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Tag: organizzazione

Premio Internazionale UNIDO ITPO Italy per Idee Innovative e Tecnologie per l’Agribusiness

Il Premio Internazionale che ha l’obiettivo di individuare le migliori tecnologie ed idee innovative che possano condurre ad effetti migliorativi sul piano economico, sociale ed ambientale nelle filiere Agribusiness dei Paesi in Via di Sviluppo.

L’iniziativa è promossa da UNIDO ITPO Italy – Ufficio in Italia per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale – e il Future Food Institute.

Il concorso offre un’occasione di valenza internazionale per far emergere e promuovere nuove soluzioni tecnologiche innovative e sostenibili volte a favorire l’instaurazione di presupposti per la sicurezza e l’igiene alimentare nei PVS, creando un link con il mondo del business che possa innescare meccanismi virtuosi di crescita economica e sottoporre il progetto ad eventuali partner del network UNIDO.

Soprattutto, mira a far emergere, catalogare, selezionare e divulgare le migliori tecnologie ed idee innovative provenienti da start up, imprese e centri di ricerca che possano essere applicate con successo alle realtà dei Paesi in Via di Sviluppo –PVS nei temi collegati all’ Innovazione in Agribusiness.

Nel particolare  sarà data priorità alle seguenti tematiche:

  • miglioramento della coltivazione, raccolta, lavorazione, conservazione, confezionamento e distribuzione dei prodotti alimentari su tutte le filiere vegetali ed animali;
  • valorizzazione dei prodotti agricoli delle comunità agricole e per la lotta allo spreco alimentare;
  • gestione logistica e l’accesso ai mercati internazionali dei prodotti agricoli dei PVS;
  • miglioramento delle condizioni di vita ed economiche dei lavoratori del settore agricolo e affini nei PVS;
  • potenziamento e qualificazione di un mercato locale di beni e prodotti per l’alimentazione e l’agricoltura;
  • Soluzioni ambientali legate al mondo agricolo, biotecnologie, trattamento e gestione dei rifiuti e produzione di energia ed acqua da fonti alternative per uso umano, zootecnico e irriguo;
  • Agricoltura intelligente e in ambito urbano, applicazioni ICT e big data.

Il concorso mette in palio ben 7 premi suddivisi nelle seguenti categorie:
#3 assoluti
#1 donne
#1 giovani under-35
#1 agro-food & Cambiamento Climatico
#1 agro-food & Biodiversità

Ai vincitori verranno inoltre offerti i seguenti servizi:

  • Opportunità di partecipare come keynote speaker nell’ambito della Cerimonia di Premiazione che si terrà durante il giorno di apertura ufficiale di EXCO 2019 a Roma il 15 maggio 2019;
  • Realizzazione di una pagina web ad hoc sull’idea innovativa e/o tecnologia vincitrice all’interno del sito istituzionale di UNIDO ITPO Italy (www.unido.it) e definizione di strategia promozionale del progetto;
  • Accesso diretto, attraverso attività promozionali ad hoc, al network mondiale di UNIDO, degli ITPOs e di Future Food con l’obiettivo di offrire massima visibilità e diffusione all’idea innovativa e/o tecnologia selezionata e facilitare la costruzione di eventuali partnership di tipo tecnico, finanziario ed accademico;
  • Opportunità di partecipare ad eventi internazionali del network di Future Food in Europa, Stati Uniti, Cina, Giappone e Thailandia;
  • Consulenza e supporto per fasi successive del progetto;
  • Possibilità di sperimentare le idee innovative e tecnologie vincitrici nei 70 ettari del Future Farm in Italia.

La partecipazione al contest è aperta a startup e imprese, ricercatori e università, centri ricerca e di trasferimento tecnologico, associazioni e ONG provenienti da tutto il mondo.
Le proposte dovranno essere inviate attraverso la piattaforma dedicata, entro e non oltre il 31 marzo 2019 attraverso il link: https://www.unido.it/award2019/registration/index.php?lang=ita

Per maggiori informazioni:

UNIDO ITPO Italy – International Award 2019
www.unido.it/award2019
ITPO-Italy-Award-2019@unido.org
+39 06 6796521

Opportunità per giovani under 31: due borse di studio da 15K per il BIC di Città della Scienza

La Fondazione IDIS – Città della Scienza mette a disposizione due borse di studio per Attività di ricerca e applicazione su modelli e percorsi di startup e sviluppo di impresa del valore di 15.000€ ciascuna, per una durata di 12 mesi.

Le due borse di studio sono destinate a persone fisiche in possesso di diploma di laurea magistrale (in discipline economiche o in ingegneria gestionale, con votazione minima 106/110), che non abbiano superato il 31° anno di età e che svolgeranno a Napoli la propria attività, nello specifico presso la sede operativa di Città della Scienza (Via Coroglio – Napoli).

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Le attività oggetto delle borse di studio si svolgeranno presso il BIC – Business Innovation Centre (articolato in Smart Lab, Incubatore, Area Industria della Conoscenza, Spazio di Coworking e FabLab), e riguarderanno in particolare l’analisi teorica e pratica dei modelli di business e sui percorsi per la creazione e sviluppo di impresa. Il focus sarà strettamente legato alle dinamiche gestionali e finanziarie, e alle opportunità di sviluppo regionali, nazionale ed internazionali sia delle startup che dello stesso BIC.

Le domande di ammissione (in lingua italiana e in carta semplice) vanno indirizzate a Fondazione IDIS – Città della Scienza – Settore Organizzazione – Via Coroglio n. 57, 80124 Napoli. Dovranno essere inviate in busta chiusa e con indicazione dell’oggetto della borsa di studio (nello specifico, la dicitura è Fondazione IDIS – Città della Scienza, Borsa di studio per “Attività di ricerca e applicazione su modelli e percorsi di startup e sviluppo di impresa”.

Alla domanda di ammissione andranno allegati:

copia firmata di un documento di identità,
autocertificazione attestante la data di nascita,
curriculum vitae in formato europeo,
copia o certificazione dei titoli di studio con relativa votazione,
ogni altro documento/titolo che il candidato riterrà utile presentare.

Il termine ultimo è fissato alle ore 13:00 del 15 luglio 2015.

Per maggiori informazioni e per scaricare il Bando: http://www.cittadellascienza.it/notizie/attivita-di-ricerca-e-applicazione-su-modelli-e-percorsi-di-startup-e-sviluppo-di-impresa/

Napoli, 15/06/2015

Eccellenze in Digitale 2015: 92 nuove borse di studio per la digitalizzazione da Google e UnionCamere

Dopo l’edizione del 2014, che ha riscontrato grande successo sul territorio nazionale, torna l’iniziativa di Google e UnionCamere “Made in Italy – Eccellenze in digitale”, nata con la collaborazione delle Camere di Commercio allo scopo di favorire la digitalizzazione delle imprese italiane.

Il Bando “Made in Italy – Eccellenze in Digitale 2015” prevede l’assegnazione di 92 borse di studio destinate a giovani neolaureati o laureandi (e, in alcune CCIAA, diplomati) in possesso di competenze in ambito economico, di marketing e di management, competenze digitali orientate al web marketing, conoscenza dei processi di internazionalizzazione, padronanza della lingua inglese.

In particolare, le borse di studio di Eccellenze in Digitale 2015 (due per ciascun territorio) sono disponibili per le seguenti Camere di Commercio italiane: Alessandria, Ancona, Ascoli Piceno, Avellino, Bari, Biella, Campobasso, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Cuneo, Fermo, Firenze, Foggia, Frosinone, Genova, La Spezia, Latina, Lecce, Lucca, Macerata, Monza e Brianza, Novara, Nuoro, Padova, Pavia, Pesaro e Urbino, Piacenza, Potenza, Prato, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Roma, Sassari, Savona, Sondrio, Taranto, Terni, Torino, Trento, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Verona, Viterbo.

Eccellenze-in-digitale

Riguardo ai requisiti di partecipazione, possono presentare la propria candidatura giovani nati a partire dal 1° gennaio 1986, maggiorenni, con cittadinanza italiana o di un altro Stato dell’Unione Europea.

I giovani candidati dovranno avere la residenza nella Regione in cui ricade la provincia per cui si effettua candidatura, e aver conseguito la laurea con votazione non inferiore a 95/110.

In alternativa alla laurea, sono ammessi gli studenti iscritti ad un corso di laurea con certificato universitario attestante il possesso di almeno: 121 CFU per la Laurea Triennale, 81 CFU per la Laurea Magistrale/Specialistica, 201 CFU per il percorso a Ciclo Unico.

La partecipazione è estesa a diplomati presso Istituti Professionali o Tecnici con votazione non inferiore a 70/100 solo nelle seguenti Camere di Commercio: Bari, Biella, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Cuneo, Fermo, Foggia, Genova, Latina, Lecce, Monza e Brianza, Novara, Pavia, Pesaro e Urbino, Piacenza, Potenza, Prato, Reggio Emilia, Sassari, Savona, Sondrio, Taranto, Torino, Trento, Verbano Cusio Ossola, Verona, Viterbo.

Le domande di partecipazione possono essere inviate entro le ore 12:00 del 30 aprile 2015, attraverso il form on-line disponibile al seguente link: https://www.eccellenzeindigitale.it/formeid2015

I candidati ammessi alla selezione sosterranno una prova selettiva scritta (test a risposta multipla) e orale (colloquio individuale motivazionale), e per ciascuna Camera di Commercio coinvolta nell’iniziativa avranno accesso alla Borsa di Studio i primi due candidati in graduatoria.

La Borsa di Studio per i vincitori di “Made in Italy – Eccellenze in Digitale 2015” ha un valore di 9.000 € e una durata complessiva di 9 mesi (da giugno 2015 ad aprile 2016): i vincitori svolgeranno la propria attività secondo un piano di lavoro individuale e concordato.

Tra le attività previste per i borsisti, il Bando elenca:

a) organizzazione di un evento di presentazione del progetto per le PMI del territorio;
b) analisi delle possibilità offerte dal contesto produttivo locale alla digitalizzazione;
c) definizione di un numero minimo di aziende in cui diffondere l’utilizzo del web;
d) definizione di un numero minimo di aziende off line con cui sviluppare una prima presenza in rete;
e) definizione di un numero minimo di aziende on line con cui elaborare una strategia digitale per l’export.

Per saperne di più, il Bando “Made in Italy – Eccellenze in Digitale 2015” è scaricabile al seguente link: http://www.unioncamere.gov.it/P42A2639C1924S1919/Procedure-selettive-per-l-assegnazione-di-92-borse-di-studio-destinate-a-giovani-laureati-e-o-diplomati-di-scuola-secondaria-superiore-finalizzate-ad-accompagnare-le-pmi-italiane-alla-scoperta-delle-opportunita-offerte-dall-economia-digitale.htm

Il sito web dedicato all’iniziativa è disponibile qui: https://www.eccellenzeindigitale.it/home

Napoli, 22/04/2015

Una pitch competition per startup innovative: le opportunità di Speed Ap 2015

Speed Ap 2015 è la pitch competition proposta dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Ascoli Piceno che giunge quest’anno alla sua terza edizione: l’obiettivo è quello di incentivare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese, in un network di potenziali clienti, partner e finanziatori.

La selezione per Speed Ap 2015 è aperta a imprese costituite a partire dal 31 maggio 2011 con sede operativa nella provincia di Ascoli Piceno e a persone fisiche o gruppi di qualsiasi età e provenienza geografica, con un progetto imprenditoriale per un nuovo business.

Le domande potranno essere inviate on-line entro il 15 giugno 2015, attraverso la piattaforma http://www.yestartup.it/. I progetti dovranno essere caratterizzati da innovatività (di prodotto, servizio e/o processo), dall’impiego di tecnologie innovative, o dall’adozione di nuove soluzioni in termini organizzativi o di mercato.

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Tra tutte le application pervenute, il Comitato di Valutazione di Speed Ap 2015 selezionerà i migliori 10 progetti che avranno l’opportunità di presentare il proprio pitch durante un evento ad hoc (la data prevista è il 25 settembre 2015) a Grottammare.

Durante l’evento finale di Speed Ap 2015 i finalisti potranno far conoscere il proprio progetto ad una platea composta da potenziali finanziatori, business angels, banche, imprenditori e attori dell’ecosistema startup. Tra questi figurano:

Fondazione Sgariglia Dalmonte, che potrà concedere prestiti ai progetti più promettenti;
Banca Marche, che promuove linee di finanziamento ad hoc per l’avvio di startup;
StartupBusiness, rete di business angels italiani;
Imprenditori associati a Confindustria Ascoli Piceno, con potenzialità di partnership e collaborazioni;
Hub21, Polo Tecnologico, Scientifico e Culturale di Ascoli Piceno.

Per le startup con sedi operative localizzate nella provincia di Ascoli Piceno (o disponibili a costituire una nuova impresa con sede operativa localizzata nella provincia di Ascoli Piceno), sono inoltre previste le seguenti opportunità:

1) assegnazione gratuita di aree o locali per insediare le nuove attività;
2) riduzioni contributive per l’iscrizione a Confindustria Ascoli Piceno;
3) possibilità di collaborazione con l’ISTAO – Istituto Adriano Olivetti.

Per maggiori informazioni, si rimanda alla lettura del Regolamento: http://www.yestartup.it/wp-content/uploads/2014/06/Regolamento_SpeedAP2015.pdf

Napoli, 07/04/2015

CoopStartup FarmAbility: il Bando per startup innovative agroalimentari in forma cooperativa

CoopStartup è il progetto sperimentale di ricerca-azione avviato in collaborazione da Coopfond e Legacoop nel maggio 2013 e finalizzato alla sperimentazione e al sostegno di progetti cooperativi di startup caratterizzati da innovazioni tecnologiche e sociali.

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CoopStartup Farmability: premi per le startup cooperative del settore agroalimentare

 

Al momento CoopStartup ha lanciato il Bando CoopStartup FarmAbility, focalizzato sulla creazione di startup innovative ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza, in forma cooperativa, nel settore agroalimentare: in particolare, CoopStartup FarmAbility è aperto a gruppi di aspiranti imprenditori e cooperative già esistenti.

I gruppi di aspiranti imprenditori dovranno essere composti da almeno tre persone, di cui la maggioranza residenti in una delle seguenti Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Le cooperative già esistenti dovranno invece essere costituite da non più di 12 mesi ed avere sede legale e/o operative in una delle Regioni sopra elencate.

Come accennato, le proposte progettuali innovative dovranno essere relative al settore agroalimentare o in ambiti di interesse per lo sviluppo del comparto agroalimentare: l’innovazione potrà essere di prodotto, processo, servizio e/o relativa all’organizzazione.

Per partecipare a CoopStartup FarmAbility, bisogna registrarsi alla piattaforma on-line www.coopstartup.it/farmability e compilare la domanda (Allegato A): la deadline è fissata alle ore 24:00 del 31 marzo 2015.

Entro il 30 aprile 2015 saranno selezionate le migliori 20 proposte, che parteciperanno al Percorso FarmAbility strutturato in tre fasi:

1) Formazione (maggio/giugno 2015): 6 giornate formative suddivise in moduli specifici per la creazione di impresa innovativa nel settore agroalimentare;
2) Consulenza Specialistica (giugno/settembre 2015): erogazione di servizi specialistici personalizzati per i singoli progetti di impresa;
3) Tutoraggio Cooperativo (giugno/settembre 2015): affiancamento dei team con personale di imprese cooperative già consolidate.

Al termine del Percorso, le tre idee di impresa più promettenti saranno premiate con il Premio CoopStartup FarmAbility, consistente in un premio in denaro (5.000 € al primo classificato, 3.000 € al secondo e 2.000 € al terzo) e dall’erogazione di un piano di servizi personalizzati previa costituzione delle imprese in forma cooperativa.

E’ possibile iscriversi e scaricare il Bando e la domanda di partecipazione al seguente link: http://farmability.coopstartup.it/

Per informazioni: http://www.coopstartup.it/

Napoli, 25/02/2015

Da Wall Street alle aziende: come la diversificazione aiuta startup e imprese a crescere

Jenny Q. Ta è founder e CEO di Sqeeqee, primo portale social dedicato al networking ed è autrice del libro “Wall Street Cinderella“, in cui racconta la sua esperienza di fuga dal Vietnam durante la guerra e il suo cammino verso il successo a Wall Street. Di recente, WeWork ha pubblicato un suo articolo dedicato ad alcuni mantra tipici di Wall Street che possono essere presi ad esempio da startup e imprese impegnate nel percorso di sviluppo del proprio progetto imprenditoriale.

Durante i suoi 18 anni di esperienza a Wall Street, infatti, Jenny Q. Ta ha imparato alcuni principi fondamentali che l’hanno guidata nella sua carriera di imprenditrice. Primo tra tutti, quello che risulta essere un vero e proprio mantra nel mondo degli investimenti: la parola d’ordine è “diversificazione”.

Diversificare significa semplicemente “non mettere tutte le uova in un solo paniere“, che nel business può tradursi nel non incanalare tutte le energie, gli sforzi e le risorse in un unico venture. Un imprenditore, infatti, deve sempre cercare di ridurre al minimo il rischio e la diversificazione è un ottimo metodo per farlo. Naturalmente, diversificare non significa eliminare il rischio di perdite: si tratta però di una strategia che può essere molto vantaggiosa per un’azienda, che sia in fase di startup o che sia un’impresa già consolidata.

Gli obiettivi raggiungibili attraverso una strategia di diversificazione sono elencati da Jenny Q. Ta nella seconda parte dell’articolo.

1) Incrementare la competitività

Innanzitutto, la diversificazione aiuta ad incrementare la competitività di un’azienda andando a diminuire il potere dei concorrenti. Questo perché un’offerta caratterizzata da più prodotti, linee di prodotto o servizi riesce a battere più facilmente la concorrenza che invece è focalizzata su un unico prodotto.
Inoltre, in prospettiva, la startup o l’impresa che differenzia la propria offerta riesce ad entrare in relazione con un maggior numero di stakeholders: si crea un network di clienti, venditori, fornitori e partner che accresce le risorse a disposizione rafforzando il business e consentendo di esercitare maggiore influenza sul mercato.

2) Creare valore

Se le strategie di diversificazione sono ben concepite ed implementate, uno degli impatti conseguenti sarà l’aumento del valore creato dall’impresa. L’aumento di valore può nascere dalla crescita dei ricavi, dovuta all’intercettazione di nuovi mercati o all’inserimento in nuovi settori. Inoltre, il valore creato può crescere grazie alla riduzione dei costi condividendo risorse come il personale, le attrezzature, le funzioni di core business.
Una startup, ad esempio, può scegliere di iniziare l’attività riducendo i costi e semplificando il business. Questa strategia può funzionare all’inizio, ma poi è utile adottare un piano di diversificazione aggiungendo nuovi prodotti, linee di prodotto e servizi e, di conseguenza, entrando in nuovi settori e mercati.
La diversificazione andrà ad ampliare la clientela e a creare opportunità di crescita potenziale dei profitti.

3) Guadagnare potere sul mercato

Operare in una più ampia varietà di mercati consente di aumentare quello che Jenny Q. Ta definisce “Market Power”: questo concetto è valido soprattutto se la strategia di diversificazione è implementata su mercati complementari o direttamente collegati l’uno all’altro.
Operare su mercati complementari e collegati è infatti una strategia che aiuta a creare e potenziare le sinergie, in modo che il successo totale del business sia maggiore della somma delle sue singole parti.

4) Ridurre il rischio

A parere dell’autrice, la possibilità di ridurre il rischio è probabilmente la più importante delle motivazioni per implementare una strategia di diversificazione.
Diversificare le attività consente alla startup o all’impresa di diffondere il rischio su più iniziative, riducendo la quantità di rischio che ogni singola attività si trova a dover sostenere. Ciò aiuta a gestire in maniera più efficace la volatilità e l’imprevedibilità di ciascuna attività.

5) Proteggere l’organizzazione

Infine, un altro importante vantaggio delle strategie di diversificazione è quello di poter proteggere meglio le singole attività dell’azienda: il business può sopravvivere e crescere meglio perchè non è dipendente da una singola fonte di entrate. La diversificazione, quindi, riesce a proteggere l’azienda dalle inevitabili fluttuazioni che si verificano sul mercato.

Per leggere il post originale: https://magazine.wework.com/inspiration/entrepreneurs-adopt-mantra-wall-street/

Napoli, 06/02/2015

Brilliant Young Entrepreneurs: da Junior Achievement Italia e Hyundai, 15.000 € a fondo perduto per la miglior startup di giovani under 30

Brilliant Young Entrepreneurs è un’iniziativa promossa da Junior Achievement Italia (organizzazione non profit che si occupa di formazione imprenditoriale e alfabetizzazione finanziaria per studenti), Hyundai Italia (fra i cinque maggiori costruttori al mondo nel comparto automobilistico) e Fondazione Italiana Accenture (che si occupa di stimolare e valorizzare l’innovazione in Italia) attraverso la piattaforma IdeaTRE60 destinata a supportare l’implementazione delle migliori idee imprenditoriali promosse da giovani studenti e ricercatori italiani.

Il concorso è aperto, infatti, a studenti italiani e stranieri iscritti un Corso di Laurea, un Master o un Dottorato di Ricerca presso qualsiasi università o scuola di specializzazione post – diploma italiana, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, residenti in Italia e in possesso di un’idea imprenditoriale da trasformare in una vera attività di impresa.

Le candidature, presentate singolarmente o in team, dovranno pervenire attraverso l’apposita piattaforma on-line messa a disposizione da IdeaTRE60 al seguente link: http://brilliantentrepreneurs.ja.ideatre60.it/

La deadline è fissata per le ore 12:00 del 16 gennaio 2015 (N.B. scadenza prorogata al 06/02/2015).

Oltre ai dati e alle informazioni personali dei partecipanti, la domanda di partecipazione a Brilliant Young Entrepreneurs dovrà essere corredata di un Abstract (massimo 5 pagine) contenente l’Executive Summary, le previsioni finanziarie e tutte le informazioni utili alla valutazione del progetto. Inoltre, occorre caricare sul portale un Video Pitch in lingua inglese della durata massima di due minuti.

Un’apposita Giuria di esperti provvederà alla valutazione dei progetti imprenditoriali pervenuti sulla base di una serie di criteri: tra questi, ricordiamo il potenziale di business, l’impatto locale, l’innovatività.
Entro il 4 febbraio 2015 sarà scelto il progetto vincitore.

Il vincitore di Brilliant Young Entrepreneurs riceverà in premio un finanziamento a fondo perduto di 15.000 €, assieme a un “pacchetto consulenziale” che comprende mentoring, assistenza legale, ricerche di mercato e opportunità di visibilità sui media.

Il finanziamento da 15.000 € sarà erogato in tre tranche:

Entro la fine di giugno 2015: prima tranche da 5.000 € al momento dell’assegnazione del/dei mentor e previa verifica dell’effettiva intenzione di realizzare il progetto imprenditoriale;

Entro la fine di settembre 2015: seconda tranche da 5.000 € (o più) a seguito di conferma da parte del mentor che segue la startup;

Entro i 6 mesi successivi: il mentor, sulla base di una verifica dei progressi della startup, stabilisce il momento migliore per l’erogazione della quota restante del finanziamento.

Per maggiori informazioni, per scaricare il Regolamento e per partecipare a Brilliant Young Entrepreneurs: http://brilliantentrepreneurs.ja.ideatre60.it/

Napoli, 18/12/2014

Consigli per startup e imprese: adottare un approccio basato sulla trasparenza per ottenere i migliori risultati dal team

Avishai Abrahami è co-founder e CEO di Wix, piattaforma per il web development basata sul cloud che consente ai suoi utenti di realizzare siti web e mobile. Fondata nel 2006, la società ha raccolto un round di finanziamento da 10 milioni di dollari nell’aprile del 2010 e ha la sua sede principale a Tel Aviv, con uffici anche a San Francisco e New York.

Di recente, Entrepreneur ha pubblicato un post di Abrahami incentrato sul concetto della trasparenza, e di come un approccio basato su quest’ultima sia di fondamentale importanza per una startup in fase di crescita: in particolare, secondo l’autore la trasparenza è imprescindibile per i meeting aziendali che una startup dovrebbe organizzare regolarmente per il proprio team, garantendo che gli incontri si svolgano in un ambiente informale e rilassato.

Nella sua esperienza alla Wix, Abrahami ha sempre garantito lo svolgimento di meeting informali tra i componenti del team basati su un clima di onestà e trasparenza: le informazioni sullo stato di avanzamento di qualsiasi campagna di marketing, o dei processi di sviluppo dei prodotti, erano regolarmente messi a disposizione di tutti i membri del team della startup; allo stesso modo, il concetto di trasparenza è espresso anche dall’arredamento degli uffici, dove le pareti sono di vetro.

Abrahami afferma di essere convinto che la trasparenza sia stata il fulcro del successo della sua startup, in quanto ha consentito di ottenere:

1) UNITA’

Quando le startup si trovano in fase di crescita, inevitabilmente si trovano ad affrontare la sfida di dover trasmettere la passione per la mission aziendale a coloro che non facevano parte del team fondatore. La chiave per assicurarsi l’impegno di tutto il team, compresi i nuovi arrivati, secondo l’autore è assicurarsi di dar voce a tutti i componenti della squadra, a prescindere da quando sono arrivati.

In questa situazione la trasparenza gioca un ruolo fondamentale: mantenere informati i dipendenti su tutte le questioni inerenti l’azienda ripaga sempre, perché qualsiasi membro del team potrebbe avere un parere o un’idea che rappresentano un punto di svolta. Anche a livello organizzativo, secondo Abrahami, può essere utile eliminare livelli e divisioni che potrebbero ostacolare il senso di unità all’interno della startup.

Il ruolo dei leader della startup, infine, deve essere quello di mantenere il coinvolgimento del team al completo, dimostrando sempre che ogni membro della squadra è importante e apprezzato: in questo modo sarà più facile per il team far crescere la voglia e l’impegno di lavorare in maniera compatta per raggiungere gli obiettivi dell’azienda.

2) CREATIVITA’

Fin dal primo giorno, spiega l’autore, Wix ha istituito un sistema automatizzato di comunicazione aziendale che informa tutti i membri del team sugli aggiornamenti riguardanti la startup, in tema di prodotti, campagne e vendite. All’interno della sede di Wix sono stati montati degli schermi giganti che mostrano i progetti in corso.

Disporre di un efficiente sistema di comunicazione interna per il personale è fondamentale non solo per una grande azienda, ma anche per una startup, in quanto consente di massimizzare il valore dell’asset più importante: il capitale umano.

Nell’esperienza di Abrahami, è capitato che ottime idee per gli aggiornamenti delle funzionalità provenissero da membri del team addetti al marketing, o che campagne pubblicitarie di successo nascessero da idee stravaganti da alcuni sviluppatori. Non basta, quindi, riuscire ad assumere brillanti talenti nel team della propria startup: bisogna anche massimizzare questi talenti, offrendo loro la possibilità di accesso a tutte le informazioni. E tale possibilità di accesso è ottenibile solo garantendo la trasparenza all’interno del team.

3) RESPONSABILITA’

Quando un’azienda non offre possibilità di accesso alle informazioni, inevitabilmente incorrono in problemi relativi alla responsabilità e si ritrovano in situazioni nelle quali alcuni “puntano il dito” nei confronti di uno o più membri del team. Ad esempio, una decisione relativa ad un’attività specifica potrebbe aiutare lo sviluppo di un certo progetto e, contemporaneamente, danneggiarne un altro. O ancora, i singoli gruppi di lavoro potrebbero lavorare senza conoscere tutte le informazioni utili, perchè solo i dirigenti hanno a disposizione il quadro completo.

In una situazione del genere, chi dirige l’azienda si ritrova a dover incastrare i vari pezzi come se si trattasse di un puzzle e, oltretutto, è l’unico ad avere a disposizione tutte le informazioni per poterlo fare. Il risultato è un team che lavora senza piena consapevolezza e che si ritroverà spesso e volentieri a dire “Come potevo saperlo?”.

Offrire ai dipendenti la responsabilità, derivante dalla trasparenza sulle informazioni, è invece un segnale di stima, rispetto e fiducia: tutti sapranno di essere apprezzati, e saranno invogliati a dimostrare che è stata una buona scelta quella di riporre in loro la fiducia.

Infine, l’autore mette in luce un altro aspetto: lo sforzo di nascondere le informazioni al team, oltre che controproducente, è anche faticoso. La trasparenza, al contrario, è semplice ed efficace, ripaga sempre in termini di coinvolgimento del team e incoraggia il contributo personale che, a sua volta, aumenta la qualità del processo decisionale.

L’articolo originale di Avishai Abrahami è disponibile qui: http://www.entrepreneur.com/article/235873

Napoli, 01/08/2014

Il CFO – Chief Financial Officer: chi è, di cosa si occupa e quando diventa necessario assumerlo in una startup

Jeff Thomson ha recentemente intervistato per Forbes Tridivesh Kidambi, CFO della startup tecnologica CallFire: il tema centrale dell’intervista è capire quando un’azienda necessita di un CFO e cosa significa essere CFO in una startup.

Il CFO (Chief Financial Officer) è il manager responsabile della gestione delle attività finanziarie di un’azienda. Negli ultimi anni la figura del CFO ha assunto un ruolo sempre più rilevante per una startup: il compito centrale del CFO è infatti quello di guidare le decisioni aziendali in maniera efficace, stabilendo su quali opportunità puntare e, di conseguenza, come impiegare il capitale e le risorse per massimizzare le probabilità di successo della startup. Uno dei compiti principali del CFO, quindi, sta nel guidare il focus dell’azienda e della strategia di business.

Interessante è anche la differenza tra il ruolo del CFO in una startup e in un’azienda già consolidata: basandosi sua esperienza, infatti, Kidambi afferma che il ruolo chiave di un CFO all’interno di una startup è quello di costruire l’infrastruttura organizzativa da zero. In un’azienda già consolidata, invece, si presuppone che tale infrastruttura sia già pronta e in grado di fornire le risorse necessarie in termini, ad esempio, di risorse umane, IT, sistemi e processi, etc.
Quando si è CFO di una startup, invece, occorre rimboccarsi le maniche e dare la migliore direzione possibile alla strategia aziendale, in modo tale da rendere il business scalabile e costruire sistemi e processi in grado di supportare la crescita futura.

Riguardo alle competenze necessarie ad un buon CFO per una startup, Kidambi afferma che sono fondamentali la capacità di comunicare in maniera efficace e la logica decisionale. Questo perchè, quando ci si occupa di aspetti finanziari, non basta costruire un modello finanziario integrato o prendere decisioni stratgiche in materia: occorre saper spiegare quali sono le motivazioni alla base di ciascuna decisione, e quali sono le implicazioni per ciascuno degli stakeholders coinvolti. Per guadagnare e mantenere la fiducia dell’organizzazione per cui lavora, infatti, il CFO deve saper essere onesto e trasparente sul come e sul perchè delle decisioni prese, e concentrarsi sull’approccio collaborativo che permetta a tutti gli stakeholders di raggiungere gli obiettivi alla luce del modello finanziario costruito per l’azienda.

Entrando più nello specifico della sua esperienza a CallFire, Kidambi spiega il rapporto con i founder della startup e cerca di aiutare i lettori a capire come individuare il momento giusto per assumere un CFO. Prima di tutto, nel rapporto tra CFO e founder risultano fondamentali la comunicazione e la trasparenza: bisogna sempre essere aperti al confronto con i founder, che conoscono la startup meglio di chiunque altro. Il ruolo del CFO è quindi quello di collaborare allo sviluppo di un progetto cercando di razionalizzare gli aspetti finanziari di un percorso che i founder hanno già in mente.

Riguardo invece al momento giusto per una startup di assumere un CFO, Kidambi afferma che all’inizio le responsabilità inerenti gli aspetti di gestione finanziaria sono condivise tra il team executive e quello finance. Quando, però, la startup inizia a crescere e raggiunge la scalabilità, anche le funzioni relative alla finanza, alla tesoreria, alla contabilità devono essere messe a fuoco in maniera più specifica e precisa. In questo caso diventa importante avere in squadra un CFO, che riesca a gestire gli aspetti finanziari di una startup preoccupandosi del successo futuro dell’azienda.

Il ruolo del CFO è ancora più importante in una situazione economica come quella attuale, caratterizzata da continui e repentini cambiamenti: chi si occupa degli aspetti finanziari dell’azienda deve infatti avere una visione a 360° su tutto ciò che accade nell’organizzazione, occupandosi inoltre di costruire connessioni tra le varie parti di cui l’azienda si compone, offrendo idee e soluzioni creative a sfide che a volte la startup non sa nemmeno di dover affrontare.

A differenza di quanto accadeva in passato, quando gli aspetti finanziari venivano presi in considerazione solo dopo aver preso le decisioni, la gestione finanziaria oggi è vista come parte integrante dell’azienda e del team, che tiene sempre in considerazione il punto di vista finanziario di qualsiasi questione. Il ruolo del CFO non è più quello di dire sì o no ad una decisione già ampiamente discussa, oggi il CFO viene interpellato fin dall’inizio.

Per essere un buon CFO per una startup, Kidambi consiglia di impiegare tempo e buona volontà ad imparare più possibile sul settore di riferimento dell’azienda. Bisogna imparare a capire il punto di vista degli operatori del settore e, solo a questo punto, si può dimostrare loro quanto gli aspetti finanziari possano avere un impatto positivo sulla loro attività. La fiducia e il rispetto dei founder sono assolutamente imprescindibili per il CFO.

Infine, Kidambi dà un consiglio ai giovani che vorrebbero diventare CFO in una startup: dire sempre di sì. Anche se la richiesta è totalmente estranea ai propri compiti, o in generale non rientra negli aspetti strettamente finanziari, potrebbe trasformarsi in un’opportunità per costruire la fiducia con qualcuno all’interno del team, o potrebbe essere la base per creare una connessione significativa. Occorre imparare il business, non fermarsi ai numeri: il contributo di un buon CFO va infatti al di là del bilancio, ma può essere un modo per costruire l’azienda e plasmare il business.

Il post originale è disponibile qui: http://www.forbes.com/sites/jeffthomson/2014/07/15/why-a-startup-cfo-is-like-a-personal-trainer/

Napoli, 15/07/2014

Processi di innovazione e metodologia Lean: analogie e differenze tra startup e impresa dal blog di Steve Blank

Henry Chesbrough è noto come il padre della Open Innovation, autore dell’omonimo libro e di altri testi come Open Business e Open Services Innovation. Chesbrough è direttore del Garwood Center for Corporate Innovation dell’Università di Berkeley, dove insegna Corporate Innovation assieme a Steve Blank.

E’ proprio il blog di Steve Blank ad ospitare un interessante contributo di Chesbrough, che offre una serie di spunti di riflessione al lettore partendo da alcuni concetti di base del pensiero di Blank sulle differenze tra startup e impresa e su come l’innovazione sia un processo diverso, a seconda che nasca in un startup o in un’impresa già avviata.

Il punto di partenza delle riflessioni di Chesbrough è proprio la definizione di startup data da Steve Blank: una startup è un’organizzazione temporanea in cerca di un modello di business scalabile e ripetibile. Un’impresa, al contrario, è un’organizzazione permanente, progettata per eseguire un modello di business scalabile e ripetibile. In queste definizioni, secondo Chesbrough, c’è un’intuizione molto importante che riguarda in particolare le imprese già esistenti, che decidono di innovare il proprio modello di business: i processi aziendali già ottimizzati ed in esecuzione interferiscono con i processi di ricerca necessari all’innovazione e alla scoperta di nuovi modelli di business.

Questo aspetto ha grosse implicazioni sulla decisione di intraprendere o meno un percorso di innovazione all’interno di un’impresa già esistente: il contesto dell’innovazione nel business model per un’impresa già esistente è totalmente diverso dal contesto dell’innovazione per una startup.
Le aziende già avviate possono comunque contare su un punto di forza importante quando decidono di innovare: hanno accesso a risorse e capacità che le startup non hanno a disposizione, in termini di cash flow, di brand, di rapporti con i fornitori, di distribuzione, ecc. La cattiva notizia, però, è che tutte queste attività sono regolate su misura per il modello di business esistente, e non aiutano nella ricerca di un modello di business nuovo: ecco che dei punti di forza dell’azienda si trasformano in un ostacolo ai processi innovativi, diminuendo la propensione al rischio.

Ma le differenze tra l’innovazione per una startup e quella per un’azienda già esistente, secondo Chesbrough, non finiscono qui: quando un’impresa avviata cerca di innovare trovando un nuovo modello di business ripetibile e scalabile deve condurre una lotta su due fronti. Una startup deve lavorare duro per ore ed ore, facendo molti pivot, per trovare il product-market fit e convalidare il MVP e, infine articolare tutto ciò in un business model ripetibile e scalabile. Un’azienda avviata che decide di innovare, oltre a fare tutto questo, deve tenersi pronta ad affrontare e sostenere i conflitti che il processo di ricerca ed innovazione potrà causare all’interno dell’organizzazione (richiesta di permessi e autorizzazioni, assegnazione di risorse, gestione della bassa propensione al rischio, ecc).

Quindi, un’azienda avviata che decide di innovare il proprio business model deve lavorare sia sul mercato esterno (come una startup) sia su eventuali conflitti interni: per fare un esempio, Chesbrough ricorre al caso Xerox.

Xerox ha lanciato nel 1989 il fondo XTV (Xerox Technology Ventures), che nel giro di sette anni è cresciuto dai 30 milioni di dollari iniziali ai 200 milioni di dollari e ha lanciato aziende di successo come Documentum e Document Sciences ottenendo ottimi rientri di capitale. Nonostante il successo ottenuto sul mercato, nel 1996 Xerox ha deciso di chiudere il fondo XTV: il successo ottenuto dalle aziende lanciate grazie al fondo infatti, aveva portato forti insoddisfazioni all’interno della Xerox.

Chesbrough sostiene che l’esempio Xerox serve a comprendere un altro punto fondamentale riguardo al processo di innovazione in un’impresa già avviata: c’è sempre bisogno di avere il supporto interno per innovare, e in alcuni casi per ottenere e mantenere tale supporto è possibile servirsi di un pivot.
Ad esempio, per affrontare la “guerra su due fronti”, i manager che si occupano del processo di innovazione possono decidere inizialmente di fare un pivot concentrandosi esclusivamente su nuovi clienti, e lasciano la clientela già consolidata al reparto vendite già esistente.

Le conclusioni cui giunge l’analisi di Chesbrough suggeriscono a quest’ultimo l’importanza di progettare e preparare l’organizzazione interna dell’azienda in modo tale da essere in grado di offrire e mantenere il supporto interno per le iniziative di innovazione che l’impresa deciderà di mettere in atto nel corso del tempo. In caso contrario, l’innovazione rischia di diventare davvero difficile da portare avanti, soprattutto una volta svanito l’entusiasmo iniziale.
Inoltre, un’azienda che non riesce a dotarsi di una struttura flessibile e adatta a sostenere i cambiamenti e le innovazioni rischia di andare incontro a grosse difficoltà.

Tutto ciò, secondo Chesbrough, porta ad un’ulteriore modifica ad uno dei concetti base della metodologia Lean Startup: Get Upstairs in the Building. Significa che è fondamentale per avviare processi di innovazione dotare l’impresa di una forte struttura di sostegno interno, per poter poi tentare la scalata al successo sul mercato esterno. Per avere una struttura interna di questo tipo, occorre che chi prende le decisioni abbia una buona propensione al rischio, occorre avere un’organizzazione dei processi aziendali tale da mettere al riparo le attività in esecuzione già esistenti quando ci si adopera per processi di ricerca e innovazione: quindi, occorre “salire al piano superiore dell’edificio”, per poter riuscire costruire questa struttura interna di sostegno.

Per leggere il post originale dal blog di Steve Blank: http://steveblank.com/2014/03/26/why-internal-ventures-are-different-from-external-startups/

Napoli, 08/04/2014

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