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StartUp Chile: la call per startup di tutto il mondo ti porta in Sud America per 6 mesi

Il programma di accelerazione per le aziende, numero uno in America Latina, che aiuta alla convalida dei prodotti per startup.

Il programma Startup Chile attira imprenditori di livello mondiale per fare affari in Cile. Il programma di accellerazione accoglie gli imprenditori nella fase iniziale del business, per rafforzare l’ambiente imprenditoriale, sostenere la cultura dell’innovazione in Cile e far crescere la regione nel mondo.

Fino al 12 febbraio 2019, le start-up provenienti da qualsiasi paese possono fare domanda per entrare a far parte di una delle più grandi comunità commerciali del mondo.

Il programma di accelerazione ha una durata di 6 mesi, durante i quali i partecipanti potranno collaborare con altre aziende provenienti da oltre 85 paesi. Le aziende selezionate potranno utilizzare il Cile come piattaforma per entrare nel mercato LATAM e potranno accedere a:

  • un fondo privo di partecipazioni fino a 80.000 USD;
  • pieno accesso alle reti nazionali e internazionali del programma;
  • investitori, mentori, e partner globali per raggiungere nuovi mercati;
  • uno spazio di lavoro gratuito e un percorso di accelerazione per far crescere la propria attività.

I requisiti minimi da applicare sono:

  • la startup non deve essere fondata da più di 3 anni;
  • il team deve essere dedicato al progetto al 100%;
  •  prodotto funzionale e già convalidato;
  • la startup deve avere una prospettiva globale e una chiara strategia di espansione.

Per candidarsi, gli interessati dovrebbero visitare il sito Web Start-Up Chile a: http://startupchile.org/apply-seed

Per informazioni: Il 7 febbraio 2019 ci sarà la Webinar dal vivo su http://facebook.com/startupchile in modo che tutti i candidati interessati possano risolvere i loro dubbi direttamente con il team Start-Up Chile. Spiegheranno passo dopo passo come rispondere alla call, insieme alle risposte alle domande più frequenti.

Il Programma di innovazione Young Sustainable Impact – YSI è alla ricerca di Startup

Il programma ha come obiettivo la creazione di Startup con progetti di sviluppo sostenibile.

Partecipare al Programma di Innovazione Young Sustainable Impact – YSI, significa entrare a far parte di un incredibile viaggio di 5 mesi per creare una startup  culminando in un acceleratore di due settimane ad Oslo, in Norvegia.

Durante i 5 mesi di YSI si passerà attraverso il team building, il design thinking e un processo di prototipazione, prima di arrivare ad Oslo, in Norvegia, nell’agosto 2019.

L’obiettivo è la creazione di una vera startup, attraverso l’inserimento di brillanti individui, i quali verranno inseriti in team internazionali di 3 persone e passeranno attraverso 4 moduli e 8 obiettivi in ​​cinque mesi. I moduli saranno:

  1. Squadra;
  2. Comprendere;
  3. Soluzione;
  4. Build;

Ecco invece gli 8 obiettivi:

  • Comprensione, comunicazione e fiducia
  • Visione comune
  •  Ricerca tripla
  • Definisci
  •  Ideazione
  • Test MVP –  convalida del mercato
  • Brand e forma completa
  • Prototipo e piano d’azione.

I primi 4/5 mesi sono online, dal 20 marzo al 12 agosto, mentrele ultime due settimane del percorso,  dall’11 al 25 agosto 2019,  sono ad Oslo, dove si potrà ricevere un viaggio interamente finanziato per incontrare i mentori, i compagni di squadra e gli investitori.

Inoltre, il programma offre conoscenze e strumenti in materia di innovazione, creatività e leadership. Verranno costituiti i team per far funzionare al meglio la startup, con l’obiettivo di costruire una startup a pieno titolo nell’arco di 5 mesi. Young Susteinable Impact fornisce inoltre mentoring e follow-up attraverso un team di esperti in materia di innovazione, con accesso al network YSI di talenti, partner e mentor.

Per accedere al Programma di Innovazione Young Sustainable Impact – YSI, si ha tempo fino all’ 11 febbraio 2019, applicando al seguente link: http://www.ysiglobal.com/apply

Il programma sarà facilitato online, principalmente utilizzando una piattaforma di formazione denominata www.novoed.com .

CIPNES Barcamper Challenge: dPixel e CIPNES Gallura alla ricerca delle migliori startup nella nautica e nel food-tech

Il CIPNES di Olbia è alla ricerca di startup, da scovare e selezionare in dieci città italiane attraverso l’iniziativa “CIPNES Barcamper Challenge”.

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CIPNES Barcamper Challenge è un progetto del CIPNES Gallura, con il Patrocinio di UCINA Confindustria Nautica, della Fondazione Banco di Sardegna e di Cattolica Assicurazioni, che si propone di cercare e supportare i migliori 10 progetti innovativi di impresa nel settore della nautica e nel food-tech, da insediare nel nascente incubatore consortile di Olbia.

La fase di scouting verrà condotta su tutto il territorio nazionale grazie al Barcamper di dPixel (che supporterà il progetto in tutte le sue fasi), con un tour che attraverserà le seguenti città italiane: Genova, Oristano, Viareggio, Milano, Lecco, Bologna, Monfalcone, Roma, Ravenna, Padova.

La prima tappa del Tour si terrà al 55° Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma dal 30 settembre al 5 ottobre. E’ già possibile prenotare uno slot sul Barcamper per partecipare alle selezioni: il link di riferimento da cui accedere al form di iscrizione è http://barcamper.it/tours/cipnes/

Dopo la fase di selezione del Barcamper Tour, saranno scelti i 20 migliori team che parteciperanno ad una startup school ad alta pressione, nel corso della quale i mentor affiancheranno e supporteranno i partecipanti nelle attività di focalizzazione dei progetti e predisposizione della documentazione da presentare in maniera professionale a investitori, partner, clienti. Inoltre, la startup school permetterà agli analisti di dPixel di effettuare una prima “due diligence” sui piani d’impresa, per valutare le successive ipotesi di investimento.

Al termine della startup school, infine, saranno scelti i 10 progetti finalisti, che parteciperanno all’evento finale TechGarage di Olbia (previsto nel 2016): durante la finale di CIPNES Barcamper Challenge, i team presenteranno i propri progetti d’impresa alla comunità finanziaria e ai potenziali partner industriali.

Per i vincitori di CIPNES Barcamper Challenge sono previsti premi in denaro e un periodo di supporto e accelerazione all’interno dell’incubatore del CIPNES.

Per maggiori informazioni: http://barcamper.it/tours/cipnes/

Napoli, 25/09/2015

Startup Tips: 4 errori tipici da evitare quando si presenta il pitch a potenziali investitori

Heidi Allstop è founder di Spill, sito web dedicato ai giovani che desiderano condividere consigli e storie sulle problematiche tipiche della loro età: la startup è nata durante il periodo degli studi universitari di Heidi, ed è stata lanciata e diffusa in oltre 150 campus in 15 paesi.
Di recente, il portale AlleyWatch ha pubblicato un articolo firmato da Heidi Allstop dedicato ai 4 errori più diffusi (con i consigli per evitarli) quando i founder presentano il pitch della propria startup di fronte ai potenziali investitori.

L’autrice paragona il pitch agli investitori ad un primo appuntamento: bisogna che i founder siano sicuri di sé, senza tuttavia sembrare presuntuosi; disponibili, senza mostrarsi disperati; appassionati, senza sembrare troppo sopra le righe. Continuando in questa “metafora”, il pitch agli investitori deve essere un incontro che crea curiosità ed interesse senza forzare, lasciando all’interlocutore la voglia di scoprire di più sul prodotto/servizio offerto.

Partendo da questa visione, vediamo quindi quali sono i 4 errori più frequenti degli startupper alle prese con gli investitori e scopriamo alcuni interessanti consigli su come evitarli.

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1) PUSHING RATHER THAN PULLING (Spingere, anziché tirare)

Occorre trovare il giusto equilibrio nell’esporre il proprio progetto di startup, non commettendo l’errore di esporre troppe informazioni, ma raccontando abbastanza da creare la curiosità del potenziale investitore all’ascolto, senza tuttavia forzarne l’interesse.
Lo scopo del pitch deve essere quello di mostrare la propria value proposition facendo capire a chi ascolta che sono applicabili alla vita e alle esigenze quotidiane: in questo modo, il prodotto offerto dalla startup risulterà decisamente più appetibile.

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2) USING BUZZWORDS AND INDUSTRY JARGON (Utilizzare neologismi e gergo settoriale)

I neologismi, spesso molto di moda, possono rendere il discorso banale per chi ascolta, facendo perdere credibilità al progetto di fronte al potenziale investitore. Termini come “rock-star team”, “massively disruption”, “game-changing technology” suonano come ingenui clichè facendo perdere punti allo startupper che sta presentando la propria idea.
Il pitch deve invece trasmettere un’idea originale, e contenere informazioni, metriche, aneddoti utili e significativi per l’ascoltatore.
Allo stesso modo, non è consigliabile infarcire il pitch di termini troppo tecnici e legati al proprio settore di riferimento: per capire un pitch, l’investitore non deve aver bisogno di un dizionario o di una laurea ad hoc. Occorre quindi utilizzare una terminologia semplice e diretta, che chiunque possa comprendere a prescindere dal proprio settore di attività o dal background culturale.

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3) PITCHING AROUND A POWERPOINT (Basare la presentazione del pitch sulle slide del PowerPoint)

Basarsi troppo strettamente sulle slide del PowerPoint fa sembrare il pitch poco sincero e “personalizzato”: quando si presenta la startup ad un potenziale investitore, invece, occorre far capire all’interlocutore che quel pitch è unico. Si tratta infatti di un accorgimento importante per costruire fin dal primo incontro la fiducia necessaria in qualsiasi rapporto.
Il pitch, inoltre, dovrebbe essere costruito in maniera tale da garantire immediatamente un contatto “visuale” per l’interlocutore, che deve guardare le slide ma ascoltare le parole dello startupper.
Tra gli aspetti fondamentali da analizzare nelle prime slide, l’autrice ricorda gli aspetti-chiave di base: problema, soluzione, opportunità e dimensioni del mercato, team, tecnologia, concorrenza, strategia di distribuzione, business model.
Una volta affrontati gli aspetti di base, il suggerimento è quello di costruire le cosiddette “power cards”, slide che raccolgono informazioni quali le metriche più “impressive”, citazioni utili di commenti dei clienti, parteneriati di alto livello, ecc.

Time for Feedback

4) CRAFTING THE PITCH ALONE (Costruire il pitch da soli)

Chiedere un secondo parere sul pitch prima di presentarlo è sempre una buona idea, un po’ come quando si chiedere un parere sul vestito scelto per il primo appuntamento. Un secondo parere può essere utile per ricevere consigli, incoraggiamento, critiche su cui impostare eventuali modifiche e miglioramenti al pitch.
Chiedere il parere di una seconda persona, spesso, è difficile da accettare per uno startupper: gli aspiranti imprenditori hanno una mentalità da “self-starters”, che tuttavia deve essere superata per riuscire a costruire un pitch di successo.
L’autrice stessa, infatti, ricorda quanto siano stati utili i confronti con gli altri startupper incontrati durante il suo percorso di accelerazione a TechStars: quello che bisogna ricordare sempre, è ascoltare i feedback altrui attentamente, prendendo tutte le informazioni utili, senza accampare scuse di nessun tipo.

In conclusione, Heidi Allstop afferma che qualsiasi decisione sull’impostazione del pitch deve essere presa alla fine di un processo basato sulla prospettiva, la fiducia e la pratica, ricordando sempre che ciò che si fa e il modo in cui ci si pone può essere più importante delle parole usate.

Il post originale è disponibile qui: http://www.alleywatch.com/2013/12/4-common-startup-pitch-mistakes-to-avoid/

Napoli, 27/08/2015

Startup, PMI e grandi imprese: quali sono i possibili scenari?

Minda Zetlin è esperta di business technology, co-autrice di “The Geek Gap” ed ex presidente della American Society of Journalists and Authors. Di recente ha scritto un articolo pubblicato dal portale Inc.com che riguarda il tema delle grandi imprese, del loro rapporto con le piccole imprese e startup e di come una startup dovrebbe imparare a gestire tali relazioni per ottenere il massimo vantaggio.

Esperti ed imprenditori di tutto il mondo sono infatti concordi sull’idea che l’economia sta cambiando, e che le piccole imprese e le startup stanno assumendo un ruolo di primaria importanza nel sistema economico internazionale. La crescita, l’innovazione, il potere di mercato delle piccole imprese e delle startup stanno infatti portando queste ultime in una posizione di notevole vantaggio di mercato rispetto alle imprese di grandi dimensioni, grazie a fattori quali la maggiore propensione al rischio e la maggiore flessibilità.

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Per questi motivi, le grandi imprese stanno guardando con interesse al mondo delle startup e delle piccole imprese, come mai avevano fatto prima d’ora: ecco perché, secondo Minda Zetlin, le startup dovrebbero guardare con estrema attenzione alle grandi imprese, che potrebbero presto diventare loro concorrenti, clienti o investitori. Vediamo in che modo:

1) Le grandi imprese possono diventare dei concorrenti

Nella maggioranza dei casi, questo rappresenta un pericolo per le aziende più piccole: le imprese di grandi dimensioni hanno risorse, reputazione e un posto ben preciso sul mercato. Ciò che finora le ha trattenute, è stata la maggior lentezza ad introdurre l’innovazione rispetto a quanto accade nelle piccole imprese e nelle startup. Ma, quando una grande azienda inizia ad essere innovativa, può diventare un concorrente molto temibile.

2) Le grandi imprese possono diventare dei clienti

Il secondo scenario prevede che le grandi aziende possano iniziare ad interagire con piccole imprese e startup nella veste di clienti o di partner. Fino a qualche tempo fa, le grandi aziende consolidate evitavano di collaborare con imprese piccole o agli inizi della propria attività, temendo eventuali fallimenti o problemi tecnici.
Oggi, l’affidabilità delle infrastrutture cloud-based a disposizione delle piccole imprese e delle startup fa sì che questo problema sia ormai definitivamente superato.

3) Le grandi imprese possono fornire dei mentor

Sempre più spesso i grandi manager delle imprese consolidate sono disposti a fare da mentor per imprenditori giovani, in imprese di piccole dimensioni e startup. Quest’opportunità è favorita dagli ambienti virtuali in cui gli imprenditori e gli startupper possono entrare in contatto e scambiarsi informazioni.

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4) Le grandi imprese potrebbero investire nella vostra azienda

In alcuni casi, le imprese più grandi sono disposte ad investire il proprio capitale in nuove imprese che possano aggiungere valore alla loro attività o servire i clienti in maniera innovativa. In sostanza, si parla di Outsourcing Innovation: le imprese di grandi dimensioni possono beneficiare di nuovi prodotti e approcci tipici delle startup, senza dover investire per conto proprio.

5) Probabilmente, le grandi imprese vogliono acquisirvi

Se una startup ha grande successo, o porta un nuovo concetto utile per l’industria, le probabilità che una grande azienda del settore sia interessata ad acquisire quella startup crescono in maniera esponenziale. Ciò dipende dal fatto che spesso le grandi imprese già consolidate sono indietro rispetto alle startup per quanto riguarda i nuovi canali di distribuzione e commercializzazione, come ad esempio i social media.
In questo caso, la grande azienda può preferire acquisire la startup, piuttosto che investire tempo e risorse per competere con quest’ultima.

In conclusione, si tratta di scenari differenti che una startup dovrebbe imparare ad analizzare e sfruttare a proprio vantaggio.

Il post originale è disponibile qui: http://www.inc.com/minda-zetlin/why-big-corporations-suddenly-care-about-small-companies-and-what-you-should-do-.html

Napoli, 01/06/2015

JLAB 2015: la call for startup nel settore del commercio retail con accelerazione a Londra e un premio finale di 100.000£

JLAB è l’acceleratore di startup londinese di John Lewis, in collaborazione con il fondo di investimento L Marks inaugurato lo scorso anno e progettato allo scopo di portare innovazione disruptive nel settore del commercio retail (al dettaglio).
Fino al 1° maggio 2015 è possibile presentare la propria application per entrare a far parte delle 10 startup inserite nel prossimo percorso di accelerazione: i progetti innovativi dovranno essere in grado di rivoluzionare il mondo delle vendite al dettaglio.

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Possono partecipare startup provenienti da tutto il mondo, con un progetto innovativo in una delle seguenti categorie:

1) Meshing the Digital and Physical: tecnologie in grado di aggregare i dati e ottenere informazioni per migliorare la user experience del cliente in negozio, on-line e su mobile;

2) Effortless Payments: tecnologie adatte a facilitare i pagamenti del cliente, passando attraverso i dispositivi mobile;

3) Smart Partners: idee per creare una forza lavoro smart, in modo tale da offrire al cliente la miglior assistenza possibile in negozio;

4) Connected Home: tecnologia utile a sviluppare un’esperienza da casa per il cliente che sia unica, connessa e differenziata;

5) Suprise Us: innovazioni talmente uniche e particolari da non poter essere classificate in nessuna delle categorie precedenti.

Il percorso di accelerazione JLAB ha una durata complessiva di 12 settimane: parte il 6 luglio 2015 per concludersi il 18 settembre. Il percorso di accelerazione si svolge in office spaces dedicati a Londra, e prevede un programma di mentorship ad hoc per le startup che saranno selezionate.

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Entro il 22 maggio 2015 saranno annunciati i progetti che parteciperanno al Pitch Day del 4 giugno, mentre i finalisti inizieranno il percorso di accelerazione JLAB il 6 luglio.
Saranno scelte infatti le migliori 10 startup, che avranno diritto al percorso di accelerazione e ad un finanziamento iniziale fino a 20.000£.
Al termine del percorso, sarà scelta la startup vincitrice attraverso il Demo Day (24 settembre): quest’ultima potrà accedere ad un ulteriore finanziamento fino a 100.000£ e assicurarsi un contratto di partnership con John Lewis.

Napoli, 28/04/2015

Startup FVG: l’iniziativa per startup e progetti innovativi di Confindustria Friuli Venezia Giulia è aperta fino al 30/09/2014

Resterà aperta fino al 30 settembre la call per partecipare alla prima edizione di Startup FVG, il progetto promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria FVG finalizzato alla nascita e al sostegno di nuove iniziative imprenditoriali innovative nel territorio regionale del Friuli Venezia Giulia.

I destinatari di Startup FVG sono giovani di età compresa tra 18 e 40 anni che intendano avviare una nuova realtà imprenditoriale innovativa, o startup e giovani aziende (attive da non oltre 5 anni) con fatturato compreso tra 0 e 2 milioni di € e ad elevato potenziale di crescita.
Le imprese, già costituite o costituende, dovranno essere startup innovative ai sensi della Legge 221/2012, avere sede legale o operativa in Friuli Venezia Giulia o creare una partnership con un’azienda operativa nel territorio regionale.

Per presentare domanda a Startup FVG occorre scaricare il modulo disponibile in allegato al Regolamento dell’iniziativa, dal portale rintracciabile al seguente link: http://www.startupfvg.it/
Al modulo di domanda andranno allegati: Business Plan, Executive Summary (secondo il form scaricabile dal sito) e Video Pitch (durata massima 5 minuti).
La documentazione va inviata entro il 30 settembre 2014 all’indirizzo info@startupfvg.it

La Commissione di Valutazione sceglierà i migliori progetti sulla base dei seguenti criteri:

Originalità del prodotto/servizio e Proprietà intellettuale
– Prospettiva di crescita economica (BP e BM)
– Qualità e competenze del team imprenditoriale
– USP e scenario competitivo
– Valorizzazione e coinvolgimento del tessuto imprenditoriale del territorio

Entro il 30 ottobre 2014, sarà organizzato l’evento finale di premiazione durante il quale la Commissione proclamerà i tre vincitori, che avranno diritto ad un percorso di incubazione presso una delle strutture partner (Polo Tecnologico di Pordenone, Friuli Innovazione, AREA Science Park) per un montepremi del valore complessivo di 100.000 €.

Tra i servizi offerti alle tre startup vincitrici, il Regolamento specifica inoltre:

– incontri con aziende selezionate per l’avvio di eventuali partnership e investimenti;
– accesso a finanziamenti agevolati (banche) e accesso al mercato del capitale di rischio (angel, seed, venture capital);
– pacchetto di avvio in comunicazione e posizionamento web;
– assistenza e supporto per la registrazione del marchio e brevetto;
formazione e tutoraggio nei temi dell’imprenditorialità e del management;
sportello legale per assistenza e supporto giuridico specifico per startup.

Per maggiori informazioni, il Regolamento è disponibile qui: http://www.startupfvg.it/img/bando_startup_FVG.pdf

Napoli, 07/08/2014

Consigli alle startup: per raggiungere il successo, bisogna imparare a mantenere il focus e saper scegliere le occasioni giuste

Ty Morse è CEO di Songwhale, startup tecnologica nata nel 2007 che si occupa di soluzioni SMS aziendali e campagne Direct Response a livello nazionale ed internazionale. Di recente, il portale Serious Startup ha pubblicato un suo articolo in cui Morse spiega quanto è importante per una startup in fase early stage mantenere il focus.

La situazione di una startup nelle prime fasi di attività è spesso caotica e condizionata dalla necessità di raccogliere capitali per mettere in pratica l’idea imprenditoriale: in questa fase, il team è portato a “dire sempre di sì” perché ha bisogno di clienti, investimenti, risorse per trasformare l’idea in un business vero e proprio. La voglia di crescere in fretta fa comportare la startup come se chiunque offrisse soldi fosse un potenziale cliente, investitore, partner.

Purtroppo, quello che Morse definisce “l’utilizzo smodato della parola sì” diventa per la startup una vera e propria trappola: rapidamente, ci si rende conto di aver differenziato troppo, proponendo prodotti, opzioni e servizi diversi nel tentativo di compiacere chiunque accenni a un minimo interesse per l’azienda. In pochi anni, la startup rischia di diventare “discreta in troppe cose, piuttosto che ottima in poche”.

La verità, secondo l’autore, è che dire sempre di sì disperde troppo il focus: quando si inizia un’attività imprenditoriale, solitamente lo si fa sulla base di una buona idea. Una startup sa cosa vuole fare, e che Business Model dovrà seguire. C’era un prodotto/servizio principale, una particolare metodologia: insomma, c’era un focus ben preciso e il team era determinato a rispettarlo.

Per avere successo, il consiglio di Morse è quello di mantenere più possibile il focus iniziale, seguendo i seguenti spunti:

La prima cosa da fare è scegliere un modello di business: ovviamente, trattandosi di una startup, il modello iniziale subirà con il tempo delle modifiche. Ma la capacità di adattarsi al contesto è qualcosa che il team di una startup acquisisce rapidamente. Poi, una volta capito come è fatto il mercato e quali sono le opportunità, occorre stabilire un modello di business e perseguirlo.

Per definire il Business Model, la startup deve capire cosa vuole il mercato, perchè i clienti compreranno il prodotto, quanto pagheranno e come è possibile raggiungerli. Potrebbe essere necessario effettuare dei test, ma quando si trova qualcosa che funziona occorre seguire quella strada.

La scelta migliore, quindi, è trovare una o due cose in cui si è davvero bravi e focalizzarsi su queste: in questo modo si può fare esperienza, imparare e costruire il miglior prodotto possibile.
Se si continua a cambiare in base ai “capiricci” di clienti, investitori e partner non si riuscirà mai a raggiungere il massimo.

Infine, Morse consiglia di allontanare i cattivi clienti: probabilmente, questa è la sfida più difficile per una startup. Spesso la paura di perdere clienti e potenziali profitti fa sentire il team quasi obbligato a lavorare con tutti. Ma i cattivi clienti sono un problema: spesso approfittano del bisogno di denaro di una startup, e fanno richieste che possono snaturare il core business.

Il team dovrebbe imparare, quindi, a osservare il ROI: ciò significa considerare i vantaggi e i benefici del lavorare con un potenziale cliente, ed essere pronti a sbarazzarsi di lui qualora non si riescano ad intravedere ritorni significativi.

Ciò che conta per una startup è mantenere il focus sul prodotto, imparando a distinguere le buone occasioni e a lasciar andare le occasioni di distrazione.

Per leggere il post originale: http://seriousstartups.com/2014/08/06/key-to-success/

Napoli, 06/08/2014

Value Creation e Value Capture: come cambia il Business Model di una startup con la diffusione dell’Internet of Things?

In un interessante post pubblicato dal Network Blog della Harvard Business Review, Gordon Hui (leader della Business Design & Strategy per la società di consulenza americana SmartDesign) ha approfondito un tema interessante per startup e imprese innovative: le implicazioni sul Business Model causate della crescente diffusione dell’Internet of Things.

Le implicazioni e le nuove opportunità offerte dall’IoT e dalle soluzioni cloud-based ad esso correlate sono infatti di rilevanza fondamentale per le nuove imprese, in particolare in tema di value creation (creazione del valore) e value capture (monetizzazione del valore): è risaputo, infatti, che la creazione di valore rappresenta il cuore di qualsiasi Business Model, in quanto coinvolge tutte le attività fondamentali di un’azienda ed è la motivazione alla base delle decisioni di acquisto del cliente.

Nelle aziende tradizionali, creare valore significava individuare le esigenze durature del cliente e produrre sulla base di queste delle soluzioni di prodotto altamente progettate e, nella maggior parte dei casi, standardizzate.
Le aziende moderne, invece, devono fare i conti con l’innovazione continua ed incrementale e con le sue conseguenze: cambiano infatti gli aspetti relativi alla concorrenza (che cambia e cresce in maniera più rapida rispetto al passato) e si accorcia la vita dei prodotti, che diventano più rapidamente obsoleti.

In un mondo connesso e internet-based, i prodotti non sono più fatti per durare nel tempo: grazie agli aggiornamenti on-line, è possibile inviare al cliente con regolarità nuovi aggiornamenti e nuove funzioni/caratteristiche, è possibile rispondere al comportamento dei clienti in tempo reale grazie alla tracciabilità dei prodotti e, soprattutto, i prodotti possono essere connessi tra loro portando a nuove analisi previsionali più efficienti, ad un’ottimizzazione dei prodotti più efficace, a nuove user experience personalizzate.

Albert Shun, Partner Direct di UX Design per Microsoft, osserva: “I business model riguardano la creazione di esperienze di valore. E con l’Internet of Things, si può davvero capire come un cliente vive un’esperienza, che sia entrare in un negozio, acquistare un prodotto o usarlo, e infine capire cos’altro è possibile fare con quel prodotto/servizio. E’ possibile rinnovare l’esperienza, dargli nuova vita”.

Così come per la creazione di valore, il cloud impone un nuovo modo di approcciarsi anche alla monetizzazione del valore per il cliente.
Nella maggior parte delle aziende tradizionali, la monetizzazione del valore richiedeva semplicemente di fissare il prezzo giusto per ottenere il massimo dei profitti dalla vendita di un determinato prodotto. I margini vengono massimizzati in base alle principali leve dell’azienda, che stabiliscono il controllo su alcuni punti chiave della catena del valore (costi delle materie prime, brevetti, brand).

Vediamo quindi, in maniera schematica, come cambia la concezione del Business Model nelle attività di value creation e value capture con l’avvento dell’Internet of Things:

VALUE CREATION

Bisogni del cliente: nelle aziende tradizionali, si risolvono i problemi del cliente in maniera reattiva. Con l’IoT le esigenze e i bisogni vengono rilevati in tempo reale o ancora in fase emergente, con un approccio predittivo.

Offerta: per le aziende tradizionali, l’offerta consiste in un prodotto che viene immesso sul mercato e resta uguale finché il tempo lo renderà obsoleto e sarà necessario costruire un nuovo prodotto. L’avvento dell’Internet of Things permette di aggiornare continuamente il prodotto e di creare delle sinergie di valore attraverso la connessione ad altri prodotti.

Ruolo dei dati: nelle aziende tradizionali i dati venivano raccolti ed utilizzati per i futuri prodotti, mentre oggi le informazioni provengono da più fonti e convergono creando esperienze utili per aggiornare i prodotti attualmente sul mercato o aggiungere ad essi funzionalità e servizi.

VALUE CAPTURE

Path of Profit: nelle aziende tradizionali, il profitto cambia quando si vende sul mercato un nuovo prodotto o servizio. Gli aggiornamenti possibili grazie all’IoT offrono la possibilità di generare profitto attraverso entrate ricorrenti, che non dipendono necessariamente da nuove vendite.

Punti di Controllo: nelle aziende tradizionali è possibile controllare vari punti/livelli della catena del valore, mentre grazie all’Internet of Things si creano prodotti personalizzati e basati sul contesto (effetti del network sui prodotti).

Sviluppo delle Competenze: le aziende tradizionali utilizzano come leva per il profitto le core competences, le risorse e i processi già esistenti. Grazie all’avvento dell’IoT è possibile capire quali sono eventuali partner presenti nell’ecosistema di riferimento per aumentare i profitti dell’azienda.

In conclusione, con l’avvento dell’Internet of Things si ribalta la visione tradizionale delle aziende product-based: mentre per queste ultime le fonti di reddito possibili sono incentrate sulle vendite di nuovi prodotti, l’attuale situazione permette di aumentare le fonti di reddito, allargandole ad eventuali aggiornamenti, up-dates e personalizzazioni.

Il Business Model deve tenere in considerazione questa situazione, mettendo al centro ciò che consente di generare ricavi correnti: in caso contrario, come afferma Renee DiResta (O’Reilly AlphaTech Ventures), la startup baserebbe il proprio sviluppo sulla speranza che i clienti sviluppino una tale fedeltà al brand da acquistare anche un secondo prodotto presso l’azienda.

Altro aspetto fondamentale di cui tener conto nel Business Model è quello delle opportunità di partnership offerte dallo sviluppo dell’IoT: oggi, come afferma Zach Supalla (CEO della piattaforma open source Spark), non è più possibile pensare ad un’azienda “solitaria”, che agisce in un mercato “vuoto”. Una startup deve pensare non soltanto a come monetizzerà i propri profitti, ma anche a come il prodotto permetterà ad altri di generare e monetizzare valore.

Infine, l’autore evidenzia come la scelta tra una delle strategie competitive “tradizionali” identificate da Michael Porter (differenziazione, leadership di costo, focus) non sia più un approccio adatto alle startup e alle imprese che si muovono in settori in cui si fa strada l’Internet of Things: oggi, le tre strategie non si escludono automaticamente l’una con l’altra, ma possono essere utilizzate in maniera congiunta, rafforzandosi reciprocamente e migliorando i risultati in termini di value creation e value capture.

Per saperne di più, il post originale di Gordon Hui è disponibile al seguente link: http://blogs.hbr.org/2014/07/how-the-internet-of-things-changes-business-models/

Napoli, 05/08/2014

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