimane una intuizione fondamentale dell’Approccio Lean, che parte dal presupposto che all’inizio della vita di una startup tutto ciò che il team ha in mano è una serie di ipotesi non testate. Pertanto, è necessario “uscire dall’edificio” e testare il più rapidamente possibile tutte le ipotesi: è probabile che una o più di queste ipotesi si rivelerà errata.

Nel momento in cui si capisce che una delle ipotesi del Business Model è errata, anzichè scivolare nella crisi è opportuno provare a cambiare quell’ipotesi: è proprio questa la funzione del Pivot, che può essere effettuato in una qualsiasi delle nove aree del Business Model Canvas.

L’errore di base degli autori dell’analisi di Cowboy Ventures, secondo Blank, è proprio nel non aver compreso appieno la definizione di Pivot, confondendola con il semplice cambiamento di Prodotto.
Il Pivot, in una startup, può essere un cambiamento effettuato a livello di segmento di clientela, il canale, modello di pricing, le risorse, le attività, i costi, i partner, l’acquisizione di nuovi clienti: in qualsiasi area di Business.

Quindi, osservando le 39 aziende dello Unicorn Club, è facile capire alla luce della completa definizione di Pivot che la maggior parte di queste aziende l’ha messo in pratica: Blank ricorda, a titolo di esempio, ancora Facebook e Linkedin che hanno cambiato il segmento di clientela cui erano originariamente rivolti, Meraki che ha imperniato nuovi modelli di business e segmenti di clientela e Yelp, che ha cambiato il prodotto.

La conclusione finale di Blank è quindi che guardare il Pivot come un semplice cambiamento sul prodotto originario è troppo riduttivo per una startup: sarebbe come portare con sè un coltello per affrontare uno scontro a fuoco.

Per leggere il post originario di Steve Blank: http://steveblank.com/2014/01/14/whats-a-pivot/

Napoli, 14/01/2013

Come presentare al meglio una startup ai VC: i consigli di Tomasz Tunguz di Redpoint Ventures

Tomasz Tunguz è partner di Redpoint Ventures, società di venture capital californiana specializzata in startup tecnologiche. Tra i post del suo blog, uno dei più interessanti è dedicato agli strumenti per poter analizzare la propria startup con gli occhi di un investitore in meno di 15 minuti: qui, il link per leggere il post originale.

Nella sua esperienza di venture capitalist, Tunguz ha identificato tre strumenti a suo parere indispensabili per valutare una startup sulla quale investire:

1. Il Business Model Canvas, che permette di capire in maniera immediata ed efficace in che modo opera l’impresa;
2. Il modello delle 5 forze di Porter, grazie al quale è possibile valutare il livello di concorrenza che la startup si troverà a dover affrontare sul mercato;
3. La Value Chain Analysis, cioè l’analisi della catena del valore, per capire dove si inserisce l’azienda all’interno dell’ecosistema in cui opera.

Il primo strumento analizzato nel dettaglio da Tunguz è proprio il Business Model Canvas (BMC): si tratta di un modello molto famoso nel mondo delle startup, ideato da Alexander Osterwalder nel suo libro “Business Model Generation”. Il BMC è una modalità di rappresentazione che descrive le modalità di creazione del valore di un’azienda utilizzando un linguaggio visuale.
Si tratta di uno strumento particolarmente indicato per i business model di aziende innovative, per questo è molto utilizzato dalle startup. Il BMC si compone di 9 riquadri che rappresentano altrettanti elementi costituitivi di un’azienda: the Value Proposition, the Key (Operating) Activities, Partners, Assets/Resources, Customer Relationships, Go-To-Market Channels, Customer Segments, Cost Structure and Revenue Streams.
Grazie al BMC è possibile spiegare graficamente cosa offre il business, come l’azienda raggiunge i propri clienti e in che modo tutto ciò produce valore.

Per presentare una startup ai potenziali investitori, secondo Tunguz, sono altrettanto fondamentali gli altri due strumenti indicati dall’autore nel suo post: il modello delle 5 forze di Porter e la Catena del valore. Il consiglio di Tunguz è quello di unire questi due strumenti in un’unica matrice, che definisce “Grand Unifying Framework” (GUF).

Partendo dalla convinzione che per impostare correttamente il business di una startup è fondamentale capire in che tipo di mercato l’azienda si affaccia, Tunguz costruisce una matrice nella quale la catena del valore rappresenta le categorie orizzontali, mentre le cinque forze di Porter vanno a costituire le categorie verticali.

Di conseguenza, sull’asse orizzontale ritroviamo le attività/i processi primari e quelli di supporto, mentre sull’asse verticale le cinque forze competitive che Porter identifica in: Concorrenti diretti, Fornitori, Clienti, Potenziali entranti, Produttori di beni sostitutivi.

Il GUF consente, secondo Tunguz, di ottenere tre informazioni indispensabili per una startup che entra sul mercato: prima di tutto, identificare le attività che compongono la catena del valore. In secondo luogo, consente di capire quali sono le motivazioni che muovono tutti i giocatori coinvolti nell’ecosistema. Infine, la matrice offre la possibilità di vedere chi detiene il maggior potere e controlla il capitale all’interno del mercato.

Nell’ultima parte del post, infine, Tunguz suggerisce come utilizzare questi strumenti e cosa osservare in particolare per dedurre informazioni importanti.

Nella matrice GUF, per capire quale sia il giocatore con maggior potere (e, di conseguenza, che detta le leggi all’interno del mercato), bisogna guardare la colonna che contiene i clienti e fornitori con livello più basso di potere, nessun prodotto sostitutivo e la più alta barriera all’entrata. Inoltre, la matrice GUF consente di percepire immediatamente quanta concorrenza esiste per ciascun livello della catena del valore, osservando la riga dei concorrenti diretti.

Il BMC, invece, descrive il “go-to-market” di un’impresa: nel compilarlo, Tunguz suggerisce particolare attenzione alla Value Proposition (deve essere ben definita). Altri due aspetti fondamentali sono le Customer Relationships e la segmentazione dei clienti, seguiti dalla struttura dei costi dell’azienda. Quest’ultimo aspetto, infatti, determina il burn rate e i requisiti patrimoniali.

In chiusura del post Tunguz specifica che, per una startup in fase early stage, può essere difficile definire in maniera dettagliata tutte le aree del Business Model Canvas: ciò nonostante, esso rappresenta, assieme alla matrice GUF, uno strumento indispensabile per presentare il proprio business ad un potenziale investitore e devono essere curati al meglio.

Napoli, 15/11/2013

Il “Petal Diagram” spiegato da Steve Blank: la rappresentazione grafica della concorrenza su misura per le startup

In uno degli ultimi post del suo blog, Steve Blank suggerisce alle startup una nuova metodologia per rappresentare graficamente nel proprio pitch l’analisi della concorrenza.
Il presupposto da cui parte l’autore è che la “classica” slide sulla concorrenza, impostata su un grafico con gli assi X/Y che rappresentano i parametri di mercato, non sia adatta ad una startup ma sia uno strascico ereditato dall’analisi dello scenario competitivo di aziende che si inseriscono su mercati già esistenti: i parametri X e Y, infatti, sono definiti sulla base degli utenti del mercato attuale (di solito si tratta delle variabili prezzo e performance).

Secondo Blank, invece, la maggior parte delle startup cerca di posizionarsi in mercati totalmente nuovi, o di cambiare gli assestamenti di mercati già esistenti. E’ possibile, inoltre, che il mercato della startup in questione nasca dall’intersezione di mercati già esistenti, o ancora che il mercato non esista e sarà proprio la startup a crearlo. Da queste considerazioni, Blank deduce la necessità di trovare una nuova modalità di rappresentazione del panorama competitivo di una startup.

La scelta di Blank è una rappresentazione grafica chiamata “Petal Diagram”, nella quale la startup viene posizionata al centro della diapositiva. Nell’esempio descritto nel post, la startup sta creando una nuova categoria di mercato (un network di formazione a lungo termine pensato per gli imprenditori).
La startup in questione vuole creare il proprio mercato traendo i propri clienti da cinque segmenti: aziende, istruzione superiore, ecosistema startup, istituzioni, adulti che vogliono acquisire nuove skills.

A questo punto, i cinque segmenti vengono rappresentati come una nuvola di mercati contigui intorno alla startup. Il risultato è una slide composta dalla startup al centro, e cinque “petali” che la circondano: in ciascun petalo si inseriscono i nomi delle aziende concorrenti per quello specifico segmento.

Per ciascun concorrente si procede poi ad indicare la quota di capitale equity raccolta, in maniera tale da mostrare ai potenziali investitori che c’è interesse di altri investitori in quel mercato (Blank accenna alla convinzione tipica secondo la quale “no VC wants to miss a hot space”).

Infine, è possibile indicare nella slide “Petal Diagram” la dimensione di ogni mercato adiacente in modo tale da permettere alla startup di dare risposta alla domanda “Quanto grande può essere il vostro mercato?”, che di solito viene posta da tutti i potenziali investitori.

Ultimo aspetto fondamentale messo in luce da Steve Blank è che un’analisi della concorrenza rappresentata sottoforma di “Petal Diagram” serve alla startup anche da guida per la costruzione del Business Model Canvas: quando si utilizza il metodo Lean Startup, infatti, un grafico di questo tipo consente al team di identificare il primo segmento di potenziali clienti da inserire nel Canvas. Inoltre, è un modello semplice da modificare qualora ci si renda conto che le ipotesi iniziali erano errate: un altro vantaggio importante per una startup che muove i propri primi passi verso il mercato.

Napoli, 13/11/2013