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Tag: crescita sostenibile

Il bando del MISE: Fabbrica intelligente, Agrifood e Scienze della vita

Al via il nuovo bando del MISE: 560 milioni di euro per promuovere azioni di Ricerca e Sviluppo nei settori Agrifood, Fabbrica Intelligente e Scienze della vita.

Il Ministero dello Sviluppo EconomicoMise –  con il bando “Fabbrica intelligente, Agrifood e Scienze della vita”, avvia una nuova fase del PON Imprese e Competitività, per il sostegno ai progetti di ricerca e sviluppo promossi nell’ambito delle aree tecnologiche coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente.

L’intervento è finanziato con 562,7 milioni di euro, destinate in misura pari a:
Regioni meno sviluppate come Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia;
Regioni in transizione come Abruzzo, Molise e Sardegna;
Regioni più sviluppate.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto due distinte procedure di accesso alle agevolazioni:

  1. da una parte, la procedura a sportello, pensata per progetti di minori dimensioni, tra 800 mila e 5 milioni di euro, nelle Regioni meno sviluppate e in transizione;
  2. dall’altra, la procedura negoziale già utilizzata per gli Accordi per l’innovazione, per progetti con importo superiore a 5 milioni di euro ed entro un massimo di 40 milioni di euro, da realizzare sull’intero territorio nazionale.

I soggetti ammissibili al bando Fabbrica intelligente, Agrifood e Scienze della vita è rivolto a imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria e ai centri di ricerca.

Ambiti, aree territoriali e tipologie di procedure sono così suddivise:
Fabbrica Intelligente: soluzioni tecnologiche per l’ottimizzazione dei processi produttivi e di automazione industriale;
Agrifood: soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, relativo ai comparti produttivi riconducibili all’agricoltura e alle attività connesse;
Scienze della Vita: comprende tutte le discipline rivolte allo studio delle materia e delle specie viventi.
Per quanto riguarda l’accesso alla procedura, la proposta progettuale deve essere trasmessa, esclusivamente in via telematica, dalle ore 10:00 alle ore 19:00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, utilizzando la procedura disponibile nel sito internet a questo link , fino all’esaurimento delle risorse finanziarie.

Per informazioni sulla presentazione dei progetti, utilizzare l’indirizzo info_domandefcs@mcc.it

Le richieste di chiarimenti ed eventuali quesiti di natura normativa possono essere inviati all’indirizzo di posta elettronica: INFO_RS-FCS@mise.gov.it

Perché le startup falliscono? L’importanza della strategia di distribuzione per la crescita del business

Jim Huffman è CEO e co-founder dell’agenzia di Growth Marketing “GrowthHit”, con sede a Seattle. Huffman ha recentemente firmato il libro “The Growth Marketer’s Playbook”, del quale il portale Geekwike ha pubblicato un interessante estratto, per rispondere alla domanda: “Qual’è la vera ragione per cui le startup falliscono?” .

Nel libro di Huffman si legge che la prima causa di fallimento per una startup è da ricercare non tanto nel prodotto, quanto nella strategia di distribuzione di quest’ultimo: secondo CB Insights, infatti, ben il 42% delle startup non riesce a sopravvivere perché non esiste alcun bisogno corrispondente al prodotto o servizio offerto sul mercato.

Huffman sostiene che, in questi casi, la startup ha sbagliato il prodotto o ha mirato ai consumatori sbagliati: non è vero, infatti, che un ottimo prodotto si vende da solo. Il prodotto vince se soddisfa il mercato giusto: ecco perché è fondamentale porre la stessa attenzione che si pone nella creazione del prodotto alla strategia di distribuzione dello stesso.

Ma quali possono essere gli errori nella strategia di distribuzione di una startup? Il problema potrebbe essere nel modo in cui si cerca di raggiungere i potenziali clienti. Il piano di distribuzione, in questi casi, è errato o pensato male in origine.
Ancora, la startup potrebbe cadere nell’errore di proporre il prodotto ai clienti sbagliati e, di conseguenza, ricevere feedback falsati o comunque non utili.
Potrebbe esserci, infine, anche un problema riguardante la strategia di acquisizione clienti o la comunicazione.

Huffman propone ai lettori una formula matematica per capire se la startup sta procedendo sulla strada giusta e avrà margini di crescita: la regola di base relativa alle grandezze di costo acquisizione clienti (CAC) e lifetime value del cliente (LTV), l’indicatore che misura i profitti prevedibili in base alla relazione con i clienti, a partire dal loro comportamento d’acquisto.
La relazione tra CAC e LTV deve essere in rapporto 3:1, con LTV pari a tre volte il CAC (ad esempio, spendi 30€ per ottenerne 90€).

Spesso gli startupper sono convinti che, concentrando al massimo tutte le risorse e gli sforzi per ottenere il miglior prodotto possibile, i clienti arriveranno automaticamante, quasi come per magia. Questo non è assolutamente vero!
Non esistono tattiche o trucchi per acquisire clienti: l’unica strada praticabile per ottenere una startup di successo è seguire un approccio ben preciso che consenta di allineare il prodotto ai potenziali clienti ideali.

Huffman sostiene che esiste una strategia ben precisa per assicurarsi di imboccare la strada giusta per la crescita e il successo di una startup: la cosiddetta strategia di crescita sostenibile. La domanda chiave da porsi è: stai investendo nel marketing la stessa cura e attenzione che investi per costruire il tuo prodotto?
La strategia di marketing utile e ricca di contenuti rappresenta, infatti, il modo migliore per assicurarsi che la strategia di distribuzione sia davvero efficace.

Una strategia di marketing di successo si basa sulla giusta combinazione di canali di marketing, sull’analisi dei dati e sulla strategia di crescita. Bisogna poi definire accuratamente una serie di regole per decidere come e quando apportare eventuali modifiche e aggiustamenti al modello di business, cosa che è possibile fare soltanto testando il prodotto sul mercato e imparando a conoscere alla perfezione il settore in cui si opera. Ancora, è importante eseguire una costante attività di controllo e di verifica, per assicurarsi di essere al passo con la programmazione dei propri obiettivi.

Ecco, quindi, che diventa fondamentale fare una ricerca preventiva per capire chi è il cliente target, dove si trova, come può essere raggiunto.
Una ricerca di questo tipo rappresenta il primo passo per trovare la strategia di distribuzione più efficace, in grado di mettere in contatto il tuo prodotto con le persone che ne hanno bisogno.

La giusta strategia di distribuzione può davvero salvare una startup!

Fonte: https://www.geekwire.com/2018/real-reason-startups-fail-right-distribution-strategy-can-save-company/

Vuoi avere l’opportunità di conoscere meglio le strategie e gli strumenti più utili per trasformare la tua idea di impresa in una startup? Scopri tutte le opportunità di “VulcanicaMente: dal talento all’impresa 4 Reloaded”: http://www.incubatorenapoliest.it/vulcanicamente-4-reloaded/

Napoli, 30/08/2018

Global Entrepreneurship Congress 2015: arriva a Milano nel mese di marzo l’appuntamento mondiale per startup e imprese

Arriva quest’anno per la prima volta in Italia l’evento internazionale dedicato a startup e innovazione “Global Entrepreneurship Congress”, durante il quale le nuove imprese possono entrare in contatto diretto con investitori di tutto il mondo: l’appuntamento è dal 16 al 19 marzo 2015 a Milano e le registrazioni on-line sono già aperte sul portale dedicato all’iniziativa (qui il link per registrarsi).

Il GEC – Global Entrepreneurship Congress è un evento che rientra nell’ambito della Global Entrepreneurship Week, nato nel 2009 ad opera della Kauffman Foundation e dedicato a imprese, startup, investitori, ricercatori, amministrazioni pubbliche e politici con l’obiettivo di promuovere la nascita di nuove attività di impresa, sostenendo la crescita economica a livello globale.

Lo scopo principale del GEC è quello di implementare un ecosistema globale per garantire l’incontro e la condivisione tra gli imprenditori di tutto il mondo, superando i confini geografici tra gli Stati in vista dell’obiettivo finale comune a qualsiasi impresa: sviluppare una strategia per promuovere le migliori idee di business.

Durante il GEC imprese e startup potranno assistere ad una serie di sessioni ed interventi tra cui quelli, già confermati, di personalità di spicco mondiale come Richard Branson (Virgin Group) e Jeff Hoffman (Priceline.com).

In particolare, il Global Entrepreneurship Congress rappresenta un’occasione importante di networking per startup e aspiranti imprenditori, che possono trovare ispirazione, feedback e costruire importanti relazioni con potenziali partner ed investitori.

Questi sono i temi principali che saranno affrontati durante i tre giorni del Congresso:

– strategie imprenditoriali per l’occupazione giovanile e la crescita sostenibile;
– il ruolo delle industrie creative e dei business angel;
– soluzioni per una crescita inclusiva;
– promozione dell’imprenditoria in Africa.

La sede dell’evento sarà presso il MiCo – Milano Congressi (Piazzale Carlo Magno, 1 – 20149 Milano).

Per maggiori informazioni, per registrarsi e per restare aggiornati sul programma dell’evento: http://gec.co/

Napoli, 09/01/2015

Consigli alle startup: come costruire il percorso di crescita fin dalla fase early stage

Sheena Tahilramani è co-founder di 7 Second Strategies, società specializzata in public relations con sede a Pasadena: ha recentemente pubblicato un post su Entrepreuner, incentrato sul tema della crescita esponenziale di una startup e su alcuni aspetti che possono fare la differenza tra scalare il business e far fallire l’intero progetto imprenditoriale.

In particolare per un imprenditore che lavora da solo o a capo di una piccola società con un team composto da meno di 10 persone, il periodo iniziale di una startup può significare lunghe ore di lavoro e la tendenza a farsi sopraffare dalle attività che la startup richiede in questa fase early stage, perdendo di vista alcuni aspetti importanti che, se trascurati, comporteranno problemi al futuro sviluppo della startup.

Spesso, infatti, il founder di una startup trascura un’attività che è invece fondamentale per gettare le basi di una startup in grado di affrontare il suo percorso di crescita e di sviluppo: la creazione di una solida cultura aziendale e un approccio globale e fondato sulla pianificazione a lungo termine. Secondo Sheena Tahilramani è necessario impostare il percorso seguendo tre fasi fondamentali:

1) Impostare la mission e la vision, conoscendo la differenza tra i due concetti.

Anche se mission e vision possono sembrare in apparenza due concetti simili, questi due aspetti delineano le basi dell’azienda e del brand in modi differenti. La vision rappresenta “una forza globale aspirazionale”, le basi che spingono avanti nel tempo l’azienda; la mission si addentra invece nello specifico di ciò che l’azienda fa, in che modo e perché.

Anche se può sembrare relativamente poco importante costruire questi due concetti agli inizi di una startup, l’immagine del brand che i consumatori si costruiscono in base alla vision e alla mission che l’azienda dichiara possono rappresentare in seguito dei driver di crescita fondamentali.

Per costruire efficacemente la mission e la vision, occorre domandarsi: Perchè sto creando la mia azienda e dove voglio che sia tra 10 anni?

2) Sviluppare un piano di crescita globale.

L’autrice parte in questo caso da un presupposto ben preciso: circa la metà delle nuove imprese negli USA sopravvive per almeno cinque anni, e un terso sopravvive per almeno dieci anni. Ecco che un piano di crescita diventa fondamentale per garantire un business sostenibile.

Se il fatturato annuo della società non cresce in maniera almeno pari (o superiore) al tasso di inflazione, significa che l’azienda si sta muovendo all’indietro e che i concorrenti stanno avendo la meglio. Un piano di crescita efficace consente di evitare che l’azienda rimanga indietro e assicura un cammino pari o più veloce di quello della concorrenza.

Naturalmente bisogna sempre avere ben presente la natura mutevole del mercato, soprattutto in una situazione economica come quella attuale: ma anche qui, disporre di un piano di crescita secondo Sheena Tahilramani non è mai inutile: meglio avere un bersaglio mobile, che non avere alcun bersaglio. Anche se il piano avrà bisogno di continui aggiustamenti e modifiche, bisogna comunque stabilire le milestones per il percorso di crescita, in modo tale da avere una base solida quando si dovranno affrontare grandi decisioni per il business.

3) Assumere un “chief growth officer” può essere di grande aiuto.

Spesso l’assunzione di un dirigente che si occupi di gestire la crescita può essere un passo difficile da fare per una startup: ma è importante tenere l’idea in considerazione e rendersi conto che assumere un “chief growth officer” sarebbe un ottimo investimento.
Una startup deve vedere nella crescita il suo grande obiettivo, ed assumere qualcuno che si occupi di questo aspetto può fornire un’indispensabile guida.

Si tratta di una consapevolezza cui stanno giungendo molti CEO di aziende e startup oltreoceano: l’autrice cita infatti l’esempio di The Hershey Company, che dopo aver assunto un “chief growth officer” ha visto aumentare le proprie vendite annuali progressivamente, fino a raggiungere una crescita delle revenue pari al 50%.

In conclusione, una cultura ben definita, un solido piano di crescita e l’assunzione di un “chief growth officer” alla guida la strategia forniscono al CEO tutti gli strumenti necessari per scalare in modo più rapido ed efficiente: sicuramente lavorare sulla propria attività è la priorità per un CEO, in particolare se segue un approccio lean. Ma allo stesso tempo, imparare a fare un passo indietro giorno per giorno concentrandosi su questi aspetti critici assicura alla startup una crescita misurabile ed efficace.

Per leggere il post originale: http://www.entrepreneur.com/article/234411

Napoli, 06/06/2014