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EIT Digital 2021: La Call for Ideas destinata alle iniziative imprenditoriali per lanciare una startup di tecnologia digitale

La Call per l’avvio di Startup digitali e per la realizzazione di percorsi di formazione qualificata sulle tecnologie digitali.

L’EIT Digital – organizzazione leader nel campo dell’innovazione digitale e della formazione imprenditoriale -, ha lanciato la Call “EIT Digital 2021” con cui l’Istituto si rivolge alle menti imprenditoriali che intendono avviare una Startup digitale o fornire formazione in materia di tecnologia digitale.

L’architettura del programma di lavoro di EIT Digital 2021 è improntata sulla Strategic Innovation Agenda (SIA) 2020-2022 dell’Istituto, che delinea i percorsi strategici tramite cui rafforzare la posizione dell’Europa nel mondo digitale e sostenere le imprese e gli imprenditori a essere all’avanguardia nel campo dell’innovazione digitale.

Per far ciò, la SIA ha identificato cinque aree strategiche del programma di lavoro dell’EIT Digital che rappresentano i pilastri su cui lavorare per arrivare ad avere un’Europa digitale forte:

  1. Industria digitale;
  2. Città digitali;
  3. Benessere digitale;
  4. Finanza digitale;
  5. Tecnologia digitale.

In tale contesto l’EIT Digital 2021 intende intercettare due tipologie di proposte:

  • quelle di natura imprenditoriale, le quali confluiranno nell’Innovation Factory di EIT Digital che sostiene i team imprenditoriali pan-europei nel lancio di Startup e nuovi prodotti ad alto contenuto tecnologico, con l’obiettivo di migliorare l’impatto globale dell’industria digitale europea, stimolare la crescita economica sostenibile e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Infatti, grazie al supporto pre-incubazione di EIT, le attività selezionate saranno integrate nell’ecosistema europeo dell’Istituto e riceveranno un co-investimento finanziario per mettere a punto la loro tecnologia e attrarre investitori e clienti.
  • quelle di natura formativa, invece, il programma prevede l’EIT Digital Entrepreneurial Academy, che fornisce supporto per lo sviluppo e l’implementazione di programmi e corsi orientati allo sviluppo di business. In questo caso, infatti, i partner sono invitati a co-investire con EIT contribuendo alla trasformazione digitale dell’Europa e alla creazione di una forza lavoro digitalmente qualificata, da cui in futuro poter attingere.

Per partecipare alla CallEIT Digital 2021“, la deadline è fissata entro il 7 maggio 2020, è possibile compilare la domanda attraverso le indicazioni presenti al seguente link: https://www.eitdigital.eu/eitdigital2021/

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Regolamento al seguente link: https://bit.ly/3dvmjsx

 

The Startup Training: il programma di accelerazione online alla ricerca di 100 startup

Il percorso di accelerazione rivolto a Imprenditori e Startup.

The Startup Training – il pre-acceleratore Startup più grande d’Italia -, riparte il 22 novembre 2019 con la sua IV edizione. È alla ricerca delle migliori 100 Startup early-stage che aiuterà in 12 incontri – suddivisi in 3 incontri fisici a Milano e 9 online -, ad ottenere la traction necessaria per raccogliere il proprio primo round di finanziamenti.

Le Startup selezionate verranno divise in classi da 5-10 Startup omogenee per settore e stadio di sviluppo e seguite da mentors specializzati nel loro verticale. Un modello peer-to-peer, dove i mentors sono startupper di successo, che hanno raccolto fondi, fatto exit o lavorano per fondi di investimento.

Il lavoro sarà organizzato su 12 sabati, facendo brainstorming, condividendo problemi e soluzioni e seguendo un percorso che le porterà a raggiungere 4 milestones:

  1. ottimizzazione del modello di business;
  2. fine-tuning della go-to-market strategy;
  3. raggiungimento di una traction forte sulle 1-2 metriche di maggior rilievo per la Startup;
  4. preparazione agli investitori con la redazione di un pitch, investor deck e financial plan.

Per massimizzare l’opportunità di crescita delle Startup  e raccolta fondi per le Startup, alla fine del programma ci sarà un Investor Day con i migliori acceleratori, investitori, corporate e giornalisti, assisteranno le Startup presentare il progetto e i risultati raccolti sul mercato.

Nel particolare, saranno presenti i più importanti acceleratori e gruppi di business angels in Italia, come: Boost Heroes, Nuvolab, LVenture, Nana Bianca, Italian Angels for Growth, Seedble e tutte le realtà interessate a supportare progetti di talento con una forte validazione di mercato.

Per partecipare alla Call The Startup Training, la deadline è fissata entro il 30 ottobre 2019, è possibile attraverso la compilazione del form al seguente link: https://www.thestartuptraining.com/candidati?fbclid=IwAR02DipRzNL2RlTFxTZoYVr7HBHcKKjCByGMRReCqklurnBdfHibcT9ya90

L’intelligenza artificiale come volano di crescita per le imprese tradizionali e le startup: sfide, vantaggi ed opportunità – 22 luglio 2019 Unione degli Industriali di Napoli

Convegno sull’intelligenza artificiale.

Lunedì 22 luglio 2019 alle ore 17:00 a Palazzo Partanna – Piazza dei Martiri 58, Napoli -, si terrà il convegno: “L’intelligenza artificiale come volano di crescita per le imprese tradizionali e le Startup: sfide, vantaggi ed opportunità“. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Giovani Imprenditori di Unione Industriali Napoli e da Seedup – Acceleratore di Idee -, intende approfondire, attraverso il contributo di esponenti dell’industria, delle Startup, della ricerca scientifica universitaria, le possibili applicazioni nell’economia della “tecnologia più strategica e disruptive del XXI secolo“.

A partire dalle ore 17:00, interverranno:

Per informazioni rivolgersi a:

Bruno Bisogni – Ufficio Stampa
Telefono: 081.5836.123 | E-mail: bisogni@unindustria.na.it

Foundamenta: la call for ideas per startup e imprese a impatto sociale

SocialFare presenta la settima edizione di Foundamenta, il programma di accelerazione dedicato a startup e imprese con progetti di impatto sociale

Giunge alla settima edizione Foundamenta#7, la call for ideas alla ricerca di progetti di impresa e startup ad impatto sociale pronte a crescere e attrarre investimenti grazie a soluzioni innovative alle pressanti sfide sociali contemporanee.

La partecipazione a Foundamenta è aperta a:

startup costituite o costituende con prototipo testato o prodotto sul mercato,
imprese con un prodotto/servizio altamente innovativo (cooperative, imprese sociali, S.r.l. o altre forme giuridiche).

In entrambi i casi, le proposte dovranno essere incentrate su progetti innovativi ad impatto sociale in grado di attrarre investimenti a livello nazionale e internazionale.

Le candidature a Foundamenta#7 dovranno pervenire entro la deadline fissata al 6 gennaio 2019 al seguente link: https://www.f6s.com/socialfare2018/apply

I progetti a impatto sociale potranno riguardare i seguenti ambiti: Welfare, Healthcare, Education, Cultural Heritage, Circular Economy, Food & Agriculture.

Tra tutte le candidature raccolte, saranno selezionate le migliori che parteciperanno al Selection Day del 14 febbraio 2019, dove i team si presenteranno agli organizzatori e agli investitori di SocialFare.

Da qui, saranno poi individuate le migliori startup e imprese che accedono al programma di accelerazione Foundamenta#7, della durata di 4 mesi, che si svolgerà a Torino. Inoltre, ciascuna startup/impresa selezionata avrà accesso al Seed Fund fino a 100K e al network di oltre 50 social impact investor di SocialFare.

Il programma si chiuderà infatti con il Social Impact Investor Day, in data 11 luglio 2019, un evento di presentazione al network di investitori che potranno proporre alle startup e imprese di Foundamenta#7 nuove collaborazioni e nuovi finanziamenti.

Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura del testo integrale del Bando, disponibile qui: http://socialfare.org/wp-content/uploads/2018/11/bando-Foundamenta7-091118.pdf

In arrivo due “Trial Day” per le startup di VulcanicaMente3: due appuntamenti cruciali in programma il13 e il 20 ottobre

E’ quasi in dirittura di arrivo il percorso di accelerazione delle startup vincitrici di “VulcanicaMente: dal talento all’impresa 3”, che terminerà a dicembre 2015 con l’assegnazione dei premi in palio ai team che avranno superato con successo l’intero cammino.

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In vista della chiusura del percorso, nelle prossime due settimane il CSI – Incubatore Napoli Est ospiterà due importanti momenti di verifica dello stato di avanzamento dei progetti, in modalità Trial Day”: si tratta di due eventi ristretti durante i quali ciascun team avrà l’opportunità di presentare la propria idea con l’obiettivo di verificarne lo stato di avanzamento, il raggiungimento delle milestones previste e la necessità di eventuali pivot e svolte strategiche. Verifica utile anche ai fini della selezione dei team che potranno beneficiare dei premi in palio: la seconda tranche del premio in denaro e gli ulteriori contributi, fino a 20.000€ per ciascuna impresa, messi a disposizione dal Comune di Napoli.

Gli eventi rappresentano un momento di confronto e verifica di fronte a esperti/investor, che ancora non conoscono i progetti da vicino, e di esaminare i primi numeri di traction e ricevere preziosi feedback e consigli. Nel dettaglio:

Trial Day di VulcanicaMente3 – 13 ottobre 2015

I team presenteranno il proprio progetto ad Alberto Giusti ed Enrico Cattaneo, del team di 42advisory (oltre che mentor dei team di #VulcanicaMente3). Nello specifico, le startup dovranno affrontare tre pitching session con altrettante brevi presentazioni (della durata di due minuti ciascuna). I tre mini-pitch saranno incentrati sulle seguenti aree:

1) Mercato e Competitor,

2) Team e Modalità di lavoro,

3) Pivot e Metriche di validazione

Come previsto dal Programma, al termine di ciascuna presentazione, i mentor e le startup avranno a disposizione sessioni di Q&A, per confrontarsi sull’attuale stato di avanzamento dei progetti.

Dall’idea all’exit – 20 ottobre 2015

L’evento si svolgerà alla presenza di Augusto Coppola di LUISS ENLABS, nel corso di una giornata interamente dedicata all’ecosistema startup e ai giovani aspiranti imprenditori di #VulcanicaMente3 e non solo (l’evento è aperto al pubblico, con posti limitati. Il link per registrarsi è disponibile qui). In particolare, dopo una mattinata dedicata al workshop a cura di Augusto Coppola dal titolo “Dall’idea all’exit”, nel pomeriggio le startup del percorso avranno a disposizione cinque minuti per presentare il proprio pitch, seguiti da un momento di confronto e feedback che coinvolgerà tutti i presenti.

Napoli, 09/10/2015

Startup Tips – Come affrontare al meglio l’attività di Fund Raising imparando dagli errori più diffusi tra i founder

L’approccio al fund raising rappresenta un aspetto fondamentale per una startup, tanto da poter arrivare a condizionarne la futura stabilità: è da questo presupposto che parte l’analisi di Andrew Thomas, co-founder di SkyBell, pubblicata di recente nella sezione dedicata alle Startup del portale Inc.

Secondo Thomas, la fase di fund raising è decisamente quella più emozionante ed impegnativa per una startup e l’approccio con il quale viene affrontata avrà impatto sulle possibilità di successo del business ma, soprattutto, su quelle di riuscire ad attrarre il giusto investitore. Per prepararsi al meglio alla fase di fund raising è utile osservare e imparare dagli errori più comuni che i founder commettono in questa fase, cercando nel contempo di capire come evitarli.

Le lezioni che l’autore ha imparato derivano dalla sua esperienza diretta di fund raising per SkyBell, assieme ai feedback più comuni raccolti attraverso le storie condivise da altri founder di startup: il fund raising non è certamente un’attività semplice, ma conoscere la lista degli errori più comuni può essere un primo passo avanti.

Errore n.1 – Dare priorità ai soldi, anzichè all’investitore giusto

Anzichè concentrarsi sulla quantità di denaro, la startup dovrebbe dirigere il proprio focus sugli investitori. Occorre capire quali sono le loro esperienze e competenze, per capire cosa possono offrire alla startup oltre al capitale. Tra le cose utili da capire, se sono esperti e ben conosciuti nel vostro settore di riferimento, se possono apportare valore strategico e farvi aprire porte interessanti, cosa davvero vi piace di loro.

Questi aspetti vanno tenuti in attenta considerazione, perché una volta ottenuto il finanziamento si sarà legati all’investitore per un lungo periodo di tempo: ecco perché occorre trovare investitori in grado di apportare valore e di offrire un vero supporto negli inevitabili momenti di difficoltà. E’ sempre preferibile accettare una cifra più bassa o un accordo economicamente meno vantaggioso, ma assicurarsi di aver costruito una relazione con il partner giusto.

Errore n. 2 – Sopravvalutare la propria Valuation

Molti founder si concentrano troppo su come ottenere la massima valutazione possibile da un investitore. La diluizione, infatti, è vista come la peggior cosa per una startup: ma peggio della diluizione, afferma Thomas, c’è il rischio di uscire dal mercato per incapacità di raccogliere capitali. La cosa migliore da fare è concentrarsi su come ottenere un accordo equo con l’investitore giusto.

Sopravvalutare la propria startup provoca una serie di problemi: nella migliore delle ipotesi, creerà opposizione in sede di accordo con un investitore, fino a mandare a monte la contrattazione. Nel peggiore dei casi, può far capire ai potenziali investitori che c’è una visione irrealistica del mercato e della realtà.

I founder devono andare oltre la Valuation in se e per se, e concentrarsi sul trovare il partner più giusto con cui lavorare. Il consiglio è quello di stabilire una Valuation “ideale” e una “accettabile”, più flessibile, di cui è possibile accontentarsi se ci si trova di fronte ad un investitore che offre un valore aggiunto.

Errore n. 3 – Concentrarsi troppo sui numeri

Un investitore ha bisogno di qualcosa che vada oltre il semplice bilancio: occorre porre maggiore enfasi sulla storia e sulla vision della startup, affidandosi ad un valido storytelling che vada a supportare numeri, grafici e metriche presentati durante il pitch.

Bisogna ricordare sempre che le persone comprano (e gli investitori finanziano) sulla base dell’emozione, che poi giustificano in maniera razionale. Non è utile, quindi, concentrarsi troppo sui numeri se non si riesce a suscitare un legame ed una reazione emotiva in chi ascolta. I numeri e le metriche sono utili se presentati come la dimostrazione della capacità del team di eseguire la vision e convalidare l’idea.

Errore n. 4 – Mettere tutte le uova nello stesso paniere

Molti founder smettono di lavorare al pitch quando ricevono il primo term sheet, ma ciò li rende vulnerabili ad un’eventuale marcia indietro degli investitori: se ciò dovesse accadere, il rischio cui si espone la startup è quello di rimanere a corto di denaro e di dover essere costretti a prendere decisioni disperate pur di restare a galla.

Per evitare questo problema, il consiglio dell’autore è quello di continuare a lavorare al pitch e ad incontrare potenziali investitori: le cose possono accadere in qualsiasi momento. Tra le eventualità possibili, c’è quella di investitori che cambiano idea e si tirano indietro, congelando il denaro. L’unico modo per proteggersi è continuare a presentare il proprio pitch ad altri investitori.

Errore n. 5 – Raccogliere capitali senza avere una “via di fuga”

L’attività di fund raising può impegnare una startup per mesi, e non è consigliabile finire i soldi nel corso del processo. Questo perché si rischia di porsi in una posizione negoziale di svantaggio, che può rendere i founder troppo impulsivi nel processo decisionale.
Nel completare la due diligence, gli investitori vorranno visionare i documenti finanziari ed una situazione disperata può farli sentire autorizzati a porre condizioni più dure e meno vantaggiose per la startup, o a rifiutare del tutto l’affare.

Bisogna quindi lavorare con il CFO e stabilire un budget da conservare, una sorta di “via di fuga”, basata sul cash flow e sul burn rate. Il processo di fund raising dovrebbe essere avviato quando si ha un margine di manovra di almeno 4/5 mesi, per partire da una migliore posizione nelle negoziazioni.

Errore n. 6 – Aspettare la prossima Big Milestone

Ci sarà sempre una prossima Big Milestone da raggiungere che rafforzerà la vostra Valuation: se da un lato ha senso aspettare di raggiungerla per avere una Valuation più alta, dall’altro lato questa attesa può rivelarsi molto rischiosa. Ostacoli, difficoltà, problematiche sono sempre in agguato e potrebbero impedirvi di raggiungere la prossima Big Milestone. Questo potrebbe fermare i progressi e la crescita della startup, rendendola meno appetibile per gli investitori.

La soluzione ideale sarebbe quella di fare fund raising prima di averne bisogno, anche con una Valuation più bassa: ciò darà alla startup disponibilità di denaro e maggiori possibilità di raggiungere Milestone e traguardi, ripagando la startup con una crescita rapida.

Errore n. 7 – Guardare solo ai Venture Capitalist

Ci sono molte valide alternative al Venture Capital quando si è alla ricerca di un investitore: in primo luogo, gli investor non istituzionali (come gli angel) potrebbero essere più flessibili ed è probabile riuscire a raggiungere un accordo in tempi più rapidi, rispetto a quelli necessari con un VC. Ancora, è possibile guardare agli incubatori come una possibile fonte di finanziamento da tenere in considerazione.

Da non tralasciare, inoltre, le opportunità offerte dal crowdfunding e dal crowdsourcing. Infine, può essere molto utile seguire i blog degli investitori.

Per leggere il post originale: http://www.inc.com/young-entrepreneur-council/raising-money-don-t-make-these-7-mistakes.html

Napoli, 08/10/2015

Startup Tips – Believers: il successo dipende dalle persone che credono nell’idea

Joseph Walla è CEO e co-founder della startup statunitense HelloSign, lanciata nel 2012 a San Francisco, che conta ad oggi oltre un milione di utenti: HelloSign consente di ottenere firme elettroniche legalmente valide, che eliminano i problemi di stampa, scansione, fax di documenti, offrendo un servizio utile anche e soprattutto alle aziende che ottengono un impatto sulle entrate e sulla customer experience.

Prima di lanciare HelloSign, Walla racconta di averla mostrata ad alcuni familiari: alcuni di loro erano colpiti favorevolmente, altri perdevano attenzione dopo un primo sguardo interessato, altri ancora non hanno mostrato alcun tipo di interesse ed entusiasmo. L’unico a credere, ad avere davvero fiducia nelle potenzialità di HelloSign era proprio Walla.

La fiducia è fondamentale per le grandi aziende: in un post pubblicato su LinkedIn, Joseph Walla scrive che i “believers”, coloro che credono nel business, sono indispensabili per il successo di un’azienda. Dropbox ne ha 100 milioni, Google addirittura un miliardo.

Quando una startup è agli inizi del suo sviluppo, ha un unico believer: il fondatore. Ecco perché, afferma Walla, il primo lavoro di un founder è creare i believersPer creare una community di persone che credono nella startup è necessario credere nel proprio prodotto, avere fiducia nelle sue potenzialità: questo è il primo passo per convicere altre persone a diventare believers. Una startup, per crescere, ha bisogno di differenti tipologie di believers. Vediamo quali sono quelli che Joseph Walla elenca nel suo post.

1) You have to believe

Come accennato, il founder deve essere il primo a credere nella startup. La domanda fondamentale da porsi, quando si ha un’idea di business, è “Voglio davvero lavorare a questa cosa?”. Bisogna capire se si tratta di un’idea per cui valga la pena investire tempo, impegno, risorse.

Un esempio di founders che hanno creduto nella propria idea fino a portarla al successo è Airbnb: hanno investito tutti i risparmi, hanno venduto cereali per restare a galla. Hanno atteso 999 giorni senza vedere un minimo di traction: ma non hanno mai smesso di credere nella propria idea, fino a raggiungere il successo a livello globale.

2) You need customers that believe.

I clienti sono coloro che investono risorse preziose, in termini di tempo e denaro, nel prodotto di una startup: è fondamentale, per invogliarli a farlo, che essi credano nel valore che il prodotto può portare nelle proprie vite.

Un esempio illustre citato da Walla è quello di Evernote, che si è trovato sulla soglia del fallimento: i suoi clienti ci credevano così tanto da investire nell’azienda e salvarla dalla bancarotta.

3) The press has to believe.

Cosa distingue le startup che ottengono spazi sulla stampa da quelle che non ne ottengono? Secondo Walla la risposta è molto semplice: la stampa crede più nelle prime che nelle seconde.

La stampa, ad esempio, ha sempre amato molto Twitter: ci hanno creduto prima della maggior parte delle persone che sono poi diventate suoi utenti. La stampa ci ha creduto, e ha convinto anche altre persone a crederci.

4) Investors have to believe.

Per far sì che gli investitori credano nella startup, bisogna dimostrare che riusciranno a compensare il finanziamento con un ritorno elevato. Bisogna che gli investitori credano nella startup, devono convincersi che abbia il potenziale per diventare un’azienda miliardaria.

Ad esempio, Dropbox ha faticato parecchio a trovare degli investitori, ma è riuscita comunque a raggiungere il successo grazie ad alcuni finanziatori che credevano davvero nel prodotto.

5) The team has to believe.

Il team deve credere davvero nel progetto per lavorare al massimo: in particolare, i migliori sviluppatori, venditori, marketers sono coloro che scelgono di investire il proprio talento in qualcosa per cui valga davvero la pena.

Pandora, ad esempio, ha rischiato la bancarotta nel 2001. Aveva un team di oltre 50 persone che hanno investito nella società oltre 1,5 milioni di dollari, che hanno rinunciato al proprio stipendio per 2 anni: lo hanno fatto perché credevano nell’azienda.

6) Your partners have to believe.

Le giuste partnership sono fondamentali per un business development che faccia crescere l’azienda su larga scala. Per ottenere questi risultati è necessario dimostrare ai potenziali partner di essere in grado di aggiungere valore per i loro utenti: nessuno è disposto ad inviare migliaia o milioni di clienti ad una startup in cui non crede.

Bill Gates, ad esempio, ha concesso i suoi software in licenza a IBM, costruendo un partenariato di successo: IBM, infatti, ha creduto che Microsoft avrebbe apportato valore aggiunto per i suoi clienti.

In conclusione, afferma Walla, tutto ciò ci riporta all’inizio della storia, quando il founder è l’unico believer della startup: il primo lavoro da svolgere è quello di creare nuovi believers, perché la startup ha bisogno di clienti, dell’appoggio della stampa, di investitori, di un team e di partner che credano davvero nelle sue potenzialità.

 

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L’articolo originale è disponibile qui: https://www.linkedin.com/pulse/your-job-founder-create-believers-joseph-walla

Napoli, 28/08/2015

Startup Tips: 4 errori tipici da evitare quando si presenta il pitch a potenziali investitori

Heidi Allstop è founder di Spill, sito web dedicato ai giovani che desiderano condividere consigli e storie sulle problematiche tipiche della loro età: la startup è nata durante il periodo degli studi universitari di Heidi, ed è stata lanciata e diffusa in oltre 150 campus in 15 paesi.
Di recente, il portale AlleyWatch ha pubblicato un articolo firmato da Heidi Allstop dedicato ai 4 errori più diffusi (con i consigli per evitarli) quando i founder presentano il pitch della propria startup di fronte ai potenziali investitori.

L’autrice paragona il pitch agli investitori ad un primo appuntamento: bisogna che i founder siano sicuri di sé, senza tuttavia sembrare presuntuosi; disponibili, senza mostrarsi disperati; appassionati, senza sembrare troppo sopra le righe. Continuando in questa “metafora”, il pitch agli investitori deve essere un incontro che crea curiosità ed interesse senza forzare, lasciando all’interlocutore la voglia di scoprire di più sul prodotto/servizio offerto.

Partendo da questa visione, vediamo quindi quali sono i 4 errori più frequenti degli startupper alle prese con gli investitori e scopriamo alcuni interessanti consigli su come evitarli.

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1) PUSHING RATHER THAN PULLING (Spingere, anziché tirare)

Occorre trovare il giusto equilibrio nell’esporre il proprio progetto di startup, non commettendo l’errore di esporre troppe informazioni, ma raccontando abbastanza da creare la curiosità del potenziale investitore all’ascolto, senza tuttavia forzarne l’interesse.
Lo scopo del pitch deve essere quello di mostrare la propria value proposition facendo capire a chi ascolta che sono applicabili alla vita e alle esigenze quotidiane: in questo modo, il prodotto offerto dalla startup risulterà decisamente più appetibile.

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2) USING BUZZWORDS AND INDUSTRY JARGON (Utilizzare neologismi e gergo settoriale)

I neologismi, spesso molto di moda, possono rendere il discorso banale per chi ascolta, facendo perdere credibilità al progetto di fronte al potenziale investitore. Termini come “rock-star team”, “massively disruption”, “game-changing technology” suonano come ingenui clichè facendo perdere punti allo startupper che sta presentando la propria idea.
Il pitch deve invece trasmettere un’idea originale, e contenere informazioni, metriche, aneddoti utili e significativi per l’ascoltatore.
Allo stesso modo, non è consigliabile infarcire il pitch di termini troppo tecnici e legati al proprio settore di riferimento: per capire un pitch, l’investitore non deve aver bisogno di un dizionario o di una laurea ad hoc. Occorre quindi utilizzare una terminologia semplice e diretta, che chiunque possa comprendere a prescindere dal proprio settore di attività o dal background culturale.

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3) PITCHING AROUND A POWERPOINT (Basare la presentazione del pitch sulle slide del PowerPoint)

Basarsi troppo strettamente sulle slide del PowerPoint fa sembrare il pitch poco sincero e “personalizzato”: quando si presenta la startup ad un potenziale investitore, invece, occorre far capire all’interlocutore che quel pitch è unico. Si tratta infatti di un accorgimento importante per costruire fin dal primo incontro la fiducia necessaria in qualsiasi rapporto.
Il pitch, inoltre, dovrebbe essere costruito in maniera tale da garantire immediatamente un contatto “visuale” per l’interlocutore, che deve guardare le slide ma ascoltare le parole dello startupper.
Tra gli aspetti fondamentali da analizzare nelle prime slide, l’autrice ricorda gli aspetti-chiave di base: problema, soluzione, opportunità e dimensioni del mercato, team, tecnologia, concorrenza, strategia di distribuzione, business model.
Una volta affrontati gli aspetti di base, il suggerimento è quello di costruire le cosiddette “power cards”, slide che raccolgono informazioni quali le metriche più “impressive”, citazioni utili di commenti dei clienti, parteneriati di alto livello, ecc.

Time for Feedback

4) CRAFTING THE PITCH ALONE (Costruire il pitch da soli)

Chiedere un secondo parere sul pitch prima di presentarlo è sempre una buona idea, un po’ come quando si chiedere un parere sul vestito scelto per il primo appuntamento. Un secondo parere può essere utile per ricevere consigli, incoraggiamento, critiche su cui impostare eventuali modifiche e miglioramenti al pitch.
Chiedere il parere di una seconda persona, spesso, è difficile da accettare per uno startupper: gli aspiranti imprenditori hanno una mentalità da “self-starters”, che tuttavia deve essere superata per riuscire a costruire un pitch di successo.
L’autrice stessa, infatti, ricorda quanto siano stati utili i confronti con gli altri startupper incontrati durante il suo percorso di accelerazione a TechStars: quello che bisogna ricordare sempre, è ascoltare i feedback altrui attentamente, prendendo tutte le informazioni utili, senza accampare scuse di nessun tipo.

In conclusione, Heidi Allstop afferma che qualsiasi decisione sull’impostazione del pitch deve essere presa alla fine di un processo basato sulla prospettiva, la fiducia e la pratica, ricordando sempre che ciò che si fa e il modo in cui ci si pone può essere più importante delle parole usate.

Il post originale è disponibile qui: http://www.alleywatch.com/2013/12/4-common-startup-pitch-mistakes-to-avoid/

Napoli, 27/08/2015

Missione ICE per startup italiane Biotech negli USA: iscrizioni aperte fino al 26 giugno

L’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, organizza una Missione di startup italiane del settore Biotech negli Stati Uniti, che si svolgerà tra San Francisco e Boston dal 19 al 24 ottobre 2015.

silicon valley

Si tratta di un’occasione per offrire alle startup partecipanti l’opportunità di presentarsi a potenziali investitori USA (venture capitalist, fondi di investimento, imprese ed incubatori) e la possibilità di favorire lo scambio di tecnologia, la creazione di joint-ventures e partenariati con incubatori, laboratori universitari, parchi scientifici italiani e statunitensi.

Per partecipare alla Missione ICE, occorre compilare entro il 26 giugno 2015 il modulo disponibile al seguente link: https://sites.google.com/a/ice.it/missione-di-start-up-del-biotech-negli-usa/
Ciascuna startup dovrà inoltre inviare entro la stessa data all’Ufficio ICE di Los Angeles (losangeles@ice.it) e all’Ufficio Partenariato Industriale e Rapporti con gli Organismi Internazionali (partecno@ice.it) la seguente documentazione:

Pitch in power point, in lingua inglese, composto da minimo 10 e massimo 15 slide. I contenuti del pitch dovranno essere i seguenti (esposti nell’ordine elencato): 1. The problem you address and resolve; 2. The solution you propose; 3. Your Business Model (how do you make money); 4. Your technology, IP, Secret Sauce; 5. Marketing & Sales; 6. Competition; 7. Management Team; 8. Key metrics and Financial Projections; 9. Status, Roadmap, Timelines;

Business Plan in lingua inglese;

Video aziendale personalizzato della durata di 2-3 minuti.

ICE

Il Programma delle attività durante la Missione prevede due tappe: San Francisco (19/20 ottobre) e Boston (22/23 ottobre).
In entrambe le tappe, è previsto innanzitutto un evento denominato “Investors Arena”, dedicato alla presentazione dei pitch ad una platea di potenziali investitori, con a seguire momenti di approfondimento one-to-one.
Durante la Missione si alterneranno, inoltre, momenti di formazione e approfondimento sul mercato USA con esperti e tecnici individuati da ICE Los Angeles, visite ad incubatori e altre realtà innovative (tra cui la Silicon Valley), eventi di networking per l’interazione tra le startup italiane e gli ospiti statunitensi.
Prima della Missione, l’ICE prevede inoltre una fase preparatoria dedicata alle startup partecipanti, con attività di mentorship e tutoring personalizzati.

La partecipazione alla Missione di startup italiane del settore Biotech negli Stati Uniti è gratuita, con spese di viaggio e soggiorno a carico delle imprese partecipanti. Le startup possono comunicare eventuale disdetta entro e non oltre 10 giorni dalla ricezione della lettera di ammissione, in caso contrario sarà addebitata la somma di 200€ a titolo di rimborso delle spese organizzative.

Per maggiori chiarimenti e dettagli:

Missione Start-up Biotech USA 2015
– Regolamento. Informativa Privacy

– http://mefite.ice.it/agenda/VisualizzaEvento.aspx?Back=1&Pro=yes&Dx=2&Nav=1&IdNotizia=16573&Id_Notizia=16573&Month=

Napoli, 04/06/2015

Come costruire il miglior pitch per la tua startup: consigli da un Angel Investor

Zeynep Ilgaz è un’imprenditrice seriale, co-founder di startup come Biosciences e TestCountry, che ha avuto un’esperienza come membro del gruppo di Angel Investor “Tech Coast Angels”: durante il suo anno da Business Angel ha ascoltato numerosi pitch da parte di startupper ed è riuscita ad individuare i cinque elementi comuni ai pitch di successo.

angelinvestor

1) Connettersi con il cuore

Quando si propone il pitch è fondamentale riuscire a capire a che cosa l’investitore che ascolta è davvero interessato, cercando di intavolare una conversazione in cui ci sia connessione a livello emotivo. Un pitch deve raccontare una storia, essere ispirato, affrontare un problema e risolverlo: nel raccontare la propria soluzione per il mercato, è fondamentale far passare all’ascoltare la passione che ci spinge.

La passione di uno startupper è uno degli aspetti che resterà impresso nella mente dell’investitore: il messaggio che deve passare è che con la nostra startup stiamo provando a realizzare il nostro sogno, e che riusciremo a farlo con o senza l’aiuto di un investitore esterno. Sarà proprio questo messaggio ad invogliare l’investitore ad essere parte della vostra storia di successo.

2) Connettersi con la testa

Naturalmente, raccontare una storia di sogni e passione totalmente campata in aria non è una buona idea: il pitch deve dimostrare che il progetto ha delle solide fondamenta sulle quali potrà crescere.
Ciò che bisogna mostrare all’investitore è che abbiamo un sogno da realizzare, un prodotto cui siamo appassionati, ma che allo stesso tempo sappiamo esattamente come costruire un’azienda per realizzarlo.

Gli investitori sono interessati ad aspetti ben precisi: prima di tutto, capire che tipo di problema risolve il vostro prodotto, quanto è grande il mercato, chi sono i concorrenti, perchè il vostro prodotto è migliore degli altri, come affronteremo la fase di acquisizione di nuovi clienti, qual è il vantaggio competitivo, etc.

3) Non utilizzare troppi fogli di calcolo

Uno dei più grandi errori che l’autrice ha riscontrato nella sua esperienza da Business Angel è riempire il pitch con troppi dati e statistiche. Va bene inserire delle metriche e dei numeri, ad esempio relativi alla dimensione del mercato, ma non bisogna spendere troppo tempo su questi aspetti.

Per un Angel Investor è più importante ascoltare un messaggio convincente, preciso, semplice, orientato al valore: allo stesso modo, non bisogna esagerare con il numero di slides.
Un’idea semplice, espressa in maniera efficace, è un’idea sulla quale si è più propensi ad investire.

4) Avere un grande team

Gli investitori puntano sul team: sanno bene che una squadra male assortita può rovinare anche il migliore dei business. Tra team ed investitore, inoltre, è fondamentale costruire fin da subito la fiducia.

A questo proposito è importante che il team sia coeso e che non ci siano attriti tra i membri che lo compongono: un investitore è scoraggiato all’idea di investire in una squadra che non funziona.

Spesso, confida Zeynep Ilgaz, il team è l’aspetto prioritario, la molla che riesce a convincerla ad effettuare un investimento.

5) Attenzione alla strategia di exit

I Business Angel investono non solo se c’è una buona idea, e se quest’idea è realizzata da un team forte e dinamico: i Business Angel investono quando sanno come faranno a rientrare del proprio investimento.

Ecco quindi che diventa fondamentale avere una chiara strategia di exit da presentare all’interno del pitch: un investor può anche apprezzare l’idea, ma se non riesce a capire come rientreranno i capitali sceglierà di investire altrove.

Per leggere il post originale: http://www.entrepreneur.com/article/244115

Napoli, 01/04/2015

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