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Approfondimenti: il Crowdfunding in Italia

 Il crowdfunding  è un sistema di finanziamento “dal basso” che prevede il ricorso alla collaborazione della “folla” (crowd) per la raccolta di fondi finalizzata a sostenere la realizzazione di progetti, idee ed iniziative di vario genere. La raccolta viene effettuata attraverso appositi portali on line, delle vere e proprie piattaforme destinate all’incontro tra coloro che richiedono finanziamenti e coloro che li erogano.

Quello del crowdfunding è un tema di grande attualità: proprio oggi si chiudono infatti le consultazioni aperte un mese fa dalla Consob, sulla base delle quali verrà emanato il Regolamento in materia di crowdfunding previsto dal Decreto Sviluppo bis (argomento al centro di questo articolo pubblicato qualche settimana fa nel nostro blog).
Il Regolamento della Consob sul Crowdfunding farà dell’Italia il primo Paese europeo a dotarsi di una normativa nel settore, nella quale si prevede di dare grande rilevanza all’Equity crowdfunding: si tratta di un’occasione molto importante per dare un quadro di riferimento ai finanziamenti di nuove idee imprenditoriali. L’Equity crowdfunding è infatti il sistema di finanziamento dedicato alla partecipazione di investitori nel capitale delle startup: l’auspicio è che la normativa preveda un sistema chiaro, accessibile a tutti e che vada a preservare gli investitori meno esperti, garantendo al tempo stesso un quadro di riferimento che possa aumentare l’accesso ai finanziamenti per le nuove startup del panorama imprenditoriale nazionale.

Per capire meglio di cosa si tratta, analizziamo innanzitutto i diversi modelli di crowdfunding:

Reward-based: si tratta di donazioni in cambio delle quali si ottengono premi o riconoscimenti di varia natura, che possono essere materiali (come ad esempio il pre-ordine di un prodotto non ancora sul mercato) oppure intangibili (come un “grazie” sul sito web). Si tratta della tipologia di piattaforme di crowdfunding più diffuse, di cui il più noto esempio è Kickstarter.

Equity-based: è il modello basato su azioni finanziarie, che prevede l’acquisto di azioni del capitale di una startup. In genere la piattaforma stabilisce un periodo di tempo e una somma target da raggiungere, che viene suddivisa in migliaia di parti uguali corrispondenti alle singole offerte.

Microfinanza: si tratta di microprestiti in cui i servizi finanziari sono offerti a clienti con bassi redditi che normalmente non riescono ad accedere ai canali di finanziamento bancari, spesso gestito da un intermediario locale.

Social lending: è il prestito sociale o peer-to-peer, che avviene tra persone (senza l’intercessione di un intermediario finanziario) e a tassi di interesse più bassi rispetto a quelli del sistema bancario.

Donazioni: si tratta di piattaforme di raccolta fondi per il no profit, grazie al quale è possibile finanziare enti e associazioni o iniziative di utilità sociale e culturale.

In Italia la situazione del crowdfunding è stata recentemente analizzata in occasione di Crowdfuture, conferenza sul futuro del crowdfunding in Italia, durante la quale sono stati diffusi i dati di un report sulle piattaforme italiane di crowdfunding.
Dal Report si ricava prima di tutto la composizione del mercato del crowdfunding in Italia: si contano, al 10 aprile 2013, 21 piattaforme attive e altre due ancora in fase di lancio. La maggior parte delle piattaforme appartengono al modello Reward-based (12 piattaforme, corrispondenti al 52,2% del totale), seguono le piattaforme dedicate alle Donazioni (7, corrispondenti al 30,4%), due piattaforme Equity-based e due Social Lending (ciascuna corrisponde al 8,7%).

Tra le piattaforme Reward-based italiane, ritroviamo la partenopea DeRev, tra le startup vincitrici della nostra competition VulcanicaMente: è una piattaforma che si rivolge a progetti e idee innovative e creative che riescono a risolvere un problema o fornire un nuovo prodotto in grado di migliorare la vita delle persone e della comunità. Si tratta quindi di idee e progetti con una forte propensione al sociale, nella maggior parte dei casi in campo artistico e culturale.
DeRev offre un servizio di crowdfunding a chi fa parte della community, che può essere di varie tipologie (All or nothing, Keep it all e Fundraising, a seconda della presenza o meno di target prefissati in termini di durata e di somma da raccogliere), tutte afferenti al modello Reward-based in quanto prevedono una “ricompensa”.

Le altre piattaforme italiane di crowdfunding elencate nel report e afferenti al modello Reward-based sono: Boomstarter, Com-Unity, Crowdfunding-Italia, Eppela, Kapipal, Produzioni dal Basso, Starteed, Finanziami il tuo futuro, Kendoo, Cineama, Musicraiser.

Tra le piattaforme che si occupano della raccolta di Donazioni, invece, nasce a Napoli nel 2010 Fund For Culture, piattaforma on line nata allo scopo di promuovere l’innovazione sociale nel settore culturale. Il progetto si rivolge, quindi, da un lato a coloro che sono in cerca di fondi per realizzare un’iniziativa culturale e, dall’altro, al mondo dei donatori in Italia che vogliano sostenere la cultura nel territorio. Il crowdfunding messo in pratica da Fund For Culture è quindi a fondo perduto per gli investitori. La piattaforma Fund For Capital ha all’attivo il Kublai Award 2011 ed è stata tra i finalisti di Working Capital 2011.

Le Donazioni rappresentano il modello di crowdfunding con il rapporto più alto tra progetti presentati e finanziati: ben 130 progetti finanziati su 176, per un totale di 245.000 euro raccolti ed erogati grazie al crowdfunding.
Le altre piattaforme di Crowdfunding italiane che applicano il modello delle Donazioni sono: BuonaCausa, Iodono, Pubblico Bene, Retedeldono, ShinyNote, Terzo Valore.

Il report prosegue con le due piattaforme italiane dedicate al Crowdfunding Equity-based: si tratta, come abbiamo detto, del modello di raccolta dei capitali più idoneo per le startup, che in Italia è ancora relativamente poco diffuso rispetto ai primi due modelli analizzati. Abbiamo già accennato all’attuale situazione del sistema di Equity crowdfunding italiano, che è in attesa di regolamentazione: nel frattempo, il report evidenzia come ad oggi le piattaforme Equity-based siano le meno diffuse in Italia, anche dal punto di vista del numero di progetti ricevuti e finanziati. Le piattaforme Reward-based, infatti, hanno ricevuto 1.522 progetti e ne hanno finanziati con successo 242, mentre il Crowdfunding Equity-based ha finanziato 8 progetti sui 110 ricevuti, per un valore totale pari a due milioni di euro.

Le due piattaforme Equity-based attualmente operanti sul mercato italiano indicate dal report sono SiamoSoci (marketplace per startup non quotate in cerca di investitori, che attualmente collabora con Working Capital di Telecom Italia) e We Are Starting (piattaforma di recente creazione, nata nel marzo 2013).

Ultimo modello di crowdfunding attualmente presente nelle piattaforme italiane è quello di Social Lending, detto anche P2P (Peer-to-Peer). Il cosidetto prestito sociale ha finanziato circa il 35% dei progetti ricevuti, con 1.855 finanziati su 5.313 per un totale di oltre 10 milioni di euro.
Le due piattaforme italiane di Social Lending sono Prestiamoci e Smartika: la prima nasce nel 2010, ed è un marketplace in cui si incontrano Richiedenti e Prestatori.
Un aspetto molto importante è la diversificazione del portafoglio di progetti in cui ciascun prestatore investe, un meccanismo che consente di controllare al meglio il rischio.
Anche Smartika è strutturata come una piattaforma di incontro tra Prestatori e Richiedenti, e prevede un meccanismo di diversificazione del portafoglio di investimento simile a quello di Prestiamoci. Nata in origine come Zopa, la sua attività è stata interrotta nel 2009 dopo alcuni mesi di lavoro per problemi inerenti alla mancanza di Autorizzazioni. Da circa un anno, ottenute le Autorizzazioni in questione, il team di Zopa ha ripreso la propria attività con la piattaforma Smartika.

Il Report include anche l’analisi delle criticità del sistema di crowdfunding italiano: prima di tutto, evidenzia l’attuale situazione di scarsa chiarezza del quadro normativo, ma come sappiamo tale aspetto è attualmente in via di definizione. Si riscontra inoltre una mancanza di cultura del crowdfunding e difficoltà nella promozione e comunicazione delle piattaforme. Infine, l’attuale sistema di pagamento presenta delle difficoltà tecniche.

Ciò nonostante, si riconosce una grande vivacità nel mercato di crowdfunding italiano: si tratta di un sistema che sta maturando facendosi via via più complesso e articolato, ma mantenendosi comunque in una situazione di crescita controllata.
Si evidenzia inoltre una maggiore attenzione alla necessità di diffusione della conoscenza di questo importante strumento a fasce sempre più ampie della popolazione: lo dimostra l’aumento degli eventi sul crowdfunding in tutto il territorio nazionale.
Tutti questi aspetti fanno ben sperare per l’evoluzione e la diffusione del crowdfunding in Italia, visto da più parti come uno strumento fondamentale per la nascita di progetti basati sull’innovazione e sulla sostenibilità che possano guidare i nuovi imprenditori verso il futuro e il cambiamento: restiamo in attesa del Regolamento della Consob per capire quali saranno le evoluzioni.

Per saperne di più, il Report è disponibile al seguente link: http://www.slideshare.net/crowdfuture

Napoli, 30/04/2013

Il Turismo, nuova frontiera di sviluppo per le startup innovative in Italia?

In un paese come l’Italia, il turismo rappresenta sicuramente una delle potenziali fonti di ricchezza e, in quanto tale, un settore in cui può essere molto proficuo investire.
Appaiono molto interessanti le potenzialità di applicazione delle tecnologie digitali e dell’ICT nel settore, tanto che da tempo si parla di Turismo 2.0 come nuova e promettente opportunità per il sistema economico nazionale.
Basti pensare alle grandi possibilità di sfruttare le ICT e il digital per ottimizzare la comunicazione dell’offerta turistica, da parte degli operatori privati ma anche e soprattutto delle amministrazioni pubbliche: le nuove tecnologie applicate al Destination Management consentirebbero di spaziare in nuovi orizzonti nella costruzione e comunicazione dell’immagine turistica del territorio.
L’innovazione tecnologica, in campo turistico, passa anche da tutto ciò che riguarda la sostenibilità, la qualità della vita e il rispetto per l’ambiente: ecco perchè energie green e smart city sono sicuramente concetti connessi al turismo, in quanto migliorano l’attrattività dei territori sia per cittadini e imprese che per turisti e visitatori.

Attualmente le startup innovative nel settore sono ancora molto poche, basti pensare che secondo i dati recentemente diffusi da Infocamere, tra le startup iscritte al Registro delle Imprese solamente 3 fanno capo al settore turistico.
Sembra però che la situazione stia cambiando: innanzitutto a livello istituzionale, come dimostra il Bando Startup pubblicato dal MIUR nel mese di marzo. In ognuna delle tre linee di intervento destinate ai progetti innovativi di impresa, infatti, il turismo è inserito nell’elenco dei settori di intervento previsti dalla normativa. In particolare, per le linee 1 e 2 (Big Data e Cultura ad impatto aumentato) si parla genericamente di turismo, mentre per la linea 3 (Social Innovation Cluster) è previsto nello specifico il settore del turismo responsabile.
Da notare che nel Bando Startup si fa ampio riferimento anche alle energie green e a tematiche tipiche delle smart city: per la linea 1 si fa riferimento ai settori della mobilità e dell’energia, mentre per la linea 3 si parla di energie rinnovabili, sviluppo sostenibile e utilizzo efficiente delle risorse naturali; tutela dei beni culturali, paesaggistici e ambientali e soluzioni innovative per la qualità della vita.

L’incremento dell’interesse per il settore turistico si rileva anche in iniziative non istituzionali, come ad esempio nel recente bando per il Premio Marzotto: nella sezione “Premio Impresa del Futuro” sono messi in palio ben 250.000 euro per la migliore idea imprenditoriale che abbia un significativo impatto positivo in ambito sociale, culturale, territoriale o ambientale e il turismo è ancora una volta tra i settori di intervento preferibili elencati. Inoltre, anche da programmi di accelerazione come Working Capital e Mind The Bridge stanno venendo fuori esempi di startup innovative dedicate al settore turistico.

Tra le 12 startup presentate all’inaugurazione dell’edizione 2013 di Working Capital, ben due sono gli esempi connessi al turismo: CicerOOs, un motore di ricerca dedicato al mondo dei viaggi, e Map2app, software per la creazione di guide turistiche mobili.
Riguardo a Mind The Bridge, ha riscosso particolare successo il progetto Find your Italy, startup ospitata nell’acceleratore di impresa del Polo Tecnologico di Pavia, che ha vinto la borsa di studio per la scuola californiana di MTB ed è tra i finalisti della competition. Il suo progetto prevede la creazione di un network di persone ed esercizi commerciali locali che entrino in contatto diretto con il turista e lo accompagnino nel suo viaggio alla scoperta dell’Italia più autentica.

Un’altro esempio recente è dato della campagna per la promozione turistica e culturale dell’Isola di Malta lanciata dall’Ente del Turismo di Malta su web e mobile. La campagna prevede spazi pubblicitari sulle maggiori testate on line di RCS MediaGroup e Gruppo Editoriale L’Espresso e banner su mobile e su web. Su mobile è, inoltre,possibile consultare gratuitamente la Guida in formato PDF, realizzata con la collaborazione di Lonely Planet, e usufruire dell’applicazione “Visit Malta”.

La campagna è realizzata dalla 4w MarketPlace, startup dell’incubatore Digital Magics. Si tratta di un network pubblicitario italiano che gestisce campagne pubblicitarie sul web e tramite smartphone. Dal 2009 può contare su un accordo esclusivo con Premium Publisher Network, Consorzio fondato dal Gruppo Editoriale L’Espresso e da RCS MediaGroup – a cui hanno aderito RAI, La Stampa, ANSA, Gruppo Finelco, Class Editori e le principali testate locali. Dal 2011 è inoltre in possesso della certificazione come advertising provider di Facebook, che consente la vendita di pubblicità all’interno del social network. Infine, ha ricevuto nel 2012 un finanziamento di 2,5 milioni di euro da Principia SGR finalizzato al potenziamento dello sviluppo tecnologico.

Si tratta del caso più recente di una startup di successo che ha previsto l’applicazione delle tecnologie innovative al settore turistico: un campo che in Italia può offrire numerose e interessanti opportunità agli startupper.

Napoli 23/04/2013

Working Capital 2013: nuovi spazi e strumenti per le startup italiane

Working Capital è il programma di accelerazione e supporto per startup nato nel 2009 ad opera di Telecom Italia. In questi anni ha dato vita a vari progetti, coinvolgendo giovani talenti e finanziando molte idee innovative:

  • 2009/2010: Oltre ad un proficuo progetto di collaborazione con il mondo delle Università, che ha portato al finanziamento di 29 progetti di ricerca, Working Capital si è impegnata a finanziare 13 startup e ha offerto ad altre 36 startup un periodo di pre-incubazione fondamentale sia a livello formativo che come momento di riflessione sulle linee d’azione da intraprendere per realizzare i propri progetti.
  • 2011: In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Working Capital in collaborazione con PNICube organizza il “Tour dei Mille“, girando l’Italia alla ricerca delle migliori 1.000 idee innovative. Il risultato sarà la raccolta di ben 2.139 progetti, di cui 14 premiati durante il Tour. Tra i 150 finalisti, 16 hanno ricevuto un contratto di ricerca, 4 progetti sono stati finanziati con un contributo di 100.000 euro ciascuno e sono stati assegnati 4 premi speciali per le startup.
  • 2012: Working Capital diventa Accelerator, candidandosi a creare una Silicon Valley tutta italiana. Nel novembre 2012 organizza l’evento “Si può fare“, che riceve ben 800 pitch da tutta Italia: saranno assegnati in quest’occasione 20 grant d’impresa del valore di 25.000 euro ciascuno, per i migliori progetti digital e green.

Nel 2013 il cammino di Working Capital Accelerator fa un grande passo avanti, con l’apertura di tre nuovi acceleratori a Roma, Milano e Catania: lo scopo è quello di costruire un sistema di innovazione forte e diffuso sull’intero territorio nazionale, creando tre punti che favoriscano l’incontro tra giovani talenti, investitori e territorio. La scelta delle tre città sede dei nuovi acceleratori dipende dall’obiettivo di coprire l’intero territorio nazionale, da nord a sud, creando così tre punti nevralgici per l’implementazione del sistema innovativo italiano.
Per ciascuna sede è stata scelta una realtà vicina al territorio cui affidare il progetto: l’acceleratore di Roma sarà gestito da Iquii, con Fabio Lalli e Lorenzo Sfienti; quello di Milano da dPixel, con Gianluca Dettori e Franco Gonella; mentre a Catania la gestione è affidata a StartupCT, con Antonio Perdichizzi, Peppe Sirchia e Mario Scuderi.

L’inaugurazione dell’edizione di quest’anno si è tenuta il 19 aprile a Roma, e in quell’occasione Marco Patuano (AD di Telecom Italia) ha spiegato tutte le novità previste: innanzitutto la nuova call, attraverso cui Working Capital mette a disposizione dei migliori progetti ben 30 grant del valore di 25.000 euro ciascuno. Le startup dovranno presentare progetti nei settori internet, digital life, mobile evolution e green.
I 30 grant saranno così suddivisi:

  • 15 saranno destinati alle startup selezionate per partecipare al percorso di accelerazione. Per partecipare alla selezione il progetto dovrà essere caricato sul sito di Working Capital entro il 30 maggio 2013, indicando la sede prescelta tra i tre acceleratori Working Capital.
  • 15 saranno destinati alle migliori startup non selezionate per il percorso di accelerazione, che avranno sottoposto la propria candidatura per la call aperta dal 19 aprile al 30 settembre 2013. In questo secondo gruppo Working Capital prenderà in considerazione sia coloro che non avevano richiesto di partecipare al percorso di accelerazione, sia coloro che non erano stati ritenuti idonei per partecipare.

Un ulteriore, importante novità prevista per il 2013 è la nascita dello Startup Repository WCAP, una piattaforma realizzata grazie alla collaborazione con la Kauffman Society. La funzione del Repository è quella di consentire agli investitori nazionali ed internazionali di accedere ai progetti che si iscriveranno alla piattaforma. Sono già presenti attualmente oltre 15.000 progetti registrati alla piattaforma, tra cui i 4.000 progetti che hanno animato le edizioni precedenti di Working Capital, cui presto si aggiungeranno i progetti di quest’anno.

Per informazioni e per inviare le proprie candidature: http://www.workingcapital.telecomitalia.it/

Napoli, 22 aprile 2013

Opportunità di finanziamento per le imprese campane: il Fondo Jeremie

Jeremie è l’acronimo che sta ad indicare il fondo Joint Europe Resources for Micro to Medium Enterprises, nato su iniziativa della Commissione Europea e sviluppato in collaborazione con il Fondo Europeo per gli Investimenti per facilitare l’accesso al credito delle Piccole e Medie Europee nelle aree di riferimento. E’ importante specificare subito che il Fondo non viene erogato direttamente alle imprese, ma passa attraverso una serie di partner identificati tra gli intrmediari finanziari delle varie aree cui il fondo è destinato.
Si tratta di uno strumento di finanziamento esistente già da alcuni anni, che in Campania ha messo a disposizione negli ultimi due anni circa 18 milioni di euro e per il quale è stata aperta una nuova Manifestazione di Interesse dal 5 al 30 aprile 2013 destinata agli intermediari finanziari che da qui al 2015 vogliano diventare partner di Jeremie Campania. L’Europa prevede quindi di destinare nuove risorse al fondo, per cui è interessane capirne i meccanismi di funzionamento e le modalità di accesso.

Prima di tutto è possibile individuare una caratteristica imprescindibile per le imprese che intendono beneficiare del Fondo Jeremie: la scelta di effettuare nuovi investimenti che promuovano l’innovazione e lo sviluppo del tessuto economico di riferimento. Si tratta quindi di imprese che potremmo definire virtuose, nel senso che operano nel rispetto di criteri di sostenibilità economica e ambientale.
Tale aspetto è ancora più evidente per il Fondo Jeremie Campania, come deducibile dal fatto che nella Manifestazione di Interesse cui si è fatto cenno i settori prioritari di intervento previsti sono ICT, artigianato, attività culturali, servizi per il benessere e la cura della persona.

Gli obiettivi del Fondo dichiarati a livello comunitario specificano che esso è destinato sia alla creazione di nuove imprese che all’espansione di imprese già esistenti, e che gli investimenti possono avere le seguenti finalità:

  • modernizzare e diversificare le attività, sviluppare nuovi prodotti, assicurare e ampliare l’accesso al mercato;
  • finanziare la ricerca e lo sviluppo orientati al trasferimento di tecnologie, innovazione e imprenditorialità;
  • perseguire la modernizzazione tecnologica delle strutture produttive per poter raggiungere gli obiettivi delle economie a bassa emissione di anidride carbonica;
  • creazione e salvaguardia di posti di lavoro sostenibili.

Il Fondo Jeremie Campania è destinato in particolare a micro, piccole e medie imprese con sede legale e/o unità produttiva nel territorio regionale (requisito fondamentale che dovrà essere mantenuto per tutta la durata del finanziamento), anche in forma cooperativa e in consorzi, operanti nell’indstria, nell’artigianato, nel commercio, nel turismo e nei servizi con particolare riferimento ai seguenti settori:

  • tecnologie informatiche;
  • automotive;
  • biotecnologie;
  • aerospaziale;
  • agro-alimentare;
  • risparmio energetico ed energie rinnovabili.

In Campania, i partner dell’iniziativa sono Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale e Banca Unicredit. Il meccanismo di finanziamento è un mutuo per cifre da 10.000 a 1.500.000 € per ciascuna impresa, della durata massima di 8 anni (elevabili a 10), di cui una quota del 45% a tasso zero, e il restante 55% a tasso variabile.
Riguardo alle attività finanziabili, tra esse rientrano costi e immobilizzazioni materiali e immateriali, incremento del capitale circolante per sviluppo dell’attività e fabbisogni di gestione e spese relative al puro capitale circolante, che siano finalizzate allo stabilimento, al rafforzamento, all’espansione, ad attività di business nuova o esistente delle PMI del territorio.
Le domande devono essere presentate presso le Sedi Unicredit (l’elenco è disponibile qui), fino ad esaurimento fondi, e dovranno essere corredate di una serie di documenti tra cui un Business Plan che descriva il piano progettuale dell’impresa.

Per maggiori informazioni:

Napoli, 18/04/2013

Smart City: l’innovazione al servizio del cittadino

Il trend delle Smart Cities sta vivendo un momento d’oro in Europa e in Italia, tanto da essere considerato uno dei passi più importanti da compiere per uscire dalla crisi economica mondiale degli ultimi anni.
Basti pensare ai risultati della ricerca pubblicata nel 2012 da European House-Ambrosetti per conto di ABB sul tema “Smart Cities in Italia: un’opportunità nello spirito del Rinascimento per una nuova qualità della vita“: secondo il documento, l’Italia per diventare un Paese “più smart” dovrebbe investire 3 punti di PIL da qui fino al 2030, ma ciò significherebbe ottenere un risultato in termini di crescita del PIL pari ad 8/10 punti all’anno, senza contare i miglioramenti in termini di immagine e competitività internazionale e quelli relativi ad aspetti interni quali la vivibilità, l’innovazione, la coesione sociale, la creatività.
Cerchiamo innanzitutto di capire quali sono i progetti, gli strumenti e le idee che rendono di una città “Smart”, ossia intelligente: una Smart City si preoccupa di migliorare la qualità della vita all’interno degli spazi urbani, conciliando il più possibile le esigenze di cittadini, imprese ed istituzioni facendo ampio ricorso all’ICT in vari ambiti (su tutti la comunicazione, la mobilità, l’ambiente e l’efficienza energetica).

Ai giorni nostri, il buon funzionamento e la competitività di una città non dipendono più esclusivamente dalla dotazione di “capitale fisico” di cui essa dispone: alle tradizionali intrastrutture materiali, infatti, il concetto di Smart City affianca prima di tutto le moderne infrastrutture digitali, che si sostanziano negli strumenti forniti dall’applicazione dell’ICT e quindi nelle infrastrutture di comunicazione digitali.
La tecnologia rappresenta infatti il fil rouge che sottende tutte le politiche di una Smart City: si spiega così il grande interesse delle istituzioni comunitarie e nazionali che finanziano bandi e progetti in grado di aumentare il livello “Smart” delle nostre città.
Tra questi, ad esempio, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha previsto per il 2012 il BandoSmart Cities e Communities” che ha messo a disposizione fondi per 665 milioni di euro nella sua versione nazionale, e un ulteriore tranche di 200 milioni di euro per il Bando destinato alle Regioni dell’Obiettivo Convergenza. Inoltre, è degli ultimi giorni la notizia di un accordo tra il Miur e l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) per l’affidamento a quest’ultima del servizioAnalisi di strumenti e azioni a sostegno dello sviluppo di Smart Cities e Communities“, per monitorare i risultati dei programmi di finanziamento già avviati e predisporre il piano degli interventi futuri.

Sarebbe riduttivo, però, dire che basti applicare le tecnologie digitali per diventare una Smart City: il passaggio decisivo sta nell’elemento del capitale umano e sociale, che assume un ruolo di grande rilievo nella trasformazione delle nostre città in Smart Cities.
Il risultato degli investimenti in queste tre tipologie di capitale, assieme alla gestione intelligente e lungimirante di una Pubblica Amministrazione che agisca secondo criteri di rispetto delle risorse naturali e che favorisca la partecipazione dei cittadini, è uno sviluppo economico sostenibile affiancato da un miglioramento della qualità della vita.

Cerchiamo di schematizzare l’analisi delle caratteristiche di una Smart City analizzandole da alcuni punti di vista specifici:

  • Infrastrutture: nel concetto di Smart City le infrastrutture materiali e digitali sono intese come servizi offerti a cittadini e imprese, gestite con largo uso dell’ICT e mediante la “messa in rete” delle risorse disponibili al fine di migliorare l’efficienza economica e politica per obiettivi di sviluppo sociale, culturale e urbano. In questo ambito assumono grande rilevanza le politiche sulla mobilità, che nelle Smart Cities si basano sull’ampio ricorso alle aree pedonali, sull’utilizzo di un sistema di trasporto pubblico innovativo e la promozione di mezzi di trasporto ecologici ed alternativi.
  • Sistema economico: nelle Smart Cities ritroviamo ancora il ruolo centrale dell’ICT, fulcro di una pianificazione territoriale finalizzata alla creazione di un sistema competitivo e attrattivo per le nuove imprese. Da notare che in Italia ciò significa auspicare una pianificazione economica intelligente a tutti i livelli, una città può diventare Smart se la Regione cui appartiene si adopera sulle stesse linee guida.
  • Ambiente sociale: l’innovazione nelle Smart Cities va interpretata alla luce del ruolo primario del capitale sociale e umano, esse infatti si innovano grazie all’apprendimento e all’adattamento derivanti dalla pianificazione urbanistica e territoriale improntata su un concetto altamente partecipativo di democrazia, che incoraggia l’intervento attivo dei cittadini facendo ampio ricorso a strumenti come le consultazioni on-line.
  • Ambiente e Cultura: il concetto di Sostenibilità è fondamentale nella Smart City. Per far fronte alla scarsità di risorse, in un’epoca in cui lo sviluppo è sempre più collegato alla disponibilità di risorse turistiche e naturali, lo “sfruttamento” di queste ultime è all’insegna del rispetto, della sicurezza e della rinnovabilità. Ciò riguarda in egual misura sia il patrimonio naturale, che quello culturale materiale e intangibile. Da ciò, le politiche di una Smart City prevedono il ricorso alle moderne tecnologie digitali e un intelligente utilizzo del web, ad esempio attraverso portali on line di offerta, mappature e percorsi tematici digitali, virtualizzazione del patrimonio che viene restituito alla comunità sottoforma di “bene comune”: in quest’ottica, si aprono orizzonti di sviluppo per startup innovative che riescano a fornire prodotti utilizzabili in tal senso.

Oltre ai finanziamenti a livello istituzionale, il mondo delle Smart Cities è oggi protagonista del concorso indetto da Telecom Italia in collaborazione con Domus “Digital Ideas for Expo City 2015“, riservato al mondo della progettazione e del design che voglia mettere in gioco le proprie idee innovative basate sull’utilizzo delle tecnologie digitali.
Le idee dovranno essere applicabili agli spazi urbani e domestici allo scopo di migliorare l’efficienza e la sostenibilità della vita nelle città, rendendole più “Smart”.
I progetti candidati dovranno prevedere l’utilizzo di almeno una componente tecnologica di Telecom Italia, da scegliere tra le soluzioni di Cloud Computing della Nuvola Italiana (insieme delle risorse informatiche rese disponibili attraverso la Rete di connettività a banda larga) e la NFC – Near Field Communication (tecnologia in radiofrequenza a corto raggio per lo scambio di informazioni tra dispositivi posti in prossimità).
Oltre all’area di riferimento “Smart City“, le proposte progettuali potranno far capo anche ad altre due aree: Mobile Application e Digital Home & Office + Smart School.
I tre migliori progetti, selezionati da una giuria di architetti ed esperti di tecnologie della comunicazione, avranno la possibilità di essere sviluppati nell’ambito della Digital Smart City di Expo Milano 2015, il progetto che la città di Milano ha ideato allo scopo di diventare un modello di riferimento per le future Smart Cities in Italia e nel mondo.
Le candidature resteranno aperte fino al 30 agosto 2013 e devono essere presentate attraverso il link dedicato nel sito www.domusweb.it.

Fonti:

Napoli, 16/04/2013

 

 

 

Startup ed innovazione: l’ecosistema Trentino

Il Trentino rappresenta in Italia uno tra gli esempi più rilevanti di quanto sia importante investire in innovazione ed ICT per essere competitivi sul mercato internazionale: già da alcuni anni, la Provincia di Trento ha intrapreso il proprio cammino verso l’obiettivo finale di diventare la Silicon Valley italiana.

Il Trentino è oggi un ecosistema ideale per chi opera nel settore dell’ICT, grazie ad un percorso basato sul legame tra ricerca, mondo imprenditoriale e società attuato da un’amministrazione locale lungimirante, che ha agito in controtendenza rispetto al resto del Paese prevedendo un sistema di agevolazioni economiche per le imprese ed una serie di progetti di investimento in start up innovative. E’ peraltro da sottolineare che il Trentino può contare su tre fattori importanti: la rapidità dei processi decisionali derivante dallo status di Provincia Autonoma, la presenza di centri di ricerca di altissimo livello ed un tessuto associazionistico per la promozione della ricerca sul territorio che annovera tra i suoi protagonisti organizzazioni come Trento RISE e la Fondazione Bruno Kessler.

In un’intervista a KnowTransfer del dicembre 2011, in occasione della pubblicazione della Legge Provinciale n. 12 del 01/08/2011 (nata per accorpare e rinnovare la legislazione locale in materia di incentivi alle imprese), l’Assessore all’Industria, artigianato e commercio della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi spiega come l’Amministrazione si sia mossa rispetto alla crisi economica degli ultimi anni: il cambiamento è stato affrontato con nuovi strumenti normativi più selettivi, allo scopo di concentrare le risorse sugli investimenti in grado di produrre valore e crescita. Scopo della semplificazione del quadro normativo è trasformare il sistema locale in un’economia intelligente, sostenibile ed inclusiva, caratterizzata da alti livelli di occupazione, produttività, innovazione e coesione. La scelta dell’Amministrazione trentina è stata quella di focalizzare gli aiuti sull’innovazione, l’interconnessione e l’internazionalizzazione delle imprese e sul trasferimento tecnologico: la motivazione sta nella convinzione di base di come il primo passo per la competitività sia puntare sull’innovazione e le attività di ricerca e sviluppo, nella convinzione che la tecnologia sia un elemento strategico per la conquista dei mercati ad alto valore aggiunto.

A ciò si aggiungono una serie di progetti, di cui l’ultimo esempio è TechPeaks: si tratta di un programma internazionale promosso dalla citata Trento RISE e da Trentino Sviluppo destinato a talenti di tutto il mondo. TechPeaks è un progetto di accelerazione nato al duplice scopo di valorizzare i talenti e sfruttare le idee innovative nell’ambito della ricerca e dell’alta formazione.
Sono diverse le caratteristiche del progetto che dimostrano come quest’ultimo si inserisca nel quadro generale della politica della Provincia di Trento per diventare una vera e propria tech-valley, che sia polo di attrazione di talenti e di idee, che potranno poi trasformarsi in progetti ed imprese.
Innanzitutto, TechPeaks nasce con l’obbiettivo di essere un acceleratore di persone, e non semplicemente di imprese: l’iscrizione è aperta anche a singoli partecipanti, che potranno in seguito costituire dei team anche a programma già iniziato.
Il programma TechPeaks si articola in due fasi ed ha una durata di 18 mesi, durante le quali i partecipanti dovranno stabilirsi in Trentino: ancora una volta lo scopo è quello di lavorare per la crescita del territorio e del suo tessuto imprenditoriale. Per far fronte a quelle che potrebbero essere difficoltà e reticenze al trasferimento, l’organizzazione prevede una serie di strumenti ed incentivi ad hoc per i partecipanti: essi potranno usufruire di spazi di lavoro gratis, avranno la possibilità di lavorare con 40 mentor internazionali (tra cui persone del calibro di Evan Nisselson, mentor di 500.co, Mind the Bridge e SeedCamp), beneficeranno dei collegamenti con il centro di ricerca universitario e il suo network, avranno accesso ad altri sette acceleratori partner dislocati nel mondo (tra cui i già citati MtB e SeedCamp) e potranno concorrere già dopo le prime due settimane all’assegnazione di un contributo di 25.ooo euro (a patto di aver fondato una Società con sede in Trentino, o avere almeno una sede operativa sul territorio). Inoltre, i partecipanti avranno vitto e alloggio gratis per i 6 mesi della Fase 1, un rimborso spese mensile di 500 euro e assistenza per le procedure burocratiche di visto per gli stranieri.
Dal canto loro, per tutta la durata della Fase 1 i partecipanti dovranno partecipare alle attività di promozione previste, o svolgere seminari sulla base delle proprie competenze, per un monte ore che varia da un minimo di 20 ad un massimo di 50 (nell’ambito del programma di “Restituzione al Territorio” per la diffusione della cultura innovativa e la promozione della visione globale in Trentino). A questa fase, che parte nel mese di maggio 2013, parteciperanno 100 candidati.

La Fase 2 è una fase opzionale, la cui partecipazione è subordinata all’acquisizione dello status di Alumni del programma: verranno scelti 30 partecipanti. La durata è di 12 mesi, dal 1 dicembre 2013 al 30 novembre 2014.
A rendere ancora più interessante il progetto è il meccanismo di matching fund previsto da TechPeaks per coloro che parteciperanno alla Fase 2: le Società che otterranno un finanziamento privato vedranno raddoppiare la somma fino ad un ammontare massimo di 200.000 euro.

Attualmente, è in dirittura di arrivo la selezione per la prima edizione del programma: la chiusura della call for ideas è prevista per domani, 5 aprile 2013, ma sono già in programma due edizioni all’anno per i prossimi due anni: un ulteriore incentivo a tenere d’occhio la “Realtà Trentino” e il suo cammino per diventare la Silicon Valley d’Italia!

Napoli, 04 aprile 2013

 

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