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I consigli di Reid Hoffman, co-founder di LinkedIn, per presentare il pitch ai potenziali investitori

Reid Hoffman è il co-founder di LinkedIn ed è attualmente uno dei più importanti imprenditori e venture capitalist americani. Il suo blog ospita una serie di interessanti post su temi legati al mondo dell’imprenditoria web e delle startup, tra i quali quello da cui prende spunto questo articolo. Il post in questione elenca 7 tra i principali “miti” legati alla preparazione del pitch da presentare ai potenziali investitori, con altrettante “verità” spiegate agli startuppers che si apprestano ad affrontare un round di finanziamento.

Mito: Il financing process di una startup riguarda solo i soldi
Verità: Un financing process di successo per una startup ha come risultato una partnership che offre benefici che vanno oltre i soldi

Ovviamente, scopo del financing process per una startup è la raccolta di capitali: ci sono però altri importanti risultati che i founders dovrebbero sperare di ottenere attraverso il financing process. Gli investitori, ad esempio, possono incrementare significativamente il network di una startup, offrendo nuove possibilità per reclutare dipendenti o acquisire clienti. I migliori investitori, inoltre, possono essere una fonte di intelligence con cui prepararsi al meglio per affrontare le prossime sfide e cogliere le opportunità future.

In altre parole, un partner finaziario può essere visto come un co-founder che migliora le relazioni e il network della startup: purtroppo ci sono casi in cui un investitore ha valore aggiunto negativo, o ancora casi in cui non apporta alcun valore (l’autore parla di “dumb money”, denaro muto) e infine ci sono casi in cui l’investitore offre un valore aggiunto proattivo (il cosiddetto “smart money”).

Per capire se l’investitore con cui siamo in contatto potrà apportare valore aggiunto al di là del capitale, è importante capire se proviene dal settore in cui la nostra startup opera. Occorre inoltre domandarsi se capiscono il nostro mercato di riferimento, se i loro feedback sono utili alla startup, se sono interessati al problema che la nostra startup cerca di risolvere.

Mito: Se il tuo team è forte, metti all’inizio del pitch la slide “Team”
Verità: Il pitch deve aprirsi con la slide “Investment Thesis”

Il livello di attenzione degli investitori è al massimo per i primi 60 secondi della presentazione del pitch: la prima slide è quindi fondamentale, e va scelta con attenzione. La maggior parte dei pitch inizia con la slide sul team, soprattutto se il team è uno dei maggiori punti di forza della startup. Ma iniziare così non è una buona idea: occorre sfruttare al massimo i primi 60 secondi facendo capire al potenziale investitore perchè devono voler essere soci della nostra azienda (Investment Thesis).

La prima slide del pitch dovrebbe articolare tale Invetment Thesis in un elenco da 3/8 punti: il pitch dovrebbe poi proseguire su temi che possano accrescere la fiducia dei potenziali investitori nel vostro progetto, compreso il team.

Questo consiglio si presta bene a round di seed funding, anche se per una startup early stage è risaputo che l’idea subirà molti cambiamenti nel corso dello sviluppo e dell’implementazione del progetto. Occorre convincere gli investitori che il progetto è intrigante, e mostrargli come è possibile metterlo in pratica.

Mito: Tutti i pitch hanno la stessa struttura
Verità: Bisogna decidere di volta in volta se presentare un pitch basato sui dati o sul concept

Un’Investment Thesis può essere data-driven o concept-driven: di conseguenza, il pitch cambia.

In un pitch basato sui dati, sono questi ultimi a dover essere messi in primo piano perchè dimostrano con i numeri quanto il progetto sia valido. Gli investitori dovranno quindi valutare la startup basandosi proprio sui dati.

Un concept pitch, invece, può anche contenere dei dati ma essi riguarderanno un concept non ancora sviluppato: il pitch di un progetto di questo tipo mostra la vision di come sarà la situazione in futuro, e di come si pensa di arrivare a tale risultato. Gli investitori dovranno servirsi invogliati a far parte di quel futuro, per cui i dati saranno più che altro delle promesse.

Mito: Bisogna evitare di inserire nel pitch qualsiasi cosa che possa evidenziare un rischio e diminuire la fiducia degli investitori nel progetto 
Verità: Identificare e specificare i fattori di rischio del progetto

Gli investitori esperti sanno che c’è sempre un rischio insito in qualsiasi business: se ti chiedono quali siano i fattori di rischio del progetto, non è possibile rispondere che non ce ne sono. In questo modo si rischia di apparire poco credibili, disonesti o ingenui: occorre sempre identificare almeno un paio di fattori di rischio del proprio progetto.

Mito: Sostenere che non esistono potenziali concorrenti è un punto di forza
Verità: Individua tutti i possibili competitors e spiega qual è il vostro vantaggio competitivo

Spesso gli aspiranti imprenditori dicono di non avere concorrenti nel mercato che intendono ricoprire: ma ciò equivale a dire che il mercato è completamente inefficiente o che nessun altro pensa che quella fetta di mercato sia appetibile.

In ogni caso, un’affermazione del genere non rende credibili di fronte ai potenziali investitori: al contrario, si dimostra di non aver compreso i rischi derivanti dalla concorrenza e di non aver capito come affrontarli.

Bisogna invece individuare e comunicare efficacemente il proprio vantaggio competitivo: se non ci si dimostra chiari e decisi, gli investitori penseranno che non siamo convinti di poter avere successo con la nostra startup.

Mito: Non paragonarti ad altre aziende, perché tu pensi di essere unico
Verità: Basa il tuo pitch sulle analogie con altre realtà aziendali

Qualsiasi grande azienda, soprattutto nel settore web, cresce fino a diventare un’azienda unica nel suo genere. Ma una startup agli inizi deve utilizzare le analogie tra i propri risultati positivi e quelli delle altre aziende di successo, in modo tale da far capire agli investitori quali sono le potenzialità del progetto. Avendo poco tempo a disposizione, è fondamentale far leva su casi che l’ascoltatore conosce già.

Mito: Il focus del pitch deve essere sul presente
Verità: Pensate anche al round di finanziamento successivo

Ogni volta che ci si presenta a un potenziale investitore, si dovrebbe pensare sempre al successivo round di finanziamento: supponendo che questo round abbia successo, come si potranno raccogliere i successivi finanziamenti? Chi saranno i prossimi investitori cui presenteremo il pitch? Quali saranno le loro domande, e come potremmo rispondere?

Aspettatevi sempre che gli investitori del round B vi chiedano di vedere alcune diapositive del pitch presentato al round A. Nella preparazione del pitch bisogna tener conto di questo: ad esempio, se prevedo una certa curva di crescita, nel pitch per il successivo round di finanziamento devo essere in grado di dimostrare quali risultati avevo previsto di raggiungere e in che modo sono riuscito a farlo o addirittura ad ottenere risultati migliori. Ciò accresce la fiducia dei potenziali investitori, perché nel round di finanziamento precedente siamo riusciti a rispettare o addirittura superare le aspettative.

Il post originale dal blog di Hoffman è disponibile a questo link: http://reidhoffman.org/what-i-wish-i-knew-before-pitching-linkedin-to-vcs/

Napoli, 03/03/2014

 

 

 

 

Opportunità per startup: aperte fino al 30/06 le candidature per UniCredit Start Lab 2014

UniCredit Start Lab è il programma di accelerazione dedicato ai migliori progetti imprenditoriali innovativi creato nel 2009 da UniCredit, che ha sostenuto negli ultimi anni oltre 100 startup ed è attualmente alla ricerca delle idee di impresa più interessanti per l’edizione 2014 del Programma: le candidature on-line resteranno aperte fino al 30 giugno 2014 (è possibile registrarsi alla piattaforma on-line dedicata al Programma UniCredit Start Lab a questo link).

UniCredit Start Lab è un programma multisettoriale, che accoglie progetti innovativi di impresa riguardanti i seguenti ambiti:

Life Science: Biotecnologie, Pharma, Medical Devices, Servizi di Health Care;
ICT/Web/Digital: Digital Design, Mobile Apps, Hardware;
CleanTech: Energie rinnovabili, Efficienza energetica, Mobilità sostenibile;
Innovative Made in Italy: Fashion, Materiali innovativi, Nanotecnologie, Robotica.

Tra tutti i Business Plan ricevuti entro il 30 giugno 2014, UniCredit Start Lab selezionerà 10 startup per ciascuna delle categorie elencate che saranno ammesse al Programma. Il Programma Start Lab ha una durata di 12 mesi e prevede la partecipazione alla Startup Academy 2014 di UniCredit, un percorso di formazione sui temi dell’imprenditorialità, e al programma di mentoring personalizzato di UniCredit per ciascun team inserito nel programma UniCredit Start Lab.

Il programma annuale Unicredit Start Lab offre quindi una serie di opportunità, servizi e attività per le startup selezionate:

Valutazione: incontri one-to-one con gli esperti della commissione specializzata nel proprio ambito di riferimento, che permetteranno al team di confrontarsi e ottenere feedback utili allo sviluppo e la crescita della startup;
Mentoring: una volta effettuata la valutazione, a ciascun team saranno assegnati uno o più mentor del network UniCredit che seguiranno il team nell’evoluzione nel progetto e in particolare nei momenti chiave per la crescita della startup. Sono previsti almeno quattro incontri durante i 12 mesi di durata del programma.
Formazione: erogata essenzialmente attraverso la Startup Academy, si svolgerà presso gli spazi di UniCredit a Milano e sarà dedicata a temi specifici legati alla realizzazione e l’accelerazione dei progetti imprenditoriali (es. Go To Market, Business Plan, Governance).
Networking: i partecipanti al Programma entreranno in contatto con il network internazionale di UniCredit, e quindi con aziende, professionisti, partner, soggetti istituzionali e manager protagonisti del mondo dell’imprenditorialità e dell’innovazione.

Inoltre, i team selezionati per il Programma UniCredit Start Lab 2014 parteciperanno all’evento finale “Pitch Day”, durante il quale avranno la possibilità di incontrare potenziali investitori (Business Angel, Fondi Early Stage, Venture Capitalist, ecc.). Al termine del Programma saranno selezionati 4 vincitori (uno per ciascuno dei settori di riferimento) i quali riceveranno un premio in denaro di 10.000 euro: i migliori progetti saranno scelti sulla base di criteri quali l’innovatività, le potenzialità di mercato, la completezza del team e le prospettive economico-finanziarie del business.

Per maggiori informazioni:

– La pagina ufficiale dedicata al Programma UniCredit Start Lab: https://www.unicreditgroup.eu/startlab/it/startlab/programma.html

– Il Regolamento del Programma UniCredit Start Lab: https://www.unicreditgroup.eu/startlab/it/startup/regolamento.html

Napoli, 27/02/2014

Da App4Cross, un finanziamento fino a 100.000 euro per la migliore App nel volontariato

CROSS è un progetto europeo finalizzato alla creazione e promozione di un ecosistema innovativo caratterizzato dalla capacità di generare servizi digitali e applicazioni attraverso l’utilizzo di informazioni generate dagli utenti.
In particolare, il focus del progetto CROSS è sull’economia non monetaria, un settore emergente nel mercato digitale attualmente in grande espansione e per il quale si prevede una crescita sostenibile ed intelligente.

Nell’ambito del Progetto CROSS è attualmente aperto il Bando App4Cross: i progetti candidabili dovranno riguardare la realizzazione e distribuzione di un’App Web e Mobile a sostegno del volontariato e dei servizi sociali.

Il Bando mette a disposizione del miglior progetto selezionato un finanziamento di 100.000 euro, cifra che dovrà essere utilizzata per la realizzazione di un’app che dovrà essere in grado di:

– sviluppare la conoscenza sul volontariato, quale fondamentale risorsa rinnovabile per la soluzione di problematiche sociali;
– migliorare l’esperienza di fruizione dei servizi sociali erogati da alcune strutture pubbliche attraverso le organizzazioni sul territorio profit e no profit;
– tracciare i servizi sociali erogati ai cittadini, per una migliore programmazione degli stessi, andandosi ad integrare con la piattaforma tecnologica CROSS gestita da Poste Italiane.

Possono partecipare a App4Cross:

– Professionisti con partita IVA iscritti ad ordini professionali italiani o di altri paesi membri dell’UE;

– Ditte individuali esistenti ed operative da almeno un anno dal presente bando;

Società Start-up tecnologiche (italiane o di altri stati membri dell’UE), esistenti da almeno un anno dal presente bando, con capitale autofinanziato o finanziato da Investitori Istituzionali, non superiore a 100.000 euro.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate all’indirizzo PEC call4app@pec.crossproject.eu entro le ore 23:00 (CET) del giorno 21/01/2014 sotto forma di Documento di Risposta (in formato PDF e di dimensione non superiore a 5MB). Tale Documento dovrà contenere le seguenti informazioni:

– Dati anagrafici, casella PEC e curriculum vitae del proponente;
– Documento progettuale che descriva le caratteristiche del prodotto/servizio (nel rispetto di quanto richiesto dall’art. 2 e dall’Allegato Tecnico del Bando);
– Prezzo offerto.

Inoltre, il Documento di Risposta potrà essere in italiano o in inglese, e potrà inoltre contenere qualsiasi altra informazione utile alla valutazione del progetto.

I criteri di valutazione di App4Cross sono raggruppati in 3 aree (art. 6 del Bando):

a) Caratteristiche funzionali e non funzionali del Prodotto/Servizio offerto;

b) Caratteristiche migliorative del Prodotto/Servizio offerto;

c) Offerta economica.

Per maggiori informazioni: http://www.crossproject.eu/it/app4cross-rome/

Il Bando per le selezioni è disponibile a questo link: http://www.crossproject.eu/wp-content/uploads/2013/11/Bando-APP4CROSS.pdf

Napoli, 13/01/2014

Internet, innovazione, creatività: il 4 ottobre a Napoli l’Innovation Day

L’Innovation Day (Napoli, 4 ottobre 2013) giunge quest’anno alla sua seconda edizione e si conferma ancora una volta come un’appuntamento che favorisce l’incontro di aziende, pubblica amministrazione, professionisti, Università ed organizzazioni sui temi più importanti dell’innovazione, della crescita, dello sviluppo legati ad Internet e al Web.

La giornata, ospitata dall’Hotel Mediterraneo di Napoli (Via Ponte di Tappia 25), prevede una sequenza di tre seminari sui seguenti temi:

I nuovi innovatori del digitale: makers e professionisti della Rete (ore 10:00)

Le politiche di supporto alle startup (ore 11:30)

Il Mezzogiorno ed i giovani (ore 14:00)

Tra i relatori che interverranno durante la giornata, ricordiamo Mario Raffa (Università degli Studi di Napoli Federico II), Pasquale Popolizio (Coordinatore Gruppo Web skills profiles e vicepresidente IWA Italy), Maria Cristina Di Luca e Maria Bianco (Kublai), Rosamaria Barrese (Agenzia per l’Italia Digitale), Gaetano Cafiero (Presidente sezione ICT Unione Industriali di Napoli), Roberto Esposito (Founder and CEO DeRev), Carlo Tricoli (Responsabile dell’Unità Centrale Studi dell’ENEA). E’ possibile consultare la lista completa dei relatori dell’Innovation Day a questo link, che contiene anche il form per la registrazione obbligatoria. La partecipazione all’Innovation Day è completamente gratuita.

Per saperne di più sull’Innovation Day, la pagina ufficiale dell’evento è http://www.innovationday.info/

Napoli, 30/09/2013

Il settore digital in Italia: il punto della situazione offerto da Assintel

Assintel, l’associazione nazionale delle imprese ICT italiane, ha commissionato allo Studio Giaccardi e Associati la ricerca “Long Wave”, un’analisi svolta nel maggio 2013 sul panorama delle PMI digitali in Italia.

I risultati sono stati presentati alcuni giorni fa alla Camera di Commercio di Milano: il capoluogo lombardo è infatti la città italiana che conta il maggior numero di imprese digitali.

La ricerca “Long Wave” identifica ben 173.000 aziende che rientrano nella definizione di nuove imprese digitali, e che lavorano in settori quali i servizi Web, mobile e Internet of things, software e Big Data, social media, digital entertainment e finance 2.0.

Secondo Assintel, i dati dello studio mostrano il settore digitale italiano come punto di partenza e settore trainante per favorire l’uscita del Paese dalla crisi economica: le imprese digitali, infatti, hanno organizzazioni strutturate in maniera flessibile, e fanno dell’innovazione e della creatività il loro punto di forza maggiore per mantenere buoni risultati in termini di fatturato anche in questi anni di forti difficoltà economiche.

Le imprese digitali hanno infatti le migliori previsioni di fatturato per il 2013 rispetto a tutti gli altri settori produttivi italiani: ben il 68% prevede un fatturato in crescita, mentre il 28% dichiara che riuscirà a mantenere la stabilità rispetto allo scorso anno.

Dalla ricerca emerge inoltre l’identikit dell’impresa digitale italiana: la maggioranza di esse è costituita da PMI che contano in media 17 collaboratori, il 63% di esse è digital native (nell’86% dei casi si tratta di imprese nate dopo il 2000), mentre il restante 37% è composto da imprese nate come evoluzione di “vecchie” imprese IT.

Circa 2/3 delle imprese digitali in Italia sceglie di dotarsi della forma societaria della S.r.l., ma il modello organizzativo interno di questo tipo di società è per lo più “liquido”, strutturato sul singolo processo/commessa ed informale.

Un ruolo preponderante, naturalmente, è svolto dal Web: l’85% delle imprese digitali in Italia dichiara di utilizzarlo come piattaforma di collaborazione e il 33% sfrutta le possibilità della vendita on line.

Riguardo invece ai lavoratori digitali, si tratta di giovani under 35 (67%), in maggioranza uomini (64%), con una solida preparazione accademica (65% laureati, 12% in possesso di master/dottorato/PHD) che spesso hanno all’attivo un’esperienza lavorativa all’estero (29%).
I lavoratori digitali non inseguono il posto fisso, nè tantomeno un contratto a tempo indeterminato: oltre un terzo di essi lavorano con un contratto atipico e con Partita IVA, anche perchè spesso i costi dello Stato sul lavoro sono troppo alti per imprese piccole e flessibili come quelle del settore digitale.
In ogni caso, il modello occupazionale di questa tipologia di impresa risulta essere vincente: a fine 2012 il settore conta ben 620.000 addetti, con una crescita del 13,7% rispetto al 2009, anno di inizio della crisi.

Da questo scenario positivo e in crescita, però, emergono alcune criticità: i maggiori problemi dichiarati nelle interviste di Assintel riguardano i già citati costi del lavoro allo Stato, ma sono presenti anche forti difficoltà per l’accesso al credito bancario e una scarsa disponibilità sul territorio nazionale di investitori privati.

Le imprese dichiarano inoltre alcune difficoltà di tipo organizzativo: il carico di lavoro è spesso oneroso per le poche persone a disposizione, tanto che spesso il titolare dell’azienda diventa un factotum per sollevare i suoi collaboratori.
Inoltre, esiste un problema di reperimento delle figure professionali dotate di capacità adeguate alle esigenze del settore, oltre alla mancanza di un’offerta formativa in materia nella maggior parte del territorio nazionale: circa l’80% del territorio italiano è ancora poco “digital”.

Per ulteriori dettagli e aggiornamenti, la piattaforma “Long Wave” di Assintel è disponibile a questo link.

Napoli, 18 luglio 2013

 

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