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Il Blog del CSI

Manager to Work: da Italia Lavoro, oltre 9 milioni di euro per imprese con ex dirigenti e quadri

Italia Lavoro è l’ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che si occupa della promozione e gestione di azioni nel settore delle politiche del lavoro, dell’occupazione e delle politiche sociali.

Nell’ambito dell’Azione di Sistema Welfare to Work, ideata per le politiche di reimpiego del biennio 2012-2014, Italia Lavoro propone l’iniziativa Manager to Work: con tale iniziativa, Italia Lavoro si propone di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro di ex dirigenti e quadri disoccupati, anche attraverso politiche di autoimpiego e creazione di impresa.

L’iniziativa Manager to Work mette infatti a disposizione 9.715.000 euro del Fondo Sociale Europeo, suddivisi tra bonus alle aziende per l’assunzione di dirigenti o quadri e incentivi ai manager per la creazione di impresa e l’autoimpiego.

In particolare, l’avviso pubblico destinato ai manager prevede la concessione di un contributo per la creazione di impresa o l’autoimpiego fino ad un massimo di 25.000 euro, elevabili a 50.000 euro nel caso di impresa costituita da due ex dirigenti e/o quadri disoccupati o a 75.000 euro se gli ex dirigenti e/o quadri disoccupati costituenti l’impresa sono più di due.

Per richiedere il contributo, è necessario che la neoimpresa (in forma individuale o associata) sia costituita da ex dirigenti o quadri in possesso di uno o più dei seguenti requisiti:

  • aver compiuto il 50° anno di età,
  • essere donne che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi,
  • essere residenti in una delle regioni Obiettivo Convergenza che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi,
  • essere privi di un impiego regolarmente retribuito, che non rientrino nella categoria dei lavoratori “svantaggiati” (definiti dal Regolamento CE n.800/2008, art.2, lettera 18).

Le domande potranno essere presentate fino al 31/12/2014.

Qui è disponibile il testo integrale del Bando, mentre da qui è possibile visitare la pagina destinata all’iniziativa Manager to Work.

Napoli, 04/06/2013

Start Up Bootcamp Pitch Days Tour: appuntamento a Roma il 27 Giugno

Lo Start Up Bootcamp è alla ricerca di nuove idee da inserire nei suoi programmi di accelerazione globale in Europa: il Pitch Days Tour avrà la sua tappa italiana il 27 giugno a Roma, presso Luiss Enlabs.

Al Pitch Day romano parteciperanno i 10 migliori progetti selezionati tra quelli che avranno inviato la propria candidatura. Durante l’evento del 27 giugno, i team selezionati avranno una duplice opportunità: presentare il proprio pitch e ottenere un incontro di mentorship con gli esperti del programma Start Up Bootcamp, che daranno i propri pareri e consigli sulla business idea proposta dagli aspiranti startupper.

I progetti ascoltati durante le tappe del Pitch Days Tour parteciperanno alle selezioni per entrare a far parte dei programmi di accelerazione di Start Up Bootcamp: in particolare, ci si può candidare per i tre mesi di accelerazione degli Start Up Bootcamp di Berlino, Copenaghen, Eindhoven e Amsterdam.

Tra le domande previste dal form, particolarmente importante quella riguardante il team: Start Up Bootcamp chiede non solo di evidenziare il ruolo di ciascun founder, ma anche di raccontare come si è formato il team e perchè ha deciso di lavorare insieme al progetto. Secondo i mentors di Start Up Bootcamp, infatti, l’affiatamento tra i componenti del team è una delle caratteristiche fondamentali per il successo di una start up.

Le altre domande previste dal form riguardano una breve descrizione del business (non più di 140 caratteri), delle dimensioni del mercato potenziale, del bisogno soddisfatto dal proprio prodotto/servizio e delle caratteristiche e peculiaritàche lo rendono unico. E’ possibile inoltre inserire l’URL al proprio sito web.

Per partecipare allo Start Up Bootcamp Pitch Day di Roma c’è tempo fino al 20 giugno 2013: il form di iscrizione è disponibile qui.

Napoli, 03/06/2013

Innovazione a Napoli: due eventi in agenda il 3 giugno

Sono due gli eventi dedicati al tema dell’innovazione previsti in agenda per lunedì 3 giugno a Napoli: l’evento conclusivo di Naples 2.0 e la conferenza stampa di presentazione di Start’n’Up.

Naples 2.0 è la competition internazionale dedicata a progetti di innovazione sociale organizzata da Fondazione UniCredit, Project Ahead e Euclid Network. Lunedì il Maschio Angioino ospita la premiazione dei due vincitori e la tavola rotonda aperta al pubblico sul tema “Che cos’è l’innovazione sociale per l’Italia? Lezioni apprese durante Napoli 2.0 per costruire una strategia nazionale”.

Per partecipare all’evento basta registrarsi a questo link http://naples20public.eventbrite.com/

Start’n’Up è un progetto nato dall’accordo tra l’Unione Industriali di Napoli e l’Università Federico II: l’obiettivo è sostenere giovani aspiranti imprenditori e nuove imprese ad alto potenziale di crescita, grazie allo sviluppo di driver dell’innovazione per la crescita della competitività delle imprese sul territorio.
La conferenza stampa, durante la quale verrà siglato il Protocollo d’intesa, sarà ospitata lunedì mattina presso la sede dell’Unione Industriali di Piazza dei Martiri.

Per ulteriori informazioni http://www.news.unina.it/dettagli_area.jsp?ID=13726

Start up per l’innovazione sociale negli USA con ItaliaCamp

L’Associazione ItaliaCamp, in collaborazione con Polihub (l’incubatore del Politecnico di Milano) e con il Patrocinio del Consiglio dei Ministri ha indetto la terza edizione del concorso La tua idea per il Paese.

Lo scopo è quello di ricercare le migliori idee di innovazione sociale per metterle in contatto con i decision makers e gli investitori privati che possano aiutare i talenti italiani a realizzarle: inoltre, si tratta di un’importante occasione di visibilità internazionale per i vincitori, che presenteranno i loro progetti nel corso della missione USACamp, che l’Associazione ItaliaCamp organizzerà nel mese di novembre 2013 tra Washington e New York.

Le caratteristiche più importanti per i progetti che vogliono partecipare a La tua idea per il Paese sono essenzialmente tre: avere un valore aggiunto i termini di innovazione sociale (migliorare la qualità di vita del cittadino e del contesto in cui vive), rispettare i criteri di sostenibilità nell’accezione più ampia del termine (sosteniblità ambientale, economica, sociale e culturale) e proporre soluzioni replicabili a livello internazionale.

Le aree di interesse sono le seguenti:

  • Impresa e Lavoro
  • Politica, Istituzioni e P.A.
  • Ambiente ed Energia
  • Infrastrutture
  • Economia e Finanza
  • Ricerca e Scienza
  • Tecnologia
  • Cultura e Sociale

E’ possibile iscriversi al concorso registrandosi al sito di ItaliaCamp e rispondendo alla Call for IdeasUSACamp Idee di Business” entro il 5 Agosto 2013.

Un Comitato Scientifico di esperti selezionerà le 20 idee vincintrici che parteciperanno alla missione internazionale negli Stati Uniti dal 9 al 16 Novembre 2013.

Per tutte le informazioni, il Regolamento è consultabile a questo link.
Napoli, 31/05/2013

 

Paqos e Rehub: due start up del CSI al Premio Best Practices per l’Innovazione

Tra i finalisti per il Premio Paolo Traci – Best Practices per l’Innovazione, due delle start up attualmente incubate al CSI – Incubatore Napoli Est: Paqos e Rehub.

Paqos presenta il progetto ITDOES, la piattaforma che permette di coinvolgere una comunità di persone a condividere specifiche esigenze e collaborare per risolverle. I servizi di ITDOES sono offerti principalmente tramite applicazioni per smartphone e tablet (ad es. iPhone eiPad), allo scopo di organizzare al meglio le proprie attività ricorrenti condividendole con ci sta intorno in modo da ricevere o fornire aiuto.

Per saperne di più su Paqos srls e su ITDOES:

Per votare ITDOES al Premio Best Practices per l’Innovazione: http://213.92.15.210/ATechSenseCom/poll/vote.jsp?poll_id=4&poll_evaluated_id=99

REHUB è una community rivolta ai ricercatori accademici e dei centri di ricerca pubblici, privati e delle imprese, nonché a dottori di ricerca e dottorandi a cui vuole offrire gli strumenti per creare innovazione attraverso la valorizzazione dell’interdisciplinarietà e il dialogo tra discipline umanistiche e discipline scientifiche. Lo scopo è quello di dare un forte impulso al processo di trasformazione che sta vivendo la ricerca internazionale negli ultimi anni, traghettando il mondo della ricerca ancora più avanti sulla strada della condivisione e della collaborazione online, secondo i principi e le pratiche dell’Open Science.

Per saperne di più su REHUB:

Per votare REHUB al Premio Best Practices: http://213.92.15.210/ATechSenseCom/poll/vote.jsp?poll_id=4&poll_evaluated_id=109

Alleanza Technapoli – INFN per facilitare la contaminazione tra ricerca e startup

Il Consorzio Technapoli (consorzio partecipato dalla Camera di Commercio di Napoli che riunisce le realtà hi-tech campane) e la sezione napoletana dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) hanno siglato un protocollo d’intesa allo scopo di favorire la valorizzazione e il trasferimento dell’alta tecnologia al tessuto imprenditoriale della Campania.

Il documento prevede infatti lo sviluppo di nuovi Big Science Project nel territorio campano per individuare start up innovative che siano in grado di finalizzare la ricerca industriale: l’obiettivo è quello di sfruttare a livello industriale i risultati della ricerca delle start up attraverso la creazione di spin-off tematici e con un programma di informazione ad hoc, con meeting tra mondo della ricerca e imprese.

Si verrà a creare, quindi, un vero e proprio circolo virtuoso di scambio tra ricercatori ed imprenditori campani, in cui le start up mettono a disposizione le proprie competenze e conoscenze in materia di tecnologie innovative, valorizzando e commercializzando i risultati della propria ricerca, e innescando un meccanismo di sviluppo del settore produttivo.
Il progetto è quindi finalizzato allo sviluppo e al sostegno di un sistema di reti virtuose, come sottolineato dall’assessore regionale alla Ricerca, Guido Trombetti: “È di grande rilievo che il mondo imprenditoriale comprenda la centralità della ricerca fondamentale. Un nuovo sistema di rete si costituisce per favorire la competitività delle imprese. Da questo punto di vista la strategia regionale per la ricerca e lo sviluppo è indirizzata a premiare le reti virtuose a sostegno, non solo della ricerca applicata ma anche della ricerca curiosity driver“.

Si tratta di un progetto molto ambizioso e coraggioso: lo stesso Luigi Iavarone di TechNapoli sottolinea come iniziative di questo tipo, che puntano concretamente sulla ricerca per fornire tecnologia ai processi industriali, siano poco diffuse. In ogni caso, Iavarone sostiene che: “Seppure i tempi di recupero sono destinati a rimanere lunghi si tratta di processi dal potenziale elevatissimo, in grado di cambiare le proporzioni del mercato delle nostre aziende”.

Al momento è in corso di creazione un gruppo di lavoro che sarà composto da ricercatori dell’INFN e imprenditori di Technapoli: innanzitutto procederà ad un’analisi dei fabbisogni delle aziende campane e, in seguito, si occuperà di lavorare al prospetto dei risvolti applicativi delle linee di ricerca seguite nei laboratori campani. Vedremo quali saranno le nuove opportunità che l’accordo offrirà alle start up innovative campane impegnate nella ricerca e sviluppo di tecnologie per l’industria.

Fonte: Il Denaro

Napoli, 30/05/2013

Bootstrapping: quando la start up si auto-finanzia

La tendenza di molte start up oggi è quella di cercare il modo migliore di attrarre investitori per finanziare il business: spesso, invece, la scelta migliore è quella di auto-finanziare la propria attività. Anzichè ricorrere al Venture Capital o ai Business Angels, infatti, molte start up otterrebbero risultati migliori e duraturi affidandosi al Bootstrapping, cioè al finanziamento con mezzi propri.

Il termine Bootstrapping significa infatti “tirarsi fuori dalle difficoltà senza ricorrere all’aiuto altrui” e, secondo Andrew Gazdecki (founder e CEO di Bizness Apps, piattaforma web per app mobile destinata alle piccole imprese), presenta alcuni vantaggi rispetto al ricorso al VC: vediamo quali sono, prendendo spunto dal suo post pubblicato recentemente su Gigaom.

Per prima cosa, una start up che si auto-finanzia può concentrare la propria attenzione sui bisogni dei clienti, anzichè sugli investitori.
Spesso, infatti, una start up in cerca di finanziamenti si impegna a trovare il modo per attrarre gli investitori, perdendo di vista il modello di Customer Development fondamentale per il successo di un’azienda in fase di avvio.
Prendendo la decisione di “bootstrappare”, il team può dedicarsi senza distrazioni allo sviluppo del minimal viable product da proporre ai potenziali clienti, creando così una base più affidabile di successo per il proprio business.
Gazdecki afferma che, naturalmente, è possibile concentrarsi contemporaneamente sia sui clienti che sugli investitori: ciò che conta è non focalizzarsi totalmente su questi ultimi, trascurando i primi.

Un altro aspetto fondamentale secondo Gazdecki è che la scarsità di capitale disponibile costringe il team a stabilire dei limiti e confini utili per risolvere i problemi. Avere pochi soldi a disposizione porta il team a pensare in maniera creativa, a scegliere le opzioni più vantaggiose e a prendere le decisioni in tempi più brevi.
In questo modo viene a crearsi all’interno dell’azienda una cultura orientata al problem solving, che sarà utile anche in futuro, una volta superata la fase di start up.

Inoltre, l’urgenza di “fare cassa” aumenta l’efficienza dell’intera azienda: Gazdecki spiega che in una situazione di bootstrapping il team non spenderà giornate preziose in decisioni e discorsi che è possibile rimandare (nel post troviamo ad esempio la scelta dei colori del logo): ciò che conta è lavorare al prodotto, concentrarsi affinchè quest’ultimo risponda ai bisogni del cliente. In una situazione del genere, quindi, ci si focalizza sulle decisioni veramente urgenti, si impara a definire in maniera corretta le priorità.

Secondo Gazdecki, infine, il lavoro di una start up che opta per l’auto-finanziamento vedrà nascere spontaneamente il senso di disciplina e responsabilità tra i componenti de team: come in una famiglia di acrobati, ciascuno ha un compito da svolgere, un bersaglio da raggiungere, e un tempo ed un luogo prefissati per farlo.

In conclusione, le difficoltà incontrate nella fase di start up saranno poi ripagate da una cultura aziendale basata su sane fondamenta: orientamento al cliente, creatività, definizione delle priorità, efficienza, disciplina e responsabilità.

Ma come bisogna gestire più in concreto una start up affidandosi al bootstrapping? Proponiamo alcuni consigli utili di due protagonisti del mondo delle start up: Rosemary Peavler, con 25 anni di esperienza nell’insegnamento di Business Finance nel mondo accademico americano (qui il suo decalogo “How to Bootstrap Your Startup or New Business“) e Guy Kawasaky, manager ed imprenditore americano CEO di garage.com, che finanzia iniziative hi-tech in Silicon Valley (qui il suo post “The Art of Bootstrapping“).

Innazitutto troviamo alcuni suggerimenti di base, come fare attenzione ai costi, evitare il più possibile gli sprechi, fare attenzione ai costi per la gestione del magazzino, affidarsi al co-working e allo scambio alla pari come mezzo di pagamento.

E’ importante inoltre costruire un team e assumere personale giovane: sia perchè ciò implica costi inferiori, sia perchè i giovani sono più creativi e motivati.

Kawasaki pone inoltre l’accento sull’importanza del minimal viable product: non bisogna aspettare che il prodotto sia perfetto, è importante entrare nel mercato e proporre una “versione base” al pubblico.

Un altro suggerimento utile è quello di concentrarsi all’inizio sulla vendita di servizi anzichè di prodotti, che presenta costi inferiori.

Ancora, è importante concentrare i propri sforzi su pochi obiettivi fondamentali e non sprecare risorse: bisogna avere cura delle funzionalità e non della forma.

Inoltre, Kawasaki suggerisce di evitare complicate strategie di posizionamento e focalizzarsi sulla scelta più semplice: posizionarsi contro il leader di mercato.

Ma l’aspetto più importante secondo Kawasaki è quello della conoscenza, ossia tenere gli occhi bene aperti sulla realtà affidandosi ad un semplice calcolo: attenzione al rapporto tra denaro disponibile e denaro speso, perchè solo quello può dire qualcosa su “how much longer you can live“.

Napoli, 29/05/2013

Buona Impresa! Il Credito Cooperativo finanzia lo start up

A pochi mesi dal lancio, Buona Impresa!, il progetto del Credito Cooperativo Italiano destinato all’imprenditoria giovanile, ha già finanziato 25 startup e oltre 30 imprese giovanili, per un importo totale pari a 1,3 milioni di euro. Attualmente sono state accolte il 53% delle richieste di finanziamento e il 25% sono in fase di istruttoria.

La caratteristica principale del progetto Buona Impresa! è l’abbinamento tra i vari strumenti di finanziamento agevolato e i servizi di accompagnamento messi a disposizione delle aziende: i giovani di età inferiore a 35 anni possono accedere contemporaneamente al sostegno creditizio e a servizi di consulenza e tutoraggio offerti grazie alla collaborazione di partner come ReteImprese Italia e Confcooperative.

Tra gli strumenti di finanziamento offerti dal Credito Cooperativo Italiano, di particolare interesse per le start up è il Mutuo Start Up: grazie ad esso, gli aspiranti imprenditori possono ottenere un finanziamento fino a 100.000 euro, con un periodo di pre-ammortamento fino a 12 mesi e una durata massima di 60 mesi (oltre al pre-ammortamento).

Molto interessante anche lo strumento destinato all’Internazionalizzazione: le imprese interessate ad aprirsi al mercato estero possono usufruire di un finanziamento agevolato con condizioni e servizi aggiuntivi particolarmente vantaggiosi, grazie alla partecipazione di Simest, finanziaria pubblica nata allo scopo di fornire assistenza alle imprese italiane che decidono di intraprendere un percorso di internazionalizzazione del proprio business.

Tra gli altri strumenti finanziari previsti da Buona Impresa! ricordiamo, inoltre, quelli destinati al Leasing e al Factoring, il Mutuo fino a 3 milioni rivolto ad imprese già avviate, i finanziamenti in modalità Project Finance dedicati agli investimenti per realizzazione di impianti di Energie Rinnovabili e gli strumenti di Passaggio Generazionale e Finanza Straordinaria per giovani che intendono rilevare l’azienda di famiglia massimizzando il valore della proprietà e assicurando continuità e sviluppo all’attività d’impresa.

Come accennato, il progetto Buona Impresa! si caratterizza per i servizi di affiancamento: le start up potranno usufruire del supporto di consulenti specializzati nei servizi alle imprese, che li guideranno per i primi due anni di attività nella fase di sviluppo dell’idea, nella redazione del business plan e nella verifica dello stato di avanzamento del progetto con incontri face-to-face almeno due volte l’anno.

Per conoscere le storie di chi è riuscito ad avviare la propria impresa grazie al Credito Cooperativo Italiano, segnaliamo infine che il sito internet di Buona Impresa! ospita “Un giro d’Italia differente“: un tour virtuale sul territorio italiano attraverso i progetti dei giovani imprenditori italiani.

Napoli, 28/05/2013

 

 

IBM Global Entrepreuner Program: persone, prodotti e visibilità per le startup

IBM Global Entrepreuner Program è un’interessante iniziativa rivolta alle start up che vogliono utilizzare la tecnologia e l’innovazione per affrontare le sfide e costruire il cambiamento: per partecipare, bisogna essere un’azienda privata costituita da non più di cinque anni, ed avere in corso un progetto di sviluppo software di un prodotto o servizio.

I partecipanti al Global Entrepreuner Program di IBM usufruiranno di tutta una serie di risorse e di benefici: mentoring con grandi esperti del settore, possibilità di usufruire dei contatti del networking di IBM, supporto tecnico per lo sviluppo del prodotto, accesso gratuito ai software e al cloud IBM, possibilità di servirsi della visibilità e della comunicazione propri di un colosso mondiale dell’informatica.

Per accedere all’IBM Global Entrepreuner Program è necessario registrarsi al sito ed entrare a far parte dell’IBM Partner World: dal momento della registrazione, a ciascuna start up sarà assegnato un consulente di riferimento che fornirà il proprio supporto immediato in tutte le fasi ed aspetti del programma.

Far parte dell’IBM Partner World offre quindi una serie di benefici, ma tra i requisiti fondamentali c’è l’essere un’azienda in linea con quanto previsto dall’IBM Smarter Planet: si tratta di un’iniziativa di IBM basata sull’idea che la tecnologia e l’innovazione prodotte dalle aziende private debbano essere finalizzate a costruire un pianeta più intelligente. Secondo IBM, è necessario utilizzare la tecnologia e l’interconnessione per produrre l’intelligenza: questo consente di risolvere i problemi costruendo il cambiamento.

Una volta verificato di essere in possesso dei requisiti, la start up deve compilare il modulo per entrare nell’IBM Partner World: dopo la registrazione riceverà alcune e-mail, tra cui quella con le istruzioni per partecipare all’IBM Global Entrepreuner Program. La partecipazione all’iniziativa può avere una durata massima di tre anni, ed in ogni caso è subordinata al mantenimento dei requisiti di partecipazione da parte della start up.
Al termine del Global Entrepreuner Program l’azienda potrà comunque continuare a far parte dell’IBM Partner World continuando a beneficiare del supporto tecnico del proprio consulente dedicato, e potrà continuare ad utilizzare gratuitamente i software ed il cloud IBM.

Alle start up iscritte all’IBM Global Entrepreuner Program è infine offerta un’ulteriore ed interessante possibilità: compilando l’apposito modulo on line ed inviando il proprio pitch, parteciperanno alle selezioni per gli eventi IBM.
In particolare, è possibile accedere allo Smart Camp: si tratta di un esclusivo incontro con imprenditori, investitori, mentors, esperti di fama mondiale aperto esclusivamente alle migliori start up che partecipano al Global Entrepreuner Program. Il prossimo Smart Camp è previsto il 3 luglio 2013 presso IBM Client Center Milano: un’occasione unica per le start up che potranno incontrare grandi imprenditori, chiedere consigli ai migliori mentors e avere un accesso esclusivo ad investitori in seed e venture capital.

Per tutte le informazioni, è possibile contattare la responsabile del progetto Ornella Beggiato al seguente indirizzo: ornella_beggiato@it.ibm.com

Il sito internet dell’iniziativa è disponibile a questo link.

Napoli, 27 maggio 2013

I requisiti per gli Incubatori Certificati di Start up innovative

Il Decreto Sviluppo bis (D. L. 179/2012, convertito in legge 221/2012) ha introdotto, per la prima volta in Italia, il concetto di incubatore certificato di start-up innovative, delegando ad apposita disciplina attuativa la regolamentazione nel dettaglio. Tale regolamentazione è, quindi, stata emanata con Decreto Ministeriale (Ministero Sviluppo Economico) del 21/02/2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 18/04/2013 n. 91, dove sono riportati i criteri e le scale di punteggi per gli incubatori certificati di start up innovative.

Nello specifico, il DL 179/2012 (convertito con legge n. 221/2012) elenca i requisiti necessari ad ottenere lo status di incubatore certificato di start-up innovative a seguito dell’iscrizione alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese. Infatti, è proprio grazie all’iscrizione alla CCIAA che si ottiene lo status di incubatore certificato, cui conseguono una serie di agevolazioni:

–     esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e del diritto camerale per i primi 4 anni dall’iscrizione;

–     possibilità di remunerazione del personale con strumenti finanziari ovvero con ogni altro diritto o incentivo che preveda l’attribuzione di strumenti finanziari o diritti similari (si ricorda che il reddito da lavoro derivante dall’assegnazione di tali strumenti non concorre alla formazione del redito imponibile);

–     semplificazioni nella normativa prevista per il Credito d’Imposta, che viene concesso in via prioritaria rispetto alle altre imprese per il personale altamente qualificato assunto a tempo indeterminato, anche attraverso contratti di apprendistato;

–     accesso facilitato e gratuito al Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese;

–     una start-up innovativa può annoverare tra le spese di Ricerca e Sviluppo quelle relative ai servizi di incubazione forniti da un incubatore certificato;

–     la bozza di Regolamento sul crowdfunding della CONSOB prevede che una quota pari ad almeno il 5% degli strumenti finanziari offerti da un portale on-line di crowdfunding debba essere “sottoscritta da investitori professionali ovvero fondazioni bancarie, società finanziarie per l’innovazione e lo sviluppo di cui all’art. 2 della legge 5 ottobre 1991 n. 317, incubatori di start-up innovative“.

Nel dettaglio, per accedere alla Sezione Speciale del Registro delle Imprese è richiesta innanzitutto la costituzione dell’incubatore in forma di società di capitali (anche in forma cooperativa), residente in Italia, con oggetto sociale inerente all’erogazione di “servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start-up innovative”. Inoltre, l’incubatore deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

a)    disporre di strutture, anche immobiliari, adeguate ad accogliere start-up innovative, quali spazi riservati per poter installare attrezzature di prova, test, verifica o ricerca;

b)    disporre di attrezzature adeguate all’attività delle start-up innovative, quali sistemi di accesso alla rete internet, sale riunioni, macchinari per test, prove o prototipi;

c)    essere amministrato o diretto da persone di riconosciuta competenza in materia di impresa e innovazione e avere a disposizione una struttura tecnica e di consulenza manageriale permanente;

d)    avere regolari rapporti di collaborazione con università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari che svolgono attività e progetti collegati a start-up innovative;

e)    avere un’adeguata e comprovata esperienza nell’attività di sostegno a start-up innovative.

I primi due requisiti sono quindi di natura strutturale, mentre quelli previsti alle lettere c) ed e) si focalizzano sulle competenze dei gestori. Con il requisito di cui alla lettera d), inoltre, si chiede la dimostrazione di un network di contatti con gli stakeholders, quale condizione fondamentale per la costruzione di un ecosistema adatto alla nascita e alla crescita delle start up innovative.

Il suddetto Decreto Ministeriale ha poi specificato, in materia di requisiti, che un incubatore certificato di start up innovative può offrire servizi a sostegno delle start up “anche in modo non esclusivo“. Lo stesso Decreto approfondisce, inoltre, il requisito dell’esperienza di chi gestisce l’incubatore specificando che essa va identificata “nei soci, negli amministratori della società e nelle unità di lavoro, collaboratori o professionisti che operano con continuità, equivalenti a tempo pieno (FTE)” in attività “dedicate in modo specifico al supporto e alla consulenza alle start-up innovative“.

Inoltre, in apposite tabelle allegate al Decreto Ministeriale, sono specificati i requisiti e i corrispondenti punteggi minimi che l’incubatore deve dimostrare per potersi iscrivere nella sezione speciale della CCIAA e acquisire lo status di “incubatore certificato”. Nello specifico:

–     La tabella A contiene i requisiti elencati alle lettere a, b, c, d, del comma 5 dell’art. 25 (DL 179/2012). In relazione a tali requisiti, il punteggio minimo richiesto è di 30 punti.

–     La tabella B si riferisce agli indicatori del requisito di cui alla lettera e) del comma 5 dell’art. 25 (DL 179/2012). In relazione a tali requisiti, il punteggio minimo richiesto è di 40 punti.

Da una lettura delle tabelle, appare molto importante per il legislatore il peso di requisiti di natura strutturale: agli incubatori vengono, infatti, attribuiti ben 10 punti ogni 400 metri quadrati di superficie destinati alle start up innovative. Inoltre, sono premiati gli incubatori che mettono a disposizione delle imprese incubate reti internet a banda larga e spazi adeguati alle sperimentazioni.

Infine, è da notare la particolare attenzione riservata al numero di posti di lavoro creati dalle start-up innovative, ospitate nell’incubatore, e al valore complessivo della produzione di queste ultime, che vengono valutati nella loro evoluzione temporale: nella tabella B, infatti, sono previsti due indici di variazione percentuale di tali grandezze rispetto all’anno precedente.

Il DM 21/02/2013 del MISE prosegue all’art. 3 con la disciplina relativa al monitoraggio: l’attività è affidata alle Camere di Commercio, che trasmetteranno al Ministero apposita reportistica in formato elettronico con cadenza massima semestrale. L’attività di monitoraggio consente al MISE di valutare l’adeguatezza degli incubatori certificati di start up innovative.

L’ultimo aspetto analizzato dal Decreto Ministeriale è quello dei controlli: gli incubatori certificati hanno l’obbligo di conservare per almeno 5 anni dal momento dell’iscrizione della Sezione Speciale del Registro delle Imprese gli atti e i documenti attestanti la veridicità delle informazioni fornite alla CCIAA.

L’iscrizione alla sezione speciale della CCIAA avviene mediate presentazione, in formato elettronico di un’apposita Autocertificazione attestante il possesso dei suddetti requisiti.

Napoli, 24/05/2013