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Tag: crowdfunding

Approfondimenti: il Crowdfunding in Italia

 Il crowdfunding  è un sistema di finanziamento “dal basso” che prevede il ricorso alla collaborazione della “folla” (crowd) per la raccolta di fondi finalizzata a sostenere la realizzazione di progetti, idee ed iniziative di vario genere. La raccolta viene effettuata attraverso appositi portali on line, delle vere e proprie piattaforme destinate all’incontro tra coloro che richiedono finanziamenti e coloro che li erogano.

Quello del crowdfunding è un tema di grande attualità: proprio oggi si chiudono infatti le consultazioni aperte un mese fa dalla Consob, sulla base delle quali verrà emanato il Regolamento in materia di crowdfunding previsto dal Decreto Sviluppo bis (argomento al centro di questo articolo pubblicato qualche settimana fa nel nostro blog).
Il Regolamento della Consob sul Crowdfunding farà dell’Italia il primo Paese europeo a dotarsi di una normativa nel settore, nella quale si prevede di dare grande rilevanza all’Equity crowdfunding: si tratta di un’occasione molto importante per dare un quadro di riferimento ai finanziamenti di nuove idee imprenditoriali. L’Equity crowdfunding è infatti il sistema di finanziamento dedicato alla partecipazione di investitori nel capitale delle startup: l’auspicio è che la normativa preveda un sistema chiaro, accessibile a tutti e che vada a preservare gli investitori meno esperti, garantendo al tempo stesso un quadro di riferimento che possa aumentare l’accesso ai finanziamenti per le nuove startup del panorama imprenditoriale nazionale.

Per capire meglio di cosa si tratta, analizziamo innanzitutto i diversi modelli di crowdfunding:

Reward-based: si tratta di donazioni in cambio delle quali si ottengono premi o riconoscimenti di varia natura, che possono essere materiali (come ad esempio il pre-ordine di un prodotto non ancora sul mercato) oppure intangibili (come un “grazie” sul sito web). Si tratta della tipologia di piattaforme di crowdfunding più diffuse, di cui il più noto esempio è Kickstarter.

Equity-based: è il modello basato su azioni finanziarie, che prevede l’acquisto di azioni del capitale di una startup. In genere la piattaforma stabilisce un periodo di tempo e una somma target da raggiungere, che viene suddivisa in migliaia di parti uguali corrispondenti alle singole offerte.

Microfinanza: si tratta di microprestiti in cui i servizi finanziari sono offerti a clienti con bassi redditi che normalmente non riescono ad accedere ai canali di finanziamento bancari, spesso gestito da un intermediario locale.

Social lending: è il prestito sociale o peer-to-peer, che avviene tra persone (senza l’intercessione di un intermediario finanziario) e a tassi di interesse più bassi rispetto a quelli del sistema bancario.

Donazioni: si tratta di piattaforme di raccolta fondi per il no profit, grazie al quale è possibile finanziare enti e associazioni o iniziative di utilità sociale e culturale.

In Italia la situazione del crowdfunding è stata recentemente analizzata in occasione di Crowdfuture, conferenza sul futuro del crowdfunding in Italia, durante la quale sono stati diffusi i dati di un report sulle piattaforme italiane di crowdfunding.
Dal Report si ricava prima di tutto la composizione del mercato del crowdfunding in Italia: si contano, al 10 aprile 2013, 21 piattaforme attive e altre due ancora in fase di lancio. La maggior parte delle piattaforme appartengono al modello Reward-based (12 piattaforme, corrispondenti al 52,2% del totale), seguono le piattaforme dedicate alle Donazioni (7, corrispondenti al 30,4%), due piattaforme Equity-based e due Social Lending (ciascuna corrisponde al 8,7%).

Tra le piattaforme Reward-based italiane, ritroviamo la partenopea DeRev, tra le startup vincitrici della nostra competition VulcanicaMente: è una piattaforma che si rivolge a progetti e idee innovative e creative che riescono a risolvere un problema o fornire un nuovo prodotto in grado di migliorare la vita delle persone e della comunità. Si tratta quindi di idee e progetti con una forte propensione al sociale, nella maggior parte dei casi in campo artistico e culturale.
DeRev offre un servizio di crowdfunding a chi fa parte della community, che può essere di varie tipologie (All or nothing, Keep it all e Fundraising, a seconda della presenza o meno di target prefissati in termini di durata e di somma da raccogliere), tutte afferenti al modello Reward-based in quanto prevedono una “ricompensa”.

Le altre piattaforme italiane di crowdfunding elencate nel report e afferenti al modello Reward-based sono: Boomstarter, Com-Unity, Crowdfunding-Italia, Eppela, Kapipal, Produzioni dal Basso, Starteed, Finanziami il tuo futuro, Kendoo, Cineama, Musicraiser.

Tra le piattaforme che si occupano della raccolta di Donazioni, invece, nasce a Napoli nel 2010 Fund For Culture, piattaforma on line nata allo scopo di promuovere l’innovazione sociale nel settore culturale. Il progetto si rivolge, quindi, da un lato a coloro che sono in cerca di fondi per realizzare un’iniziativa culturale e, dall’altro, al mondo dei donatori in Italia che vogliano sostenere la cultura nel territorio. Il crowdfunding messo in pratica da Fund For Culture è quindi a fondo perduto per gli investitori. La piattaforma Fund For Capital ha all’attivo il Kublai Award 2011 ed è stata tra i finalisti di Working Capital 2011.

Le Donazioni rappresentano il modello di crowdfunding con il rapporto più alto tra progetti presentati e finanziati: ben 130 progetti finanziati su 176, per un totale di 245.000 euro raccolti ed erogati grazie al crowdfunding.
Le altre piattaforme di Crowdfunding italiane che applicano il modello delle Donazioni sono: BuonaCausa, Iodono, Pubblico Bene, Retedeldono, ShinyNote, Terzo Valore.

Il report prosegue con le due piattaforme italiane dedicate al Crowdfunding Equity-based: si tratta, come abbiamo detto, del modello di raccolta dei capitali più idoneo per le startup, che in Italia è ancora relativamente poco diffuso rispetto ai primi due modelli analizzati. Abbiamo già accennato all’attuale situazione del sistema di Equity crowdfunding italiano, che è in attesa di regolamentazione: nel frattempo, il report evidenzia come ad oggi le piattaforme Equity-based siano le meno diffuse in Italia, anche dal punto di vista del numero di progetti ricevuti e finanziati. Le piattaforme Reward-based, infatti, hanno ricevuto 1.522 progetti e ne hanno finanziati con successo 242, mentre il Crowdfunding Equity-based ha finanziato 8 progetti sui 110 ricevuti, per un valore totale pari a due milioni di euro.

Le due piattaforme Equity-based attualmente operanti sul mercato italiano indicate dal report sono SiamoSoci (marketplace per startup non quotate in cerca di investitori, che attualmente collabora con Working Capital di Telecom Italia) e We Are Starting (piattaforma di recente creazione, nata nel marzo 2013).

Ultimo modello di crowdfunding attualmente presente nelle piattaforme italiane è quello di Social Lending, detto anche P2P (Peer-to-Peer). Il cosidetto prestito sociale ha finanziato circa il 35% dei progetti ricevuti, con 1.855 finanziati su 5.313 per un totale di oltre 10 milioni di euro.
Le due piattaforme italiane di Social Lending sono Prestiamoci e Smartika: la prima nasce nel 2010, ed è un marketplace in cui si incontrano Richiedenti e Prestatori.
Un aspetto molto importante è la diversificazione del portafoglio di progetti in cui ciascun prestatore investe, un meccanismo che consente di controllare al meglio il rischio.
Anche Smartika è strutturata come una piattaforma di incontro tra Prestatori e Richiedenti, e prevede un meccanismo di diversificazione del portafoglio di investimento simile a quello di Prestiamoci. Nata in origine come Zopa, la sua attività è stata interrotta nel 2009 dopo alcuni mesi di lavoro per problemi inerenti alla mancanza di Autorizzazioni. Da circa un anno, ottenute le Autorizzazioni in questione, il team di Zopa ha ripreso la propria attività con la piattaforma Smartika.

Il Report include anche l’analisi delle criticità del sistema di crowdfunding italiano: prima di tutto, evidenzia l’attuale situazione di scarsa chiarezza del quadro normativo, ma come sappiamo tale aspetto è attualmente in via di definizione. Si riscontra inoltre una mancanza di cultura del crowdfunding e difficoltà nella promozione e comunicazione delle piattaforme. Infine, l’attuale sistema di pagamento presenta delle difficoltà tecniche.

Ciò nonostante, si riconosce una grande vivacità nel mercato di crowdfunding italiano: si tratta di un sistema che sta maturando facendosi via via più complesso e articolato, ma mantenendosi comunque in una situazione di crescita controllata.
Si evidenzia inoltre una maggiore attenzione alla necessità di diffusione della conoscenza di questo importante strumento a fasce sempre più ampie della popolazione: lo dimostra l’aumento degli eventi sul crowdfunding in tutto il territorio nazionale.
Tutti questi aspetti fanno ben sperare per l’evoluzione e la diffusione del crowdfunding in Italia, visto da più parti come uno strumento fondamentale per la nascita di progetti basati sull’innovazione e sulla sostenibilità che possano guidare i nuovi imprenditori verso il futuro e il cambiamento: restiamo in attesa del Regolamento della Consob per capire quali saranno le evoluzioni.

Per saperne di più, il Report è disponibile al seguente link: http://www.slideshare.net/crowdfuture

Napoli, 30/04/2013

In arrivo il Regolamento sul Crowdfunding

La Consob ha pubblicato il 29 marzo il documento di consultazione sul Crowdfunding, così come previsto dall’art. 30 del cosiddetto “Decreto sviluppo bis”, il n. 179 del 18/10/2012. E’ possibile inviare osservazioni al documento fino al 30/04/2013.
Nato dalla constatazione di come il bisogno di liquidità sia una tra le più grosse criticità per la nascita di nuove imprese nazionali, il documento fa dell’Italia il primo Paese europeo ad avere una normativa in materia.
La bozza di regolamento disciplina l’Equity Crowdfunding, “l’accesso al pubblico risparmio da parte delle startup tramite portali on line“, che mira a sostenere la nascita di nuove start up innovative o l’ampliamento di quelle esistenti. Tra le aperture previste dalla normativa, è sicuramente fondamentale la possibilità di versare direttamente on line, e non più l’obbligo di versare materialmente solo al momento della costituzione della società. Ciò nonostante, la previsione specifica di riservare l’equity crowdfunding esclusivamente alle start up innovative e a quelle a vocazione sociale, così come previste dalla legge, rappresenta una forte limitazione, tanto da auspicare una prossima estensione della regolamentazione a tutte le tipologie di impresa.
Il documento pubblicato dalla Consob, composto di 48 pagine, si apre con una sezione dedicata al quadro legislativo di riferimento: in questa sezione, dopo una definizione del fenomeno in oggetto, si specifica chiaramente l’obiettivo della Consob di tutelare attraverso la regolamentazione gli investitori, in particolare quelli non professionali (retail), basandosi sul presupposto che le partecipazioni al capitale di imprese neo-costituite, peraltro in un settore incerto come quello delle tecnologie innovative, possono essere uno strumento finanziario particolarmente rischioso.
In seguito, la bozza definisce i protagonisti dell’equity crowdfunding: i gestori di portali on line e le start up innovative, così come previsti dalla normativa contenuta nel già citato decreto 179/2012.
La Seconda Parte del regolamento è dedicata innanzitutto alla normativa sulla pubblicazione di un apposito Registro dei gestori di portali on line negli elenchi della Consob, subordinata alla verifica del possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità previsti dalla legge da parte della Consob stessa.
Sono previste inoltre una serie di regole di condotta per i gestori, relative in particolare alla trasparenza, all’informazione e agli obblighi di comunicazione. E’ dato ampio rilievo anche in questa sezione alla tutela degli investitori non professionali, attraverso specifiche previsioni sugli obblighi di correttezza per il gestore che assicurino parità di trattamento tra gli investitori e assenza di conflitto d’interesse. Le informazioni devono essere chiare, comprensibili, non fuorvianti, costantemente aggiornate e di facile reperimento.
In questa sezione della bozza di Regolamento sono identificati anche gli obblighi di informazione e comunicazione a carico delle start up, che dovranno rendere pubblici i dati necessari all’emissione delle azioni nell’offerta del portale (ad esempio, descrizione dell’emittente e del progetto, curriculum vitae degli amministratori).
La Parte Terza rappresenta il cuore dell’intero documento: essa è dedicata alla Disciplina delle Offerte tramite portali e prevede l’obbligo secondo il quale una quota di investimento pari ad almeno il 5% degli strumenti finanziari sia sottoscritta da investitori professionali: in mancanza di tale quota minima, non è possibile offrire azioni agli investitori non professionali. Questa regola è un prerequisito di garanzia per gli investitori retail, che possono beneficiare delle attività svolte in maniera professionale da investitori più esperti: ne consegue che per ciascuna start up dovrà obbligatoriamente esserci almeno un investitore professionale.
Al documento sono infine allegate le istruzioni per presentare la domanda di iscrizione nel Registro dei Gestori, la Relazione dull’Attività di impresa e sulla struttura organizzativa, le Informazioni sull’offerta.
Come accennato sopra, le Consultazioni terminano il 30 aprile 2013: sarà possibile inviare le proprie osservazioni tramite il SIPE – Sistema Integrato per l’Esterno oppure alla CONSOB – Divisione Strategie Regolamentari Via G.B. Martini, n. 3 – 00198 ROMA.
La bozza di Regolamento è consultabile sul sito della CONSOB al seguente link: http://www.consob.it/main/aree/novita/consultazione_crowdfunding_20130329.htm

Per ulteriori approfondimenti si rimanda, anche, all’articolo dell’ottimo Gianluca Dettori http://www.chefuturo.it/2013/04/il-crowdfunding-va-di-corsa-puo-essere-lanno-doro-delle-startup/

Napoli, 04 aprile 2013

 

Startup in Europa, nasce il “Leader Club”

Dopo il lancio della Grand Coalition nelle scorse settimane, per la quale è possibile presentare qui la propria candidatura fino al 31 maggio 2013, prosegue l’attività della Commissione Europea per il sostegno dell’impreditorialità e dell’innovazione nel settore ICT con l’iniziativa Startup in Europe, Stay in Europe.

Si tratta di un piano della Commissione in 6 mosse, grazie al quale gli aspiranti imprenditori digitali d’Europa potranno avere a disposizione nuovi strumenti per mettere in pratica le proprie idee, senza dover sognare la Silicon Valley: il primo passo è mettere a disposizione dei giovani europei le esperienze di chi ce l’ha fatta, con la piattaforma Startup Europe Leader Club.

Vorrei che i giovani imprenditori trovassero modelli cui ispirarsi, con un vero e proprio mercato unico digitale in cui sviluppare le loro idee“, dice Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea: è su questo presupposto che la Commissione sta creando una piattaforma in cui imprenditori di spicco potranno parlare delle loro fonti di ispirazione e delle loro frustrazioni, richiamando l’attenzione dei giovani e dei leader europei sul potenziale offerto da una carriera imprenditoriale.

Contando sulla partecipazione dei creatori di Spotify, Angry Birds, Tuenti, Skype, SeedCamp, HackFwd, della Tech City di Londra e di TheNextWeb, sta prendendo forma in queste settimane il Leader Club: sono proprio loro la prova vivente che diventare imprenditori del web si può, e che questa può essere una carriera professionale particolarmente gratificante. Neelie Kroes ha commentato: “Queste persone non si sono limitate alle parole, sono passate ai fatti e hanno realizzato un progetto. Ecco perché i giovani e i leader dovrebbero ascoltarle“.

Per fare qualche esempio, oggi Spotify è disponibile in 23 paesi, mentre attraverso Skype passa un terzo delle chiamate internazionali e Angry Birds, con gli oltre 250 milioni di utenti attivi al mese, è più grande di Twitter.
Ciò nonostante, il numero di laureati nel settore delle ICT è in calo e la disoccupazione è in aumento: gli imprenditori, con il progetto Startup Europe Leader Club, possono aiutare i cittadini degli Stati Membri a colmare queste lacune.

Nel dettaglio, i Leader che partecipano al progetto sono Zaryn Dentzel (fondatore e CEO di Tuenti, il più grande social network “solo su invito” spagnolo, con oltre 12 milioni di utenti); Daniel Ek e Martin Lorentzon (co-fondatori di Spotify); Kaj Hed (presidente di Rovio, editore di Angry Birds); Lars Hinrichs (fondatore e CEO di HackFwd, società di investimento progettata per supportare gli sviluppatori di software in Europa); Joanna Shields (Ceo di Tech City); Reshma Sohoni (Partner di Seedcamp, un catalizzatore per la prossima generazione di investitori europei); Boris Veldhuijzen van Zanten (fondatore di The Next Web); Niklas Zennström (co-fondatore di Skype, Kazaa, Joltid e Joost).

Gli altri punti previsti dall’iniziativa “Start up in Europe, Stay in Europe” sono:

  • la partnership Startup Europe, per mobilitare le competenze tecniche, le possibilità di tutoraggio, le tecnologie e i servizi
  • il forum EU Accelerators, per far conoscere i programmi di accelerazione esistenti
  • le reti di crowdfunding (finanziamento collettivo) dell’UE, per collegare le attuali piattaforme di crowdfunding, in particolare quelle specializzate in start-up che operano sul web
  • una maggiore sensibilizzazione degli investitori in capitali di rischio alle opportunità commerciali del web grazie alla condivisione delle esperienze positive e alla creazione di reti
  • la promozione delle competenze legate al web: a) ampliando il ruolo delle piattaforme didattiche online (quali i “corsi online aperti a tutti” o “Massive Online Open Courses”) per sopperire alla carenza di sviluppatori del web; b) utilizzando piattaforme per condividere e scambiare competenze tra gli imprenditori del web su scala europea; nonché c) esplorando l’utilità di gemellaggi, a livello europeo, fra operatori esperti di alto livello e giovani imprenditori, con l’intento di condividere idee ed esperienze.

SI tratta di un altro passo avanti nel percorso dell’UE per lo sviluppo e l’innovazione dell’imprenditoria digitale in Europa: la crescita “Made in Europe” passa attraverso le Startup!
Per tutte le informazioni: https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/web-entrepreneurs

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