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Tag: tecnologia

L’edizione 2013 di TBIZ: tecnologia e innovazione per imprese e startup del Mezzogiorno

TechnologyBIZ, una tra le più importanti iniziative al Sud sui temi della tecnologia e dell’innovazione, giunge quest’anno alla sua quinta edizione che si terrà il 28 e 29 novembre in una nuova location: il centro congressi Expo Napoli della Stazione Marittima.

Nel corso delle due giornate dedicate a TBIZ 2013, la community di oltre tremila tra imprenditori, professionisti, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni si incontrerà per approfondire argomenti e temi fondamentali per far emergere una nuova Cultura dell’Innovazione, attraverso interventi e keynote di oltre 50 ospiti esperti del mondo dell’economia, delle università, dell’industria, della politica e delle associazioni.
La due giorni vedrà inoltre una serie di occasioni di incontro bilaterali tra aziende pubbliche e private, distretti e laboratori e tra startup, incubatori ed investitori.

Le tematiche fondamentali che saranno trattate durante TBIZ 2013 riguardano in particolare: Ambiente, Beni Culturali, Difesa, Competitività, Telecomunicazione, Informatica, Internazionalizzazione, Reti di Imprese, Sanità, Occupazione, Finanza Innovativa, Artigianato, Smart Cities, Startup, Crowfunding, Coworking.

Tra gli obiettivi degli organizzatori, ricordiamo prima di tutto quello di favorire lo sviluppo di un sistema di relazioni tra mondo dell’imprenditoria, della ricerca e delle istituzioni, per stimolare la collaborazione reciproca tra gli operatori economici del territorio.
Inoltre, è di importanza fondamentale diffondere la consapevolezza che l’innovazione produce lavoro e profitto, pertanto è fondamentale promuovere nel Mezzogiorno la crescita della spesa per ricerca e sviluppo e l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative da parte delle imprese.
I partecipanti, inoltre, avranno la possibilità di trovare nuove opportunità commerciali e stringere interessanti partnership, mentre uno spazio fondamentale sarà riservato per dare rilevanza e visibilità alle start up innovative e agli incubatori di impresa.

Sono cinque le “ragioni per esserci” segnalate dagli organizzatori:

  1. TBIZ 2013 è un vero e proprio contenitore di eventi verticali, con due giorni intensi e ben spesi da cui ciascun partecipante può trarre il meglio;
  2. Il Mezzogiorno costituisce un ampio mercato in rapida espansione per i technology vendors e TBIZ 2013 è un luogo di incontro della community di imprenditori del Sud;
  3. TBIZ 2013 offre un contesto dove intessere relazioni di alto livello e valore per i protagonisti dell’innovazione e gli aspiranti tali;
  4. Si tratta di un evento in cui è possible incontrare stakeholders provenienti da diverse realtà (imprenditoria, università, ricerca, pubblica amministrazione, etc.);
  5. Lo staff del TBIZ 2013 ha accuratamente selezionato contenuti e tematiche di reale interesse per i partecipanti.

Per saperne di più, il sito ufficiale è http://www.technologybiz.it/it.

Napoli, 01/10/2013

Tecnologia, innovazione e creatività: in arrivo a Roma la Maker Faire (3-6 ottobre)

Tra pochi giorni, dal 3 al 6 ottobre, il Palazzo dei Congressi di Roma ospiterà la Maker Faire, edizione europea dell’evento internazionale dedicato al Movimento dei Maker, all’innovazione, alle idee e alla creatività.
La Maker Faire è realizzata, promossa e organizzata da Asset-Camera con il supporto di Tecnopolo e la collaborazione di Arduino e della rivista Make, curatori dell’evento sono Massimo Banzi e Riccardo Luna.

Obiettivo primario degli organizzatori è quello di avvicinare le famiglie al mondo dell’innovazione ed in particolare alla tecnologia rivoluzionaria dei Maker, facendo scoprire al grande pubblico la nuova cultura che è da più parti accreditata come la prossima grande rivoluzione industriale: i Maker sono veri e propri inventori, che coniugano allo stesso tempo l’essere esperti delle tecnologie più avanzate con le caratteristiche degli artigiani del XXI secolo.

Probabilmente la caratteristica che rende il movimento dei Maker unico al mondo è proprio nel suo essere “nata dal basso”, grazie ad una community che ha visto i suoi primi passi nelle case e nei garage dei primi a possedere una stampante 3D o a costruirsene una ed è cresciuta a livello globale con un approccio open di condivisione delle conoscenze e dei progressi di ognuno.

Il programma della Maker Faire inizia giovedi 3 ottobre con la conferenza di apertura curata da Riccardo Luna (ore 10/19): insieme ad ospiti internazionali spiegherà ai partecipanti chi sono i Maker, come è nato il loro Movimento e cosa sono la Stampa 3D e l’elettronica open source. Per partecipare, è necessario registrarsi gratuitamente attraverso questo form.

La giornata di venerdi 4 ottobre è invece dedicata a due momenti: l’Educational Day ed il Techgarage.

L’Educational Day è riservato alle scuole, che potranno accreditare le proprie classi e partecipare gratuitamente ai workshop in programma durante l’intera giornata: tra i temi trattati, l’energia ecosostenibile e la robotica, ma anche laboratori destinati ai più piccoli sull’elettricità o il riciclo creativo. Per sapere quali sono tutti i workshop in programma, il link di riferimento è http://www.makerfairerome.eu/il-programma/makerfairerome-per-scuole/, nel quale è indicato anche il link per il form di iscrizione.

Il Techgarage è il momento dedicato ai 10 migliori progetti di impresa selezionati nei mesi scorsi per partecipare all’evento “Techgarage – The business of making”: i partecipanti potranno presentare il proprio progetto di fronte ad una platea di esperti, venture capitalist, rappresentanti delle Istituzioni, docenti universitari e giornalisti.
Per assistere all’evento, caratterizzato tra l’altro da interessanti dibattiti sul tema della creatività innovativa, è possibile registrarsi a questo link: https://techgarage.eventbrite.it/

Il 5 e 6 ottobre la Maker Faire entra nel vivo con l’accesso agli spazi espositivi e ad una serie di interessanti workshop: l’ingresso per queste due giornate è a pagamento, i biglietti sono in vendita qui.
L’ingresso in fiera, in entrambi i giorni, è possibile a partire dalle 9:30 e il programma offre un’ampia gamma di interventi di speaker di fama internazionale e di workshop su temi di particolare interesse, a partire dalla stampa 3D, al gaming, all’elettronica e il web design. Il programma dei workshop e la lista degli speaker sono in continuo aggiornamento, per saperne di più basta visitare il sito internet dell’iniziativa.

Napoli, 27/09/2013

@Diversity Idea Competition: innovazione e tecnologie per la cultura in Europa

La Commissione Europea punta sul binomio ICT – cultura e lancia @Diversity: Innovative Ideas for the Cultural and Creative Sectors in Europe: si tratta di una Idea Competition riservata alle 15 migliori idee innovative sull’uso delle tecnologie innovative dell’informazione e della comunicazione applicate ai prodotti culturali.

L’obbiettivo di @Diversity è quello di testare nuovi approcci per creare, diffondere, finanziare e creare valore nel settore culturale, grazie all’esplorazione di nuove idee e, di conseguenza, di nuovi modelli di business nel rispetto della diversità culturale.

Possono partecipare al concorso i cittadini di tutti gli Stati Membri dell’UE e della Croazia, sia come singoli che come organizzazioni (sono ammesse imprese ed enti no profit ed è prevista la possibilità di partnership tra gli attori). @Diversity riserva inoltre ai giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni una categoria a sé: The Young Culture Award.

Le idee devono fare un uso innovativo delle ICT in una delle seguenti categorie:

  • Make Culture: idee finalizzate a produrre o riprodurre contenuti culturali o avviare un servizio culturale;
  • Spread Culture: idee finalizzate a far circolare, distribuire e promuovere prodotti e risorse culturali;
  • Access Culture: idee finalizzate ad agevolare l’accesso alle risorse culturali e/o ridurre le barriere d’accesso;
  • Finance Culture: idee che presentano meccanismi di finanziamento alternativi per finanziare la creazione, la diffusione e l’accesso ai contenuti culturali.

Riguardo ai settori culturali di riferimento, @Diverisity ne elenca cinque:

  • Patrimonio culturale (gallerie, biblioteche, musei, archivi);
  • Audiovisivi (musica, film, videogiochi, multimedia);
  • Performing Arts (musica dal vivo, teatri, opera, danza, spettacoli di luci e suoni);
  • Creazione ed esposizione di oggetti d’arte/prodotti tangibili (pittura, scultura, arte grafica, arte concettuale, installazioni);
  • Editoria (libri, stampa).

Per partecipare occorre iscriversi online registrando il proprio account e compilando l’apposito form di iscrizione: la call resta aperta fino al 19 Agosto 2013.
Tra tutti i partecipanti, saranno selezionati i 15 progetti più innovativi ed originali che parteciperanno alla cerimonia di premiazione che avrà luogo a Bruxelles il 5 novembre 2013, in occasione dello European Culture Forum.

Per i 15 progetti vincitori verrà attivato un apposito programma di Coaching che comprenderà due sessioni on line (dal 13 novembre 2013 al 19 marzo 2014), un workshop a Londra il 19 e 20 marzo 2014 e un seminario finale a Bruxelles nel settembre 2014, che si svolgerà con due sessioni di pitching al cospetto della comunità internazionale di investitori.

Per maggiori informazioni: https://www.at-diversity.eu/

Napoli, 14/06/2013

Alleanza Technapoli – INFN per facilitare la contaminazione tra ricerca e startup

Il Consorzio Technapoli (consorzio partecipato dalla Camera di Commercio di Napoli che riunisce le realtà hi-tech campane) e la sezione napoletana dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) hanno siglato un protocollo d’intesa allo scopo di favorire la valorizzazione e il trasferimento dell’alta tecnologia al tessuto imprenditoriale della Campania.

Il documento prevede infatti lo sviluppo di nuovi Big Science Project nel territorio campano per individuare start up innovative che siano in grado di finalizzare la ricerca industriale: l’obiettivo è quello di sfruttare a livello industriale i risultati della ricerca delle start up attraverso la creazione di spin-off tematici e con un programma di informazione ad hoc, con meeting tra mondo della ricerca e imprese.

Si verrà a creare, quindi, un vero e proprio circolo virtuoso di scambio tra ricercatori ed imprenditori campani, in cui le start up mettono a disposizione le proprie competenze e conoscenze in materia di tecnologie innovative, valorizzando e commercializzando i risultati della propria ricerca, e innescando un meccanismo di sviluppo del settore produttivo.
Il progetto è quindi finalizzato allo sviluppo e al sostegno di un sistema di reti virtuose, come sottolineato dall’assessore regionale alla Ricerca, Guido Trombetti: “È di grande rilievo che il mondo imprenditoriale comprenda la centralità della ricerca fondamentale. Un nuovo sistema di rete si costituisce per favorire la competitività delle imprese. Da questo punto di vista la strategia regionale per la ricerca e lo sviluppo è indirizzata a premiare le reti virtuose a sostegno, non solo della ricerca applicata ma anche della ricerca curiosity driver“.

Si tratta di un progetto molto ambizioso e coraggioso: lo stesso Luigi Iavarone di TechNapoli sottolinea come iniziative di questo tipo, che puntano concretamente sulla ricerca per fornire tecnologia ai processi industriali, siano poco diffuse. In ogni caso, Iavarone sostiene che: “Seppure i tempi di recupero sono destinati a rimanere lunghi si tratta di processi dal potenziale elevatissimo, in grado di cambiare le proporzioni del mercato delle nostre aziende”.

Al momento è in corso di creazione un gruppo di lavoro che sarà composto da ricercatori dell’INFN e imprenditori di Technapoli: innanzitutto procederà ad un’analisi dei fabbisogni delle aziende campane e, in seguito, si occuperà di lavorare al prospetto dei risvolti applicativi delle linee di ricerca seguite nei laboratori campani. Vedremo quali saranno le nuove opportunità che l’accordo offrirà alle start up innovative campane impegnate nella ricerca e sviluppo di tecnologie per l’industria.

Fonte: Il Denaro

Napoli, 30/05/2013

Il viaggio di Steve Blank in Cina: nuove frontiere dell’innovazione

Nei giorni scorsi Steve Blank ha pubblicato sul suo blog una serie di articoli che raccontano il suo recente viaggio in Cina per la promozione del suo ultimo libro “Startup Owners Manual“: un report in cui analizza la situazione passata e presente del Paese, il percorso verso l’innovazione e i possibili futuri sviluppi.

Nel 1949 nasce la Repubblica Popolare Cinese: da quel momento si assiste alla nazionalizzazione e cetralizzazione dell’intera economia del Paese, con la totale scomparsa del settore privato.
Oggi, l’economia cinese è un sistema sempre più fondato sullo sviluppo tecnologico innovativo che ha favorito la nascita di un ecosistema imprenditoriale avanzato, con grandi opportunità per startup e un moderno sistema di Venture Capital e Business Angel.
La domanda cui Blank cerca di rispondere nel suo primo post è come tutto ciò sia accaduto: egli ritiene che il percorso sia iniziato in maniera simile a quella vissuta dagli USA durante la Guerra Fredda, con un massiccio investimento in ricerca scientifica e tecnologica finalizzato alla modernizzazione dell’apparato militare nazionale. Tali investimenti hanno favorito lo sviluppo di nuove tecnologie ingegneristiche, digitali e di comunicazione, e hanno prodotto come “effetto collaterale” la nascita di un sistema caratterizzato da nuove startup e da una moderna mentalità imrenditoriale.
Infatti, a partire dal 1982 il Governo Cinese ha investito in una serie di interventi concentrati sui seguenti aspetti:

  • Ricerca di base
  • R&S nel settore high tech
  • Innovazione tecnologica e comunicazione
  • Infrastrutture di ricerca
  • Sviluppo delle risorse umane nei settori della scienza e della tecnologia.

Il più importante tra i programmi governativi di pianificazione centralizzata del governo cinese è senza dubbio il “Torch Program“, definito da Steve Blank come “la luce che può illuminare il mondo“. Il Programma si organizza in quattro ambiti di intervento che analizziamo più nel dettaglio:

  • INNOVATION CLUSTERS: la Cina è oggi, insieme a Israele e Singapore, il paese che meglio di tutti ha applicato il criterio di creazione di poli industriali allo scopo di garantire vantaggio competitivo alle imprese tecnologiche in esso ospitate. Tra questi, l’esempio più importante è a Pechino, dove Zhongguancun si afferma ogni giorno di più come la Silicon Valley cinese.
  • TECHNOLOGY BUSINESS INCUBATOR (TBI): secondo i dati, nel 2011 la Cina conta ben 1034 TBI che ospitano al loro interno oltre 60.000 startup. Di questi, circa il 20% sono a gestione privata. Da rilevare due aspetti fondamentali: la massiccia presenza di scienziati e ingegneri rientrati in Cina dopo esperienze formative all’estero e l’aumento costante delle strutture a gestione privata.
  • SEED FUNDING: il programma di finanziamento per startup più importante in Cina è l’Innofund, molto simile ai programmi di finanziamento statunitensi per lo sviluppo di startup innovative nel settore tecnologico. Dalla sua istituzione, l’Innofund ha ricevuto più di 35.000 candidature, finanziato circa 9.000 progetti e stanziato fondi per circa un milione di dollari: ciò nonostante, presenta l’inconveniente di una procedura di accesso lenta, macchinosa, ancora troppo legata al parere vincolante del governo sui progetti finanziabili.
  • VENTURE FUND GUIDING: istituito nel 2007, rappresenta il primo tentativo del governo cinese di introdurre VC privati nel sistema di finanziamento delle startup del Paese.

In conclusione del suo secondo post, Steve Blank afferma che la grande rilevanza del Torch Program sta anche e soprattutto nel fatto di aver introdotto nell’ecosistema imprenditoriale cinese concetti culturali tipici del mondo delle startup, come quelli di iterazione, pivot, learning & discovery.

Il terzo post è dedicato all’ascesa del Venture Capital in Cina e a come questo processo abbia favorito la crescita dell’ecosistema imprenditoriale del Paese. I primi investimenti in startup, come abbiamo visto, venivano da programmi statali e hanno favorito la nascita di spin-off e spin-out da parte di scienziati e ingegneri provenienti dal mondo dell’Università e della ricerca. Con il Torch Program è iniziata una seconda ondata di investimenti in VC con protagoniste le Banche. A metà degli anni ’90 le Banche e il governo cinese non erano più in grado di ricoprire l’intero fabbisogno di capitale di rischio delle startup del Paese: è così che sono entrati in gioco alcuni VC stranieri, concludendo il percorso di evoluzione del sistema di Venture Capital cinese da un’economia chiusa e centralizzata verso un sistema aperto e affacciato all’espansione globale, che rappresenta quello che Stebe Blank definisce il più grande sistema di Venture Capital al mondo dopo quello degli USA.

Tuttavia, negli ultimi due post sull’argomento, Blank racconta come nel suo viaggio abbia visto un forte divario tra le aree più moderne della Cina, come il già citato polo di Zhongguancun a Pechino, e le aree periferiche rurali dei villaggi.
La Cina si caratterizza infatti per una serie di contraddizioni e paradossi, provenienti dai retaggi di un sistema centralizzato che ancora oggi prevede il Great Firewall, che chiude le frontiere alla diffusione delle notizie dall’esterno oscurando i siti più diffusi e popolari nel resto del mondo, tra cui Facebook, Twitter e Youtube.
A ciò si aggiunge un sistema che, anzichè basarsi sull’innovazione, adotta un modello di sviluppo di nuove startup che si sostanzia nella clonazione di prodotti (soprattutto software) che funzionano all’estero, importandoli, adattandoli e fornendone una versione esclusivamente diretta al mercato interno cinese. Tutto ciò può accadere in virtù del fatto che il mercato cinese è sconfinato, dal punto di vista del numero di utenti e anche per il grado di diffusione e penetrazione delle tecnologie mobile nel Paese.
Altro grande paradosso, la cultura imprenditoriale che ancora oggi rifugge il rischio e ha paura del fallimento, ma allo stesso tempo investe per costruire Innovation Clusters, Parchi Scientifici e Tecnologici e Incubatori di impresa.
Si aggiunge infine la contraddizione tra la tendenza delle famiglie a fare grossi sacrifici per permettere ai propri figli di studiare all’estero (molto spesso proprio in Silicon Valley), salvo inculcargli, al ritorno in patria, l’idea di dover preferire la stabilità del posto fisso, preferibilmente in ambito statale.

Nonostante tutte queste stridenti contraddizioni, però, Steve Blank si dice convinto che la Cina sia una realtà moderna e sorprendente, che attualmente si trova sulla strada per costruire un grande e moderno ecosistema imprenditoriale basato sulla tecnologia e l’innovazione: il suo percorso è iniziato, veloce e inarrestabile, e non si può tornare indietro.

Napoli, 15/04/2013

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