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Tag: apprendimento

Progetto Hawk 3D: 40 tirocini all’estero in imprese del comparto costruzioni

Il progetto che permette di conosce professionisti qualificati e apprendere metodologie all’avanguardia per porre le basi per un futuro lavorativo vincente.

012 Factory, in partenariato con l’istituto Tecnico Agrario e per Geometri “De Sanctis -D’Agostino” di Avellino, grazie al Hawk 3D – progetto Erasmus plus utile al miglioramento delle competenze professionali dei giovani nel settore edilizio – offre ai neodiplomati attività di mobilità internazionale nel settore dell’istruzione e della formazione.

Tali attività di mobilità perseguono i seguenti obiettivi:

  • Miglioramento della performance di apprendimento;
  • Rafforzamento dell’occupabilità e miglioramento delle prospettive di carriera;
  • Aumento del senso di iniziativa e dell’imprenditorialità;
  • Aumento dell’emancipazione e dell’autostima;
  • Miglioramento delle competenze nelle lingue straniere;
  • Potenziamento della consapevolezza interculturale;
  • Partecipazione più attiva alla società;
  • Miglioramento della consapevolezza del progetto europeo e dei valori dell’UE;
  • Maggiore motivazione a prendere parte all’istruzione o alla formazione (formale/non
    formale) future dopo il periodo di mobilità all’estero.

Il progetto “Hawk 3D” mette a disposizione 40 borse Erasmus+ e ne possono usufruire:

  • neodiplomati (diplomati da non più di 12 mesi) all’indirizzo Costruzioni – Ambiente – Territorio presso uno degli istituti di membri del consorzio:
     I.I.S. “De Sanctis – D’Agostino” di Avellino;
     I.S.I.S.S. “P.S. Lener” di Marcianise (CE);
     I.I.S. “Carafa Giustiniani” di Cerreto Sannita (BN);
     I.I.S. “Galilei Vetrone” di Benevento.

Per partecipare al progetto “Hawk 3D“, la deadline è fissata entro le ore 14:00 del 29 febbraio 2020, attraverso la compilazione del modulo online al seguente link: https://forms.gle/pd5pptxViJVKg8RX9

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Regolamento al seguente link: https://www.012factory.it/wp-content/uploads/2019/12/Bando-Hawk3D.pdf

Startup Tips: come superare la concorrenza in soli 4 passi

Se la tua startup è appena nata e si sta affacciando al mercato, puoi aver bisogno di qualche consiglio per superare la concorrenza: ecco 4 modi per affrontare i competitor.

Di recente, Merryl Dusaran (Rethink) ha firmato un interessante contributo pubblicato dal portale Addicted2Success incentrato sul tema della concorrenza e, in particolare, su 4 consigli per superare i competitor quando una startup si affaccia per la prima volta sul mercato di riferimento.

Il punto di partenza è una grande verità sul mondo del business: la concorrenza per una startup è normale, ci sarà sempre un’altra impresa che offre qualcosa di simile e ciò non può essere in alcun modo evitato. La cosa migliore da fare è diventare la migliore azienda tra quelle che offrono la stessa tipologia di prodotto: bisogna riuscire a superare i propri competitor, a battere la concorrenza.

Ma come può una startup superare la propria concorrenza? Secondo l’autrice del post, esistono almeno 4 strategie utili che è possibile mettere in pratica. Scopriamo insieme quali sono e come possono aiutare una startup.

1. Conosci i tuoi concorrenti

Individuare, studiare e imparare a conoscere i propri competitor è il primo passo per riuscire a distinguersi con la propria startup sul mercato: raccogli più informazioni possibili per capire cosa fare, cosa non fare, cosa migliorare rispetto alla concorrenza.

Analizza i concorrenti e i loro punti di forza, quindi stabilisci il tuo piano per capire dove puoi eguagliarli o superarli. Attenzione: ci saranno alcuni punti in cui non potrai far meglio dei competitor. Non sprecare risorse in battaglie impossibili, piuttosto concentrati sugli aspetti in cui puo veramente eccellere.

Un altro aspetto fondamentale da studiare sono i punti di debolezza dei concorrenti: in questo modo puoi capire su cosa devi insistere per costruire i tuoi punti di forza. Una grande fonte di informazioni sono, da questo punto di vista, le recensioni negative e in generale i feedback dei clienti: studiali attentamente e prova a capire come sfruttare le informazioni ottenute a tuo favore.

2. Metti sempre i clienti al primo posto

Secondo alcune recenti ricerche, un’azienda che investe nel servizio clienti può raggiungere fino al 60% di profitti in più rispetto alla concorrenza. Senza contare che l’81% dei clienti sponsorizza un’azienda se ha avuto una buona esperienza di customer service.

Concentra i tuoi sforzi su offrire un buon prodotto e un buon servizio di assistenza ai clienti: sicuramente le recensioni negative continueranno ad arrivare, ma saranno sempre meno numerose e, in ogni caso, forniranno dei preziosi feedback per capire cosa devi migliorare.

3. Non arrenderti mai

Essere sempre sul pezzo, senza arrendersi anche quando le cose non vanno come si vorrebbe è una grande forza per qualsiasi startup: le aziende, soprattutto quelle nuove, devono affrontare tantissime sfide e spesso il successo arriva dopo uno o più fallimenti.

Tenere alta la fiducia nel lavoro che fai e lavorare senza sosta per migliorare ogni giorno ti aiuterà a realizzare al massimo il potenziale della tua idea e a vincere su qualsiasi concorrente.

4. Non smettere mai di imparare

Al giorno d’oggi le novità sono sempre dietro l’angolo, le tecnologie crescono e si sviluppano di continuo e ciò che ieri era all’avanguardia oggi rischia di essere già superato: in un mercato in continua evoluzione, l’apprendimento deve essere continuo e costante per non rischiare di rimanere indietro rispetto ai competitor.

Fronteggiare e superare la concorrenza non è un compito semplice, ma è necessario per raggiungere il successo con la tua startup: queste strategie possono essere un buon punto di partenza, accompagnate dalla fiducia in te stesso e nelle tue capacità.

FONTE: https://addicted2success.com/startups/new-to-business-outshine-your-competitors-with-these-4-tips/

Get it lancia La Call for Impact Education & Job Opportunities per generare modelli di business sostenibili

La Call a sostegno dello sviluppo e potenziamento delle Startup, imprese, team innovativi e aspiranti imprenditori in ambito sociale, ambientale e culturale. 

Education e Job Opportunities la Call For Impact di Get it!, l’iniziativa, promossa da Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore – fondazione che investe in progetti a impatto sociale e promuove la cultura dell’impact investing -, e da Cariplo Factory S.r.l. – Hub di Open Innovation, Talent Management e Corporate Social Responsibility -, che mira a incentivare la nascita e contribuire alla crescita di nuove realtà innovative in grado di generare modelli di business sostenibili ad alto impatto sociale.

La quarta Call For Impact si articola in quattro aree di interesse, suddivise in differenti aree di attività:

  1. Education
  • Soluzioni e strumenti per migliorare le capacità di apprendimento dei bambini;
  • Soluzioni e strumenti per prevenire la dispersione scolastica o l’insuccesso formativo;
  • Soluzioni e strumenti per rendere più efficace l’orientamento allo studio.

2. Job opportunities

  • Soluzioni e strumenti per rendere più efficace l’orientamento al mercato del lavoro;
  • Soluzioni e strumenti per intercettare, agganciare e riattivare i giovani NEET (not in education, employment, training);
  • Soluzioni e strumenti per valorizzare la piccola manifattura come opportunità di occupazione giovanile e trasferimento di know how.

3. Empowerment femminile

  • Soluzioni e strumenti volti a migliorare la valorizzazione delle donne nel mercato del lavoro;
  • Soluzioni e strumenti per la conciliazione vita-lavoro nelle famiglie.

4. Inclusione socio-lavorativa

  • Soluzioni e strumenti a supporto dell’occupabilità di adulti che desiderano reinserirsi nel mercato del lavoro;
  • Soluzioni e strumenti volti a favorire l’inserimento lavorativo e la valorizzazione di persone con disabilità nelle aziende.

Saranno selezionati fino a un massimo di 10 team di innovatori e/o Start-up che avranno l’opportunità di prendere parte a un percorso di incubazione/accelerazione, consulenza e mentorship dal valore compreso tra 20.000 euro e 25.000 euro ed importanti benefici in termini di visibilità e accesso ai canali di comunicazione di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore e di Cariplo Factory S.r.l. .

Per partecipare alla Call For Impact Education & Job Opportunities, è possibile candidare il proprio progetto imprenditoriale, entro le ore 23.59 del 15 settembre 2019 al seguente link: https://www.f6s.com/callforimpact4educationjobopportunities/apply

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Bando .

012ACADEMY 2019: LA CALL A SOSTEGNO DELLE STARTUP

012Academy è il  programma di formazione gratuito della durata di 6 mesi, studiato dagli imprenditori per gli imprenditori, a sostegno per lo sviluppo di nuove imprese con alto potenziale di crescita.

Il percorso 012Academy si fonda sul principio dell’apprendimento attraverso il fare, la sperimentazione di situazioni che stimolino la riflessione. Ogni attività proposta ha come obiettivo principale quello di costruire con i partecipanti una esperienza che possa essere uno spunto, un metaforico ponte verso la crescita personale ed al potenziamento delle soft-skill.

012factory offre servizi di formazione, sostegno operativo e manageriale, strumenti e luoghi di lavoro, nonché di pratiche di supporto informali, come attività di networking che permettono il contatto tra investitori e le idee imprenditoriali promettenti. Inoltre, mette a disposizione degli imprenditori la propria esperienza e preparazione; consentendo alle imprese innovative di lanciare la propria attività sul mercato in modo efficace e in tempi rapidi; da vita a processi di trasferimento tecnologico verso imprese più mature che vogliono rimanere competitive facendo open innovation.

Il programma offre:

  • 700 ore di formazione;
  • 120 ore di coaching;
  • 400 ore di mentorship;
  • 100 ore di work-based;

Ed un PREMIO finale di 20.000 €, di cui 10.000 € cash e 10.000 € in servizi/consulenza.

Compila il form per essere ricontattato al seguente link: https://www.012factory.it/candidatura-academy-2019/ e per programmare il tuo colloquio scrivi all’indirizzo email: info@012factory.it

Per informazioni consultare il Programma

Ascoltare il cliente è la base per l’innovazione: l’approccio Lean Startup

L’ascolto del cliente come punto di partenza per implementare l’innovazione: parliamo di una delle basi fondamentali dell’approccio Lean Startup, la metodologia per startup ideata da Eric Ries

L’approccio Lean Startup rappresenta una delle colonne portanti del percorso di formazione teorico/pratica per lo startup creation a cui hanno avuto accesso le 20 idee di impresa selezionate per i Learning Days di #VulcanicaMente4R. Il percorso dei Learning Days si avvale, infatti, di un esclusivo approccio metodologico chiamato approccio scientifico – sperimentale che raccoglie contributi derivanti da svariate correnti sull’imprenditorialità innovativa e le startup.

Quello che vogliamo approfondire oggi in questo post è uno dei temi caratterizzanti dell’approccio Lean Startup, rappresentato dalla centralità del cliente e, in particolare, dall’importanza di ascoltare il cliente e i suoi feedback per costruire e migliorare il prodotto e/o il servizio offerto dalla propria startup.

Questa tematica è affrontata in un interessante post pubblicato di recente dal blog di leanstartup.co, intitolato “Innovate Better By Listening To Your Customers”. Il post descrive la conversazione avvenuta tra Elliot Susel (Lean Startup Co.) e Sonali Shetty (Kova Digital), incentrata proprio sul modo più efficace che le aziende dovrebbero implementare nel comunicare con i clienti.

La rivoluzione nella comunicazione azienda/cliente è iniziata circa dieci anni fa, quando Apple aveva aperto l’app store, i social media erano in enorme crescita e Facebook aveva aperto la propria API a sviluppatori di app di terze parti. Improvvisamente, le aziende avevano la possibilità di comunicare con i propri clienti e, più in generale, con il proprio target di potenziali clienti in una maniera diretta come mai era accaduto prima.

Shetty racconta come ha vissuto quel periodo: l’obiettivo della sua azienda era quello di far capire a startup e imprese cosa poteva significare per loro questo cambiamento, quanto fosse rivoluzionario e quanto fosse importante per la loro crescita prepararsi ad utilizzare al meglio tutto questo. Nel frattempo, la crescita esponenziale del mondo digital stava ampliando sempre di più gli orizzonti: non c’erano soltanto le app, ma anche nuovi prodotti in campo mobile, web, IoT, algoritmi e machine learning. Questa crescita non faceva altro che ampliare le opportunità derivanti dalla comunicazione diretta tra azienda e cliente.

La metafora del fiume, utilizzata da Shetty per spiegare quanto accadeva in quel periodo di crescita e di cambiamento, aiuta a comprendere meglio la situazione: è come quando attraversi il fiume e senti le pietre sotto ai piedi. L’obiettivo resta attraversare il fiume, ma mentre prosegui il tuo percorso, sentire che le pietre danno stabilità al tuo cammino ti aiuta a capire quanto il percorso stia procedendo su un terreno sempre più solido e sensato.

Facendo perno proprio sulle nuove possibilità in termini di prodotto offerte dal panorama in continua evoluzione, Shetty con la sua Kova Digital si è concentrato sull’innovazione e sulla consulenza alle imprese che desideravano implementarla. Il punto di forza del progetto stava nel fatto che tutte le aziende, prima o poi, hanno bisogno di innovarsi.

L’innovazione però, spiega Shetty, non è mai un lavoro facile: nella maggior parte dei casi, le aziende hanno serie difficoltà a implementare il cambiamento. Spesso vedono dei rischi troppo grandi, o hanno paura di fallire, o ancora non vogliono investire le risorse necessarie. Per questo motivo, Shetty consiglia di affidare ad una persona il compito di innovare, facendone un lavoro vero e proprio.

Questa persona deve impegnarsi nell’attività di ascolto del cliente: lo scopo è conoscerlo, capirlo, capire quale sia il suo percorso di acquisto e se ci sono (e dove) delle lacune o delle opportunità da studiare, eliminare o sfruttare.
Non bisogna mai cercare di copiare l’innovazione di altre aziende: l’innovazione giusta è diversa per ciascun progetto, perché è legata indissolubilmente all’ascolto delle esigenze, dei bisogni, dei feedback raccolti dai clienti effettivi e potenziali.

Lo scopo deve essere quello di individuare e fornire al cliente ciò che egli ritiene essere un valore aggiunto. Per questo motivo, imparare a comunicare efficacemente con il cliente è un’attività che bisognerebbe imparare a fare prima possibile. Ed è altrettanto fondamentale imparare ad implementare rapidamente i miglioramenti a prodotti e servizi, testarli e ripartire da capo ogni volta che sarà necessario, in quello che l’approccio Lean definisce il feedback loop.

Questo approccio, cuore pulsante del Lean Startup, è quello che ogni startup deve imparare a mettere in pratica fin dall’inizio della sua attività di business, per permettere all’idea di crescere e di arrivare sul mercato con migliori opportunità di successo. Occorre fare attenzione, però, perché (come spiega Shetty per esperienza) spesso le startup tendono a voler saltare immediatamente alla costruzione di un prodotto, che vivono come qualcosa di più semplice e immediato, senza trascorrere abbastanza tempo nell’attività di comunicazione e conoscenza del cliente.

La lezione più importante per una startup, quindi, è quella di imparare prima possibile ad ascoltare il cliente e i suoi bisogni, in maniera tale da apportare al prodotto / servizio offerto i miglioramenti suggeriti e da testare quanto prima il nuovo prodotto / servizio ottenuto. E, naturalmente, non dimenticare mai l’insegnamento più importante: il concetto di fallimento va rimodulato, perché

un errore ben compreso e sfruttato non è altro che una forma di apprendimento

Vi ricordiamo che l’approccio Lean Startup è una delle basi teoriche del percorso di formazione e mentorship ad approccio scientifico – sperimentale dei Learning Days di #VulcanicaMente4R, riservato ai 20 migliori team che hanno partecipato alla call for ideas.

I 6 workshop dei Learning Days, della durata di due giorni ciascuno, saranno ospitati dal CSI – Centro Servizi Incubatore Napoli Est. Il percorso ha preso il via lo scorso 30 ottobre, con la partecipazione dei 20 team selezionati nella prima fase del percorso di “VulcanicaMente: dal talento all’impresa 4 – Reloaded”.

Il programma e il calendario dei Learning Days sono disponibili qui: 

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iOsmosi, startup vincitrice di #VulcanicaMente3, a Todi Appy Days 2015: appuntamento il 27 settembre!

Ci sarà anche iOsmosi, startup vincitrice del TechGarage di VulcanicaMente: dal talento all’impresa 3 attualmente insediata al CSI – Incubatore Napoli Est, tra i progetti che parteciperanno a Todi Appy Days 2015!

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Todi Appy Days è l’International App Festival, un appuntamento annuale che quest’anno si svolgerà dal 24 al 27 settembre nel centro di Todi (qui, la mappa delle location dell’evento): le giornate del festival sono rivolte a startup, aziende, professionisti, scuole, famiglie e a tutti coloro che vivono il digitale come un aspetto naturale nella loro vita di tutti i giorni.

Il Programma di Tody Appy Days 2015 prevede una serie di workshop, talk e convegni su una serie di tematiche fondamentali nel digitale: dal coding, alla gamification, agli open data fino ad arrivare all’utilizzo del digitale nell’apprendimento e nell’education.

Ed è proprio riguardo a quest’ultima tematica che rientra la presentazione del prototipo di iOsmosi, piattaforma di e-learning che si propone la mission di rivoluzionare la didattica linguistica per bambini attraverso gli scambi linguistici e culturali tra i più piccoli, resi possibili grazie ad un software interattivo di videoconferenza che riduce l’intermediazione degli adulti.

iOsmosiLogo

Inoltre, Alessandra Graziosi, CEO e founder di iOsmosi, sarà tra gli speaker del workshop dedicato al tema “Tecnologie e contenuti per favorire l’apprendimento attraverso il digitale”.
Il workshop è previsto nella mattinata di domenica 27 settembre (ore 10:45 – 11:45) e prevede la partecipazione, oltre ad Alessandra Graziosi, anche di Alessia Riccardi, Giovanni Vannini, Marco Iannacone, Marco Santini e Paola Mattioli.

L’incontro “Tecnologie e contenuti per favorire l’apprendimento attraverso il digitale” vedrà la presentazione di 5 testimonianze attraverso le esperienze nate allo scopo di accrescere la cultura e le capacità di bambini e ragazzi attraverso gli strumenti digitali.

Per maggiori informazioni su Todi Appy Days 2015: http://www.appydays.it/

Napoli, 25/09/2015

Startup e aziende consolidate: perché sono diverse e come gestire l’avvio di una nuova impresa

Il portale Inc.com ha appena pubblicato un interessante post firmato da Neil Patel, co-founder della startup Crazy Egg, che approfondisce il tema delle differenze tra startup e aziende tradizionali (in particolare quelle di grandi dimensioni) elencando una serie di pratiche che funzionano bene per le grandi aziende, ma sono dannose se replicate all’interno di una startup.

Spesso, invece, le startup pensano che imitare le pratiche e i comportamenti più diffusi nelle aziende possa essere un modo per crescere e arrivare al successo: in realtà, questo tipo di comportamento è molto dannoso perché la startup è totalmente diversa dalla grande azienda.

Vediamo, quindi, quali sono le pratiche aziendali per le quali una startup non è ancora pronta:

1) Le riunioni sono buchi neri che risucchiano tempo

Una startup, come afferma Patel, non ha tempo da perdere: deve agire, e non parlare su ciò che bisogna fare. All’interno di una startup, le riunioni dovrebbero essere molto diverse da quelle che avvengono nelle grandi aziende.

La riunione del team di una startup dovrebbe avere un obiettivo e un’agenda ben definiti, che occorre impegnarsi a mantenere. Inoltre, gli incontri dovrebbero essere limitati nella durata: 30 minuti possono bastare, a prescindere dall’importanza dei temi in calendario. Un consiglio è quello di tenere le riunioni in piedi, e di farle terminare sempre e comunque con un passaggio all’azione: “aggiornarsi alla prossima riunione” non equivale a passare all’azione.

2) Creare un protocollo inviolabile anche per i dettagli più minuziosi

Creare dei protocolli è sicuramente una buona idea, se servono a snellire le operazioni, eliminare la confusione e migliorare il funzionamento dell’azienda. Ma questo discorso vale per le grandi aziende: le startup non hanno tempo per queste cose.

Una startup è una macchina lean, agile, veloce: l’unica buona regola è quella di rompere le regole. Non è possibile dover seguire un protocollo obbligatorio di numerosi passaggi per qualsiasi tipologia di attività.

Il protocollo è fondamentale più avanti nel tempo, sicuramente non nei primi passi di attività di una startup.

3) Imparare tutto ciò che si può prima di iniziare a fare

Su questo punto, l’autore cita una frase di Richard Branson: se qualcuno ti offre un’opportunità straordinaria di fare qualcosa, ma non sei sicuro di poterlo fare, accetta comunque e poi imparerai come fare!

La ricerca e l’apprendimento sono fondamentali, ma in una startup è altrettanto fondamentale passare all’azione: soprattutto per una nuova azienda che deve essere rapida nello sviluppo.

4) Ritardare tutte le decisioni importanti

In una grande azienda, le decisioni importanti attraversano un percorso lungo fatto di riunioni, e-mail, ripensamenti che si susseguono finchè qualcuno non prende la decisione finale. Sicuramente si tratta di un percorso indispensabile, in un contesto in cui c’è molto in gioco e ci sono tante parti interessate con la propria voce in capitolo.

Una startup, invece, fa progressi soltanto se riesce ad eseguire i piani rapidamente: qualsiasi ritardo nelle decisioni strategiche rischia di bloccare lo sviluppo del business.

5) Tenere dei segreti

Mentre nelle grandi aziende possono esserci molte informazioni “Top Secret”, per una startup il discorso è diverso: come insegna anche l’esempio di Buffer, la trasparenza e la condivisione sono la chiave giusta cui affidare la cultura aziendale (ne abbiamo parlato in questo recente post del nostro blog).

Mantenere delle informazioni riservate e segrete non è utile per una startup, in quanto favorisce un’esclusività sterile, una cultura aziendale stratificata e una concorrenza interna spietata.

6) Affitare un grande e costoso ufficio

Alcune startup affrontano spese molto ingenti per affittare uno spazio costoso in cui stabilire il proprio quartier generale: questo, nella speranza che la posizione geografica possa servire a cementare la reputazione dell’azienda.

Questo non è utile: se una startup non può permettersi un ufficio costoso, non dovrebbe affittarne uno ma concentrarsi su altri aspetti senza sprecare capitali.

7) Provare qualcosa di costoso

E’ sicuramente giusto provare, testare, lanciarsi in una serie di ipotesi ed attività differenti: ma queste scelte devono essere accuratamente selezionate.

Una startup ha sempre pochi capitali da spendere, e deve stare attenta a come li investe: ecco perché i tentativi vanno ben ponderati, assumendosi solo i rischi per cui vale la pena investire e lasciando perdere il resto.

8) Creare etichette “C-Level” per qualsiasi posizione

Le grandi aziende assumono amministratori per qualsiasi attività e gli affidano un’etichette “C-Level”: CEO, CMO, CIO, CFO sono solo alcuni esempi delle posizioni che si possono creare.

In una startup questo tipo di titolo, che assegna ruoli di tipo dirigenziale o comunque va a disegnare un capo, sono assolutamente da evitare: si rischia di danneggiare la cultura aziendale, il team e le prestazioni.

Ciò che conta per una startup è il team, i titoli sono inutili.

In conclusione, Patel afferma ancora una volta che l’ambiente di una startup è completamente antitetico rispetto a quello di una grande azienda: ne consegue che i comportamenti, le attività, le pratiche devono svolgersi in maniera totalmente differente e che le startup devono evitare di seguire l’esempio di aziende consolidate quando sono all’inizio della propria attività.

Il post originale è disponibile qui: http://www.inc.com/neil-patel/8-things-corporations-do-that-your-startup-shouldn-t.html

Napoli, 16/01/2015

Consigli per startup – “Continuous Learning”: come costruire una cultura aziendale basata sull’apprendimento

Aaron Skonnard è il CEO di Pluralsight, startup che ha co-fondato nel 2004 e che è attualmente una delle più grandi biblioteche on-line al mondo di video tutorial: di recente, il portale Inc ha pubblicato un suo articolo sul tema della cultura aziendale e, in particolare, su come quest’ultima possa essere implementata all’interno di una startup in maniera tale da creare vantaggio competitivo per l’azienda.

Nello specifico, la cultura aziendale può rappresentare un grande fattore di vantaggio competitivo se è basata sull’apprendimento: la capacità di imparare più velocemente rispetto alla concorrenza può diventare addirittura, secondo il Dr. Arie de Geus (capo della pianificazione strategica per Royal Dutch/Shell Oil), “l’unico vantaggio competitivo sostenibile”.

Per imparare in fretta, secondo Skonnar, bisogna affidarsi al lean thinking e alla mentalità propria dell’approccio Lean Startup: proporre il proprio progetto all’esterno e per capire meglio le esigenze dei clienti e creare valore nella maniera più vicina possibile a questi ultimi.

La metodologia più utile a questo scopo è definita “continuous learning”, apprendimento continuo: deve essere alla base della cultura aziendale e deve permeare ogni aspetto del business.
Secondo Skonnar esistono cinque modi per incoraggiare una cultura aziendale basata sull’apprendimento:

1) Fare dell’apprendimento il nucleo centrale del DNA dell’azienda

I valori fondamentali della cultura aziendale sono lo specchio dei valori e delle caratteristiche delle persone che compongono l’organizzazione: ecco perché un buon modo per costruire una cultura aziendale fondata sull’apprendimento è assumere persone che siano appassionate e abbiano voglia di imparare.

2) Destinare un budget specifico all’apprendimento

Dare priorità all’apprendimento è il punto di partenza, ma il secondo passo fondamentale per costruire la cultura aziendale basata sull’apprendimento è definire il budget da destinare alla formazione specifica che consentirà al team e ai dipendenti di seguire l’approccio di continuous learning.

3) Fornire opportunità di apprendimento e formazione in-house

Non sempre è necessario l’investimento di risorse finanziarie per acquistare la formazione all’esterno: ci sono alcuni passaggi che l’azienda può implementare autonomamente e in maniera gratuita all’interno dell’organizzazione, per ispirare una cultura aziendale fondata sull’apprendimento.
Ad esempio, i job swaps rappresentano un’opportunità unica per aumentare le competenze e facilitare la comprensione e l’interscambio tra i soggetti coinvolti. Si tratta di “scambiare” per un periodo limitato di tempo le posizioni tra i dipendenti per provare a fare uno il lavoro dell’altro. Questa pratica è utile per tutti i soggetti coinvolti e consente di ottenere ottimi risultati in termini di apprendimento quando avviene tra due funzioni che lavorano a stretto contatto (ad esempio il team di vendita e quello di marketing), per comprendere meglio i processi e le responsabilità di ciascun ruolo e trovare una migliore modalità di collaborazione in futuro.

4) Dimostrare la propria passione per l’apprendimento

Il gruppo dirigente dovrebbe essere il primo a dare il buon esempio, riuscendo a partecipare in prima persona alle opportunità di apprendimento offerte dall’azienda inviando così un messaggio positivo sull’importanza del continuous learning e della crescita professionale.
I team leader e i dirigenti dovrebbero essere quindi i primi ad incarnare i valori di una cultura aziendale fondata sull’apprendimento.

5) Valorizzare gli insegnamenti appresi dal fallimento

Il fallimento è sicuramente una delle migliori fonti di apprendimento: per imparare, bisogna prima fallire. Per questo motivo, una cultura aziendale basata sull’apprendimento incoraggia la sperimentazione, il rapido recupero dopo un errore, la creatività e l’inventiva: tutto ciò avviene in base ad un approccio lean e agile, fondamentali per una startup che ha bisogno di testare i prototipi muovendosi rapidamente sul mercato.

Per leggere il post originale di Aaron Skonnard: http://www.inc.com/aaron-skonnard/the-most-important-culture-change-you-can-make.html

Napoli, 17/12/2014

European Youth Award 2014: un contest internazionale per giovani europei con progetti innovativi nel settore della Digital Creativity

Resteranno aperte ancora per pochi giorni, fino al 21 luglio 2014, le candidature per partecipare al Contest internazionale “European Youth Award 2014”, dedicato ai giovani talenti creativi under 30 (nati dopo il 1° gennaio 1984) provenienti da uno degli Stati membri dell’Unione Europea con un progetto innovativo di Digital Creativity in ambito sociale.

European Youth Award 2014 nasce da un’iniziativa del Consiglio Europeo con il patrocinio UNESCO e UNIDO ed è collegata all’evento internazionale EYA Festival, che quest’anno sarà ospitato in Austria dalla città di Graz, dal 19 al 21 novembre 2014.

Le proposte progettuali per EYA 2014, presentate individualmente o in team, dovranno rientrare in una delle seguenti categorie:

1. Healthy Life (fitness, nutrition, healthcare): questa categoria è dedicata a progetti incentrati sul benessere fisico e sull’aiutare le persone a migliorare le proprie condizioni di salute, allo scopo di vivere una vita felice e soddisfacente. La scelta di riservare una categoria ai progetti Healthy Life nasce dall’attuale situazione della popolazione europea, nella quale sono in crescita malattie come obesità, diabete, disturbi metabolici. Le iniziative rientranti in questa categoria possono riguardare, ad esempio, dispositivi medici smart, o possono essere finalizzate ad accrescere la consapevolezza dell’importanza dello sport e dell’esercizio fisico per il benessere.

2. Smart Learning (education, e-skills, open science): lo scopo delle proposte di questa categoria è quello di trovare nuovi approcci creativi ai temi dell’apprendimento e dell’istruzione. La situazione in Europa presenta infatti forti tassi di abbandono nell’istruzione superiore e universitaria. Tra gli esempi rientranti in questa categoria, corsi di formazione ad accesso libero, iniziative per diffondere le competenze nell’ICT, o a sostegno dello scambio internazionale delle conoscenze, progetti per la diffusione e il sostegno della ricerca scientifica, soluzioni open-access per l’istruzione.

3. Connecting Cultures (arts, games, diversity): rientrano in questa categorie progetti digitali caratterizzati da un approccio creativo alla cultura contemporanea. Il motto della categoria Connecting Cultures scelto dagli organizzatori di EYA 2014 è “United in diversity”: è possibile combinare aspetti relativi alla programmazione, all’arte, alla musica, in modo da preservare usanze e tradizioni e, allo stesso tempo, creare comunicazione interculturale. La categoria comprende anche app, giochi, performances interattive, e-music e digital art.

4. Go Green (energy, resource management, sustainability): i progetti di questa categoria devono prevedere soluzioni ecocompatibili a beneficio del nostro pianeta. Si tratta quindi di innovazioni green, con un impatto positivo sull’ambiente, che favoriscano un atteggiamento responsabile e sostenibile verso la natura. Tra gli esempi di progetti rientranti in questa categoria, quelli per la conservazione della biodiversità, per l’aumento dell’efficienza energetica, lo sfruttamento delle risorse rinnovabili, la gestione del ciclo dei rifiuti.

5. Active Citizenship (free journalism, open government, social cohesion): si tratta di una categoria dedicata a progetti che mettono in risalto le ingiustizie e si impegnano per combattere l’esclusione sociale. I progetti di cittadinanza attiva cercano di superare le discriminazioni di età, sesso, razza, etnia; incoraggiano la partecipazione politica; creano condapevolezza sul tema dei diritti umani.

6. Money Matters (financial literacy, employment, smart consumerism): si tratta di soluzioni per l’alfabetizzazione finanziaria ed economica, per combattere la povertà, favorire il consumo intelligente e combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile. L’innovazione nel settore economico può essere rappresentata da progetti di commercio sociale, o iniziative per migliorare l’ecosistema startup, o ancora progetti incentrati sul crowdfunding e il microcredito.

7. Future Living (e-mobility, urban development, sustainable tourism): raccoglie le proposte progettuali innovativa in tema di mobilità, sviluppo urbano, turismo sostenibile, smart cities, agricoltura sostenibile. Le soluzioni saranno utili soprattutto per le regioni europee in ritardo nella crescita economica, consentendo di affrontare il problema dell’esodo della forza-lavoro.

Tra tutte le proposte pervenute, che dovranno essere inviate on-line previa registrazione al link http://register.icnmdb.at/EYA/2014/ (entro la deadline fissata per il 21/07/2014), saranno selezionate le migliori tre per ciascuna delle sette categorie.

I tre finalisti di ciascuna categoria avranno la possibilità di partecipare all’EYA Festival 2014, durante il quale presenteranno le proprie idee innovative ad una platea internazionale di esperti del settore, ricevendo analisi approfondite e consigli per lo sviluppo dei progetti. Inoltre, l’EYA Festival 2014 rappresenta un’importante occasione di networking con speakers e opinion leader dell’innovazione a livello internazionale, e con altri giovani innovatori provenienti da tutta Europa.

Per maggiori informazioni sul Contest European Youth Award 2014: http://www.eu-youthaward.org/content/eya2014-your-timeline-action-38220140129
Per maggiori informazioni sul Festival European Youth Award 2014: http://www.eu-youthaward.org/content/festival-2014-win-knowledge-and-friends

Napoli, 17/07/2014

Strategia, vantaggio competitivo e collaborazione: come è cambiata la situazione del mercato per imprese e startup

Nel suo ultimo post pubblicato dal blog della Harvard Business Review, Greg Satell (esperto di strategia e innovazione nel digitale) ha affrontato il tema della strategia e del vantaggio competitivo, mettendo in luce le evoluzioni che hanno profondamente trasformato il mercato globale. Si tratta di argomenti di interesse fondamentale per le imprese e in particolare per le startup, che sono alle prese con le prime fasi di pianificazione delle proprie attività.

Secondo Satell, non ha più senso guardare alla strategia come “una lunga partita a scacchi”, nella quale i giocatori conoscono la posizione e le capacità di ogni singolo pezzo e sono in grado di pianificare le mosse con largo anticipo: le aziende, oggi, non hanno più confini settoriali ben definiti, le minacce competitive e le opportunità di trasformazione si sono moltiplicate e possono provenire da qualsiasi parte.

La strategia, quindi, non è più una sequenza ordinata di “mosse” prestabilite, ma va pensata in termini di processo di apprendimento e di ampliamento delle connessioni.
Per spiegare meglio le sue convinzioni, l’autore parte dal pensiero di Ronald Coase, che ha vinto il Premio Nobel per l’economia del 1991 “per la scoperta e la spiegazione dell’importanza che i costi di transazione e i diritti di proprietà hanno nella struttura istituzionale e del funzionamento dell’economia”.

In un articolo pioneristico del 1937, Coase ha parlato per la prima volta di come le imprese possono guadagnare in termini di competitività riducendo i costi di transazione, in particolare quelli relativi al trasferimento di informazioni. A suo parere, le imprese possono continuare a crescere fino al punto in cui i costi organizzativi andavano ad annullarsi con i benefici derivanti dalle transazioni.

Nel 1980, Michael Porter ha ripreso quest’idea costruendo su essa il suo concetto di catena del valore, offrendo ai manager uno strumento per la costruzione del vantaggio competitivo. Attraverso una crescita basata sul concetto di scalabilità, le imprese potevano creare efficienza lungo la catena del valore attraverso l’eccellenza operativa o il potere contrattuale con clienti e fornitori. Inoltre, la scalabilità consente di ridurre i costi, in particolare quelli di transazione.

Le teorie di Coase e Porter sono però riferite ad un mercato relativamente stabile, in cui i costi di transazione sono paragonabili a delle erbacce che i manager possono semplicemente sradicare. In una situazione del genere, una volta pianificate le attività necessarie a fronteggiare la concorrenza, la strategia diventa semplicemente una conseguenza in cui fronteggiare i punti di debolezza facendo leva sui punti di forza: il vantaggio competitivo nasce infatti dalla somma di tutte le efficienze, costruite su un percorso basato sulla scalabilità.

Ma, come fa notare Satell, il mercato attuale non è stabile: si tratta di un sistema in continua ed accelerata evoluzione, in cui non è più possibile pianificare una strategia seguendo queste premesse teoriche. I cambiamenti possono essere così repentini da rendere possibile soltanto un’attività di preparazione, che deve rendere l’azienda flessibile e pronta a cambiare rotta di fronte ad eventuali nuovi assetti del mercato: si tratta quindi di passare dal concetto di “imparare a pianificare” a quello di “pianificare di imparare” (concetto espresso da Rita Gunther McGrath della Columbia University).

Ciò vuol dire che l’impresa deve pianificare la propria strategia come una vera e propria strategia di apprendimento, che deve rendere il team capace di osservare il mercato e le sue evoluzioni, capire cosa succede e imparare immediatamente a fronteggiare le situazioni che si propongono.

Per esemplificare questo concetto, Satell ricorre ad una best practice del settore: Amazon. Quando Jeff Bezos ha iniziato la sua attività con Amazon, lo scopo era quello di vendere libri in un mercato in cui dovevano fronteggiare concorrenti tradizionali come Barnes & Noble. Ma oggi, Amazon è molto più di un semplice rivenditore di libri: offre servizi di cloud computing alle imprese, sviluppa hardware, produce programmi TV. I suoi concorrenti diretti oggi sono aziende appartenenti a settori differenti, come Microsoft, Walmart e Netflix.

Satell fa notare come Amazon non sia un conglomerato di divisioni aziendali appartenenti a settori differenti: è una piattaforma, con una architettura cloud che gestisce l’attività di e-commerce e che è la stessa offerta come servizio alle imprese e come distributore di intrattenimento per i consumatori. Nel momento in cui Amazon espande la propria attività in altri settori, approfondisce ed amplifica le skills all’interno del team. Ecco perché, secondo Satell, per un’azienda come Amazon non ha senso parlare di posizionamento nel settore: guardando il panorama competitivo di Amazon occorre esaminare il suo ecosistema di riferimento.

Tornando all’articolo che Coase scrisse nel 1937, è chiaro che oggi i costi di transazione non rappresentano più il fardello più pesante per un’impresa: le risorse più importanti per le aziende di oggi non sono legate ad un luogo fisico, non diminuiscono sostanzialmente con l’utilizzo, e sono facilmente distribuibili. Il mondo economico è cambiato, e altrettanto è cambiata la strategia.

Molti hanno cercato di capire cosa significa tale cambiamento per le aziende di oggi: Rita Gunther McGrath, ad esempio, sostiene (nel suo libro “The End of Competitive Advantage”) che non è più possibile ottenere un vantaggio competitivo sostenibile e che oggi bisogna accontentarsi di un vantaggio competitivo transitorio. A suo parere, piuttosto che concentrarsi su una serie di funzionalità ben definite, le imprese dovrebbero guardarsi costantemente intorno alla ricerca di occasioni per aumentare il proprio successo.

Satell però sostiene che le idee espresse in “The End of Competitive Advantage” siano condivisibili solo in parte: a suo parere, esistono esempi di aziende come la stessa Amazon o Apple che hanno dimostrato di essere in grado non solo di mantenere il vantaggio competitivo nel tempo, ma di approfondirlo e aumentarlo migliorando il proprio core business.

Ciò che è cambiato secondo Satell, infatti, è che il vantaggio competitivo non è più semplicemente la somma di tutte le efficienze: il vantaggio competitivo, nel mercato attuale, è rappresentato dalla somma di tutte le connessioni. La strategia, quindi, deve focalizzarsi sull’approfondire ed ampliare i network di informazione, il talento, le competenze, le relazioni con i partner strategici e con i consumatori. Lo stesso brand non è più un’attività da sfruttare: ciò che conta oggi per aziende, imprese e startup è la capacità di costruire piattaforme di collaborazione.

L’articolo originale da cui è tratto questo post è disponibile a questo link: http://blogs.hbr.org/2014/05/strategy-is-no-longer-a-game-of-chess/

Napoli, 03/06/2014