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5 situazioni difficili per una startup e 5 mondi per affrontarle al meglio

Dal sito internet Six Revision, un interessante post di Sabelline Chicot, content strategist dell’agenzia di Web Marketing Further, esperta di imprenditoria e tecnologie spiega quali sono le cinque situazioni che possono rallentare la crescita di una startup.

Dopo la primissima fase di attività di una startup, durante la quale tutto sembra procedere velocemente e per il meglio, e le possibilità di crescita sembrano illimitate, spesso capitano infatti dei momenti di difficoltà che, se affrontati nel modo giusto, possono essere brillantemente superati dal team. Vediamo quali sono questi problemi e come è possibile risolverli nella maniera più efficace.

1. Aspettare che tutto sia perfetto

A volte, la startup si ferma in attesa che tutto sia impeccabile, ma questo è un grande errore: bisogna invece partire da un semplice presupposto, cioè che la perfezione è un sogno irrealizzabile. Sabelline Chicot spiega che per avere successo nel business il team deve concentrarsi sulle cose che contano veramente, tralasciando dettagli poco significativi, mantenendo ben presente la vision e proseguendo verso il lancio del prodotto. L’importante per una startup è avere prima possibile un prodotto da mettere sul mercato, per poi migliorarlo nel tempo sulla base dei feedback dei clienti. Di conseguenza, il focus deve essere sulle funzionalità di base.
Questo discorso vale a maggior ragione per startup che operano nel settore software: Sabelline Chicot riporta a tale proposito le parole di Dave Winder, sviluppatore ed imprenditore di successo, secondo il quale lo sviluppo di un software è un processo sempre in evoluzione e “l’unico software perfetto è quello che stai ancora sognando”.

2. Cercare di essere al passo con i vostri concorrenti

Tenere il passo con le novità del settore e conoscere la concorrenza è sicuramente un punto fondamentale per qualsiasi imprenditore, ma Sabelline Chicot spiega chiaramente che non deve diventare un’ossessione: la continua analisi della concorrenza può diventare un “labirinto oscuro” da cui è difficile districarsi e prendere davvero molto tempo ad una startup.
Lo stesso Paul Graham ha sottolineato nel suo blog che difficilmente una startup fallisce a causa dei concorrenti: anzi, secondo Graham, spesso un mercato affollato di competitors non è una minaccia, ma un segnale di vitalità del mercato, e della presenza un bisogno da soddisfare.

Il consiglio di Sabelline Chicot è quello di impegnarsi sicuramente in un’analisi accurata della concorrenza e di tenersi aggiornati su ciò che accade nel proprio settore di riferimento, senza tuttavia lasciarsi scoraggiare o modificando troppo la propria vision.

3. Fare tutto da soli

I founder di una startup, secondo Sabelline Chicot, non devono sentirsi in dovere di svolgere da soli tutte le mansioni: marketing, informatica, risorse umane, finanza, vendite, sviluppo web… E’ sicuramente più utile incanalare le proprie energie in alcuni compiti specifici e strategicamente cruciali e imparare a delegare gli altri compiti e mansioni agli altri.

In una startup è importantissimo imparare a dividere i compiti ed è fondamentale che i founder responsabilizzino gli altri membri dell’organico: il consiglio pratico è quello di fornire ai lavoratori i migliori strumenti possibili, lasciandoli poi svolgere liberamente il proprio lavoro.

4. Prendersi troppo sul serio

Sabelline Chicot sceglie come esempio sull’argomento l’imprenditore seriale Richard Branson: secondo l’autrice del post, Branson è l’espressione massima di un founder di startup caratterizzato dal buon umore e dalla capacità di non prendere le cose troppo sul serio. Dietro questa apparenza sorridente, tuttavia, Branson cela una solidissima logica aziendale.

In sintesi, soprattutto nelle fasi di startup in cui necessariamente ci si ritrova di fronte a molte decisioni critiche, è importante imparare ad essere positivi e riuscire a trasmettere tale positività nella cultura aziendale, così da permettere a tutti di lavorare in un contesto di apertura in cui sia più facile essere creativi.

5. Paura di sbagliare

In quest’ultima parte del suo post, Sabelline Chicot spiega l’importanza degli errori per una startup: è fondamentale avere bene in mente che non c’è nulla di male a fare qualcosa di sbagliato, che gli errori capiteranno sempre e che accettare questi concetti è segno di maturità e consapevolezza da parte dei founder.

Nessuno ha mai avuto un’idea perfetta, che non aveva bisogno di ulteriore lavoro e di modifiche: per dirla con le parole di Sabelline Chicot, “L’arte di riuscire nelle cose è anche nel fare degli errori”: sono moltissimi gli imprenditori che, prima di raggiungere il successo, sono passati attraverso il fallimento.

Fondamentale da questo punto di vista avere sempre un piano di riserva se le cose vanno male, per poter affrontare i momenti difficili con maggiore tranquillità ed obiettività e far crescere al meglio una giovane azienda.

E’ possibile leggere l’articolo originale di Sabelline Chicot su Six Revision al seguente link: http://sixrevisions.com/business/startups-growth-thing-slow-down/

Napoli, 06/12/2013

I 5 superpoteri del marketing: tecnologia e team alla base del successo

Mark Bonchek (Chiaf Catalyst di Orbit & Co., network per leader e organizzazioni che vogliono tenersi al passo con le novità del mondo digitale) e Cara France (CEO di The Sage Group, società di marketing e consulenza con sede a San Francisco) hanno pubblicato di recente un post su Harvard Business Review dopo l’esperienza come organizzatori e giudici di Marketers that Matter, una competition destinata ai migliori progetti innovativi nel marketing.

Durante l’esperienza di Marketers that Matter, infatti, hanno avuto modo di entrare in contatto con i migliori esperti e CMO della Silicon Valley: parlando con loro, sono riusciti a raccogliere le cinque skills fondamentali per una campagna di marketing di successo.
Il punto di partenza è che, oggi più che mai, i clienti sono sempre più connessi ed hanno un grande potere: è fondamentale quindi conquistare i loro cuori e le loro menti, servendosi delle tecnologie più moderne, basandosi su grandi quantità di dati e coinvolgendoli con prodotti e servizi che superino le loro aspettative.
Per fare tutto questo, è importante avere un team composto dai migliori talenti, e riuscire a far lavorare la squadra in vista di un obiettivo comune.

Ma quali sono le skills che possono essere definiti dei veri e propri “superpoteri” nel marketing?

1. Sentire ciò che nessun altro riesce a sentire

Da sempre, i migliori esperti di marketing sono dei grandi ascoltatori. La rivoluzione digitale ha dato voce a tutti e ciascuno può esprimersi scegliendo il canale che preferisce: bisogna quindi adeguarsi e sfruttare le nuove tecnologie per ascoltare pareri, bisogni ed aspettative dei clienti.
Un esempio è quello di SAP, azienda leader nella produzione di software destinati alle imprese: il CMO Jonathan Becher ha impostato il lavoro dell’azienda su un processo di miglioramento dei prodotti basato sulla collaborazione dei clienti. Insieme al suo team ha creato “Idea Place”, piattaforma dove la community di SAP può votare e suggerire le modifiche ai prodotti. Da sottolineare il risultato ottenuto da SAP: oltre 10.000 contatti, 600 miglioramenti di prodotto e la crescita della customer engagement and satisfaction, dovuta all’approccio open e trasparente che l’azienda ha seguito.

2. Prendere sempre parte alle conversazioni

Grazie ai canali social, il numero di conversazioni su prodotti e aziende si è moltiplicato in maniera esponenziale. I responsabili di marketing devono essere presenti e partecipare a tutte le conversazioni, servendosi degli strumenti che la tecnologia offre: è fondamentale non stare sempre a parlare di sè, dell’azienda e dei prodotti, ma lavorare per costruire una community stimolante, iniziando conversazioni che portino i partecipanti a commentare e partecipare.
Caroline Donahue, CMO di Intuit, è bravissima a convincere le persone a parlare: con il suo team ha lanciato Intuit’s Small Business Big Game, una piattaforma social che coinvolge e responsabilizza migliaia di piccole imprese incoraggiandole a condividere le proprie storie e a votare le più interessanti.
Il programma ha ottenuto ottimi risultati, con decine di migliaia di storie e milioni di visite e voti.

3. Superare con un solo salto montagne di dati

I dispositivi digitali generano ogni giorno moltissimi dati: click, post, tweet e like. I vecchi sistemi, come i fogli di calcolo e le relazioni, non bastano a tenere tutto sotto controllo: il primo problema che il team di marketing deve risolvere diventa quindi riuscire ad avere accesso ai dati e gestirli in modo da ottenere informazioni utili e fruibili.
Pat Connolly, CMO di Williams – Sonoma, si è servito del cloud per rendere accessibili i dati provenienti dalle svariate fonti. A questo punto, per rendere tali dati significativi, si è impegnato per ottenere algoritmi e modelli utili. Spesso questo passaggio è difficile per le aziende, ma l’esempio di Williams – Sonoma insegna che si tratta di un punto di forza fondamentale che differenzia l’azienda da chi non riesce ad organizzare i dati in maniera utile.

4. Far sparire i silos

I silos sono strutture isolate, ed ogni azienda può avere i propri silos: nelle varie aree (marketing, vendite, IT, servizi), all’interno di una singola area (nel marketing, ad esempio, brand, comunicazione, advertising e digitale). Nelle vendite, ad esempio, ci sono i negozi, il call center e l’e-commerce. I migliori esperti di marketing riescono ad eliminare queste singole suddivisioni, facendo in modo che tutti lavorino allo stesso obiettivo: una customer experience che il cliente possa recepire come eccezionale.
L’esempio è fornito da Julie Bornstein, CMO di Sephora, che ha rivoluzionato completamente il modo “classico” di pensare all’azienda come composta da più silos: tutte le operazioni (marketing, IT, magazzino, programmi di fidelizzazione) sono pensati in modo che siano collegati tra loro: questo perché il cliente può essere in negozio, può vedere la pubblicità su una rivista, o può visitare il sito internet, ma è sempre lo stesso cliente.
Il segreto è quello di far lavorare tutti i componenti dell’azienda con una vision “clent-centric” e a 360°, eliminando dalla mentalità dei dipendenti l’idea “io lavoro su questo”. Il risultato di questo approccio è che Sephora ha ottenuto oltre 20 milioni di clienti iscritti al suo programma fedeltà.

5. Condividere i “superopoteri” con gli altri

Un’azienda vincente si costruisce solo con una squadra vincente: un esperto di marketing sa che il modo migliore per ottenere risultati è quello di condividere le proprie skills per farle arrivare anche agli altri.
Il CBO di Visa Antonio Lucio lavora esattamente in questo modo, costruendo i migliori team combinando vecchi e nuovi dipendenti: secondo Lucio, infatti, “il trucco per creare la magia è combinare l’esperienza e le prospettive dei brand builders tradizionali con l’energia e l’innovazione dei nativi digitali”.
Sulla base di questa vision Visa ha costruito la sua campagna per le Olimpiadi di Londra 2012, ottenendo i migliori risultati in 26 anni di campagne olimpiche.

Riassumendo, per ottenere una campagna di marketing vincente è necessario utilizzare questi cinque “superpoteri” combinandoli con l’utilizzo delle tecnologie e il lavoro di squadra: in questo modo sarà possibile tenere il passo con i consumatori sempre più esigenti e offrirgli una customer experience che supererà tutte le loro aspettative.

Napoli, 04/12/2013

Due contest per lo sviluppo di app: in palio dall’UE un montepremi di 400.000 euro per startup e innovatori

Doppia opportunità per startup, singoli individui, piccole e grandi imprese che operano nel settore web e in particolare nello sviluppo di app: Campus Party e FI-WARE Open Innovation Lab lanciano infatti due contest per premiare le migliori idee e progetti di app nei settori “Smart Cities Apps” e “Smart Business Industry Apps”.

Per entrambe le categorie, le iscrizioni chiudono il 20 dicembre 2013: ciascun partecipante può presentare una sola idea in una delle due categorie.
In palio c’è un montepremi totale di 400.000 euro, suddivisi in 200.000 euro per ciascuna categoria e in singoli premi che saranno assegnati in due momenti differenti: i contest si suddividono infatti in due fasi.

Vediamo per prima cosa quali devono essere le caratteristiche dei progetti partecipanti:

Per la categoria “Smart Cities”, gli organizzatori del contest sono alla ricerca di applicazioni che possano rappresentare un passo in avanti nel cammino verso una gestione più efficiente dei servizi per le città o che riescano a dar vita a servizi innovativi da offrire ai cittadini. Tra i possibili ambiti delle app in concorso, abbiamo:

– Migliorare la gestione del traffico utilizzando FI-WARE,
– Migliorare la gestione dei servizi attraverso il ricorso alle tecnologie digitali per ridurre i costi e aumentare la qualità,
– Fornire un servizio innovativo che risolva un bisogno dei cittadini,
– Offrire un servizio che migliori un qualsiasi ambito della vita della città e dei suoi abitanti: il luogo in cui vivere, studiare, lavorare, divertirsi, ecc.

Per la categoria “Smart Business Industry Apps”, invece, le apps in concorso dovranno essere finalizzate alla gestione smart delle imprese, in particolare le PMI, in modo tale da consentire attività di business più efficienti e offerta di servizi innovativi ai clienti. Le applicazioni potranno riguardare, ad esempio:

Automatizzazione e/o miglioramento dei processi della catena di approvvigionamento e/o produzione,
– Aiutare le PMI a migliorare i propri servizi e ad attrarre un numero maggiore di clienti,
– Fornire servizi innovativi alle PMI che possono riguardare sia la gestione interna del business che l’offerta di servizi ai clienti.

Come accennato in apertura, i Contest si svolgeranno in due fasi: la prima fase è quella delle candidature. Le idee potranno essere inviate on line entro il 20/12/2013 cliccando sul bottone “Accept the challenge” dei seguenti link:

Smart Cities: http://www.campus-labs.com/webapp/reto/ver/FIWARe800k?lang=en

Smart Business Industry: http://www.campus-labs.com/webapp/reto/ver/FIWARE800k?lang=en

Entro il 30 dicembre saranno comunicati per ciascuna categoria i 20 progetti migliori: questi saranno premiati con 2.800 euro ciascuno e con l’opportunità di partecipare al Campus Party 2014 che si terrà dal 27 gennaio al 2 febbraio 2014 a San Paolo (Brasile).

A questo punto si apre la seconda fase del contest: da questo momento in poi, sarà fondamentale che i progetti siano realizzati utilizzando la tecnologia FI-WARE e in particolare il cloud (per tutte le informazioni, qui il link di riferimento). I partecipanti ammessi alla seconda fase dovranno costituire un team, e almeno due membri di ciascun team dovranno partecipare al Campus Party di San Paolo dove dovranno presentare il prototipo del proprio progetto. Durante il Campus, i team potranno beneficiare del supporto e della consulenza degli esperti del team tecnico di FI-WARE: successivamente, avranno 3 giorni di tempo per lavorare al miglioramento dei progetti. Infine, il 1° febbraio ci sarà la presentazione di tutti i progetti alla giuria, che potrà assegnare i premi ai vincitori.

I premi in palio per ciascuna categoria sono 5: 75.000 euro al primo classificato, 40.000 al secondo e 20.000 al terzo. Inoltre, due premi speciali da 5.000 euro ciascuno allo sviluppatore più giovane e all’app più innovativa.

Per il Regolamento della Competition:

Smart Cities: http://www.campus-labs.com/generic/images/retos/FIWARECHALLENGES_smart_cities_bases.pdf

Smart Business Industry: http://www.campus-labs.com/generic/images/retos/FIWARECHALLENGES_smart_bussines_bases.pdf

 

N.B. Campus Party e FI-WARE sono due progetti in collaborazione con l’Unione Europea destinati al sostegno e alla crescita dell’utilizzo delle tecnologie, in particolare internet-based, per l’innovazione e la costruzione di un ecosistema sostenibile dell’innovazione in Europa.

Napoli, 02/12/2013

Nuove opportunità per giovani, aziende e startup dal Bando NEET

Grazie al Bando NEET di Italia Lavoro, anche le startup possono arricchire il proprio team con giovani tirocinanti esperti in cerca di un’esperienza di lavoro: a partire dal 9 settembre 2013, infatti, è possibile iscrivere la propria azienda al portale ClicLavoro nella sezione appositamente riservata al Bando NEET. Possono candidarsi ad ospitare un tirocinante le aziende appartenenti a qualsiasi settore economico: esse devono avere forma giuridica disciplinata dal diritto privato, compresa la forma cooperativa.

Abbiamo già parlato in questo recente post del nostro blog dell’importanza fondamentale del team e delle politiche di gestione del personale: il Bando NEET rappresenta un’opportunità per le aziende che possono far entrare nel proprio team nuovi talenti e valutarne le competenze per un periodo di tempo limitato senza dover coprire i relativi costi, e al contempo offre un’opportunità ai giovani residenti nelle Regioni Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) per entrare nel mondo del lavoro.

Il Bando prevede l’attivazione di 3.000 tirocini riservati a giovani residenti nelle Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) che si trovino nella condizione “Not in Education, Employment or Training”, ossia in possesso dei seguenti requisiti:

– età compresa tra 24 e 35 anni non compiuti;
in possesso di una laurea (vecchio o nuovo ordinamento) in uno dei seguenti gruppi disciplinari: geo-biologico, letterario, psicologico, giuridico, linguistico, agrario, politico-sociale;
disoccupati e che non stiano frequentando un percorso formativo.

I giovani interessati possono presentare la propria domanda iscrivendosi al portale ClicLavoro a partire dal 23 settembre 2013. I tirocini avranno una durata di 6 mesi e saranno retribuiti con 500 euro lordi mensili per i tirocini in loco (in una delle 4 Regioni indicate) oppure con 1.300 euro lordi mensili per i tirocini in mobilità.
Il Bando NEET resterà aperto fino ad esaurimento delle risorse disponibili (nello specifico, dieci milioni di euro) e comunque non oltre il 31 dicembre 2014.

Le aziende interessate, invece, che decideranno di candidarsi ad ospitare un tirocinante avranno la possibilità di selezionare autonomamente le candidature e, una volta identificato il nominativo, dovranno comunicarlo a Italia Lavoro inviando tutti i documenti amministrativi necessari tramite l’indirizzo neet@pec.italialavoro.it: l’elenco dei documenti necessari è riportato dall’art. 12 del Bando (disponibile qui).

Le aziende devono trovarsi preferibilmente nell’ambito territoriale delle 4 Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), ma il Bando prevede che circa 200 dei 3.000 tirocini finanziati possano svolgersi in mobilità territoriale: possono quindi candidarsi, nei limiti quantitativi previsti, anche aziende con sede legale ed operativa al di fuori delle Regioni indicate.

Anche il CSI – Incubatore Napoli Est offre nuove opportunità ai giovani napoletani e non solo, grazie all’iniziativa del Comune di Napoli VulcanicaMente 2: dal talento all’impresa.

Le occasioni partono già in fase di selezione: sono aperte le prenotazioni per partecipare al TechDay del 24 e 25 settembre, con una serie di opportunità formative, di networking e di mentorship: non perdere l’occasione di mettere in gioco il tuo talento e di provare a trasformare la tua idea innovativa in startup!

Il form di iscrizione al TechDay è disponibile qui, mentre tutte le informazioni, l’avviso pubblico e le faq per VulcanicaMente 2 sono nella sezione Eventi & Iniziative del sito internet www.incubatorenapoliest.it.

Napoli, 16/09/2013

Consigli alle startup: prodotto, leadership, team management

Deep Nishar è SVP of Products and User Experience a LinkedIn. E’ responsabile dell’impostazione e dell’esecuzione della strategia di prodotto globale dell’azienda e supervisiona la gestione del prodotto, l’analisi dei dati, le vendite online, il business development, la user experience e il design.

Nishar ha 20 anni di esperienza lavorativa nel settore, in aziende del calibro di Google e ha pubblicato recentemente nel suo blog su HBR – Harvard Business Review un post molto interessante in cui mette in relazione le politiche di realizzazione dei prodotto con il management del personale: secondo Nishar, infatti, le imprese del settore tecnologico e in particolare le startup partono spesso dall’errata convinzione che tutte le risorse ed energie debbano essere concentrare sul prodotto, trascurando la gestione del personale.

Dalla sua esperienza, Nishar ha imparato che migliorare la soddisfazione sul lavoro e la fidelizzazione del personale è indispensabile per ottenere un prodotto migliore, e di conseguenza per far funzionare al meglio l’intera azienda: investire nella gestione del personale diventa ancor più importante in un settore come quello tecnologico, dove la competizione delle aziende per accaparrarsi i migliori talenti in circolazione è molto sentita.

Per assicurarsi che i manager del personale che lavorano nella sua azienda riescano ad ottenere i risultati desiderati, Nishar ha costruito un elenco di sette principi da perseguire per gestire al meglio la produzione e, al contempo, il personale: vediamo nel dettaglio quali sono.

1) Conosci il tuo pubblico. Dal lato della gestione del prodotto, ciò significa capire chi sono i clienti/utenti e quali sono le caratteristiche che li contraddistinguono: per ottenere questo tipo di informazioni, è necessario aprire un dialogo significativo con loro in maniera tale da ottenere i feedback necessari ad eventuali aggiustamenti.
Dal lato del management del personale, invece, significa conoscere veramente i dipendenti e i membri del team, capire quali sono le preoccupazioni, le cose che li motivano e ciò che invece li infastidisce. Nishar suggerisce di favorire il più possibile le occasioni di incontro e di dialogo, organizzando meeting e riunioni con cadenza regolare. E’ fondamentale in queste occasioni impegnarsi ad ascoltare i dipendenti e i membri del team, e comunicare al meglio gli obiettivi aziendali.

2) Semplificazione. E’ una parola chiave che tutti i manager di successo conoscono: nel prodotto, significa impegnarsi per dare a quest’ultimo le caratteristiche veramente importanti per i clienti, ponendo molta attenzione sulle decisioni relative a ciò che va eliminato per non incorrere nei pericoli della complessità. L’autore fornisce a riguardo l’esempio di Microsoft Word: tra il 1984 e il 2003, il software è passato da 40 caratteristiche a oltre 1.500, con 35 barre degli strumenti: molti utenti, frastornati e sopraffatti da tale complessità, hanno optato per soluzioni alternative più semplici.
Allo stesso modo, bisogna semplificare il lavoro dei dipendenti e del team: i superiori devono fornire in maniera chiara la mission e gli obiettivi dell’azienda, ma devono poi uscire di scena per consentire a ciascuno di fare il proprio lavoro e prendere le proprie decisioni autonomamente ogni giorno.

3) Porre dei vincoli. Riguardo al prodotto, è indubbio che avere dei vincoli in termini di tempo e risorse contribuisca ad affinare la creatività e a rispondere meglio alle esigenze dei clienti. Basta pensare, scrive Nishar, al passaggio dal web-based al mobile, e a come le aziende abbiano completamente ripensato ed adattato i propri prodotti a uno schermo di piccole dimensioni, per venire incontro alle esigenze dei nuovi clienti del settore mobile.
Anche nella gestione del personale, è possibile porre dei vincoli utili ed accuratamente scelti per favorire la creatività: ad esempio, LinkedIn lancia periodicamente “venture bet” (scommesse rischiose). Attraverso queste “ideas competition” interne all’azienda, si dà al personale una determinata quantità di tempo e risorse per realizzare un’idea innovativa. Le migliori entreranno a far parte del portafoglio prodotti aziendale. Si tratta di una situazione che simula la realtà di molte startup in fase seed: i vincoli sono di grande aiuto per stimolare la creatività e cercare le soluzioni più efficaci per far progredire l’idea e far crescere l’azienda.

4) I dati devono essere la vostra guida. Essere in possesso di dati sulle esigenze e i bisogni del cliente è fondamentale per gestire al meglio le politiche aziendali di prodotto, ma è altrettanto importante per i responsabili della gestione del personale.
Le aziende dovrebbero adoperarsi per ottenere dati sui propri dipendenti, sulle loro necessità e su quello che pensano riguardo a ciò che accade in azienda. E’ importante implementare i metodi di gestione e le politiche del personale basandosi su dati misurabili anzichè su semplici “voci di corridoio”.

5) L’innovazione non è immediata. I prodotti migliori costruiscono la propria innovazione e la propria posizione sul mercato impegnandosi a perseguire l’innovazione nel tempo, con costanza, attenzione e tenacia. Allo stesso modo, ad oggi un buon leader deve impegnarsi per costruire pazientemente un rapporto continuativo di fiducia ed autenticità basato sulla comunicazione e la collaborazione con il personale: Nishar è convinto che, anche se la costruzione di questo tipo di relazioni richiede tempi più lunghi, si tratta di momenti ben spesi.

6) Essere veloci, flessibili e pronti ad adattarsi. Nishar fornisce alcuni esempi di come alcuni tra i prodotti di maggior successo in ambito tecnologico siano nati per determinate esigenze, e siano poi arrivati al successo globale attraverso modifiche ed adattamenti successivi applicati al momento giusto: PayPal, ad esempio, nace come prodotto per lo scambio di denaro tra due Palm Pilot. Riguardo al prodotto, quindi, è fondamentale essere molto aperti al momento del lancio sul mercato, in modo da poter recepire i feedback dei clienti ed applicare al prodotto gli eventuali, necessari adattamenti.
Allo stesso modo, un buon leader deve periodicamente “tastare il polso” del proprio team, e capire se è necessario modificare i propri atteggiamenti e le politiche di gestione del personale. Ad esempio, Nishar racconta un episodio recentemente avvenuto a LinkedIn: un alto dirigente ha appreso da un sondaggio tra i dipendenti che questi ultimi avevano poco chiare le modalità con cui viene misurata la loro performance. Sono state prese immediatamente delle misure correttive: nel giro di una settimana dalla ricezione dei dati, si è tenuta una riunione per spiegare in modo chiaro, dettagliato e trasparente il processo di misurazione delle performance. I risultati del team sono ora in crescita.

7) Costruire per scalare. Nel settore della tecnologia, si parla di architetture flessibili, costruire in modo da poter “scalare” e crescere in fretta: ciò dipende soprattutto dall’elevato rischio per le aziende del settore di diventare presto obsolete.
Per costruire un’azienda tecnologica in grado di durare nel tempo, secondo Nishar è fondamentale concentrarsi sula creazione si una cultura aziendale fatta di valori forti e sufficientemente flessibili da far fronte ai cambiamenti, adattandovisi.
Ciò significa, dal punto di vista del personale, assumere persone che siano in grado di concentrarsi sulla costruzione di prodotti di grande successo, sulla mission dell’azienda e sulla propria carriera.

La conclusione di Nishar è che le aziende, che siano già affermate o ancora in fase di startup, dovrebbero investire nelle capacità di leadership dei manager del personale per poter creare e sostenere una cultura dell’innovazione nell’ambito della quale i membri del team siano incoraggiati a prendere le migliori decisioni, ad assumersi rischi intelligenti e ad eseguire una strategia di business vincente.

Se anche tu hai un’idea innovativa e vuoi provare a metterla in gioco per trasformarla in una vera startup, partecipa alla seconda edizione di VulcanicaMente: dal talento all’impresa!

Puoi prenotare subito il tuo posto per partecipare alle selezioni che si terranno il 24 e 25 settembre durante il TechDay, l’evento organizzato dal CSI – Incubatore Napoli Est che offre a tutti i partecipanti occasioni gratuite di mentorship, formazione e team building: potrai incontrare i nostri esperti, conoscere altri talenti creativi ed innovativi come te ed approfondire argomenti importanti come l’impostazione del pitch durante i workshop formativi della due giorni.

Ma attenzione: i posti per il TechDay sono limitati! Prenotati subito compilando il form di iscrizione. Inoltre, trovi tutte le informazioni su VulcanicaMente2, insieme all’Avviso Pubblico e al programma dettagliato del TechDay, nella sezione Eventi & Iniziative del sito www.incubatorenapoliest.it

Napoli, 17/09/2013

Come costituire un team di successo con i consigli di Steve Blank

In un post recentemente pubblicato sul suo blog, Steve Blank affronta un argomento di cui si parla poco: le caratteristiche che un team di founders deve possedere per creare una grande startup.
Il presupposto di partenza di Blank è che esistono tre figure fondamentali in una startup, con differenti caratteristiche: il founder, il team dei founders e il founding CEO.
Vediamo quali sono le definizioni di Blank e le caratteristiche che ciascuna di queste figure deve possedere a suo parere per costruire una startup di successo.

1) Il Founder: l’idea
Il founder è, secondo Blank, colui che è in possesso di un’idea originale, una scoperta scientifica, un’innovazione tecnologica, un’intuizione, una passione: il founder recluta i co-fondatori, che coinvolge giorno per giorno nel processo di creazione della propria startup.

Blank pone l’accento su due aspetti che ritiene fondamentali: il primo, riguarda la capacità di distinguere tra un’idea innovativa che potrà effettivamente trasformarsi in un’impresa di successo e un’idea che non potrà mai essere commercializzata .
Il secondo aspetto fondamentale è che bisogna essere consapevoli che, nel momento in cui si costituisce un team, non è detto che il founder che ha avuto l’idea debba necessariamente assumere la leadership: è qui che Blank anticipa la differenza fondamentale tra founder e CEO, che sarà spiegata meglio più avanti.

2) Il Founding Team: the rock on which to build the company
Il gruppo che costituisce la società (che Blank definisce come la roccia su cui costruire la società) è formato dal founder e da un ristretto team di co-fondatori in possesso di competenze complementari a quelle del founder.
Si tratta del team che dovrà assicurarsi di partire dall’idea originale per trovare il miglior modello di business ripetibile e scalabile, con un product/market fit, dopo aver effettuato tutti i test necessari su ogni aspetto del business model (pricing, canali distributivi, partner, costi, etc.).
Secondo Blank non esiste un “numero magico” per i componenti di un team, ciò che conta davvero sono le competenze in possesso dei fondatori: queste ultime devono essere quelle più adatte a mettere in pratica l’idea imprenditoriale, e devono essere complementari tra loro.
Blank consiglia agli aspiranti startuppers di porsi due domande per decidere se una persona debba essere o meno un co-founder: bisogna chiedersi se è possibile avviare la società senza quella persona, e se è possibile trovare qualcun altro simile. Se entrambe le risposte sono negative, quella persona sarà un co-founder. Secondo Blank, inoltre, se la risposta ad una delle due domande è “sì”, quella persona dovrà essere assunta in seguito tra i primi dipendenti della startup.

Tra le caratteristiche chiave che Blank elenca per un team di founders vincente, ritroviamo la passione, la determinazione, la tenacia, la curiosità ed il rispetto reciproco: è fondamentale che i co-founders valutino la loro capacità di lavorare insieme come un gruppo affiatato, con coraggio e fiducia per gli altri membri del team.

3) Founding CEO: Reality Distortion Field e Comfort in Chaos
Secondo Blank, la visione idealista della leadership collettiva, senza una persona responsabile di prendere le decisioni, è il modo più veloce perchè la startup esca dal mercato. Nel mondo delle startup, la velocità, il ritmo e le decisioni prese senza timore sono fondamentali per mantenere il vantaggio competitivo: per questo, è fondamentale che ci sia un CEO che prenda le decisioni in maniera rapida ed immediata.

Il Founding CEO è il “primo tra uguali” in un team di fondatori, e secondo Blank spesso non è il più intelligente del gruppo: ciò che distingue un Founding CEO dai co-founders è la loro capacità di guardare la realtà in una maniera distorta, caratterizzata dalla totale assenza di paura che essi usano per mandare avanti la società.
Tra le caratteristiche più importanti del Founding CEO, Blank elenca la passione, la dedizione totale alla mission della società e l’abilità di comunicare la loro idea che, seppur apparentemente folle, è in grado di cambiare il mondo.
Inoltre, Blank spiega che il Founding CEO è totalmente a proprio agio nel caos e nell’incertezza: ciò è fondamentale in una startup, dove bisogna affrontare quotidianamente i problemi di sviluppo del prodotto, o le difficoltà di acquisizione dei primi clienti. Si tratta di situazioni in continua evoluzione che spesso sfociano improvvisamente in scenari imprevedibili: per dirlo con le parole di Blank, il Founding CEO cerca ogni giorno di risolvere un’equazione in cui quasi tutte le variabili sono ignote.
Un grande Founding CEO è in grado agire per modificare lo status della situazione, senza stare ad aspettare che qualcuno gli dica cosa fare.

La conclusione di Blank è che conoscere le differenze tra Founder, Founding Team e Founding CEO è fondamentale per gli aspiranti startuppers che potranno costruire il proprio team scegliendo i compagni di viaggio con cui costruire una startup di successo.

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Napoli, 26/08/2013

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