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Tag: decreto sviluppo

Incentivi per chi investe in startup innovative: atteso per fine anno il via libera della Commissione Europea

Potrebbe arrivare entro Natale il via libera da parte della Commissione Europea agli incentivi previsti dal Decreto Sviluppo bis per coloro che investono in startup innovative: si tratta di una buona notizia non soltanto per coloro che stanno attendendo la conclusione dell’intero iter legislativo, ma anche e soprattutto per chi ha già investito in questi mesi in capitale di startup. Il D. Lgs. 179/2012 è infatti una norma retroattiva, che coprirà in ogni caso anche le operazioni concluse prima dell’autorizzazione della Commissione.

Ricordiamo che il D. Lgs. 179/2012, entrato in vigore il 20 ottobre dello scorso anno, prevede incentivi destinati a chi investe in startup innovative: le detrazioni riguardano l’imposta lorda sul reddito ed è pari al 19% per investimenti effettuati da persone fisiche, al 20% per investimenti effettuati da società.
Inoltre, se la startup innovativa oggetto di investimento opera nel settore energetico e/o sociale, le percentuali di detrazione salgono al 25% (persone fisiche) e 27% (società): gli incentivi sono applicati anche in caso di investimenti effettuati attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio.
I vincoli previsti sono essenzialmente due: è necessario mantenere l’investimento per almeno 2 anni e l’importo detratto non può superare i 500.000 euro (per le persone fisiche) o 1,8 milioni di euro (per le società).

I meccanismi di incentivo previsti dal Decreto Sviluppo bis avrebbero già dovuto essere autorizzati dalla Commissione Europea, ma hanno seguito un percorso caratterizzato da alcuni ritardi.

Innanzitutto, i Ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico avrebbero dovuto pubblicare le modalità attuative entro il 19/12/2012, ma a causa del cambio di Governo ciò è avvenuto solo nel giugno di quest’anno, con il D.L. 76/2013.
Il lato positivo di tale ritardo è stata sicuramente l’estensione degli incentivi in questione fino al 2016 (inizialmente, erano previsti per il triennio 2013/2015).

La notifica per ottenere l’autorizzazione agli incentivi è stata inviata ai vertici europei ad agosto 2013: inizialmente ciò doveva significare che il via libera sarebbe arrivato entro metà ottobre di quest’anno, ma la Commissione Europea ha chiesto al Governo italiano ulteriori informazioni per prendere la propria decisione, facendo slittare tale termine di 60 giorni.

Ad ogni modo, il benestare della Commissione Europea dovrebbe arrivare entro dicembre 2013: in quel caso, agli investitori in startup innovative sarebbero riconosciute le detrazioni a partire dalle operazioni effettuate da gennaio 2013.

Fonte: IlSole24Ore

Napoli, 07/11/2013

Lo stato attuale del Crowdfunding in Italia: il report 2013 di ICN

Si è tenuto lo scorso 19 ottobre a Roma Crowdfuture, l’evento italiano dedicato al mondo del crowdfunding e del finanziamento collettivo delle idee innovative: giunto alla sua seconda edizione, Crowdfuture si è concentrato sull’analisi della situazione attuale del fenomeno con uno sguardo ai futuri temi e trend del mercato.

Nel corso di Crowdfuture è stata presentata la Mappa Italiana del Crowdfunding, un’analisi dettagliata delle piattaforme italiane aggiornata con i dati di ottobre 2013 a cura di Daniela Castrataro, presidente dell’Italian Crowdfunding Network, e Ivana Pais, dell’Università Cattolica di Milano.

Attualmente, il panorama italiano del crowdfunding conta ben 42 piattaforme, di cui 27 attive e 15 in fase di lancio.
Dal report si desume che sono quattro le tipologie di piattaforme on line maggiormente presenti in Italia: reward-based (basato su un sistema di ricompense in cambio dei contributi); donation based (in cui non esiste ricompensa a fronte delle donazioni); equity based (in cui il finanziatore, a fronte del proprio contributo, ricevono una quota del capitale societario) e lending based (che consiste in uno scambio di microprestiti tra privati).

Le autrici della Mappa fanno però notare che, a differenza di altre parti del mondo, in Italia è presente una maggiore complessità di modelli per quanto riguarda le piattaforme di crowdfunding: molti sono gli esempi di piattaforme “ibride”, che sono difficili da “inquadrare” nelle categorie standard.

Concentrandosi sulle piattaforme attive, il Report conferma ancora una volta che il modello prevalente in Italia resta il reward based, cui appartiene oltre la metà delle piattaforme attuali: subito dopo si posiziona il donation based, che copre oltre il 30% del totale.

Riguardo invece all’equity based, che rappresenta la modalità maggiormente interessante per le startup, bisogna guardare all’immediato futuro: le piattaforme in fase di lancio che, anche sulla spinta del Regolamento CONSOB pubblicato lo scorso luglio, si affideranno a tale modalità di crowdfunding sono infatti 9 (di cui una avrà un modello ibrido reward/equity) e andranno a costituire il 22% delle piattaforme italiane di crowdfunding.
Da questo punto di vista, gioca sicuramente un ruolo fondamentale la presenza di una disciplina giuridica del fenomeno che ha reso il nostro Paese il primo al mondo a dotarsi di una normativa specifica in materia: circostanza che crea all’Italia un importante vantaggio competitivo, anche e soprattutto riguardo alla possibilità di formare professionalità con competenze specifiche sull’argomento. Riguardo a quest’ultimo aspetto, anche il CSI – Centro Servizi Incubatore Napoli Est ha recentemente offerto il proprio contributo ad approfondire la conoscenza del fenomeno dell’Equity Crowdfunding, con un workshop sull’argomento tenuto da Alberto Giusti.

Riguardo all’entità di capitali raccolti, il fenomeno del crowdfunding in Italia non registra sicuramente un vero e proprio boom, ma è sicuramente in crescita: sono stati raccolti dalle nostre piattaforme 23 milioni di euro, di cui 11 soltanto nell’ultimo anno.

Storicamente, la prima piattaforma italiana di crowdfunding è Produzioni Dal Basso, nata nel 2005: da allora, i numeri sono cresciuti fino ad arrivare al boom del 2013 con 24 nuove piattaforme.
Da un punto di vista della distribuzione geografica, invece, il Nord Italia continua ad ospitare la maggioranza delle piattaforme anche se, rispetto alla Mappa Italiana del Crowdfunding presentata nel 2012, si segnala la nascita di tre piattaforme nel Sud Italia.

Tra le piattaforme di Crowdfunding particolarmente attive al Sud, ricordiamo la partenopea DeRev: tra i progetti presentati durante la prima edizione di VulcanicaMente, DeRev nasce nel novembre 2012 grazie al suo founder Roberto Esposito, autore insieme a Claudio Calveri del report “Crowdfunding World 2013”, una fotografia sullo stato attuale del fenomeno a livello globale con un focus particolare sull’Italia. Il documento è scaricabile in maniera gratuita da questo link.

Tra le altre novità interessanti contenute nella Mappa Italiana del Crowdfunding, ricordiamo infine l’apertura al mercato europeo ed extraeuropeo (anche se la maggior parte delle piattaforme si rivolge esclusivamente al mercato italiano, infatti, sono attualmente 4 le piattaforme che si rivolgono al mercato europeo e 2 quelle che si muovono sul mercato extraeuropeo): un ulteriore aspetto che conferma la crescita di questo fenomeno non solo a livello globale, ma anche nel nostro Paese.

Fonte: ICN – Italian Crowdfunding Network, Analisi delle Piattaforme Italiane di Crowdfunding (di Daniela Castrataro e Ivana Pais).

Napoli, 31/10/2013

Novità dal MISE: è possibile trasformare una Srl Unipersonale in Startup Innovativa

Al già ampio panorama legislativo nazionale dedicato alle startup innovative si è aggiunto nei giorni scorso un nuovo tassello: la nota n. 164029 emessa dal Ministero dello Sviluppo Economico in data 8 ottobre 2013, contenente il parere positivo sulla possibilità di trasformare una Srl Unipersonale in Startup Innovativa.

La nota risponde ad un quesito riguardante una società operante nell’ambito oggettivo dell’innovazione tecnologica, che tuttavia non disporrebbe del requisito soggettivo previsto dall’art. 25, comma 3, lett. g) del D.L. 179/2012 secondo cui una società può iscriversi alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese e acquisire lo status di startup innovativa quando “non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda”.

La società in questione, operante dal 2008, ha depositato un brevetto industriale nell’ottobre 2010 e, dopo pochi giorni, ha cambiato l’attività prevalente proprio in virtù della tecnologia derivante dal nuovo brevetto.
Un anno dopo, il 19 novembre 2011, l’imprenditore decide di costituire una Srl Unipersonale tramite conferimento in denaro ma, in seguito (il 21 dicembre 2011), con l’atto di cessione l’azienda dell’individuale viene trasferita alla società neocostituita.
Nella nota ministeriale si legge a questo punto un’osservazione fondamentale: nel nostro ordinamento, l’unico modo possibile per cambiare forma giuridica garantendo continuità ai rapporti giuridici preesistenti è la cessione di azienda, anche perchè è impossibile trasformare in società un’azienda individuiale.

Il quesito nasce però nel marzo 2013, quando la Srl Unipersonale presenta istanza di iscrizione alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese per acquisire lo status di startup innovativa e non può firmare la dichiarazione sostituitiva in quanto non possiede il requisito previsto alla lettera g) di cui sopra.

Come accennato all’inizio del post, il Ministero dello Sviluppo Economico ha risolto il quesito con un parere positivo: la motivazione espressa nella nota si basa sulla volontà del legislatore e sullo spirito della normativa contenuta nell’intero D.L. 179/2012.
Nella nota si legge che la volontà del legislatore è chiaramente “diretta alla creazione del maggior numero di startup innovative, destinate al rilancio delle eccellenze imprenditoriali e di conseguenza alla crescita del sistema paese”.

Anche i limiti oggettivi e soggettivi posti all’accesso al regime speciale previsto per le startup innovativi vanno sempre e comunque considerati e valutati in maniera proporzionata alle finanlità di interesse pubblico generale.

Inoltre, considerato che il nostro ordinamento legislativo non prevede altra possibilità per trasformare un’impresa unipersonale in una società se non la cessione dell’impresa alla società neocostituita, vietare l’iscrizione alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese al soggetto in questione (tra l’altro, titolare di una privativa industriale che rappresenta uno dei tre “ulteriori requisiti” indicati dal D.L. 179/2012 per accedere allo status di startup innovativa) sarebbe una discriminazione.

Infine, il Ministero fa notare che discriminare tali soggetti ed estrometterli dal regime speciale per startup innovative non solo ritarderebbe il rilancio produttivo del Paese, ma potrebbe costringere queste persone ad emigrare all’Estero per sviluppare il proprio know-how.

Napoli, 21/10/2013

Innovazione per l’agricoltura: 30.000 euro in palio con Linfas

La piattaforma IdeaTRE60 ospita Linfas, la call for solution lanciata da Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Collegio delle Università Milanesi, in collaborazione con Fondazione UniVerde e Greenjobs.it.

Linfas è una competition dedicata alle migliori idee e proposte progettuali per accrescere l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nel settore dell’agricoltura: il vincitore, selezionato tra quelli pervenuti entro le ore 15:00 del 17 settembre 2013, riceverà un premio di 30.000 euro da destinare alla realizzazione del progetto.

Possono concorrere al premio di 30.000 euro i progetti finalizzati alla realizzazione di prodotti e/o servizi per la ricerca dell’equilibrio di produzione nei seguenti settori: agro-forestale, allevamento, pesca e itticoltura.
I progetti devono utilizzare in maniera innovativa la tecnologia, essere caratterizzati da sostenibilità economica e ambientale, rispettare la biodiversità, valorizzare la filiera corta e, soprattutto, essere finalizzati alla creazione di nuove opportunità occupazionali. Particolare attenzione sarà inoltre riservata ai progetti che riusciranno a garantire una graduale aggregazione tra soggetti pubblici e privati ed organizzazioni non profit.

La partecipazione è aperta a cittadini italiani e stranieri residenti o domiciliati in Italia, in forma singola o in team, di età compresa tra i 18 e i 35 anni e che abbiano conseguito la laurea in Italia o all’estero tra il 2008 e il 2012 (riguardo agli ultimi due requisiti, è sufficiente che siano posseduti dal portavoce del team).

Per partecipare a Linfas è necessario compilare il form di partecipazione rintracciabile da questo link, previa registrazione al sito www.ideaTRE60.it, entro il 17 settembre 2013.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare qui il Regolamento.

Ricordiamo infine che anche il CSI – Incubatore Napoli Est offre imperdibili opportunità ai talenti creativi e alle loro idee innovative e tecnologiche con la seconda edizione di VulcanicaMente: dal talento all’impresa: visita la sezione Eventi&Iniziative del nostro sito internet www.incubatorenapoliest.it e prenota subito per partecipare ai nostri eventi di scouting: puoi scegliere tra il Barcamper e il TechDay!

Napoli, 06/08/2013

Dal Decreto Lavoro, requisiti più accessibili per creare una Startup Innovativa

Con la conversione in legge del Decreto Lavoro, da oggi è più facile costituire una startup innovativa in Italia.

Le modalità e condizioni di accesso alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese sono più semplici e meno restrittive: riguardo a uno dei “tre ulteriori requisiti”, ad esempio, da oggi non è più necessario che i 2/3 della forza lavoro siano composti da ricercatori e dottori di ricerca.

Con le modifiche attuate dal Decreto Lavoro all’art. 25 del Decreto Sviluppo Bis, basta che i 2/3 della forza lavoro della startup siano in possesso di laurea magistrale per soddisfare uno dei requisiti richiesti.

L’Italia sembra sempre più propensa ad agevolare la nascita e lo sviluppo di startup innovative sul territorio nazionale.

Anche il CSI – Incubatore Napoli Est contribuisce a questo processo con la nuova edizione di VulcanicaMente: dal talento all’impresa, offrendo gratuitamente postazioni di lavoro, servizi, mentorship, networking e formazione a chiunque abbia un’idea creativa o le competenze per dar vita ad un’impresa innovativa!

Puoi partecipare anche tu a VulcanicaMente 2 iscrivendoti subito a uno degli eventi di scouting: a te la scelta, Barcamper o TechDay?

Napoli, 01/08/2013

Buone notizie per startup e incubatori: Accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia Italiano

Con la Circolare n. 652 del 26 luglio 2013, MCC (MicroCredito Centrale) ha stabilito i criteri e le modalità per l’accesso gratuito e semplificato di startup innovative e incubatori certificati al Fondo di Garanzia per piccole e medie imprese: da oggi, per startup e incubatori l’accesso al sistema delle garanzie è ancora più semplice e conveniente.

La previsione di una procedura semplificata era prevista dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, datato 26 aprile 2013: trovate qui il nostro post sull’argomento.

La Circolare di MCC rappresenta l’ultimo tassello necessario al completamento dell’iter legislativo iniziato con l’art. 30, comma 6 del Decreto Sviluppo Bis (DL 179/2012), secondo cui l’accesso al Fondo di Garanzia è gratuito e con modalità semplificate sia per le startup innovative che per gli incubatori certificati.

Il tassello precedente, per definire le modalità e le condizioni, è stato il DM 26/04/2013, il quale ha stabilito che la procedura di accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia:

– è riservata a startup e incubatori regolarmente iscritti all’apposita Sezione Speciale del Registro delle Imprese;
– prevede un importo massimo garantito per ciascuna domanda pari a 2,5 milioni di euro, con una copertura fino all’80% del rischio di esposizione;
– è concessa senza valutazione dei dati contabili di bilancio;
– alle domande che seguono tale procedura è concessa la priorità di istruttoria da parte del Comitato di Valutazione.

La Circolare di MCC ribadisce i contenuti del DM 26/04/2013 e introduce due condizioni necessarie per accedere al sistema gratuito e semplificato:

1. l’operazione non deve essere assistita da garanzie diverse da quelle del Fondo;
2. viene ribadito l’obbligo di presentazione della dichiarazione di iscrizione della startup o dell’incubatore alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese.

Qualora tali condizioni non vengano rispettate, la domanda di accesso al Fondo di Garanzia non potrà beneficiare della procedura semplificata e dei vantaggi di cui sopra, ma sarà valutata secondo la procedura ordinaria. Nel caso in cui vengano acquisite garanzie diverse (punto 1), l’accesso al Fondo di Garanzia sarà comunque gratuito.

Un piccolo ma significativo passo in avanti per la creazione di un ecosistema italiano a favore della nascita di startup.

Anche il ns. incubatore, tramite la nuova edizione di VulcanicaMente dal Talento all’impresa, cerca di dare il suo contributo all’ecosistema offrendo gratuitamente spazi, mentorship e networking a chiunque abbia un’idea o le competenze per creare un’impresa innovativa. Puoi partecipare subito e in pochi passi da qui.

Napoli, 30 luglio 2013

La Carta Servizi Startup, nuove opportunità dall’ICE

Le startup innovative hanno a disposizione un nuovo strumento di agevolazione che permetterà di ottenere sconti sui servizi forniti dall’ICE – Agenzia Italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane: infatti l’ICE, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha autorizzato nei giorni scorsi l’emissione della Carta Servizi Startup.

Grazie alla Carta Servizi Startup, le startup innovative regolarmente registrate alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese potranno ottenere uno sconto pari al 30% sui servizi di assistenza erogati dall’Agenzia. Sono escluse dalle agevolazioni le spese inerenti ai servizi esterni.

Tra i servizi offerti dall’ICE – Agenzia Italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane ricordiamo indagini di mercato e statistiche, guide per le aziende che vogliono espandersi sul mercato estero, ricerca di partner e clienti esteri, pubblicità sui media stranieri, eventi promozionali e di comunicazione a livello internazionale.

L’emissione della Carta Servizi Startup rappresenta la realizzazione di una delle previsioni del Decreto Sviluppo bis (nello specifico, ai commi 7 e 8 dell’art. 30), secondo cui l’ICE si impegna nei confronti delle startup innovative su più fronti:

– fornire assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia;
– provvedere a individuare le principali fiere e manifestazioni internazionali dove ospitare gratuitamente le startup innovative, tenendo conto dell’attinenza delle loro attività all’oggetto della manifestazione;
– sviluppare iniziative per favorire l’incontro delle startup innovative con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.

Le startup interessate possono richiedere il codice della Carta rivolgendosi ai seguenti contatti: urp.export@ice.it oppure sviluppo.servizi@ice.it, specificando in oggetto la dicitura “Richiesta Carta Servizi Startup”.

Per maggiori informazioni: http://www.ice.gov.it/

Napoli, 22 luglio 2013

Emanato il Regolamento CONSOB sull’Equity Crowdfunding per startup innovative

Il 12 luglio 2013 la CONSOB ha pubblicato il Regolamento n. 18592, dedicato alla disciplina della “Raccolta di capitali di rischio da parte di imprese start-up innovative tramite portali on-line”: si tratta quindi del fenomeno dell’Equity Crowdfunding, e il neo-adottato Regolamento fa dell’Italia il primo paese a dotarsi di una disciplina specifica in materia.

La nascita del Regolamento CONSOB sull’Equity Crowdfunding è stata caratterizzata quindi dall’assenza di normative di riferimento, aspetto che giustifica l’adozione di un approccio molto “open”, con ampia partecipazione degli stakeholders attraverso indagini e consultazioni on line che hanno preceduto la stesura definitiva del documento (qui, il più recente dei post sull’argomento dal nostro blog).

Al momento è possibile effettuare la raccolta di capitali on line solo per capitali di rischio e non di debito: tale previsione è un limite, ma allo stesso tempo un elemento di forte innovatività è riscontrabile nella possibilità di partecipare ad investimenti anche in S.r.l., a differenza di quanto finora previsto nel Codice Civile, andando così ad equiparare di fatto le azioni e le quote di partecipazione in questa forma societaria.

Un’altra limitazione sembra derivare dal fatto che la raccolta di capitali on line è attualmente riservata alle sole startup innovative: da notare però che gli ultimi sviluppi normativi (nello specifico, il Decreto Lavoro, di cui abbiamo parlato in questo post) hanno introdotto requisiti più ampi per lo status di startup innovativa, allargando il bacino di potenziali investimenti. Inoltre, durante la presentazione del Regolamento dello scorso venerdì gli addetti ai lavori hanno dichiarato che è già stata presentata la proposta di estendere l’applicabilità del Regolamento sul crowdfunding a tutte le piccole e medie imprese italiane.

Anche la presenza obbligatoria di investitori professionali, che nella bozza era apparsa fortemente limitante, è stata ridimensionata: la soglia minima del 5% di quote sottoscritte da un investitore professionale è ancora prevista, ma non è più una precondizione bensì un perfezionamento dell’offerta. In sostanza, qualsiasi startup innovativa può presentare la propria offerta, pur non avendo inizialmente un investitore professionale alle spalle, mentre per l’effettiva conclusione della raccolta è necessario che almeno il 5% dell’offerta sia coperta da investitori professionali.

Sempre in tema di investitori professionali, si segnala che il Regolamento annovera tra questi ultimi anche gli incubatori certificati di impresa: un aspetto particolarmente interessante, che permette a chi segue le startup fin dalla loro nascita di investire anche finanziariamente sul loro sviluppo.

Dal punto di vista delle novità, il Regolamento sull’Equity Crowdfunding prevede l’istituzione di un apposito Registro per i gestori di portali on line, con la definizione dei relativi requisiti di onorabilità e professionalità, delle regole di condotta e delle eventuali sanzioni previste per chi infrange le regole.

In particolare, i gestori dovranno rispettare una serie di obblighi riguardo la trasparenza e le informative agli investitori: questo aspetto deriva da quella che è la finalità più sentita dal legislatore, che è quella di ridurre al minimo il rischio dell’investitore, soprattutto perchè gli strumenti finanziari che quest’ultimo acquista sono sempre ad alto rischio a causa della natura stessa delle startup innovative. E’ infatti previsto a riguardo un apposito questionario on line, che l’investitore deve compilare al momento della sottoscrizione dell’offerta, per dimostrare di aver compreso la rischiosità dell’investimento che si accinge ad effettuare.

Sempre nell’ottica di mitigare il più possibile il rischio degli investitori, il nuovo Regolamento introduce il diritto di revoca: l’investitore può recedere la propria offerta entro 7 giorni senza dare alcun tipo di motivazione, inoltre è possibile esercitare il diritto di revoca anche dopo i 7 giorni, in caso di “change of control” (cambio di compagine societaria rispetto al controllo della società).

Riguardo alla tutela dell’investitore e all’obbligo di trasparenza, è prevista una procedura semplificata per rendere più agevole l’obbligo del gestore di trasmettere gli ordini alle banche e alle imprese di investimento che operano nei confronti degli investitori (nel rispetto della MIFID, la disciplina europea per la tutela dell’investitore e la tasparenza tramite informative al cliente).

Sono però previste delle soglie minime per gli investimenti, al di sotto delle quali i gestori di portali non sono obbligati a sottostare agli obblighi della MIFID:
– ordini di persone fisiche inferiori a 500 euro per singolo investimento e inferiori a 1.000 euro annui;
– ordini di persone giuridiche inferiori a 5.000 euro per singolo investimento e inferiori a 10.000 euro annui.

L’adozione del Regolamento CONSOB ha trovato buoni riscontri da parte di esperti e addetti ai lavori, che vedono nel documento un primo passo fondamentale per lo sviluppo di un ecosistema italiano per le startup innovative e, soprattutto, per avvicinare un maggior numero di investitori al settore: trovate qui il post su CheFuturo! di Gianluca Dettori di dpixel e qui l’articolo dedicato all’argomento da Wired.

Inoltre, qui è possibile scaricare una scheda sintetica del Regolamento, che è invece disponibile in versione integrale a questo link.

Napoli, 15/07/2013

Decreto Lavoro: cosa cambia per le start up innovative e le s.r.l. semplificate e a capitale ridotto?

Il DL n. 76 del 28/06/2013, soprannominato “Decreto Lavoro“, ha introdotto una serie di novità di particolare interesse per le start-up innovative, prevedendo una serie di emendamenti e modifiche al Decreto Sviluppo bis (DL 179/2012, convertito con modificazioni con legge n. 221/2012: qui il testo coordinato) ed apportando delle importanti variazioni alla normativa prevista per le s.r.l. semplificate con conseguenze riguardanti le s.r.l. a capitale ridotto.

Le modifiche introdotte dal Decreto Lavoro, in attesa della conversione in legge, andranno così a modificare il quadro normativo attualmente previsto per start up innovative, s.r.l. semplificate e a capitale ridotto, approfondito qualche tempo fa in questo articolo del nostro blog. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le novità del DL 76/2013, partendo da quelle espressamente riguardanti le start up innovative.

In particolare, le modifiche al Decreto Sviluppo bis riguardano l’articolo 25, che contiene i requisiti e criteri di accesso al regime di agevolazioni previsto per le start up innovative: con il Decreto Lavoro sono previste modalità di accesso meno restrittive, con la conseguenza di poter agevolare un bacino più ampio di nuove imprese italiane.

Innanzitutto, è abrogata la disposizione che richiedeva che la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria fosse detenuta da persone fisiche dal momento della costituzione e per i successivi 24 mesi. Ciò significa che le start up innovative possono prevedere fin dall’inizio la partecipazione di persone giuridiche, come ad esempio spin off universitari e fondi di investimento.

Il Decreto Lavoro si focalizza poi sui tre “ulteriori requisiti” per le start up innovative, riguardanti le spese di ricerca e sviluppo, l’impiego di forza lavoro in possesso di titoli universitari e/o esperienze nel campo della ricerca e la titolarità (o licenza) di una privativa industriale. In particolare:

– è previsto l’abbassamento dal 20% al 15% per quanto riguarda l’importo delle spese di ricerca e sviluppo rispetto al maggior valore fra costo e valore della produzione;

– si aggiunge la possibilità di rientrare nel regime agevolato rivolto alle start up innovative nei casi in cui almeno i 2/3 della forza lavoro della società sia costituita da persone in possesso di laurea magistrale;

– viene estesa la possibilità di utilizzo del regime dedicato alle start up innovative a tutte le società titolari di un software originario registrato presso la SIAE (quest’ultima disposizone è rivolta soprattutto alle start up innovative nel settore digitale).

Come accennato, anche le modifiche apportate al regime delle s.r.l. semplificate rappresentano una novità interessante per le start up innovative, che spesso si costituiscono in questa forma societaria che prevede la possibilità di versare un capitale sociale iniziale di un euro.

Con le nuove previsioni di legge, non è più previsto il limite di età (35 anni) nè per la costituzione nè per la cessione di quote di una s.r.l. semplificata, e decade anche l’obbligo di scegliere gli amministratori tra i soci: a questo punto, non ci sono più differenze sostanziali tra s.r.l. semplificata ed s.r.l. a capitale ridotto.

Il Decreto Lavoro, pertanto, prevede l’abrogazione completa delle società a capitale ridotto, e quelle già costituite e regolarmente iscritte al Registro delle Imprese verranno ridenominate “ex lege” Società a responsabilità limitata semplificate. Con l’approvazione del Decreto Lavoro, quindi, sarà esteso a tutte le s.r.l. “minori” il vantaggio dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria all’atto dell’iscrizione al Registro delle Imprese. Le società che decideranno di adottare il modello standard di atto costitutivo saranno inoltre esonerate dal pagamento degli oneri notarili: entrambe le agevolazioni erano in precedenza riservate alle s.r.l. semplificate, mentre le s.r.l. a capitale ridotto ne erano escluse. Infine, si estende anche alle s.r.l. semplificate, inoltre, la possibilità di nominare amministratori che non siano necessariamente soci, come previsto per le s.r.l. a capitale ridotto.

Napoli, 01/07/2013

Una speranza sempre più concreta, l’Italia terra di startup

Il fenomeno delle startup in Italia sembra assumere dimensioni sempre maggiori e contorni sempre meglio definiti: in 6 mesi dall’emanazione del Decreto Sviluppo Bis, che ha formalizzato per la prima volta la definizione ed i requisiti della startup innovativa, sono oltre 800 le imprese iscritte nell’apposita Sezione Speciale del Registro delle Imprese.

Insomma, sembra proprio che l’Italia sia un Paese di aspiranti imprenditori: è quanto risulta dalla Ricerca commissionata da Italia Startup ad Human Highway, uno studio sulla propensione all’imprenditorialità degli italiani che dimostra come l’idea di fondare una startup non è più soltanto un sogno, ma un’opportunità sempre più concreta.

La Ricerca di Human Highway per Startup Italia (che potrete trovare qui) si pone l’obiettivo di stimare il numero di potenziali imprenditori in Italia, restringendo sempre di più il campo ai potenziali “veri” imprenditori passando attraverso una serie di domande che rappresentano altrettanti check point.

La domanda iniziale, per scremare i soggetti potenzialmente interessati ad investire del capitale in un’idea imprenditoriale, riguarda la destinazione di utilizzo di una fortuna inattesa: agli intervistati viene chiesto in che modo spenderebbero un’improvvisa eredità di 200.000 euro. Da questa domanda, il dato relativo al potenziale di imprenditoria si ottiene sommando due risposte:
– Il 16,5% (pari a circa 4,7M di persone) dichiara che li userebbe in un proprio progetto imprenditoriale;
– Il 2,3% (pari a circa 0,6M di persone) li investirebbe nell’impresa di amici/conoscenti.

Il primo check point è nella domanda successiva, che riguarda il Committment dell’aspirante imprenditore: sono da considerarsi “veri” aspiranti imprenditori soltanto coloro che userebbero almeno la metà della cifra in questione (in questo caso almeno 100.000 euro) per finanziare il proprio progetto di business.
Introducendo il Committment, il numero di potenziali imprenditori italiani inizia a diminuire: da 5,3 milioni di individui, passiamo infatti a 3,5 milioni di aspiranti imprenditori, che corrispondono al 12,2%.

Con il secondo check point si valuta la Maturità dell’idea, ossia lo stato di sviluppo del progetto: si ha solo un’idea vaga, è appena abbozzata, o siamo di fronte ad un progetto preciso e dettagliato? O addirittura è un progetto già partito?
Eliminando coloro che hanno soltanto un’idea vaga del proprio business, il numero di potenziali imprenditori in Italia diminuisce e arriva a 380.000 persone, corrispondenti all’1,3%.

Il terzo e ultimo check point riguarda la presentazione dell’idea: vengono considerati potenziali imprenditori soltanto coloro che sono in grado di offrire una descrizione sintetica della propria business idea.
Con quest’ultimo passaggio, il numero scende a 300.000 aspiranti imprenditori in Italia, circa l’1,1% della popolazione.

Agli aspiranti imprenditori è stato poi chiesto quali sono i motivi per i quali non mettono in pratica la propria business idea: i tre motivi principali sono risultati la mancanza di capitali (78,9%), non aver trovato le persone giuste (20,6%), paura che l’attuale momento storico sia troppo rischioso (11,1%). Da notare che agli intervistati è stata data la possibilità di indicare fino a due risposte.

Se ne deduce la necessità di venire incontro a coloro che lamentano la scarsa disponibilità di capitali di rischio: proprio da Italia Startup, e nello specifico dalle parole di Federico Barilli (segretario generale dell’associazione) a Il Sole 24 Ore, vengono tre suggerimenti fondamentali per le autorità nazionali che si occupano di legiferare in materia di startup ed incentivi.

  1. Approvare quanto prima il Regolamento per lo sgravio fiscale di chi investe in imprese innovative (a riguardo ricordiamo questo post nel nostro blog);
  2. Approvare, con alcune revisioni, il Regolamento CONSOB sul crowdfunding (qui il più recente dei nostri approfondimenti in materia di Crowdfunding);
  3. Mettere a punto un provvedimento riguardante il cosiddetto “Fondo dei fondi“: si tratta di uno strumento già diffuso e collaudato in altri Paesi, ancora non previsto dal nostro Ordinamento, che consiste in un fondo di garanzia pubblico a parziale copertura dei rischi per chi investe in startup.

Come sempre, l’auspicio è che i meccanismi già messi in moto in Italia in direzione di un ecosistema per le startup possano procedere il più velocemente possibile.

Napoli, 27/06/2013

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